Con monarchia di luglio si è soliti indicare il periodo storico fra il 1830 e il 1848 nel Regno di Francia, ossia il periodo iniziato il 9 agosto 1830, dopo i moti della Rivoluzione di luglio (Trois Glorieuses in francese, "Tre giornate gloriose" in italiano). La "monarchia di luglio" succedette alla Restaurazione borbonica in Francia.

Il ramo cadetto dei Borbone, la casa d'Orléans, salì al potere. Luigi Filippo divenne "re dei francesi" e non più "re di Francia" come i suoi predecessori. Il suo regno, nato nel 1830 dalle barricate della rivoluzione di luglio, finì nel 1848 su altre barricate, che lo abbatterono per instaurare la Seconda Repubblica. La monarchia di luglio ebbe dunque un solo sovrano e segnò in Francia la fine della regalità.

L'ideale del nuovo regime fu definito da Luigi Filippo nel gennaio 1831 rispondendo alla missiva inviatagli dalla città di Gaillac: «Noi cercheremo di attenerci a un "giusto mezzo", ugualmente lontano dagli eccessi del potere popolare e dagli abusi del potere reale».Guy Antonetti, Louis-Philippe, Parigi, Librairie Arthème Fayard, 2002, p. 713.

Gli inizi agitati

Il 7 agosto 1830 fu rivista la Carta del 1814. Fu soppresso il preambolo che si richiamava all'Ancien Régime, la Carta divenne un patto fra la nazione e il sovrano e cessò d'essere una concessione di quest'ultimo. Si definì quindi come un punto di compromesso fra i costituzionalisti e i repubblicani. La religione cattolica cessò di essere religione di Stato, fu abolita la censura sulla stampa e venne nuovamente adottata la bandiera tricolore.

Il 9 agosto 1830 Luigi Filippo giurò sulla Carta del 1830 e fu incoronato: fu l'atto iniziale della monarchia di luglio. L'11 agosto si insediò un gabinetto di governo, che comprendeva anche esponenti dell'opposizione costituzionale a Carlo X, fra cui Casimir Pierre Périer, Laffitte, Molé, il duca di Broglie, Guizot. Il ministero doveva rispondere a un doppio obiettivo: prendere fermamente in mano la macchina amministrativa e ristabilire l'ordine pubblico, senza però spegnere l'entusiasmo popolare per la rivoluzione appena giunta a compimento.

Il disordine permanente Nel giro di tre mesi le agitazioni, sostenute dalla stampa di sinistra, divennero permanenti. Il governo non disponeva dei mezzi per opporvisi, specie da quando la guardia nazionale ebbe come comandante (dal 16 agosto) il marchese de La Fayette, capo delle file dei repubblicani. Luigi Filippo dovette patire le rivendicazioni degli "eroi di luglio" che reclamavano, secondo la formula dello stesso La Fayette, «un trono popolare circondato da istituzioni repubblicane».

I rivoluzionari si ritrovavano nei circoli popolari – che si richiamavano ai circoli della rivoluzione del 1789 – e molti dei quali erano il proseguimento delle società segrete repubblicane.Fra cui per esempio la Société des Amis du peuple, che si riuniva al maneggio Pellier, rue Montmartre. Si reclamavano riforme politiche e sociali e si chiedeva la condanna a morte di quattro ministri di Carlo X, arrestati mentre cercavano di lasciare il Paese. Le proteste e le manifestazioni si moltiplicavano, aggravando il caos economico.

Per rilanciare le attività nell'autunno 1830 il governo fece approvare un credito di cinque milioni di franchi per finanziare i lavori pubblici, principalmente le strade«Le strade faranno fare la fine del topo alla guerra civile» disse Luigi Filippo a Guizot, che teneva il ministero dei lavori pubblici (citato da Guy Antonetti, op. cit., p. 628). e poi, di fronte al moltiplicarsi dei fallimenti e della disoccupazione, specie a Parigi, il governo propose di accordare una garanzia statale sui prestiti alle imprese in difficoltà per un ammontare di 60 milioni di franchi; in definitiva la Camera votò ai primi di ottobre un credito di 30 milioni destinato alle sovvenzioni.Di ciò approfittarono soprattutto i grandi imprenditori devoti al nuovo regime, come Firmin Didot.

Il 27 agosto la monarchia dovette affrontare il suo primo scandalo con la morte dell'ultimo principe di Condé, ritrovato impiccato alla finestra della sua stanza al château de Saint-Leu. Luigi Filippo e la regina Maria Amalia furono accusati senza prove dai legittimisti di averlo fatto assassinare per permettere al proprio figlio, Enrico d'Orléans, erede universale del principe, di mettere le mani sulla sua immensa fortuna.La spiegazione oggi più comunemente accettata è che il principe sarebbe stato vittima di un gioco sessuale mentre era con la sua amante, la baronessa de Feuchères.

Il rinnovamento del personale politico e amministrativo Nel medesimo tempo il governo epurò l'amministrazione dai simpatizzanti legittimisti che rifiutarono di prestare giuramento al nuovo regime e al sovrano e li rimpiazzarono con personale fedele alla rivoluzione di luglio, dando così il segnale di una grande «corsa al posto».La Foire aux places, commedia-vaudeville messa in scena da Jean-François Bayard, al Théâtre du Vaudeville il 25 settembre 1830, mostrava il coro dei postulanti, riunito nell'anticamera di un ministro: «Qu'on nous place/Et que justice se fasse./Qu'on nous place/Tous en masse./Que les placés/Soient chassés!» («Che ci dia un posto/e che si faccia giustizia./Che ci dia un posto/a tutti quanti./Che chi ha un posto/quelli li cacci!») (citato da Guy Antonetti, op. cit., pag. 625) «Sapete che cos'è un carlista?» interroga un umorista. «Un carlista è un uomo che occupa un posto che un altro uomo invidia!» (ibid.).

Al ministero dell'Interno Guizot rinnovò tutta l'amministrazione prefettizia e i sindaci delle maggiori città. Al Ministero della giustizia Dupont de l'Eure, assistito dal suo segretario generale Joseph Mérilhou, cambiò la maggior parte dei procuratori generali. Nell'esercito Bourmont, fedele a Carlo X, fu rimpiazzato da Clauzel. Furono sostituiti i generali comandanti le regioni militari, gli ambasciatori, i ministri plenipotenziari e la metà dei membri del Consiglio di Stato. Alla Camera dei deputati circa un quarto dei seggi (119) furono soggetti a rielezione a ottobre, dopo dimissioni, rifiuto del giuramento o nomina dell'interessato ad altra funzione che lo obbligava a ripresentarsi davanti agli elettori. Le elezioni parziali furono un successo per il nuovo regime e una débâcle per i legittimisti.

L'elemento più notevole nel rinnovamento del personale politico e amministrativo fu il ritorno agli affari del personale del Primo Impero ostracizzato dalla Seconda Restaurazione. Sociologicamente, a dispetto della concessione del suffragio, le élite non subirono un gran rinnovamento: «Dopo la rivoluzione – sottolinea lo storico statunitense David H. Pinkney – i proprietari terrieri, la classe dei funzionari e le professioni liberali conservarono il predominio sui posti-chiave dello Stato che già avevano sotto l'Impero e sotto la Restaurazione. In ciò si può ritenere che la rivoluzione non inaugurò un qualsivoglia regime nuovo di "grande borghesia"».David H. Pinkney, The French Revolution of 1830, Princeton, Princeton University Press, 1972, ISBN 2-13-040275-5. «La grande differenza fra la Restaurazione e la monarchia di luglio – afferma Guy Antonetti – non è consistita tanto nel sostituirsi di un gruppo sociale a un altro quanto nel sostituirsi, all'interno di un medesimo gruppo sociale, di chi aveva una mentalità favorevole allo spirito del 1789 al posto di chi aveva una mentalità ostile: socialmente assimilabili, ideologicamente differenti. Il 1830 non fu che un cambiamento di squadra nel medesimo campo e non un cambiamento di campo».Guy Antonetti, op. cit., pag. 627.

L'insediamento simbolico del nuovo regime

Il 29 agosto Luigi Filippo passò in rivista la Guardia nazionale di Parigi che lo acclamò. L'11 ottobre il nuovo regime decise di accordare ricompense ai feriti delle "Tre giornate gloriose" e creò una medaglia commemorativa per i combattenti della rivoluzione di luglio. Nel mese di ottobre il governo presentò un progetto di legge destinato a indennizzare con una cifra di 7 milioni le vittime delle giornate di luglio.500 orfani, 500 vedove, 3 850 feriti.

Il 13 agosto il re stabilì che le armi della casa d'Orleans ("azzurro a tre gigli d'oro con un bastone d'argento") avrebbero adornato il sigillo dello Stato. I ministri persero l'appellativo di Monseigneur e il predicato di Excellence per diventare Monsieur le ministre. Il figlio maggiore del re ricevette il titolo di "duca d'Orléans" e "principe reale"; le figlie e la sorella del re furono "principesse d'Orléans".Non "principesse di Francia", perché il sovrano stesso non era più "re di Francia".

Furono adottate e promulgate leggi che abrogavano misure impopolari varate sotto la Restaurazione. La legge del 1816 che aveva condannato alla proscrizione i vecchi regicidi, fu abrogata, con l'eccezione dell'articolo 4, che condannava all'esilio i membri della famiglia Bonaparte.

La chiesa di Sainte-Geneviève fu di nuovo chiusa al culto il 15 agosto e ritrovò, con il nome di Pantheon, la sua vocazione di tempio laico dedicato alle glorie di Francia. Una serie di restrizioni economiche colpì la Chiesa cattolicaSoppressione di 8 000 borse di studio di 150 franchi accordate a scuole secondarie cattoliche (30 settembre), soppressione delle indennità versate ai preti ausiliari (13 ottobre), soppressione dei salari dei cardinali residenti in Francia, considerati come dignitari di uno Stato straniero (21 ottobre), soppressione dell'obolo annuale di 5 000 franchi accordato dopo il 1817 alla Congrégation des pères du Saint-Esprit (27 ottobre). e l'11 ottobre fu abrogata la loi du sacrilège del 1825, che puniva con la morte i profanatori dell'ostia consacrata.La legge, altamente simbolica, non era tuttavia mai stata applicata.

La resistenza e il movimento Nell'opinione pubblicaIl 25 agosto abitanti del quartiere commerciale della via Montmartre avevano occupato la sala della Société des amis du peuple e ne avevano cacciato a forza i membri. e nella stessa Camera dei deputati si elevavano voci a domandare la chiusura dei circoli repubblicani, fonti di agitazione che contravvenivano all'articolo 291 del codice penale, il quale vietava le riunioni fra più di venti persone. Tuttavia il guardasigilli Dupont de l'Eure e il procuratore generale di Parigi Bernard, entrambi repubblicani, rifiutarono di perseguire le associazioni rivoluzionarie.

Il 25 settembre, rispondendo a un'interpellanza in merito alla Camera, il ministro dell'Interno Guizot espresse la volontà di mettere fine alle agitazioni. Il discorso, sostenuto da un altro di tenore analogo di Périer, ebbe buona accoglienza, ma non portò a alcuna conclusione.

Si disegnò quindi una spaccatura fra due tendenze politiche contrapposte, su cui si imperniò il dibattito politico durante la monarchia di luglio: il partito del movimento (sostenuto dal giornale Le National), riformista e favorevole a una politica nazionalista; il partito della resistenza (sostenuto dal Journal des débats), conservatore e favorevole alla pace con il resto d'Europa.

Il processo intentato contro quattro ex ministri di Carlo X arrestati nell'agosto 1830 mentre tentavano di fuggire all'estero – Polignac, Chantelauze, Peyronnet e Martial de Guernon-Ranville – era la questione politica del momento. La sinistra voleva la testa dei ministri, ma Luigi Filippo voleva evitare una esecuzione che poteva dare il via a un'ondata di terrore rivoluzionario e questa condurre a una guerra con le potenze europee.

Così la Camera dei deputati, pur votando il 27 settembre una risoluzione di accusa nei confronti dei ministri, adottò l'8 ottobre una mozione che invitava il re a presentare un progetto di abolizione della pena di morte, almeno per i reati politici. L'episodio causò disordini: il 17 e il 18 ottobre manifestanti marciarono sul castello di Vincennes dove erano detenuti i ministri.