San Secondo è un'isola (12.064 m²) della Laguna Veneta. Sorge tra San Giuliano e Venezia ed è facilmente individuabile in quanto si trova a soli 114 m a sinistra del Ponte della Libertà per chi va verso Venezia.
Storia Inizialmente l'isoletta fu chiamata Sant'Erasmo perché nel 1034 la famiglia Baffo vi costruì una chiesa e un monastero di monache benedettine per custodirvi un'immagine sacra raffigurante appunto sant'Erasmo, molto venerata dai pescatori ma fino a quel momento esposta a qualsiasi intemperia.Emmanuele Antonio Cicogna, Delle inscrizioni veneziane, Venezia, Orlandelli, 1824, vol. 1º, p. 295.
Il nome attuale venne aggiunto al primo a partire dal 1237, quando vi furono portate da Asti le reliquie di san Secondo d'Asti.Domenico Codagli, Historia dell'isola e monasterio di S. Secondo di Venetia..., Venezia, Francesco Rampazetto, 1609, p. 12. «Posteriormente poi, abbandonato il primo, si ritenne soltanto il nome di quest'ultimo, ed isola di S. Secondo fu sempre poscia chiamata.»Emmanuele Antonio Cicogna, op. cit., pp. 295 e 298.
Nel 1533 alle benedettine subentrarono i domenicani, che curarono vari restauri. A partire dal 1569, in seguito all'incendio dell'Arsenale, la Serenissima decise di trasferire le polveriere in varie isole della Laguna e così fu anche per San Secondo. Nel 1576, allontanati i religiosi, l'isola divenne lazzaretto per gli appestati e, al loro rientro, i domenicani dovettero riattare il monastero e riedificare la chiesa, che fu consacrata nel 1608.
Due secoli dopo, subito un primo allontanamento di pochi mesi nel 1797 a causa dell'occupazione francese, in seguito agli editti napoleonici del 1806 la comunità religiosa si dovette trasferire nel convento dei Santi Giovanni e Paolo (così ufficialmente, ma di fatto venne aggregata al convento dei Gesuati alle Zattere) e l'isola fu adibita a presidio militare.
Il corpo di San Secondo venne trasferito a Venezia nella chiesa domenicana dei Gesuati.
Oggi San Secondo è abbandonata e quasi completamente ricoperta dalla vegetazione. Non rimane alcuna traccia della chiesa, demolita già nel 1824, né del resto del complesso monastico, i cui edifici furono rimpiazzati, durante l'utilizzo da parte dei vari eserciti, da edifici militari. Di questi ultimi rimangono sull'isola alcuni ruderi.
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Note
Bibliografia Cesare Zangirolami, Storia delle chiese dei monasteri, delle scuole di Venezia rapinate e distrutte da Napoleone Bonaparte, Mestre, Arti Grafiche e: Vianelli, 1962, pp. 167-168. Ermolao Paoletti, Il Fiore di Venezia, Venezia, 1837, vol. I, pp. 206-208. Luigi Carrer, Isole della laguna e Chioggia in "Venezia e le sue lagune", Venezia, 1847, vol. II, pp. 489-490 . Ricciotti Bratti, Vecchie isole veneziane, Venezia, 1913, pp. 35-48. Eugenio Miozzi, Venezia nei secoli, Venezia, 1957, vol. III, pp. 242-243 . Giannina Piamonte, Litorali ed isole, Venezia, 1975, p. 17-18. Alvise Zorzi, Venezia scomparsa, 1975, pp. 409-410. Giorgio e Maurizio Crovato, Isole abbandonate della laguna: com'erano e come sono, Catalogo della mostra nella Scuola Grande di San Teodoro a Venezia, Venezia, 1978, pp. 23-40. Isole della Laguna di Venezia, Guida aerofotografica del territorio, Ferrara, Editore Endeavour, 2007, pp. 84-85, ISBN 97888-89922-02-6.
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