La Sonata per pianoforte n. 8, Op. 13 in do minore di Ludwig van Beethoven è anche nota con il titolo di Grande Sonata Patetica. Questo appellativo non fu coniato da Beethoven, bensì dal suo editore per motivi commerciali. Il compositore tuttavia lo riconoscerà come esatto riferendosi al termine "patetico" come lo intendeva il poeta Friedrich Schiller. Composta negli anni 1798-99 e pubblicata per la prima volta da Hoffmeister nel dicembre del 1799, con dedica al principe Karl Lichnowsky, quest'opera segna un punto di svolta per la musica di Beethoven.

Struttura

L'Op. 13 è suddivisa in tre movimenti.

Analisi del primo movimento La struttura della sonata è finalizzata a concentrare la maggior carica espressiva nel primo dei tre movimenti, che è organizzato in modo da esaltare il tessuto musicale ed il materiale tematico presente. La forma è quella della forma-sonata., preceduta da un'introduzione in tempo Grave: esposizione (due temi) – sviluppo (del primo tema) – ripresa e coda finale. Il tempo indicato è Allegro molto e con brio in 2 metà 2/2. La tonalità di base è quella di do minore. In generale la sonata Patetica è caratterizzata da una forte unicità tematica, grazie alle cellule tematiche che fungono da legame tra le varie parti e tra i movimenti: il nucleo tematico del grave (battuta 5) si presenta un po' ovunque nel corso del movimento: (1) nelle battute iniziali della codetta del tema principale (b. 27); (2) nell'accompagnamento del secondo tema (b. 51); (3) come elaborazione del primo tema (b. 141). il secondo tema (battute 51-52) si presenta nell'incipit del rondò (battute 1-2).

Anche i ponti modulanti sono creati dalle frasi del primo tema.

Introduzione L'introduzione è caratterizzata da una forte instabilità tonale, accentuata in questo caso dal profilo ritmico irregolare e dall'indicazione Grave, che preclude un'intonazione solenne. Charles Rosen ha scritto: «Ritmicamente si può definire come un levare su grande scala». I collegamenti interni sono tutti basati sull'accordo del settimo grado diminuito, come l'inizio della seconda semifrase (questo accordo della quinta specie sarà largamente usato per la maggior parte di tutto il primo movimento). Il tema dell'introduzione può essere definito ”in divenire”, un palpito spirituale in ascesa, che per tre volte cerca di realizzarsi senza riuscirvi (realizzazione che riuscirà solamente nella ripresa – battute 298 e seguenti).. Questo tema è formato da due semifrasi ed una codetta. Le idee musicali delle prime due battute (prima e seconda semifrase) potrebbero essere indicate come incisi (una frase normalmente ha 4-8 battute di sviluppo con una cadenza finale, mentre un inciso è più breve e si compone di poche note); in realtà entrambe terminano con una cadenza (sulla dominante la prima semifrase e sulla tonica la seconda), conclusione tipica di una frase musicale completa. Il tema si chiude con una codetta [bb. 1-4]:

La codetta in realtà è un ponte di collegamento, che partendo dalla sottodominante (fa minore) modula alla mediante (mi bemolle maggiore) attraverso una rapidissima scaletta discendente di semibiscrome. Inizia così un breve sviluppo del tema Grave, dove la cellula del tema viene presentata alternativamente in piano e fortissimo. L'ambiente tonale di questo sviluppo (mi bemolle) preannuncia quello analogo dell'esposizione (il secondo tema è costruito su questa tonalità). Anche questa fase è costruita sulla costante ascesa del materiale musicale fino alle ultime battute (8-10) che risolvono tramite una modulazione ed una rapidissima scaletta cromatica discendente nel tema principale del movimento, preparato dall'ultima nota dopo la corona: si bequadro (sensibile della tonica). Questa nota può essere intesa come quella iniziale del tema seguente (in posizione di anacrusi), oppure come nota di trapasso fra i due andamenti. [bb.9-10]:

Esposizione Primo tema Il tema del primo movimento (Allegro molto e con brio) è un periodo formato da due classiche frasi di otto battute ciascuna (domanda e risposta o antecedente e conseguente) esposte entrambe nella tonica (pedale di ottave spezzate sul do minore della mano sinistra) e terminanti la prima nella tonica e la seconda nella dominante (sol maggiore). Oltre ad essere un elemento unico, perché caratterizza la sonata rispetto alle altre, il primo tema ha lo scopo di definire e chiarire la tonalità d'impianto (do minore), attraverso l'uso della triade di tonica e dei gradi strutturali della tonalità stessa. Inoltre,un collegamento con il tema del Grave iniziale si può vedere nel movimento ascendente di entrambe le frasi musicali, ma con ben altro spirito: "più ardente e con determinata manifestazione") [bb. 11-19]:

Si può paragonare la prima frase (11-16) della Patetica con la prima frase (bb. 1-5) della sonata n. 12 K 332 di Wolfgang Amadeus Mozart:

entrambe le frasi sono costruite su un pedale di tonica; utilizzano la dominante secondaria per raggiungere il quarto grado, con la funzione di rafforzare l'immediato ritorno in tonica.

La forza del tema della Patetica è maggiore rispetto a quella della K 332, a causa di una maggiore densità armonica. Beethoven conclude con una cadenza IV - V - I, a differenza di Mozart che usa una cadenza plagale IV - I.

Segue la codetta del tema (battute 27–35), tutta impostata sulla dominante (sol maggiore), che si riallaccia direttamente al ponte modulante (battute 35–50) di collegamento tra il primo ed il secondo tema. Il cosiddetto ponte modulante è così definito per il suo scopo di collegare il primo tema al secondo, modulando dalla tonalità d'impianto a quella del contrapposto. È perciò caratterizzato da instabilità tonale che, nel caso dell'Op. 13, deriva dall'accordo diminuito nella progressione; nel dettaglio questo inizia con un pedale di dominante che, dopo vari passaggi, conclude su un pedale di si bemolle dominante di mi bemolle minore, tonalità del secondo tema.

Secondo tema Anche il secondo tema ha uno sviluppo ascendente, quindi è imparentato con il Grave iniziale. Ma l'analogia non si ferma qui: questa seconda idea, che parte dal profondo, pur librandosi gioiosamente in modo lirico, conserva la sua origine affannosa. Più che una seconda idea è una conseguenza, una trasfigurazione lirica del motivo generatore dell'introduzione.. Anche la scelta del modo minore è significativa in tal senso: secondo la norma della forma-sonata, la tonalità del secondo tema avrebbe dovuto essere mi bemolle maggiore.. Sia il primo che il secondo tema sono in minore; la monotonia viene superata da un equilibrio superiore derivato da un'intuizione imperscrutabile.. Il tema si compone di due frasi di otto battute ciascuna, a loro volta divise in due semifrasi [bb. 51-59]:

Una caratteristica di questo secondo tema è data dall'uso dell'armonia in modo fluido, evitando cadenze forti con il basso e rendendo così scorrevole l'accompagnamento. Il secondo tema presenta un carattere più melodico ed espressivo rispetto al primo – pur rimanendo nella stessa graduazione di colore – spostandosi alla tonalità relativa di mi bemolle minore e rafforzando l'idea d'introspezione di tutto il movimento. In generale in tutti e tre i movimenti si può notare questa "uniformità di colore" prevalendo il modo minore.

Alla battuta 67, fino alla battuta 88, si entra nella codetta (che possiamo considerare anche un breve sviluppo del tema). Siamo ancora nel modo minore; solamente nella seconda parte di questa fase Beethoven modula al modo maggiore (battuta 80), dimostrando ancora una volta la serietà di questo lavoro.

Coda dell'esposizione Alla battuta 89 inizia la coda dell'esposizione, dopo una cadenza (si bemolle maggiore – mi bemolle maggiore) impostata dalle ultime battute del secondo tema. Qui appare una figurazione di più ampio respiro [bb. 87-94]:

che ripetuta due volte conduce, dopo una frenetica corsa di quartine di crome, ad una breve ripresa del tema principale nella stessa tonalità del secondo tema, per chiudersi in una fase altamente drammatica di ottave disgiunte sorrette da un basso discendente.. Tramite alcuni accordi di settima la tonalità si risolve sulla tonica (do minore) la prima volta, e sulla dominante minore (sol minore), tonalità dello sviluppo, la seconda volta. L'accordo di chiusura di questa parte è di sesta eccedente italiana, accentuando maggiormente il carattere di tensione della composizione.[bb. 121-132]:

Sviluppo Lo sviluppo (sezione in cui il compositore prende gli elementi dell'esposizione, li rielabora e li contrappone secondo vari procedimenti costruttivi) riparte con il tema del Grave in ambiente tonale della dominante (sol minore): ciò dimostra l'importanza di quest'introduzione: non una preparazione al tema principale, ma elemento generatore di tutte le idee del movimento e quindi essenziale nello sviluppo. Dopo solo quattro battute (135-138) appare il tema fondamentale, unico protagonista dello sviluppo. La tonalità nella quale viene presentato il tema è il mi (mediante). La modulazione dal sol minore al mi minore, non usuale a quei tempi, indica ancora una volta lo spirito rivoluzionario di questa composizione.. Nello sviluppo si sente ”quel largo respiro beethoveniano e quell'impetuosità nell'ascesa che lo differenzia da tutti gli altri”. Interessante è, nella fase finale di questa parte, l'insistenza di un pedale sulla dominante (sol) dalla battuta 169 alla 189, realizzato prima con delle quartine di crome e poi con delle minime sincopate; preparazione armonica alla riesposizione del tema fondamentale alla tonica (do minore): una procedura derivata e consolidata dalla struttura della parte finale della fuga:.

Ripresa La ripresa (battuta 197) inizia, come previsto dalle norme della forma-sonata, con il tema fondamentale nella tonalità di base (do minore). Al tema del Grave vengono riservate le battute finali del movimento. La conclusione della ripresa del primo tema sulla dominante (do) dà la possibilità a Beethoven di presentare il secondo tema in fa minore (sottodominante) e non nella prevista tonalità di base (bb. 231-237):

In realtà la tonalità d'impianto (do minore) si presenta subito dopo (alla battuta 249) e il tema acquista così un più grande significato. La coda finale (dalla battuta 265 alla fine) inizia con una cadenza forte: quarto grado con la sesta eccedente "italiana", prima in quarta e sesta, quinta. Viene ripetuto il materiale usato nella coda dell'esposizione, ma con una maggior intensità ed in ambiente tonale do minore (tonica). Una prima conclusione di questa parte ripresenta il tema (battute 297 e seguenti), a cui fa seguito il Grave, ma in forma di progressione e con alcune dissonanze; quindi con un ultimo guizzo ritorna per l'ultima volta il tema principale. Alcune forti cadenze chiudono definitivamente il movimento. Si può paragonare questa coda alla sonata n. 2 dove, nella coda della ripresa, l'autore inserisce una cadenza virtuosistica, restituendo un effetto ancora maggiore che nel caso della Patetica.

Analisi del secondo movimento La tensione drammatica del primo movimento si placa nel più tradizionale Adagio cantabile, ma pur sempre ”una linea adamantina che non si piega a nessuna tendenza contingente e che s'erge pura nell'eterna giovinezza dello spirito”.. Il secondo movimento è in due quarti nella tonalità del sesto grado (rispetto alla tonalità di base del primo movimento e della sonata), ossia la bemolle maggiore (la nuova tonica per questo movimento). La struttura formale può essere interpretata sia come una forma tripartita oppure come un rondò con tre presentazioni del tema.. Questa diversa interpretazione della struttura formale del brano dipende dalla prospettiva di partenza: quella teorico-didattica oppure estetica. Nel primo caso si privilegiano, tramite una dettagliata analisi, i processi variativi della composizione; nel secondo caso il procedere temporale dei materiali musicali esposti.

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