La Dacia fu una e più province dell'impero romano, che all'inizio nella sua forma più grande comprese territori dell'attuale Romania e parte dell'Ungheria.
Statuto
Fu costituita a partire dalla fine del 106 e gli inizi del 107 ed affidata ad un legatus Augusti pro praetore, da cui dipendevano due legati legionis e un procurator Augusti finanziario. Fra il 107 e il 108, Traiano cedette una parte del Banato agli Iazigi dopo averli sconfitti per mezzo del futuro successore Adriano, allora propretore della Pannonia Inferiore.
Probabilmente nel maggio del 118,Adriano entrò in Roma il 9 luglio. dopo aver sedato una rivolta sempre degli Iazigi e anche dei Rossolani scoppiata forse sul finire del 117, lo stesso Adriano cedette del tutto il Banato, così come la Valacchia, e divise la provincia in due parti: Dacia Superior e Dacia Inferior, comprendenti i territori della Transilvania e l'Oltenia.; Ronald Syme, Danubian Papers, capitolo V, "The first garrison of Trajan's Dacia", Londra 1971, pp. 96 e 102; Julio Rodríguez González, Historia de las legiones Romanas, Madrid, 2003, p.340. Il comando generale era affidato ad un governatore di rango senatorio, che avesse in precedenza ricoperto il ruolo di pretore che era anche legatus della Legio XIII Gemina. Vi erano, inoltre, un procurator finanziario nella Superiore e uno ducenario nella Inferiore. Nel 123, in seguito alla vittoria di nuovo contro gli stessi e anche i Daci cosiddetti Limitanei, creò la provincia di Dacia Porolissensis che affidò sempre a un procuratore di rango equestre.
Nel 157-158, Antonino Pio dopo la soppressione di una rivolta rinominò la Superiore come Apulensis e nella capitale Apulum spostò la sede del governatore provinciale, e la Inferiore Malvensis.
Sotto Marco Aurelio, la provincia fu unificata amministrativamente e militarmente, con il nome di Tres Daciae, ma divisa nelle tre già esistenti sotto-province: Dacia Porolissensis con capoluogo Porolissum; Dacia Apulensis con Apulum; e Dacia Malvensis con Malva. Il comando generale fu affidato a un Propretore da cui dipendevano due Legati e tre procuratori finanziari.; . Esse avevano tuttavia una capitale comune, Ulpia Traiana Sarmizegetusa, e un'unica assemblea che discuteva gli affari provinciali, comunicava le lagnanze dei malcontenti e calcolava la ripartizione delle tassazioni.
+ EVOLUZIONE DELLE PROVINCE DACICHE prima dellaconquista romana sarmati Iazigi Regno dei Daci dal 102 al 105 Banato inglobato nella Mesia Superior Regno dei Daci Valacchia inglobata nella Mesia Inferior dal 106-107/108 al 118 Dacia romana dal 118/123 al 157-158 Banato ai sarmati Iazigi (clientes) Dacia SuperiorDacia Porolissensis Dacia Inferior Valacchia ai sarmati Roxolani (clientes) dal 157-158 al 256 Banato ai sarmati Iazigi (clientes) Dacia Apulensis Dacia Porolissensis Dacia Malvensis Valacchia ai sarmati Roxolani (clientes) dal 256 al 271-274 Banato ai sarmati Iazigi Dacia Apulensis Tervingi? Dacia Malvensis Valacchia ai sarmati Roxolani
Storia
Preludio alla conquista romana (62 a.C- 89 d.C.)
Con l'arrivo del proconsole Gaio Antonio Ibrida nella provincia di Macedonia nel 62 a.C., l'esercito romano iniziò a scontrarsi per la prima volta con popolazioni daciche nel territorio della Mesia Inferiore e Superiore. Ibrida venne attaccato e sconfitto due volte durante questo periodo, prima dai Dardani in un luogo sconosciuto e poi nei pressi di Histria da una coalizione di popoli bastarni e sciti, che potrebbero essere stati sotto il comando del re dacico Burebista. Infatti, questi aveva assunto il comando di un esercito coalizzato di Bastarni, Sciti e Daci tra il 70 e il 60 a.C. e realizzò una vasta espansione del regno dei Daci, a nord fino al fiume Bug a Olbia Pontica, a sud nella Tracia, a est lungo il Mar Nero e ad ovest in Mesia e Pannonia. Durante la guerra civile tra Pompeo e Cesare, Pompeo cercò l'aiuto di Burebista, tuttavia, la battaglia di Farsalo pose fine a ogni possibilità di un'alleanza tra i due. Lo stesso Cesare aveva in programma di condurre una campagna contro la Dacia, tuttavia, sia Cesare che Burebista furono assassinati nel 44 a.C. e la stessa Dacia si frantumò poco dopo politicamente in diversi regni più piccoli. Successivamente i Daci ebbero un periodo di rinascita e maggiore unità politica sotto il regno di Decebalo. Infatti, dall'85 all'89, i Daci, comandati prima dal vecchio re Duras-Diurpaneus, e poi da Decebalo, combatterono due guerre contro i Romani. La guerra terminò nell'89, in seguito anche alla disfatta romana subita ad opera di Marcomanni e Quadi, in cui Domiziano fu costretto a stipulare un trattato di pace di dubbia utilità per l'Impero, ché se da un lato garantiva la sicurezza del confine danubiano, dall'altro prevedeva per i Romani l'invio di istruttori militari, artigiani e anche denaro. I Daci restarono quindi indipendenti e Decebalo ricevette il titolo di "re cliente di Roma".
La conquista della Dacia (101-106)
Per mettere fine allo scomodo potere a nord del Danubio, e forse anche per risanare le finanze dell'Impero romano con la cattura del famoso tesoro di Decebalo e delle sue miniere d'oro, Traiano decise di conquistare la Dacia, guadagnando così il controllo sulle miniere d'oro della Transilvania. Il risultato di questa prima campagna (101-102) fu l'assedio della capitale dacica Sarmizegetusa Regia e l'occupazione di parte del territorio. La seconda campagna (105-106) si concluse con il suicidio di Decebalo, e la conquista del territorio che avrebbe formato la provincia romana della Dacia Traiana. La storia della guerra fu scritta da Dione Cassio, ma molte informazioni sono deducibili dalle raffigurazioni scolpite sulla Colonna di Traiano a Roma. La colonizzazione in massa della provincia con cittadini romani fatti giungere da gran parte delle province danubiane,Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, VIII, 6, 2. permise all'impero di creare un saliente strategico all'interno del "mare barbarico" che si stendeva tra la piana ungherese del Tibisco ed i territori di Valacchia e Moldavia. Traiano era riuscito ad occupare questi ultimi territori ad est della Dacia che, però, alla sua morte furono abbandonati dal suo successore Adriano. Un errore strategico a cui non fu mai posto rimedio. Ciò avrebbe permesso di ridurre i confini imperiali, avanzando le unità militari sul basso Danubio fino al fiume Siret, con grande risparmio sulle economie militari dell'area.
La permanenza romana in Dacia, sebbene storicamente limitata a meno di due secoli (la provincia sarebbe stata infatti completamente abbandonata nel 271), lasciò un'impronta duratura sull'area, tanto che la lingua romena che si sarebbe sviluppata nei secoli successivi è rimasta, nonostante l'isolamento entro una regione europea successivamente slavizzata o magiarizzata, una lingua neolatina. E, non da ultimo, il moderno Stato che occupa il territorio dell'antica provincia, si chiama, non a caso, Romania.
La dominazione romana (107-256)
Il cuore del vecchio regno di Decebalo fu trasformato, insieme all'Oltenia occidentale ed al Banato, nella nuova provincia di Dacia,. con capitale la città di nuova fondazione di Colonia Ulpia Traiana Augusta Dacica Sarmizegetusa (probabilmente sul tracciato del vecchio campo militare. di Traiano).
Al contrario, buona parte della pianura della Valacchia (con l'installazione di alcuni forti di unità ausiliarie come a Piroboridava), della Muntenia e della Moldavia furono attribuite alla provincia di Mesia inferiore.Ioan Piso, Provincia Dacia, in Traiano ai confini dell'impero, a cura di Grigore Arbore Popescu, Milano 1998, p.125;Ioana A.Oltean, Dacia, landscape, colonisation, romanisation, New York 2007, p.55.
A causa della diminuzione della popolazione nel territorio conquistato, dovuta alle recenti guerre e conseguente alla migrazione di molti Daci a nord dei monti Carpazi e ad ovest nella piana del fiume Tibisco, vennero importati coloni per coltivare la terra e lavorare nelle miniere d'oro e di sale, tuttavia quest'ultime non di particolare importanza, a fianco alle popolazioni daciche. I coloni, oltre alle truppe legionarie, erano principalmente coloni romani di prima o seconda generazione provenienti dal Norico e dalla Pannonia, poi seguiti da altri coloni di Tracia, Mesia e Asia Minore.
I Romani costruirono forti per proteggersi dagli attacchi di Roxolani, Alani, Carpi, Iazigi, Buri, Vandali, Costoboci e Daci ancora liberi e costruirono tre grandi strade militari per unire le città principali.
Una quarta strada, successiva a Traiano, attraversava i Carpazi ed entrava in Transilvania dal passo di Turnu Roșu.
I Daci nei territori romani, adottarono la religione e la lingua dei conquistatori e l'attuale lingua rumena è una lingua neolatina confermando una precoce romanizzazione di questi territori.
La guerra in Dacia tornò d'attualità quando attorno alla seconda metà del II secolo, dalla regione della Slesia-Vistola mossero verso sud alcune delle popolazioni germaniche dei Vandali (Asdingi, Silingi e Lacringi), sospingendo i popoli che si trovavano a stretto contatto con l'impero romano, e che si affacciavano lungo limes danubiano e dacico, quali: Quadi, Marcomanni, Naristi, Iazigi, Daci liberi, Buri e Costoboci.Rémondon, pp. 53-55; Williams, p. 21. La guerra che ne seguì fu devastante e durò per circa un ventennio dal 166/167 al 188. Al termine della quale si ebbe un discreto periodo di pace almeno fino a Caracalla. Sembra, infatti, che nel 213 si parli in alcune iscrizioni di un interprete dace (provenienti da Brigetio), che sembrano conseguenti a possibili spedizioni punitive contro i Daci liberi del Banato, compresi tra la Pannonia inferiore ad occidente e la Dacia ad oriente.P. Oliva, Pannonia and the onset of crisis in the roman empire, Praga 1962, pp. 338, 355. E sempre a quest'anno sarebbero da attribuire anche due altre incursioni in Dacia e in Pannonia inferiore, lungo il tratto danubiano attorno ad Aquincum, ad opera di Carpi e Vandali.András Mócsy, Pannonia and Upper Moesia, Londra 1974, p. 198.
Ritiro romano (256-271)
Il possedimento romano della Dacia era molto precario. Infatti, si dice che già Adriano, conscio della difficoltà nel mantenerlo, avesse contemplato l'idea di abbandonarlo, e sia stato scoraggiato solo dalla grande quantità di coloni.
Da questo momento per circa un quarantennio la Dacia fu sconvolta da continue invasioni da parte dei barbari, anche a causa della forma dei suoi territori allungati, al di là del limes-danubiano, nell'immenso "mare barbarico" della Sarmazia. E fu così che nel 256 l'imperatore Gallieno fu costretto ad abbandonare buona parte dei territori del Nord delle Tre Dacie (vale a dire tutta la Dacia Porolissensis e parte della Dacia Superiore), in seguito ad una nuova invasione di Goti e Carpi. Una volta attraversata la catena montuosa dei Carpazi, gli invasori riuscirono infatti a cacciare i Romani dalla zona settentrionale, con la sola eccezione delle zone più meridionali e prossime al Danubio (ovvero le attuali regioni dell'Oltenia e della Transilvania). Questi eventi sono stati tramandati da un breve passo di Eutropio e confermati dai numerosi scavi archeologici della zona, che testimoniano una totale cessazione delle iscrizioni e delle monete romane nel nord del Paese a partire proprio dal 256.Mazzarino, p. 560; Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, 9, 8. È inoltre attestata la presenza di alcuni ufficiali delle legioni V Macedonica e XIII Gemina nei pressi di Poetovio, a conferma di un principio di "svuotamento" delle guarnigioni delle Tre Dacie a vantaggio della vicina Pannonia.cfr. interpretazione del Mocsy, p.209 e le seguenti iscrizioni: ; ; ; . Tuttavia la resistenza romana alle invasioni di Goti e Carpi nel sud della provincia fu celebrata l'anno successivo, quando a Gallieno fu attribuito l'appellativo di "Dacicus maximus".; ; ; IRT 927; Grant, p. 229; Mócsy, p. 205.