La storia di Benevento comprende una serie di eventi che hanno interessato la città di Benevento dall'antichità ai giorni nostri.

Origine del nome

Secondo la teoria di Raffaele Garrucci pare che il primo nome della città sia stato, in lingua osca, Malies o Malocis, poi mutato in Maloenton (oppure Maloenta o Malowent). Questa tesi si fonda sul ritrovamento di una moneta bronzea del IV secolo a.C. riportante la scritta Malies sull'esergo, oltre ad una testa di donna con la capigliatura chiusa in un sakkos; sul rovescio sono raffigurati un bue con volto umano, e in alto una testa barbata. Un'altra moneta, coetanea, porta raffigurato nel rovescio un bue, ed in alto un elmo coi guanciali, e nel diritto una testa giovanile che si può supporre essere quella di Apollo..

Secondo un altro storico, Gianni Vergineo, il nome originario della città, Maloenton, è di genesi greca. Malòeis, da Malon, variante dorica dell'attico Mèlon (questo aspetto dorico si collega con la provenienza del mitico fondatore di Benevento, Diomede) che significa gregge di pecore o capre, è una forma aggettivale il cui significato indica una zona piena di mandrie di pecore e di capre, con evidente riferimento all'attività silvo-pastorale praticata largamente dai Sanniti. Vergineo, inoltre, non esclude la derivazione di Maloenton da mallos (vello di pecora)..

Il genitivo di Malòeis esce in entos, quindi Malòentos. A causa della somiglianza del morfema entos con iontos (genitivo del participio presente di iènai = venire), i Romani coglievano nel nome originario di Benevento un "malum eventum". Solo con la vittoria su Pirro del 272 a.C. si ebbe la trasformazione in Beneventum, ad indicare un buon auspicio..

Un'ulteriore ipotesi vede l'origine del nome in un altro animale simbolo di Benevento, il toro, simbolo dei Sanniti. Il poeta greco Teocrito, infatti, chiama il toro Malon.

La fondazione mitica La leggendaria fondazione di Benevento è legata alla figura mitologica di Diomede, acheo ricordato nell'Odissea di Omero per la sua prodezzaOmero, Odissea (traduzione di Ippolito Pindemonte), III, 233-235. e celebrato da diversi storici che gli attribuiscono la fondazione di numerose città della Daunia.Secondo Virgilio, Plinio il Vecchio, Appiano e Giustino, Diomede fondò la potente città di Argirippa (Arpi). Strabone gli attribuisce la fondazione di Canosa e di Siponto, oltre che di Arpi, e afferma che il Tavoliere delle Puglie anticamente si chiamava Pianura di Diomede. A Diomede lo storico Solino attribuisce l'edificazione di Venosa e Venafro.

Stando al mito, Diomede, vittima dell'infedeltà coniugale, è costretto a lasciare la patria greca per venire in Italia, dove fonda Arpi e aiuta il re Dauno in una guerra contro i Messapi. Il re gli nega il premio promesso (una parte del regno) ma Diomede insiste, rivendicando il suo diritto. Interviene allora in veste di giudice un suo fratello naturale che gli dà torto perché innamorato della figlia di Dauno, Evippe. L'eroe acheo si impadronisce di una parte del regno tracciando il confine con delle pietre. Dauno le fa togliere ma esse ritornano al loro posto.

La versione beneventana del mito è data da Procopio di Cesarea (VI sec.) il quale afferma che «la città fu fondata da Diomede figlio di Tideo, respinto da Argo dopo la presa di Troia. Come segni di riconoscimento lasciò alla città le zanne del cinghiale caledonio che suo zio Meleagro aveva ucciso come trofeo di caccia: si trovano tuttora lì e sono uno spettacolo da vedere, con quella forma di mezza luna e con quella lunghezza di non meno di tre spanne».

Il cinghiale caledonio citato nella leggenda, in epoca medievale è diventato il simbolo di Benevento tanto da essere raffigurato ancora oggi nello stemma comunale. A tal proposito uno storico beneventano del XIX secolo racconta che della nobile origine di Benevento «fa piena testimonianza lo stemma di marmo greco incastonato nel campanile dell'arcivescovado, rappresentante il cinghiale caledonico ucciso da Meleagro, zio di Diomede, nei boschi dell'Etolia; e la stessa caccia si osserva in un bassorilievo esistente nel palazzo arcivescovile»..

All'eroe Diomede è legata anche la fondazione di Argirippa (la città del cavallo). In due antiche monete beneventane di epoca romana viene riprodotta la figura del cavallo con la scritta Malies, nella più antica (IV sec. a.C.), e Beneventod, nella più recente.

L'epoca preromana La posizione strategica e le condizioni ambientali della zona hanno costituito un valido motivo di attrazione per le popolazioni di varie epoche. Durante il corso degli anni in vari scavi occasionali sono state trovate diverse tracce di insediamenti ascrivibili al periodo neolitico. Nella seconda metà del Novecento è stata rinvenuta, nel corso di un'esplorazione archeologica nel giardino dell'ex-collegio La Salle in piazzetta Vari, una necropoli dell'orientalizzante antico (fine VIII - inizi VII secolo a.C.). Altri manufatti di ceramica e bronzo (VIII-VII a.C.), rinvenuti in diverse campagne di scavo, si conservano nel museo del Sannio..

Una successiva fase della storia di Benevento è legata alle vicende dei Sanniti. È probabile che il territorio beneventano fungesse da punto di incontro tra le diverse tribù sannitiche degli Irpini (i quali, stanziati anche sulle retrostanti alture, dovevano tenere il controllo diretto dell'area.), dei Pentri e dei Caudini. Ad ogni modo la presenza umana era inizialmente di tipo prettamente rurale, con pochi villaggi sparsi ad economia agro-pastorale. A partire però dal IV secolo a.C. (ossia al tempo delle guerre sannitiche) si sviluppò un insediamento più organizzato, di tipo proto-urbano e in posizione meglio difendibile.; a tale periodo risalgono infatti due necropoli sannitiche venute alla luce poco distanti tra loro, una ancora nei pressi dell'ex Collegio La Salle e l'altra alla Rocca dei Rettori, caratterizzate dalla presenza di tumuli di terra di forma diverse che coprono una o più sepolture. Notevole tra queste una tomba realizzata in blocchi di tufi giallo e grigio, squadrati e connessi tra di loro a formare una cassa chiusa da una copertura a baule; in essa è stata rinvenuta una scala di accesso realizzata mediante la costipazione in gradini di scaglie di lavorazione dei blocchi. All'interno lo scheletro era fornito di un corredo non molto abbondante ma di gran pregio rappresentato da una patera bronzea che conteneva un coltello in ferro, due fibule in ferro e una fibbia in bronzo. Una necropoli coeva è stata trovata poi alla periferia della città, in contrada Olivola, dove sono venute alla luce tombe di guerrieri con cinturoni ed armi.

Il periodo romano

Epoca repubblicana

Il Sannio fu teatro di tre guerre contro i Romani. Nella terza (298 a.C. - 290 a.C.), quest'ultimi sconfissero uno ad uno tutti gli alleati dei Sanniti, costringendo infine questi ad un trattato di pace. Sembra che Maleventum fu conquistata da Roma, anche se l'occasione precisa è ignota. Di sicuro era nelle loro mani nel 275 a.C., quando domarono definitivamente i nemici a seguito della vittoria ottenuta su Pirro, Re d'Epiro, proprio lì.. Nel 268 a.C. diventò definitivamente una colonia romana con i diritti delle città latine, e ribattezzata Beneventum.

Durante la seconda guerra punica fu ripetutamente utilizzata dai generali romani come postazione importante, vista la sua vicinanza alla Campania, e la sua resistenza come fortezza. Nelle sue immediate vicinanze si ebbero due delle azioni più decisive della guerra: nel 214 a.C., il generale cartaginese Annone fu sconfitto dal Proconsole Tiberio Sempronio Gracco, e nel 212 a.C. quando l'accampamento di Annone, in cui aveva accumulato una grande quantità di grano e altre provviste, fu assaltato e preso dal Console Quinto Fulvio Flacco.Livio xxii. 13, xxiv. 14, 16, xxv. 13, 14, 15, 17; Appiano, Annib. 36, 37. E nonostante il suo territorio fosse stato più volte lasciato desolato dai Cartaginesi, Beneventum era ancora una delle 18 colonie latine che nel 209 a.C. poterono e vollero immediatamente fornire la quota di uomini e danaro richiesta per continuare la guerra.Liv. xxvii. 10.

È notevole che non ci sia menzione di Benevento durante la guerra sociale (91-88 a.C.): sembra che fosse scampata alle calamità che a quel tempo affliggevano molte città del Sannio, e verso la fine della Repubblica romana se ne parlava come una città piuttosto opulenta,Appiano, B.C. iv. 3; Strab. v. p. 250; Cic. in Verr. i. 1. 5 situata all'incrocio tra la Via Appia e la Via Minucia (la futura Via Appia Traiana).

Epoca imperiale

Nel 42 a.C., sotto il secondo triumvirato, Lucio Munazio Planco dedusse a Benevento una colonia per i veterani (Iulia Concordia Felix Beneventum; si narra che a distribuire i lotti sia stato un rozzo centurione di nome Cafo, da cui la parola cafone). Il territorio della città fu parecchio allargato, aggiungendovi quello di Caudium; una terza colonia vi fu stabilita da Nerone. Nelle iscrizioni del regno di Settimio Severo, la città portava il titolo di Colonia Julia Augusta Concordia Felix Beneventum.Appiano l. c.; Lib. Colon. pp. 231, 232; Inscr. ap. Romanelli, vol. ii. pp. 382, 384; Orell. Inscr. 128, 590

Da un punto di vista amministrativo, in epoca imperiale la città (unitamente alla vicina Irpinia) fu definitivamente staccata dal Sannio e aggregata dapprima alla regio II Apulia et Calabria (ossia alla Puglia) dall'imperatore Augusto, per poi passare alla Campania a seguito della riforma amministrativa operata da Adriano

Lo storico Mario Rotili così descrive la città romana di Benevento nel suo periodo di massimo splendore: «La città nel periodo di massimo fulgore, si estese dal Ponte Leproso e dal Pons Maior (ponte Fratto) ad occidente sino alla zona circostante all'Arco di Traiano ad oriente, mentre il confine settentrionale era dato dal Calore e quello meridionale dal Sabato. Nell'estrema parte orientale sorsero il tempio di Iside costruito sotto Domiziano nell'88 d.C., il tempio di Minerva Berecinzia ed il grandioso Arco di Traiano eretto tra il 114 e il 117 d.C. all'inizio della nuova via che abbreviò il percorso dell'Appia e che prese il nome dal saggio imperatore. Nella parte centrale della città c'erano il tempio di Giove ed il complesso di edifici sontuosi, dei quali doveva far parte l'arco ora detto del Sacramento; nella parte occidentale avevano posto il foro col sottostante criptoportico dei Santi Quaranta, la Basilica, i portici dei Sagittari, le terme dette Commodiane, le sedi di alcuni collegi, il portico di Diana, la basilica di Longino e il monumentale teatro in buona parte conservato»..

L'importanza e la felice condizione di Beneventum sotto l'Impero romano è sufficientemente attestata dalle numerose rovine e dalle iscrizioni. La sua ricchezza è confermata anche dalla grande quantità di monete che coniava. Certamente doveva la sua prosperità alla sua posizione favorevole lungo la via Appia, proprio alla congiunzione delle due diramazioni principali di quell'importante strada (una delle quali chiamata poi via Traiana). È famosa la tappa a Beneventum nel racconto di Orazio riguardante il suo viaggio da Roma a Brundisium.Sat. i. 5, 71 Sempre alla posizione favorevole doveva l'onore di ripetute visite degli imperatori, tra le quali sono ricordate in particolare quelle di Nerone, Traiano e Settimio Severo.Tacito Ann. xv. 34. Gli imperatori successivi conferirono alla città altri territori ed eressero, o almeno diedero il nome a svariati edifici pubblici.

Pare inoltre che la Benevento romana sia stato luogo di grande attività letteraria, a cominciare dal grammatico Orbilio Pupillo, che insegnò a lungo nella città nativa prima di trasferirsi a Roma, e fu onorato con una statua dai suoi concittadini; esistono iscrizioni che danno onori simili ad un altro grammatico, Rutilio Eliano, e a svariati oratori e poeti di celebrità locale.

Origini del cristianesimo