Gli antifascisti nella legione straniera francese furono quegli oppositori al fascismo che si arruolarono nel corpo militare della legione straniera francese confluendovi, sia prima, che durante il secondo conflitto mondiale. Tra di loro vi erano sia bande partigiane che rimasero distaccate dalla loro brigata per motivi bellici, che gruppi o singoli antifascisti.

A causa delle notizie frammentarie diffuse in numerosi testi, sono pochi gli scritti in merito. Gli storici che si sono interessati maggiormente al fenomeno sono Pietro Ramella ed Eric Gobetti. Il momento più importante e significativo fu il periodo della Retirada, ovvero l'esodo di antifascisti spagnoli dopo la sconfitta subita nella Guerra di Spagna.

Contesto storico Il fenomeno dei reduci antifascisti confluiti nella Legione straniera assunse grande rilevanza subito dopo la guerra civile spagnola, allorquando un consistente numero di miliziani spagnoli e di altre nazionalità, precedentemente inquadrati nell'esercito repubblicano, espatriarono in Francia. L'arruolamento nella Legione Straniera fu l'unica alternativa che venne data a loro dalle autorità francesi, che videro riversarsi nel loro paese, attraverso le frontiere, circa cinquecentomila profughi fra militari e civili.

Alcuni miliziani accettarono di buon grado la proposta, dato che gli consentiva di ritornare a combattere contro l'antico nemico fascista. Gran parte di costoro erano anarchici o appartenenti a formazioni comuniste ma non filo moscovite. Questi antifascisti, trovandosi in tal modo nell'impossibilità di confluire in organizzazioni marxiste-leniniste di osservanza sovietica preferirono arruolarsi nella Legione Straniera.

Non mancarono i casi di antifascisti italiani che entrarono nella Legione o ebbero contatti con essa nel corso della seconda guerra mondiale, come pure, nell'immediato secondo dopoguerra, confluirono nelle formazioni legionarie anche criminali di guerra nazi-fascisti che si erano dati alla fuga. I dirigenti della Legione non si curavano infatti del passato degli aspiranti legionari. Emblematico a questo proposito fu il caso del celebre gerarca fascista Giuseppe Bottai, che si arruolò nella Legione nell'aprile del 1944 ed andò a combattere contro i tedeschi.

Ci sono testimonianze anche di ex legionari o di legionari rimasti isolati dopo la battaglia di Montecassino, che si unirono alle formazioni partigiane. Gli "spagnoli", in considerazione della propria consistenza numerica, della capacità autonoma di combattimento, della solidarietà di gruppo, pur essendo inquadrati nella Legione Straniera, tendenzialmente furono riuniti in reggimenti autonomi con una notevole libertà d'azione. Generalmente veniva loro richiesto il raggiungimento di obiettivi predeterminati, avvalendosi delle tattiche e dei metodi da loro ritenuti più congeniali ed in linea con le passate esperienze militari nell'esercito repubblicano. La storia dimostrò in seguito la validità di tale strategia.

Gli antifascisti dopo la guerra civile spagnola

"Di tutti i popoli, di tutte le razze, veniste a noi come fratelli, figli della Spagna immortale, e nei giorni più duri della nostra guerra, quando la capitale della Repubblica spagnola era minacciata, foste voi, valorosi compagni delle Brigate Internazionali, che contribuiste a salvarla con il vostro entusiasmo combattivo, il vostro eroismo e il vostro spirito di sacrificio".

Dolores Ibárruri Discorso per lo scioglimento delle Brigate Internazionali (1939).

La parola Retirada per gli storici indica il periodo, fra fine gennaio e inizio febbraio del 1939, in cui circa cinquecentomila profughi spagnoli, fra miliziani antifascisti, vecchi, donne e bambini, varcarono la frontiera della Francia, sconfitti dai fascisti di Francisco Franco.

Nella primavera del 1940 un altro ridotto contingente di profughi raggiunse la Francia valicando a piedi i Pirenei o mediante imbarcazioni di fortuna, dopo la definitiva occupazione da parte dei franchisti delle ultime regioni restate in mano repubblicana (Valencia, Murcia e gran parte di Castilla la Nueva).

È in questo contesto storico che va inquadrato l'ingresso nella Legione straniera di antifascisti, di diversa esperienza ed estrazione politica, desiderosi di proseguire la lotta contro il fascismo, fra cui Umberto Marzocchi, il colonnello anarchico. L'offensiva franchista in Catalogna, fra il dicembre 1938 e il gennaio 1939 e la capitolazione di Madrid, nel mese di marzo del 1939, avevano distrutto in Spagna le ultime speranze di resistenza armata al fascismo. Sempre nel 1939, il Patto Molotov-Ribbentrop, pur se di breve durata, avrebbe dilaniato, nell'immediato e nei mesi immediatamente successivi, non solo le coscienze di coloro che in Italia sarebbero confluiti nella Resistenza, ma anche, e soprattutto, quelle degli appartenenti al Fronte Antifascista spagnolo, già indebolito durante la guerra di Spagna dagli interventi di gruppi di comunisti filo-moscoviti, a danno sia delle organizzazioni anarchiche che del POUM.

La Retirada ebbe inizio quando le truppe antifranchiste rimasero prive di armamento pesante e quando Franco, astutamente, diede luogo ad azioni terroristiche che coinvolgevano i civili, che, grazie alla loro crudeltà ed efficacia, tagliavano il retroterra logistico e di appoggio ai miliziani antifascisti. Questi terribili momenti furono descritti dall'ebreo antifascista Arthur Koestler, rifugiatosi nella Legione Straniera, nel suo libro Dialogo con la morte.

Ma Koestler non fu il solo a lasciarci tali testimonianze. Sulle sue posizioni si schierarono anche personalità della cultura cattolica quali Jacques Maritain e Georges Bernanos.

Gli antifascisti presero la strada dei valichi di frontiera con la Francia, attraversando montagne di oltre 2.500 metri. Insieme ai civili transitarono 250 000 miliziani provenienti dalla Catalogna. Chiusero la retirada gli anarchici appartenenti alla 26ª divisione Durruti.

In Francia i reduci antifascisti non furono ben accolti per diverse ragioni: le guardie di confine, in gran parte provenienti dalla colonie, non avevano ordini precisi, e talvolta, dopo esser stati trattati come delinquenti comuni, venivano depredati di quanto avevano portato con loro per la sussistenza. I dati riportati dal libro Storia della guerra civile spagnola di Hugh Thomas sono, per quanto riguarda l'esodo verso la Francia, i seguenti: 170 000 fra donne e bambini con 70 000 civili e 250 000 militari, fra i quali 10 000 gravemente feriti.

Altre fonti ufficiali convergono sull'attendibilità di tali dati. Questi vengono ammassati a trascorrere l'inverno in campi di concentramento in prossimità dei Pirenei, al freddo e senza l'attrezzatura di sopravvivenza indispensabile.

Hugh Thomas, barone di Swynnerton è un notissimo storico britannico che lavorò in gran parte sugli avvenimenti della guerra di Spagna.

In quel periodo morì Antonio Machado a Collioure. Solo nel 1958 gli venne costruita una tomba. Rimasto fino all'ultimo a combattere nella zona di Barcellona contro i fascisti di Franco, era fuggito in Francia nel gennaio 1939 con la famiglia.

L'entrata dei reduci creò una complessa situazione politica e diplomatica. Le autorità francesi imposero una scelta ben precisa ai reduci antifascisti abili: tornare in Spagna o arruolarsi nella legione straniera.

Il numero dei rientri in Spagna oscillò, a seconda delle fonti, fra i 75 000 e i 280 000. Molti vennero massacrati al ritorno nella madrepatria, altri rimasero in prossimità del confine pirenaico per far la spola avanti ed indietro ed effettuare attacchi, allo stile commando, contro i fascisti franchisti ed i Carabineros.

Fra questi ultimi vi era anche Quito, lanarchico gentile, come ricorda Pino Cacucci nel suo libro I Ribelli. Era conosciuto con tale epiteto per la cortesia con cui trattava la gente comune durante le sue missioni. Alla fine morì in combattimento, ed il suo mitra venne conservato come "trofeo" in una stazione di Carabineros. A lui ed a molti come lui si sono forse ispirati gli autori del film E venne il giorno della vendetta. In generale il film, ispirato o meno ad un fatto vero, si riferisce alla guerriglia che si scatenò negli anni quaranta a cavallo dei Pirenei e nella zona della Sierra Nevada, Sierra Morena ed Asturie. Secondo il Ministero degli interni spagnolo la guerriglia, ufficialmente ignorata dal regime franchista, si articolò in 8 275 azioni da parte dei miliziani antifascisti che portarono all'uccisione di 500 militari e 10 ufficiali franchisti in gran parte appartenenti al corpo dei Carabineros. Più numerosi furono i caduti fra i guerriglieri antifascisti superando le 5 000 unità, con oltre 600 prigionieri passati per le armi, in gran parte senza processo o attraverso un processo sommario. La guerriglia si protrasse per oltre vent'anni dopo la Guerra di Spagna. Per motivi di equilibrio fra le grandi potenze, queste situazioni passarono sotto silenzio a livello internazionale così come passò sotto silenzio il regime franchista fino alla morte del dittatore ed alla svolta democratica del re di Spagna Juan Carlos I di Spagna. Di tradizioni antifasciste ed antifranchiste, suo padre fu esiliato da Franco e mai gli fu permesso di tornare in Spagna. Durante l'esodo dei miliziani antifascisti vi furono coloro, più fortunati, che erano riusciti a riparare in URSS. Fra questi ricordiamo Rubén Ruiz Ibárruri, figlio di Dolores Ibárruri, la "Pasionaria", caduto sul fronte di Stalingrado e dichiarato "Eroe dell'Unione Sovietica" e molti altri che, dopo aver raggiunto l'URSS, si arruolarono nell'Armata Rossa. Costoro combatterono con valore per contrastare l'invasione nazifascista e per dare il proprio contributo di sangue al vigoroso contrattacco sovietico che prese avvio nel 1943 all'indomani della vittoriosa difesa di Stalingrado. La via di Mosca era ovviamente preclusa ai reduci spagnoli antifascisti anarchici e di partiti comunisti non filo moscoviti. In totale, fonti attendibili, indicano in 50 00O i reduci antifascisti spagnoli che parteciparono, sotto diverse bandiere e formazioni, alla lotta contro il nazifascismo, percentuale non trascurabile (25%) su un totale di 200 000 ex-miliziani ancora abili alle armi.. In Francia giornalisti come Léon Daudet, dellAction Française, e Henri Béraud, del Gringoire, tentarono di attivare una campagna xenofoba contro i "rossi spagnoli", asserendo che il pane in Francia doveva andare ai francesi. In una situazione così difficile la Legione poté costituire non solo una scelta deliberata, ma una via di fuga per i reduci antifascisti, anche se famiglie di privati e organizzazioni di sinistra e cattoliche, con i loro uomini rappresentativi quali l'arcivescovo di Parigi, il presidente della Croce rossa francese, diversi premi Nobel e scrittori di fama si prodigarono per prestare aiuto ai reduci.

Vicende militari contro i nazifascisti

In quel periodo vi erano due legioni straniere, una spagnola, denominata Legione spagnola che giocò un ruolo molto importante nella guerra civile spagnola, schierandosi dal lato dei nazional-franchistiEssi trassero grande vantaggio dalla disciplina e dalla professionalità di queste truppe, formate in gran parte da militari mercenari di colore, chiamati anche El Tercio. Precedentemente la legione straniera spagnola era stata sconfitta da Abd el-Krim che fondò la "Repubblica confederata delle tribù del Rif", capitolata, nel 1926, a causa dell'intervento delle truppe francesi agli ordini di Philippe Pétain, poi a capo del governo collaborazionista di Vichy., mentre l'altra era la Legione straniera francese. Quest'ultima, come abbiamo già accennato, accoglierà invece un buon numero di Miliziani Antifascisti, provenienti soprattutto dalla Spagna e formerà anche dei reggimenti specifici agli ordini di Charles de Gaulle, che li utilizzerà contro i nazifascisti.