LAssociazione Ricreativa Culturale Italiana, a volte chiamata anche Associazione Ricreativa e Culturale Italiana o ARCI APS, più spesso conosciuta semplicemente con il suo acronimo ARCI, è un'associazione di promozione sociale riconosciuta dallo Stato italiano ai sensi della legge 7 dicembre 2000, n. 383.. L'associazione è radicata su tutto il territorio nazionale con una struttura composta di comitati regionali e provinciali, ai quali fanno riferimento le migliaia di circoli ed associazioni locali. L'ARCI vanta oltre un milione di soci in tutta Italia, ai quali vengono forniti servizi di tipo culturale (musica, cinema, teatro, danza) e sociale (servizi per l’infanzia, sostegno di welfare locale, sostegno alla salute mentale e all'integrazione degli immigrati).

Riconoscendosi nei valori democratici e nella Costituzione repubblicana nata dalla lotta di liberazione contro il nazifascismo, l'Arci si richiama alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo ed alla Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia dell'ONU ed opera in contesti locali, nazionali e internazionali per l'affermazione degli stessi; partecipa alla costruzione dell'Europa delle cittadine e dei cittadini. Nel tempo si è contraddistinta per le sue posizioni contro la guerra nella ex-Jugoslavia, a sostegno delle sue vittime (come la Carovana per la Pace), per l'antirazzismo e per le iniziative rivolte all'integrazione degli immigrati (dai campi di accoglienza all'incontro pubblico con Nelson Mandela dopo la sua liberazione), per la promozione dei valori della solidarietà contro l'egoismo sociale e le tendenze alla secessione, per la promozione della cultura (mille concerti in più parti d'Italia, il 21 giugno, Festa della musica), e per la partecipazione attiva nella Banca Popolare Etica, nel Forum del Terzo Settore, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie e TransFair, dei quali è anche fondatore.

L'associazione fu fondata a Firenze il 26 maggio 1957 e fu una delle associazioni che raccoglievano l'eredità delle precedenti Società operaie di mutuo soccorso e delle Case del Popolo in quel movimento di riappropriazione delle vecchie sedi sequestrate dallo Stato durante il periodo del ventennio fascista. Il primo presidente nazionale dell'ARCI fu il socialista novarese Alberto Jacometti. Già segretario del Partito Socialista Italiano tra il 1948 ed il 1949, Jacometti si batté in prima persona per l'autonomia dei circoli e delle Case del Popolo, finite sotto il controllo dell'ENAL dopo la chiusura delle Case del Fascio nel dopoguerra.

Tra il finire degli anni '50 e gli anni '60 all'interno della sinistra, fu forte quel dibattito tra "apocalittici e integrati" sulla natura della cultura popolare che andava imponendosi sempre più prepotentemente con nuovi media di massa (come la televisione) e nuove forme d'arte (come il fumetto o il cinema). In questo contesto l'ARCI, come associazione popolare e nata dal basso che proponeva forme ricreative e d'intrattenimento come serate da ballo o visioni comunitarie di televisione e cinema, si trovò a difendere le nuove forme espressive, generando spesso la diffidenza degli intellettuali più radicali. L'ARCI svolse così la funzione di tenere assieme la cultura pop e la cultura più militante di sinistra, facendo sintesi tra le arti d'avanguardia, il movimento politico e le classi popolari.

Con il IV congresso nazionale del 1966 nascono gli ARCI dedicati a specifici settori come l'Unione circoli cinematografici ARCI (UCCA), l'ARCI Sport, l'ARCI Caccia e l'ARCI Pesca.

Storia 1848-1944: Le origini nelle S.O.M.S. e nelle Case del Popolo

Con la seconda rivoluzione industriale nasce l'esigenza di organizzare il tempo di lavoro e con esso il tempo libero dal lavoro.. In questo contesto, se nei paesi anglosassoni nasceva l’industria del tempo libero, in Italia, anche grazie alle necessità del Risorgimento ed alla nascita dell'unità d'Italia, il tempo libero diventa anche un momento di solidarietà sociale e lotta politica. Nacquero così, influenzate dagli ideali mazziniani e socialisti, le prime Società operaie di mutuo soccorso, e da loro la prima Camera del Lavoro di Milano. Se alcune S.O.M.S. continuavano il loro lavoro di solidarietà, ricreazione, cultura ed istruzione, altre si impegnavano più attivamente sul fronte dei diritti dei lavoratori, andando così a creare un movimento sempre crescente e diversificato, tra circoli politici, ricreativi, culturali e sportivi. Su questa linea nascevano, soprattutto nell'Italia centrale, nuovi spazi chiamati Case del Popolo che si occupavano sia dell'organizzazione politica che di attività ricreative.

Durante la prima guerra mondiale i vari circoli, le Società di Mutuo Soccorso e le Case del Popolo creavano una rete sociale di assistenza ai cittadini, ai soldati ed alle famiglie.

Con l'avvento del fascismo e le leggi che vietavano la libertà di associazione, le organizzazioni dei lavoratori come le S.O.M.S venivano sciolte per decreto e le loro sedi venivano trasformate in case del fascio. Nel 1926, il Governo fascista varò le Leggi Speciali che fecero confluire tutte queste associazioni culturali e sportive nell'Opera nazionale del dopolavoro. L'OND dipendeva direttamente dal capo del governo e dal segretario del Partito Nazionale Fascista. Gli organi locali ed i circoli erano invece sotto il controllo dei segretari federali che potevano così penetrare tra le masse con un unico strumento che si sostituiva al pluralismo ed alla molteplicità delle precedenti organizzazioni.

1945-1960: Il dopoguerra e la nascita dell'ARCI

Dopo la guerra di liberazione italiana e con la fine della seconda guerra mondiale il popolo italiano riconquista la possibilità di auto-organizzarsi in libere associazioni. Nasce così un movimento spontaneo di riappropriazione anche di quegli spazi pubblici che in precedenza erano stati sottratti alle Società di Mutuo Soccorso ed alle Case del Popolo. Questi spazi, spesso danneggiati dalla guerra, vengono ristrutturati grazie al lavoro di cittadini e volontari.. Ma l'anelito popolare si scontrerà presto con la mancata regolarizzazione della proprietà delle strutture che, sotto il fascismo erano state perlopiù consegnate all'Opera nazionale del dopolavoro ed oggi venivano reclamate dai legittimi proprietari. Se già il Governo Badoglio I aveva requisito gli stabili del disciolto OND che le rinate organizzazioni operaie legittimamente volevano restituite, nel 1945, con il decreto legislativo nº624 del 22 settembrepubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 123 del 13 ottobre 1945. , il Governo Parri decretava la sostituzione del vecchio OND con il nuovo Ente Nazionale Assistenza Lavoratori (ENAL) al fine di mantenere un controllo amministrativo sulle attività politiche e sociali dell'associazionismo. Altre proprietà di enti pubblici venivano invece affidate alle nuove associazioni con prezzi esorbitanti e senza applicare quella logica degli affitti calmierati, che in seguito si applicherà per le associazioni di promozione sociale e senza scopo di lucro.

Un ulteriore problema nacque con la disgregazione del fronte antifascista alla vigilia delle elezioni del 1948, che videro lo scioglimento di molte organizzazione indipendenti in precedenza gestite in modo unitario da popolari, cattolici, repubblicani, socialisti ed anarchici. Prendono così sempre più piede le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani fondate già nel 1944 e i circoli della Gioventù Italiana di Azione Cattolica entrambi di matrice popolare e cattolica, e nasce la rete di circoli dell'Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale (ENDAS) fondato nel 1949 e di ispirazione mazziniana/repubblicana.

Le altre forze di sinistra, rappresentate soprattutto dai sindacati, dal Partito Socialista Italiano e dal Partito Comunista Italiano, tentarono inizialmente di riformate e sburocratizzare l'ENAL per via parlamentare, con l'intento di aprirlo ad un maggiore pluralismo attraverso norme che dessero più autonomia alle sezioni locali. E se la CGIL di Giuseppe Di Vittorio tentò di far assumere alcune prerogative dell'ente alle Camere del Lavoro, il socialista Alberto Jacometti tentò di dare maggior autonomia ai circoli ed alle Case del Popolo per via legislativa. Nel 1955, il nuovo statuto dell'ENAL promosso dal Governo Scelba vede negate tutte le prospettive di democratizzazione dell'ente, facendo così nascere l'idea di una nuova associazione in grado di riunire quelle strutture che si riconoscevano nei valori di questa sinistraMassimiliano Gasparri, Associazionismo e sviluppo. Associazione Ricreativa Culturale Italiana (ARCI) - in . Fu ancora una volta Jacometti uno dei fautori principali di quel processo che portò alla nascita prima della "Alleanza per la ricreazione popolare" del 1956, poi al "Convegno per una convenzione nazionale della ricreazione" da svolgersi a Firenze, dove si approverà lo Statuto della costituenda "Associazione ricreativa culturale italiana" il 26 maggio 1957. Questo convegno di Firenze divenne nei fatti il primo congresso nazionale dell’ARCI. Fu poi grazie a Pietro Nenni che l'ARCI arrivò a quel pieno riconoscimento giuridico che gli permise di crescere di numero, vincendo le reticenze di adesione delle strutture locali.

Tra le prime iniziative della nuova associazione vi fu un Convegno sul tempo libero organizzato assieme alla Società Umanitaria di Milano. Questa occasione vide anche la partecipazione delle ACLI, rappresentando così la prima unione d'intenti tra due associazioni così diverse..

Negli anni che intercosrero tra il congressi del 1959 e del 1961, l'associazione cercò di intervenire nella legislazione televisiva, organizzando incontri pubblici di sensibilizzazione e coinvolgendo parlamentari come Ugo La Malfa e Ernesto Rossi che proposero aggiustamenti legislativi in Parlamento. Purtroppo il tema non fece presa sufficiente nella sensibilità popolare, tanto che il referendum sulla RAI-TV proposto dall'ARCI nel 1960 non riuscì a raccogliere le firme necessarie per essere indetto.

Già in questo periodo appare forte l'impegno dell'ARCI sul versante del teatro e della canzone: Ne fu prova l'esperienza dei Cantacronache, che proprio all'interno di un tessuto distributivo fatto di circoli culturali, sedi sindacali e spazi dell'ARCI trovarono un circuito che permetteva loro di divulgare una nuova forma di folk revival, tra musica e letteratura che riprendeva, tra gli altri, dalla musica popolare dei chansonniers francesi, della tradizione folklorica italiana dei cantastorie, dalle poetiche radicali di Bertold Brecht..

1961-1978: Una nuova organizzazione culturale