Il MuNDA - Museo nazionale d'Abruzzo (denominazione del museo dal 2015) è un museo statale italiano con sede all'Aquila. È ospitato nelle sale del Forte spagnolo sin dall'apertura nel 1951, storicamente in 41 sale, ma attualmente in dimensioni ridotte a seguito dei danni subiti dalla struttura durante il terremoto dell'Aquila del 2009. La collezione principale è stata spostata e resa accessibile nei locali dell'ex mattatoio dal 2015 al 2025, dopo la chiusura totale seguita al sisma del 2009.

È di proprietà del Ministero della cultura, che dal 2019 lo annovera tra gli istituti museali dotati di autonomia speciale.Cfr. DPCM 2 dicembre 2019, n. 169.

Storia Le origini del museo risalgono all'attività del professor Mario Chini, studioso del rinascimento aquilano. Nel capoluogo abruzzese, di concerto con il sindaco Vincenzo Camerini, egli fondò il Museo civico, presso un'ala restaurata di Palazzo Margherita, svolgendo inoltre un importante lavoro archivistico e bibliografico sull'arte locale. Un'altra sede successiva fu quella dell'ex monastero di Santa Maria dei Raccomandati, dell'ordine dei Celestini, lungo il corso Vittorio Emanuele, che dal 1861 aveva ospitato il Municipio, poi trasferito a palazzo Margherita.

Nel 1935 fu inoltre allestito in città il Museo diocesano d'arte sacra, smantellato nel 1942 e confluito nei depositi della Soprintendenza dei Beni Immateriali e Paesaggiatici per l'Abruzzo presso il Forte spagnolo nel 1966.

Nel 1951 dopo la guerra, il castello cinquecentesco aquilano fu scelto come nuova sede del Museo unitario, ospitando anche la collezione archeologica dell'ex museo civico Santa Maria dei Raccomandati, nonché lo scheletro del Mammut rinvenuto a Scoppito nel 1956.

Infatti prima di quest'anno, non esisteva una collezione unitaria di reperti archeologici, pittorici e scultorei di interesse, nei primi anni del Novecento presso l'ex monastero di Santa Maria dei Raccomandati in corso Vittorio Emanuele fu aperta una collezione archeologica, arricchitasi nel 1924 di reperti provenienti da Alba Fucens. Il museo nacque con lo scopo di istituire un museo civico aquilano unitario per rappresentare il patrimonio archeologico e medievale-rinascimentale-barocco abruzzese, con opere principali provenienti dall'Aquila e i centri attigui. Infatti numerose statue medievali, soprattutto Madonne, e affreschi parietali di monasteri, e sculture di palazzi privati, rischiavano la dispersione, o addirittura la distruzione, lo smembramento e la vendita sul mercato nero, come il caso della Madonna di Fossa, vandalizzata negli anni '60 e derubata di quasi tutti i pannelli istoriati del tabernacolo che la racchiudeva. Queste statue, conservate in monasteri isolati e a rischio, come la chiesa di Santa Maria del Ponte a Tione, o la Madonna di Lettopalena, vennero prelevate e catalogate per la sistemazione nel castello.

Il terremoto del 6 aprile 2009 ha inferto gravi danni al castello, il patrimonio è stato subito messo in sicurezza in appositi depositi, alcune statue per il crollo delle pareti all'interno del Castello hanno subito gravi danni, e alcune di esse sono ancora in fase di recupero, prima dell'allestimento definitivo, da inserire di nuovo nel castello, una volta restaurato. Parte del patrimonio del Museo è stata spostata nell'ex mattatoio comunale presso la fontana delle 99 cannelle, nel dicembre 2015, e comprende meno della metà di tutta la collezione.

Il 20 dicembre 2025, il Museo è tornato ad aprire nella sua sede storica, seppur temporaneamente in dimensioni ridotte in termini di sale espositive. https://www.laquilablog.it/finalmente-a-casa-munda-e-castello-cinquecentesco-camminano-di-nuovo-insieme/

Descrizione Sede del Forte spagnolo Al suo interno trovano posto anche un Auditorium e una Sala Conferenze.

Al piano terra, in due sale sono esposti reperti archeologici, tra cui molte steli funerarie, ma il più importante è l'Elephas meridionalis, i resti monumentali di un mammut, uno dei più grandi d'Italia (ritrovato nel 1954).

Al primo piano, in 10 sale, vi sono opere scultoree e pittoriche dalla fine del XII secolo alla fine del XV secolo. Da segnalare le opere di ignoti scultori e pittori, maestro di Beffi, Silvestro dell'Aquila, Saturnino Gatti e le delicate Madonne con Bambino.

Al secondo piano opere pittoriche, tessuti, oreficeria sacra dagli inizi del XVI secolo fino al Novecento. Opere di grande pregio, quali Nicola da Guardiagrele, Francesco da Montereale, Bartolomeo di Giovanni, Pompeo Cesura, Giovan Paolo Cardone, Giulio Cesare Bedeschini, il Maestro di Fossa. Tra le opere moderne, quelle di Teofilo Patini e Francesco Paolo Michetti.

Piano terra

Sala 1 - Mammuthus meridionalis All'interno della casamatta superiore del bastione est è esposto un grande scheletro di Mammuthus meridionalis. Fu ritrovato nel 1954 a Scoppito e fu portato qui l'anno dopo, quando fu istituito il museo.

Sale 2-3-4 - Donazione Emilio Greco

La donazione comprende sculture e dipinti dell'artista catanese Emilio Greco.

Sala 5 - Saletta dell'Ottocento

Nella sala sono esposti alcune opere della fine del XIX e inizi XX secolo, di noti artisti abruzzesi, tra cui: I morticelli (1880) di Francesco Paolo Michetti e il noto quadro La lavandaia (1888) di Pasquale Celommi.

Sale 6-7-8-9 - sezione archeologica

In queste sale sono esposte alcuni reperti (dall'età protostorica all'età romana) provenienti dall'antico territorio dei Vestini e, principalmente, dall'Aquila. Interessante la sala 8, la più grande, con reperti di età sannitica, e la sala 9, con reperti funerari di età romana.

Sala 10 - sala del Gonfalone A dare il nome alla sala è il grande gonfalone della città dell'Aquila realizzato da Giovan Paolo Cardone tra il1578 e il 1579 per la basilica di San Bernardino, da cui proviene. Al centro vi è il Cristo risorto (secondo lo schema di Michelangelo nella basilica di Santa Maria sopra Minerva a Roma) e ai lati un Angelo con la coppa del sangue e la Vergine Maria; sotto, la città dell'Aquila cinta da mura e retta dai suoi quattro santi protettori: san Massimo, san Bernardino da Siena, Celestino V e sant'Equizio.

Nei pennacchi, altri quattro santi, tra cui Giovanni da Capestrano; l'opera è firmata nella parte centrale del dipinto, in basso a sinistra: Jo Paulo Cardonus Aquilani (Giovanni Paolo Cardone aquilano). Nella sala vi è anche un modellino del castello del Settecento: ci si accorge che è cambiato poco o nulla dell'aspetto, anche se in questo modellino manca il portale d'ingresso, staccato dopo il terremoto del 1703 dalla chiesa delle Anime sante.

Sala 11 - scalone

Questo è lo scalone che porta al primo piano: vi sono esposti due affreschi del XV secolo, riconducibili allo stesso artista.

Primo piano Sala 12 - pittura e scultura del XIII secolo

Le opere della sala testimoniano i livelli artistici raggiunti dall'Abruzzo nel XIII secolo. L'unica opera pittorica presente è il Crocifisso da iconostasi, formato da due travi unite, mentre le pitture (eseguite alla metà del Duecento) sono opera di un artista locale, ma abbastanza aggiornato sulle correnti pittoriche del tempo. Le altre opere sono tutte sculture di Madonna con Bimbo, la cui produzione durò fino al XVI secolo con grandi esponenti come Saturnino Gatti e Silvestro dell'Aquila. Sono tutte datate alla fine del XIII secolo.

Sala 13 - gli stili bizantino e gotico-romanico in Abruzzo

Nella seconda metà del XIII secolo, l'arte abruzzese presenta varie differenze. La pittura resta fedelmente ancorata alla cosiddetta maniera greca (come la chiamava Giorgio Vasari): ne sono testimonianze le tre tavole dipinte, tutte raffiguranti la Madonna con Bambino, che provengono dalle chiese di Santa Maria a Graiano di San Pio (frazione di Fontecchio), Santa Maria in Pantanis a Montereale e San Pietro a Sivignano (frazione di Capitignano); esse hanno tutte la stessa impostazione frontale, con la Madonna seduta e il Bambino in braccio.

Di assoluto interesse è la Madonna con Bambino proveniente da Montereale, che viene chiamata Madonna del Latte perché sta allattando il piccolo Gesù: l'opera è sicuramente la più bella delle tre Madonne dipinte e colpisce soprattutto la ricchezza dei colori e la loro lucentezza; viene riconsegnata ogni 15 agosto al comune di Montereale per la processione. Un pittore in Abruzzo cerca di aggiornarsi sulle novità proposte da Cimabue e provenienti da Firenze: Gentile da Rocca. Egli, unico pittore abruzzese del Duecento di cui si conosca il nome di battesimo, nativo di un paese dell'Altopiano delle Rocche, realizzerà varie opere d'arte almeno fino al 1295: l'unica firmata e datata è, però, una Madonna del Latte (1283), proveniente dalla chiesa di Santa Maria ad Cryptas a Fossa. Essa, restaurata agli inizi del Novecento, si caratterizza per la brillantezza dei colori blu, rosso e verde e per i candidi colori degli incarnati. Ai lati vi sono dei rovinatissimi sportelli laterali con tracce di affreschi, che dovevano raccontare la vita della Madonna o di Cristo.

Nell'architettura e nella scultura persiste ancora il romanico, ma l'Abruzzo accoglierà il nuovo stile gotico filtrato dall'Umbria e dalla Napoli angioina: per questo, fino al 1290 circa, in Abruzzo si parlerà di "gotico-romanico".

Gli scultori abruzzesi cercano di aggiornarsi sulle nuove correnti artistiche e a testimoniare il rinnovamento sono ancora le Madonne con Bambino, tutte sedute in trono, opera di artisti locali ma di un certo livello, provenienti dalle chiese di Sant'Agostino a Penne, Santa Maria ab Extra a Villa di Mezzo (frazione di Barisciano) e dal municipio di Pizzoli. Di assoluto interesse è un'altra Madonna in trono con Bambino, la Madonna delle Concanelle, che come recita l'iscrizione sul piedistallo fu realizzata nel 1262 da Domenico Pace, uno dei pochi scultori del Duecento abruzzese di cui si sappia nome e l'unico di cui è certo anche il cognome.

L'opera, proveniente dalla chiesa di Santa Maria della Neve a Bugnara, è uno dei capisaldi della scultura medievale abruzzese e si distacca dagli altri esemplari esposti nella sala per una maggiore naturalezza e per una policromia più raffinata. Per ragioni di spazio, nella sala è esposta una scultura della fine del XII secolo, tra le più sorprendenti del museo: la Madonna di Monteplanizio, una splendida scultura in stile romanico che raffigura la Madonna in trono con Bambino. La scultura proviene dalla chiesa di San Nicola a Lettopalena, ma originariamente si trovava nell'abbazia di Santa Maria di Monteplanizio sempre nel Comune di Lettopalena. Recentemente restaurata, la Vergine presenta il volto bruciacchiato per via di un incendio divampato nell'abbazia; doveva avere una corona. Lo stile rimanda all'arte francese e la statua viene considerata opera di un artista italo-francese.

Sala 14 - pittura e scultura della prima metà del XIV secolo in Abruzzo