Linsurrezione di Kościuszko ( o powstanie kościuszkowskie; ; ), nota anche come rivolta polacca del 1794 fu una sommossa condotta contro l'Impero russo e il Regno di Prussia capeggiata da Tadeusz Kościuszko nella Repubblica delle Due Nazioni e nella Prussia polacca tra marzo e novembre del 1794. Le schermaglie culminarono con la repressione dei ribelli da parte delle armate straniere e si rivelò un tentativo fallito il cui scopo risultava quello di liberare la Confederazione polacco-lituana dall'influenza russa dopo la seconda spartizione della Polonia (1793) e la costituzione della confederazione di Targowica.
Contesto storico
Declino della Confederazione
All'inizio del XVIII secolo, i magnati della Polonia e della Lituania amministravano di fatto lo Stato, o meglio, riuscivano a garantire che non venissero attuate riforme che avrebbero potuto indebolire il loro status privilegiato durante il periodo della cosiddetta libertà dorata. L'abuso della regola del liberum veto, attraverso cui anche un solo membro del Sejm (il parlamento) poteva bloccare l'iter legislativo di approvazione di una proposta, paralizzò inoltre vari procedimenti giudiziari, oltre a favorire la presenza di deputati corrotti da magnati o l'ingerenza di potenze straniere: la posizione dei membri di spicco della szlachta, termine con cui si designava l'aristocrazia locale, gelosi dei propri privilegi e convinti di vivere in un'"età dell'oro" senza precedenti, lesero l'esecutivo della Confederazione per oltre un secolo.
L'idea di riformare la Repubblica delle Due Nazioni si fece strada a partire dalla metà del XVII secolo, in quanto rimaneva pur sempre una grande potenza europea solo cent'anni prima e figurava ancora tra le nazioni più vaste del continente. I magnati della Confederazione guardavano alle novità con sospetto e le potenze contigue, specie la Russia, soddisfatte del deterioramento interno, aborrivano il pensiero di un potere democratico e in ripresa ai loro confini. Con l'esercito della Confederazione ridotto a circa combattenti, fu facile per i suoi vicini intervenire direttamente: i russi contavano unità, i prussiani e gli austriaci uomini ciascuno.
Tentativi di riforma
Un'opportunità di rinnovamento si verificò durante il "Grande Sejm", chiamato anche Sejm dei quattro anni, del 1788-1792, iniziato il 6 ottobre 1788 con 181 deputati. Le nazioni contigue alla Polonia-Lituania, occupate da altri conflitti, apparivano in quel momento non concentrate né capaci di intervenire con la forza negli affari polacchi: la Russia e l'Austria erano infatti impegnate contro l'Impero ottomano (rispettivamente nella guerra russo-turca (1787–1792) e nella guerra austro-turca (1787–1791); oltretutto, Pietroburgo fu ulteriormente distratta da uno scontro scoppiato con gli svedesi (1788–1790). Una nuova alleanza tra la Polonia-Lituania e la Prussia sembrò fornire garanzie di sicurezza contro l'intervento russo, e il 3 maggio 1791 fu letta e adottata la nuova costituzione, sulla scia di una grande euforia da parte del popolo.
Una volta archiviate le guerre con la Turchia e la Svezia, l'imperatrice Caterina era furiosa per l'adozione del documento, che, a suo giudizio, minacciava l'influenza russa in Polonia. Dalla Russia, che vedeva la Polonia come un protettorato de facto, uno dei principali autori di politica estera nazionale, Aleksandr Bezborodko scriveva a seguito della stesura della carta costituzionale: "Da Varsavia sono arrivate le peggiori notizie: il re polacco è diventato quasi un sovrano". Anche la Prussia era fortemente contraria alla nuova costituzione, e i diplomatici polacchi ricevettero una nota in cui si riferiva che la nuova costituzione aveva cambiato lo Stato polacco così tanto che la Prussia non considerava più vincolanti i suoi precedenti obblighi. Proprio come la Russia, la Prussia era preoccupata che lo stato polacco appena rafforzato potesse diventare una minaccia e il ministro degli esteri prussiano, Friedrich Wilhelm von Schulenburg-Kehnert, chiaramente e con raro candore disse ai polacchi che la Prussia non sosteneva la costituzione e si rifiutava di assistere la Confederazione in qualsiasi forma, anche come mediatore, poiché non era nell'interesse dello stato della Prussia vedere la Polonia-Lituania rafforzata, in quanto avrebbe potuto nuocere alla Prussia in futuro. Lo statista prussiano Ewald von Hertzberg espresse lucidamente i timori dei conservatori europei: "I polacchi hanno dato il colpo di grazia alla monarchia prussiana votando una costituzione", realizzando che una Confederazione forte avrebbe potuto probabilmente richiedere la restituzione delle terre che la Prussia aveva acquisito nella prima spartizione.
Seconda spartizione della Polonia
Non si deve credere che la Costituzione fosse stata adottata senza dissenso interno alcuno, essendo stata anzi essa stessa promulgata in un contesto di semi-irregolarità procedurale a livello legislativo (ovvero con l'assenza di un numero consistente di partecipanti alle sedute del Sejm). I magnati che si erano opposti alla bozza di costituzione fin dall'inizio, tra cui Franciszek Ksawery Branicki, Stanisław Szczęsny Potocki, Seweryn Rzewuski, e Szymon e Józef Kossakowski, chiesero alla zarina Caterina di intervenire e ripristinare i loro privilegi (le Leggi Cardinali, provvedimenti che garantivano una serie di vantaggi inequivocabili per i più abbienti, vennero abolite nel maggio del 1791). A tal fine formarono questi magnati la confederazione di Targowica: il proclama dei membri, redatto a Pietroburgo nel gennaio 1792, criticava la costituzione per aver contribuito al "contagio delle idee democratiche" a seguito degli "esempi fatali fissati a Parigi". Si affermava inoltre che "Il parlamento [...] ha infranto tutte le leggi fondamentali, ha spazzato via tutte le libertà della nobiltà e il 3 maggio 1791 si è trasformato in una rivoluzione e in una cospirazione". I confederati dichiararono l'intenzione di superare questa rivoluzione, asserendo: "Non possiamo fare altro che rivolgerci con fiducia alla zarina Caterina, un'imperatrice distinta e giusta, nostra vicina amica e alleata", che "rispetta il bisogno di benessere della nazione e offre sempre una mano".
Il 18 maggio 1792 l'ambasciatore russo in Polonia, Yakov Bulgakov, consegnò una dichiarazione di guerra al ministro degli Esteri polacco Joachim Chreptowicz. Quando i russi entrarono con la forza in Polonia e Lituania, innescando la guerra russo-polacca del 1792, il Sejm votò per aumentare l'esercito confederato a uomini, ma a causa di tempo e fondi insufficienti il numero non fu mai raggiunto e andò presto abbandonato anche come obiettivo. La guerra si concluse senza schermaglie eclatanti, con una capitolazione firmata dal monarca polacco Stanislao II Augusto Poniatowski, che si augurava si potesse approdare a un compromesso diplomatico.
Le speranze di Poniatowski e dei riformisti che lo sostenevano andarono presto deluse: con loro grande sorpresa, il Sejm di Grodno, indirizzato o comunque condizionato dalle truppe russe, diede il via a quella che sarebbe divenuta nota come seconda spartizione della Polonia. Il 23 novembre 1793 concluse le sue deliberazioni sotto costrizione, annullando la costituzione approvata due anni prima e accettando le decisioni politiche imposte da Pietroburgo. La seconda frammentazione fu così acuta da impedire la prosecuzione dell'esistenza della Repubblica: la Polonia perse infatti di territorio, l'80% dei quali andò alla Russia e il resto alla Prussia, mentre nulla all'Austria, non avendovi partecipato: in più la popolazione si ridusse di circa un terzo. Ciò che restava della Repubblica delle Due Nazioni era semplicemente un piccolo stato cuscinetto con un fantoccio al comando e delle guarnigioni russe che tenevano d'occhio il ridotto esercito polacco. Un tale risultato si rivelò un duro colpo per i membri della confederazione di Targowica, che vedevano le loro azioni come una difesa dei privilegi secolari dei magnati, ma che da allora furono bollati dalla maggioranza dei polacchi popolazione come traditori.
Un'insoddisfazione crescente
L'esercito polacco era ampiamente insoddisfatto della capitolazione, poiché il grosso dei comandanti la considerava prematura; l'influente Tadeusz Kościuszko, veterano della guerra d'indipendenza americana, il principe Józef Poniatowski e molti altri avrebbero criticato la decisione del re e alcuni, tra cui il primo della lista appena esposta, si dimisero dalle loro cariche poco dopo. Dopo la resa della Confederazione in quella guerra e l'abrogazione della carta costituzionale, l'esercito fu ridotto a circa unità, ma nel 1794 i russi chiesero un ulteriore ridimensionamento a uomini. Il dissenso tra le file dei soldati polacchi si rivelò una delle scintille che avrebbero portato all'imminente conflitto.
La capitolazione del re fu un duro colpo per Kościuszko, che non aveva perso una sola battaglia nella campagna. A metà settembre si era rassegnato a lasciare il paese e partì da Varsavia all'inizio di ottobre. Kościuszko si stabilì a Lipsia, dove molti altri importanti comandanti e politici polacchi formarono una comunità di emigrati: Presto lui e alcuni altri iniziarono a preparare una rivolta contro il dominio russo in Polonia. I politici, raggruppati intorno a Ignacy Potocki e Hugo Kołłątaj, cercò contatti con gruppi di opposizione simili formati in Polonia e nella primavera del 1793 si unirono altri politici e rivoluzionari, tra cui l'ufficiale Ignacy Działyński. Mentre Kołłątaj e altri avevano iniziato a pianificare l'insurrezione prima di incontrare Kościuszko, il suo sostegno si dimostrò per loro un grande vantaggio, poiché era, a quel tempo, tra le figure più popolari in tutta la Polonia.
Nell'agosto 1793 Kościuszko tornò a Lipsia, dove ricevette richieste per iniziare a pianificare la ribellione; tuttavia, lasciava trapelare la preoccupazione che quest'evento avrebbe scatenato la reazione delle tre potenze ripartitrici. A settembre attraversò clandestinamente la demarcazione confederata per condurre osservazioni personali e incontrare alcuni ufficiali simpatizzanti di alto rango di quel che restava dell'esercito polacco, tra cui il generale Józef Wodzicki. I preparativi in Polonia procedevano a rilento, spingendolo pertanto a posticipare le operazioni e a pensare di viaggiare in Italia, programmando di tornare a febbraio. Tuttavia, la situazione in Polonia stava cambiando rapidamente: i governi russo e prussiano costrinsero la Polonia-Lituania a sciogliere nuovamente la maggior parte delle sue forze armate e le unità ridotte dovevano essere arruolate tra le file russe. Inoltre, a marzo gli agenti zaristi scoprirono il gruppo di rivoluzionari a Varsavia e iniziò ad arrestare importanti politici e comandanti militari polacchi. Kościuszko dovette dunque accelerare i progetti prima del previsto e il 15 marzo 1794 partì per Cracovia.
Il 12 marzo 1794, il generale Antoni Madaliński, comandante della 1ª brigata di cavalleria nazionale della Grande Polonia ( uomini) decise di disobbedire all'ordine di smobilitazione, facendo avanzare le sue truppe da Ostrołęka a Cracovia. Una simile decisione innescò lo scoppio di focolai di rivolte contro le forze russe in tutto il paese. Alla guarnigione russa di Cracovia fu ordinato di lasciare la città e affrontare Madalinski, cosa che lasciò l'antica capitale del Regno completamente indifesa, ma sventò anche il piano di Kosciuszko di impossessarsi delle loro armi.
Insurrezione
Il 24 marzo 1794 Tadeusz Kościuszko proclamò l'insurrezione generale nella piazza principale di Cracovia: dopo aver radunato una discreta folla, Kościuszko si dichiarò Naczelnik (comandante in capo) delle forze polacco-lituane che combattevano l'occupazione russa. Assunti i poteri dittatoriali, nominò subito un governo provvisorio.