La Storia del Partito della Rifondazione Comunista dal 1991 al 1993 comprende il primo periodo di vita del Partito della Rifondazione Comunista nato dopo lo scioglimento del Partito Comunista Italiano e comprende il periodo di movimento e poi di costruzione del partito fino alle dimissioni da segretario nazionale di Sergio Garavini. Questo biennio coincide con l'ultimo periodo della cosiddetta I Repubblica.
1991: la fase costituente Il Movimento per la Rifondazione Comunista (MRC), o meglio Congresso del Movimento per la Rifondazione Comunista in Italia fu costituito formalmente il 3 febbraio del 1991, nella sala E dell'edificio della Fiera di Rimini, dove si svolgeva il XX e ultimo congresso del Partito Comunista Italiano e il I del Partito Democratico della Sinistra.
Nel novembre 1989, dopo il crollo del Muro di Berlino, Achille Occhetto, segretario generale del Partito Comunista Italiano, lanciò la cosiddetta svolta della Bolognina, ovvero la proposta di trasformare il partito in una forza politica socialdemocraticaIl Pci cambierà nome? «Tutto è possibile» , in "l'Unità", 13/11/1989, p. 8..
In dissenso alla proposta di Occhetto (mozione Dare vita alla fase costituente di una nuova formazione politica) si formarono due gruppi di militanti e dirigenti che il 21 dicembre presentano mozioni congressuali proprie: la mozione 2 (Per un vero rinnovamento del Pci e della sinistra) del presidente del partito Alessandro Natta, di Pietro Ingrao, Aldo Tortorella e Lucio Magri per un rinnovamento culturale senza rinnegamento; la mozione 3 Per una democrazia socialista in Europa di Armando Cossutta e Gian Mario Cazzaniga filosovietica, per il rinnovamento e il rafforzamento del partito senza mutamenti ideologici. La mozione Natta-Ingrao inizierà la propria battaglia congressuale con l'assemblea di Bologna del 29 dicembre«Ma la battaglia non è tra rinnovatori e conservatori» , in "l'Unità", 30/12/1989, p. 6.. Nasceva così il cosiddetto «fronte del no».
Le mozioni vengono sconfitte avendo ottenuto il 33% dei delegatiMillenovantadue delegati una scelta storica , in "l'Unità", 6/3/1990, p. 6., tuttavia dal 1990 e nel corso del 1991 iniziò un confronto politico tra i dirigenti del futuro MRC, diversi intellettuali marxisti e aree della Nuova sinistra: Il manifesto (quotidiano gestito dal gruppo dell'ex-Partito di Unità Proletaria per il Comunismo di Lucio Magri) e soprattutto Democrazia Proletaria, secondo partito comunista dopo il PCI, alla cui sinistra si collocava. L'assemblea comune più famosa fu quella del 28-30 settembre 1990 ad Arco (In nome delle cose. Materiali per la rifondazione comunista)La sorpresa di Ingrao: resta nel pci, in "La Stampa", 30/09/1990, p. 2., la quale se da un lato fece emergere l'indisponibilità degli ingraiani a promuovere una scissione in caso di sconfitta, portò il 5 novembre 1990 all'accordo per il decisivo XX congresso del PCI di presentare una mozione unica del no (Per la rifondazione comunista)Il no ha deciso: mozione unica , in "l'Unità", 6/11/1990, p. 5..
Il 6 gennaio del 1991, pochi giorni prima del XX (e ultimo) congresso di Rimini, si tenne al Teatro Eliseo l'assemblea nazionale dei comitati per la rifondazione comunista Per una autonoma presenza comunista in Italia, la quale preannunciava l'intenzione di una parte del no di non voler aderire al futuro Partito Democratico della Sinistra: dunque o federazione col PDS o scissione definitivaPci, al via i «comitati per la rifondazione» , in "l'Unità", 6/1/1991, p. 10.«Noi resteremo comunisti» , in "l'Unità", 7/1/1991, p. 6..
L'ultimo congresso del PCI vide la mozione Ingrao-Cossutta indietreggiare al 26%Domani l'ultima convention del Pci. Si discute ancora sullo statuto del Pds , in "l'Unità", 30/1/1991, p. 13.. Il 3 febbraio 1991 il congresso votò per lo scioglimento del PCI. Una novantina su 332 delegati della mozione del no decise sotto la guida di Armando Cossutta e Sergio Garavini di non aderire al PDS e di dar vita a un nuovo partito comunista. Gli altri del no costituiranno nel PDS la corrente dei "Comunisti Democratici", guidata da Tortorella.
Dunque quello stesso 3 febbraio sette rappresentanti (Armando Cossutta, Sergio Garavini, Lucio Libertini, Ersilia Salvato, Rino Serri, Guido Cappelloni e Bianca Bracci Torsi) dei 90, mettono tutto nero su bianco presso lo studio notarile di Sante Fabbrani Bernardi a Rimini. In quel momento si cerca di ricostituire il PCI, tentando di strappare anche il vecchio simbolo al neonato PDS che lo mantiene rimpicciolito nel proprio nuovo logo, ma da questo punto di vista l'operazione fallisce. Infatti, dopo un'inevitabile querelle giudiziaria, si decide di assumere come nome del partito quello della mozione che si opponeva allo scioglimento, e il 25 febbraio a Roma verrà legalmente registrato il Movimento per la Rifondazione Comunista.
Il 13 aprile l'ex gruppo del Manifesto-PdUP per il Comunismo (Lucio Magri, Luciana Castellina, Famiano Crucianelli, Luciano Pettinari) si decide a lasciare il PDS e inizierà ad avvicinarsi all'MRCLa scissione sfiora Ingrao, in "La Stampa", 10/4/1991, p. 3..
I cossuttiani
La maggior parte de promotori dell'MRC sono dirigenti e membri della corrente cossuttiana, reduci da un decennio di lotta politica interna al PCI. Sebbene formalmente vietata dal centralismo democratico che proibiva le frazioni e anche oggetto, in alcuni casi, di provvedimenti disciplinari, la corrente di Cossutta era, in realtà, organizzata e operante in tutto il territorio nazionale con referenti nelle regioni e almeno nelle città principali e manteneva contatti e legami con personalità e organizzazioni della sinistra comunista italiana, esterne al PCI. I cossuttiani (destinati a costituire l'ossatura iniziale e negli anni a venire del MRC prima e del PRC successivamente) erano considerati e definiti, dalla maggioranza del PCI, "filosovietici". Essi, pur rifiutando questo appellativo, criticavano in realtà la politica estera del PCI e giudicavano il suo progressivo distacco dall'URSS e dal campo socialista come foriero della perdita della identità comunista e come progressiva abdicazione alla lotta di classe. I cossuttiani criticavano la maggioranza del PCI per una politica troppo "morbida" nel conflitto sociale in Italia e per i crescenti cedimenti a vedute e ideologie di carattere liberale o liberista.
La corrente di Cossutta si costituisce formalmente e segretamente nel 1980, dopo la polemica del suo leader contro la posizione del PCI sui fatti di Polonia e ingloba il gruppo di Intestampa (rivista comunista di informazione alternativa) che ne costituirà, negli anni a seguire, il "nocciolo duro". Il gruppo di Intestampa, promosso dal gruppo di "secchiani" lombardi di Arnaldo Bera, Alessandro Vaia e Giuseppe Sacchi insieme ad altre figure del PCI (ex parlamentari ed ex dirigenti regionali e locali del partito) e a intellettuali e personalità indipendenti, si era dotata, a partire dalla metà degli anni settanta, di una estesa rete organizzativa che ruotava attorno alla rivista la quale, a sua volta, poteva contare su alcune migliaia di abbonati. La corrente di Cossutta potrà allargarsi e consolidarsi utilizzando i collegamenti e la rete di Interstampa, grazie alla azione politica del suo leader, Cossutta, e alla tessitura organizzativa di Guido Cappelloni. Il gruppo dei secchiani lombardi, negli anni precedenti, era stato emarginato da Armando Cossutta, quando costui sostituì alla guida del PCI milanese il Segretario Giuseppe Alberganti, figura mitica di ex partigiano. I secchiani e i loro eredi, consumeranno (forse inconsapevolmente) una sorta di vendetta postuma, schierandosi con Bertinotti nella polemica e nello scontro con Cossutta e votando con il primo, risultando determinanti, nella riunione del Comitato Centrale di PRC che, nell'autunno del 1998 decise a maggioranza la caduta del primo governo Prodi.
Dall'esecutivo provvisorio al primo Congresso La vita del MRC comincia con la costituzione di un esecutivo provvisorio con Cossutta, Garavini, Ersilia Salvato, Lucio Libertini, Rino Serri, Guido Cappelloni, Bianca Bracci Torsi, Peppe Napolitano e Sandro Valentini. Garavini viene eletto coordinatore nazionale all'unanimità.
Il 9 febbraio viene costituito un "Gruppo Comunista" al Senato in cui entrano, insieme a Cossutta, Salvato, Serri e Libertini, che ne diviene il capogruppo, anche Stojan Spetic, Girolamo Tripodi, Luigi Meriggi, Salvatore Crocetta, Angelo Dionisi, Giuseppe Vitale e Paolo Volponi. Il giorno dopo si tiene la prima manifestazione al Teatro Brancaccio di RomaA Roma è rinato il pci..., in "La Stampa", 11/2/1991, p. 7.. La scena si ripeterà identica il 24 febbraio al Teatro Lirico di MilanoPds, ora gli scissionisti puntano su Cipputi, in "La Stampa", 20/2/1991, p. 10..
Il 7 marzo la senatrice Maria Fida Moro lascia la DC per aderire all'MRCMaria Fida Moro «Lascio la dc per Cossutta», in "La Stampa", 8/3/1991, p. 1..
Pur essendo un movimento in divenire e senza mezzi (tutto il patrimonio del PCI spettava legalmente al PDS), il MRC si butta subito a capofitto nella lotta politica e sociale, e già il 5 maggio tiene una manifestazione al Palazzetto dello Sport di Roma, mentre a Milano si preferisce fare un grande corteo il 29 giugno.
A maggio si vota per le elezioni amministrative in 28 comuni, ma Rifondazione presenta proprie liste solo in 9 località dove ottiene, comunque, un buon risultato che lascia intendere che Rifondazione può contare sul 6% dell'elettorato. Nuove elezioni amministrative si tengono il 6 e 16 giugno e il 24 novembre, tra cui le regionali in Sicilia. Ovunque i risultati sono incoraggianti e non mancano sorpassi sul Pds. Bettino Craxi, segretario del Partito Socialista Italiano, in quei giorni confida a Cossutta che, stando a questi primi test elettorali, Rifondazione avrebbe fatto strada.
Dopo la fuoriuscita ad aprile del gruppo ex-PdUP di Magri e Castellina dal PDS per aderire al MRC, Magri a maggio diventa presidente del gruppo DP-Comunisti alla Camera dei deputatiLibertini, in "La Stampa", 16/5/1991, p. 8., mentre la Castellina, in quanto europarlamentare, permette all'MRC di avere la sua prima rappresentanza in Europa.
Dal 6 al 9 giugno Democrazia Proletaria, allora guidata da Giovanni Russo Spena, tiene a Riccione il suo VIII e ultimo congresso, alla fine del quale decide di sciogliersi e confluire nel MRC. Si tratta di una decisione importante perché è vero che DP del 1991 è quasi inconsistente, ma al nuovo partito apporterà sedi, mezzi e una prima rappresentanza democratica in molte realtà locali.
Il 15 settembre confluisce nel Mrc anche il Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista).
L'8 ottobre viene inviato un messaggio di solidarietà in cirillico ai comunisti russi.
Il 12 ottobre a Roma sfila un serpentone rosso di centomila comunisti da Piazza Esedra, al Colosseo, fino a Piazza Santi Apostoli, al grido di «l'opposizione torna in piazza». Quel giorno viene distribuito il primo numero del settimanale del Movimento, Liberazione. Il successo dell'operazione spingerà i tanti titubanti del PDS a richiedere l'impeachment per il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga per l'Gladio.
Il 30 novembre Rifondazione comunista con il Pds, il Partito Radicale e La Rete, denuncia in sede di commissione parlamentare il Presidente della Repubblica Cossiga, chiedendone l'impeachment, per aver difeso la legittimità della struttura Stay-behind nel corso di un discorso ai Carabinieri.