La guerra russo-polacca del 1792 o, come riportata in fonti polacche, la guerra in difesa della costituzione (), ebbe luogo nel 1792 con la Confederazione polacco-lituana da un lato e l'Impero russo e la confederazione di Targowica (la nobiltà ostile alla ventata riformista che stava sperimentando la Polonia-Lituania con l'adozione della Costituzione polacca di maggio) dall'altro.

La guerra si svolse in due teatri: uno settentrionale, in Lituania, e uno meridionale, in quella che oggi è Ucraina. In entrambi gli scenari, le forze polacche si ritirarono davanti alle forze russe numericamente superiori, malgrado fossero riuscite a resistere in maniera significativamente maggiore nel sud, grazie all'efficace guida dei comandanti polacchi Józef Poniatowski e Tadeusz Kościuszko. Durante i tre mesi di lotta, si combatterono diverse schermaglie, ma nessuna delle fazioni ottenne una vittoria decisiva. Il maggiore successo ottenuto dalle forze polacche risultò la battaglia di Zieleńce del 18 giugno; all'indomani dello scontro fu istituita la più alta onorificenza militare polacca, la Virtuti militari. La guerra terminò quando il re polacco Stanislao II Augusto Poniatowski decise di cercare una soluzione diplomatica, chiedendo una tregua con i russi e aderendo in quell'occasione alla confederazione di Targowica, come richiesto dall'Impero. La cessazione delle ostilità non si rivelò senza conseguenze per la Confederazione, poiché subito dopo la resa ebbe luogo la seconda spartizione.

Contesto storico Declino della Confederazione

All'inizio del XVIII secolo, i magnati della Polonia e della Lituania amministravano di fatto lo Stato, o meglio, riuscivano a garantire che non venissero attuate riforme che avrebbero potuto indebolire il loro status privilegiato durante il periodo della cosiddetta libertà dorata. L'abuso della regola del liberum veto, attraverso cui anche un solo membro del Sejm (il parlamento) poteva bloccare l'iter legislativo di approvazione di una proposta, paralizzò inoltre vari procedimenti giudiziari, oltre a favorire la presenza di deputati corrotti da magnati o l'ingerenza di potenze straniere: la posizione dei membri di spicco della szlachta, termine con cui si designava l'aristocrazia locale, gelosi dei propri privilegi e convinti di vivere in un'"età dell'oro" senza precedenti, lesero l'esecutivo della Confederazione per oltre un secolo.

L'idea di riformare la Repubblica delle Due Nazioni si fece strada a partire dalla metà del XVII secolo, in quanto rimaneva pur sempre una grande potenza europea solo cent'anni prima e figurava ancora tra le nazioni più vaste del continente. Con l'esercito della Confederazione ridotto a circa combattenti, fu facile per i suoi vicini intervenire direttamente: i russi contavano unità, i prussiani e gli austriaci uomini ciascuno.

Tentativi di riforma

Un'opportunità di rinnovamento si verificò durante il "Grande Sejm", chiamato anche Sejm dei quattro anni, del 1788-1792, iniziato il 6 ottobre 1788 con 181 deputati. Le nazioni contigue alla Polonia-Lituania, occupate da altri conflitti, apparivano in quel momento non concentrate né capaci di intervenire con la forza negli affari polacchi: la Russia e l'Austria erano infatti impegnate contro l'Impero ottomano (rispettivamente nella guerra russo-turca (1787–1792) e nella guerra austro-turca (1787–1791); oltretutto, Pietroburgo fu ulteriormente distratta da uno scontro scoppiato con gli svedesi (1788–1790). Una nuova alleanza tra la Polonia-Lituania e la Prussia sembrò fornire garanzie di sicurezza contro l'intervento russo, e il 3 maggio 1791 fu letta e adottata la nuova costituzione, sulla scia di una grande euforia da parte del popolo..

Una volta archiviate le guerre con la Turchia e la Svezia, l'imperatrice Caterina era furiosa per l'adozione del documento, che, a suo giudizio, minacciava l'influenza russa in Polonia. Dalla Russia, che vedeva la Polonia come un protettorato de facto, uno dei principali autori di politica estera nazionale, Aleksandr Bezborodko scriveva a seguito della stesura della carta costituzionale: "Da Varsavia sono arrivate le peggiori notizie: il re polacco è diventato quasi un sovrano". Anche la Prussia era fortemente contraria alla nuova costituzione, e i diplomatici polacchi ricevettero una nota in cui si riferiva che la nuova costituzione aveva cambiato lo Stato polacco così tanto che la Prussia non considerava più vincolanti i suoi precedenti obblighi. Proprio come la Russia, la Prussia era preoccupata che lo stato polacco appena rafforzato potesse diventare una minaccia e il ministro degli esteri prussiano, Friedrich Wilhelm von Schulenburg-Kehnert, chiaramente e con raro candore disse ai polacchi che la Prussia non sosteneva la costituzione e si rifiutava di assistere la Confederazione in qualsiasi forma, anche come mediatore, poiché non era nell'interesse dello stato della Prussia vedere la Polonia-Lituania rafforzata, in quanto avrebbe potuto nuocere alla Prussia in futuro. Lo statista prussiano Ewald von Hertzberg espresse lucidamente i timori dei conservatori europei: "I polacchi hanno dato il colpo di grazia alla monarchia prussiana votando una costituzione", realizzando che una Confederazione forte avrebbe potuto probabilmente richiedere la restituzione delle terre che la Prussia aveva acquisito nella prima spartizione.

Non si deve credere che la Costituzione fosse stata adottata senza dissenso interno alcuno, essendo stata anzi essa stessa promulgata in un contesto di semi-irregolarità procedurale a livello legislativo (ovvero con l'assenza di un numero consistente di partecipanti alle sedute del Sejm). I magnati che si erano opposti alla bozza di costituzione fin dall'inizio, tra cui Franciszek Ksawery Branicki, Stanisław Szczęsny Potocki, Seweryn Rzewuski, e Szymon e Józef Kossakowski, chiesero alla zarina Caterina di intervenire e ripristinare i loro privilegi (le Leggi Cardinali, provvedimenti che garantivano una serie di vantaggi inequivocabili per i più abbienti, vennero abolite nel maggio del 1791). A tal fine formarono questi magnati la confederazione di Targowica: il proclama dei membri, redatto a Pietroburgo nel gennaio 1792, criticava la costituzione per aver contribuito al "contagio delle idee democratiche" a seguito degli "esempi fatali fissati a Parigi". Si affermava inoltre che "Il parlamento [...] ha infranto tutte le leggi fondamentali, ha spazzato via tutte le libertà della nobiltà e il 3 maggio 1791 si è trasformato in una rivoluzione e in una cospirazione". I confederati dichiararono l'intenzione di superare questa rivoluzione, asserendo: "Non possiamo fare altro che rivolgerci con fiducia alla zarina Caterina, un'imperatrice distinta e giusta, nostra vicina amica e alleata", che "rispetta il bisogno di benessere della nazione e offre sempre una mano".

Il 18 maggio 1792 l'ambasciatore russo in Polonia, Yakov Bulgakov, consegnò una dichiarazione di guerra al ministro degli Esteri polacco Joachim Chreptowicz..

Schieramenti

L'esercito russo contava quasi unità, perlopiù ben equipaggiate ed addestrate, le quali rispondevano ai generali Mikhail Krečetnikov e Mikhail Kachovskij. Il piano russo prevedeva che Kachovskij avanzasse attraverso l'Ucraina, assumendo il controllo di Kam"janec'-Podil's'kyj, Chełm e Lublino, per poi appropinquarsi a Varsavia da sud.. Krečetnikov doveva invece avanzare attraverso Minsk, Vilnius, Brześć Litewski e Białystok, e giungere alla capitale polacca da nord, dove si sarebbe unito a Kachovskij. Considerando che i russi disponevano di una buona rete di spie in Polonia, questi erano perlopiù a conoscenza della distribuzione e della forza dell'esercito avversario; i confederati disponevano dal canto loro di molte informazioni in meno sui nemici, ricevendo rapporti contraddittori e spesso errati, oltre ad essere incerti se la guerra sarebbe iniziata solo quando i russi avrebbero superato il confine oppure no.

Stanislao II Augusto Poniatowski, monarca della Confederazione polacco-lituana, era il comandante in capo delle forze polacche, ma di fatto delegò questa posizione a suo nipote, il principe Józef Poniatowski. Questi aveva in teoria a sua disposizione uomini idonei al reclutamento e fedeli alla Corona del Regno di Polonia e al Granducato di Lituania, ossia meno della metà dei suoi avversari. Il Sejm votò per aumentare l'esercito confederato a uomini, ma a causa di tempo e fondi insufficienti il numero non fu mai raggiunto e andò presto abbandonato anche come obiettivo. Il re polacco e i riformatori potevano schierare solo un esercito di unità e la penuria di esperienza e attrezzature si rivelò in seguito una variabile non trascurabile.

Nell'angolo sud-orientale del paese, ovvero le terre ucraine, le truppe polacche si concentrarono in principio in maniera separata in tre regioni del fronte previsto, sotto la guida rispettivamente di Tadeusz Kościuszko, del generale Michał Wielhorski e del principe Poniatowski. I confederati in Ucraina, sotto gli ordini del comandante appena citato e sostenuti da Kościuszko, facevano registrare tra i e i uomini (altre fonti stimano un valore intermedio pari a ). Lo schieramento avverso, quasi quattro volte più numeroso (), rispondeva al generale Michail Kachovskij: le forze di quest'ultimo andarono divise in quattro tronconi: un primo, composto da unità, risultava capeggiato da Michaul Kutuzov, il secondo dal generale Ivan Dunin, il terzo da Wilhelm Derfelden, e il quarto da Andrei Levanidov.. I confederati di Targowica non rappresentavano una vera forza e i loro tentativi di raccogliere il sostegno popolare in Polonia dopo aver attraversato i confini fallirono miseramente, con solo poche decine di persone che si unirono di propria sponte; in seguito, il numero sarebbe cresciuto ma non in modo significativo, ragion per cui anche i russi, che non li vedevano come aventi un qualche peso bellico, li tennero a distanza dalla prima linea.

In Lituania, le truppe confederate si fermavano a circa , con un ulteriore distaccamento della Corona di circa combattenti comandati dal governatore di Riga Ludovico di Württemberg.. Quest'ultimo non aveva allestito tattiche per la guerra e le truppe non apparivano pronte per l'azione al momento dello scoppio del conflitto. L'armata zarista schierata sul fronte settentrionale eseguiva gli ordini del generale Michail Krečetnikov, seguito approssimativamente da soldati. Anche in questo caso, si optò per una divisione in quattro tronconi, un primo sotto uno dei capi confederati di Targowica, Szymon Kossakowski ( unità), un secondo ai comandi del generale Boris Mellin (), un terzo sotto il generale Juri Dolgorukov () e l'ultimo in mano al generale Ivan Fersen ().

Ulteriori guarnigioni polacche, per un totale di riserve, si sarebbero concentrate a Varsavia sotto il comando del re Poniatowski come estrema risorsa. Dal canto suo, Tadeusz Kościuszko propose un piano secondo cui l'intero esercito polacco doveva rimanere unito al fine di ingaggiare uno dei tronconi russi, assicurare la parità numerica e sollevare il morale delle forze polacche, per lo più inesperte, con una rapida vittoria; la proposta fu tuttavia respinta dal principe Poniatowski. Curiosamente, solo pochi mesi prima, entrambi i comandanti avevano l'idea opposta: Poniatowski voleva che le truppe si concentrassero e Kościuszko che si sparpagliassero. Poniatowski immaginò inoltre di evitare gravi perdite e scontri estenuanti nella prima fase della guerra, confidando di ricevere dei rinforzi prussiani che avrebbero potuto rendere meno accentuata la divergenza numerica tra i due schieramenti.

Guerra Fronte settentrionale