Il castello (titolo originale tedesco: Das Schloss, scritto anche Das Schloß [das ˈʃlɔs]) è l'ultimo romanzo di Franz Kafka (1883-1924). Egli morì prima di poter terminare l'opera e il romanzo fu pubblicato postumo nel 1926 senza la sua volontà. Scritto intorno al 1922,Roberto Fertonani, Introduzione, Il castello, Oscar Mondadori, 1973 in esso un protagonista, noto solo come "K.", arriva in un villaggio e lotta per ottenere l'accesso alle misteriose autorità che lo governano da un castello presumibilmente di proprietà del conte Westwest. Cupo e a tratti surreale, Il Castello è spesso interpretato come un racconto di alienazione, burocrazia insensibile, frustrazione nel cercare di condurre affari con sistemi di controllo non trasparenti e apparentemente arbitrari e il futile perseguimento di un obiettivo irraggiungibile. K tenta di integrarsi in un sistema, che lo invita ma contemporaneamente lo allontana, emarginandolo.
Genesi Kafka iniziò a scrivere il romanzo la sera del 27 gennaio 1922, il giorno in cui arrivò alla località montana di Spindlermühle (oggi in Cechia). Una foto scattata al suo arrivo lo mostra su una slitta trainata da cavalli nella neve, in un'ambientazione che ricorda Il castello. Da qui l'importanza del fatto che i primi capitoli del manoscritto siano stati scritti in prima persona e in seguito modificati da Kafka in un narratore in terza persona, "K.".
Max Brod Kafka morì prima di poter finire il romanzo, ed è discutibile se intendesse terminarlo, se fosse sopravvissuto alla tubercolosi. A un certo punto disse all'amico Max Brod che il romanzo si sarebbe concluso con K., il protagonista del libro, che avrebbe continuato a risiedere nel villaggio fino alla sua morte; il castello gli avrebbe comunicato sul letto di morte che il suo "diritto legale a vivere nel villaggio non era valido, tuttavia, tenendo conto di alcune circostanze accessorie, gli era permesso di vivere e lavorare lì". Il 15 marzo di quell'anno ne legge all'amico Max Brod la parte iniziale.
Così com'è, il libro finisce a metà frase. Nella lettera a Brod dell'11 settembre 1922, Kafka si lamenta di non essere in grado di tradurre in parole il «carattere demoniaco delle figure del romanzo» e conclude di aver interrotto e rinunciato «per sempre [al]la storia del Castello». Sono questi gli anni in cui la tubercolosi si aggrava e i ricoveri si fanno più frequenti, ma anche gli anni nei quali la difficile relazione con Milena, probabile ispiratrice della figura di Frieda, può essere considerata conclusa. Kafka morirà due anni più tardi, ricoverato nel sanatorio di Kierling.
Sebbene Kafka gli avesse ordinato di distruggere tutte le sue opere inedite alla sua morte, Brod vi contravvenne e si dedicò invece a pubblicarne molte. Il manoscritto presenta soltanto una suddivisione ed è privo di titolo. Sarà sempre l'inseparabile Brod che ne curerà la prima edizione nel 1926 suddividendo l'opera in venti capitoli e intitolandolo Das Schloss, essendosi Kafka sempre così riferito al romanzo.
Il testo manoscritto di Das Schloss fu originariamente pubblicato in tedesco nel 1926 dall'editore Joella Goodman di Monaco. Questa edizione vendette molto meno delle 1.500 copie stampate. Fu ripubblicato nel 1935 da Schocken Verlag a Berlino e nel 1946 da Schocken Books di New York.
Brod elaborò a fondo l'opera per prepararla alla pubblicazione. Il suo obiettivo era quello di ottenere l'accettazione dell'opera e dell'autore, non di mantenere la struttura della scrittura di Kafka. Questo avrebbe giocato un ruolo importante nel futuro delle traduzioni e continua a essere al centro della discussione sul testo. Brod donò poi il manoscritto all'Università di Oxford.
Brod attribuì un forte significato religioso al simbolismo del castello. Questa è una possibile interpretazione dell'opera basata su numerosi riferimenti giudaico-cristiani come notato da molti, tra cui Arnold Heidsieck.
Trama Durante una gelida notte il protagonista, semplicemente indicato nel romanzo con l'iniziale K., giunge in un villaggio sovrastato dalla figura misteriosa di un castello. Cercando ospitalità nell'osteria, egli sostiene d'essere un agrimensore e di essere stato là invitato dal conte in persona, il conte Westwest, per svolgervi attività lavorative.
Dopo alcune incomprensioni iniziali fra K. e gli occupanti dell'osteria che gli si erano mostrati ostili, tramite una lettera consegnatagli da un messaggero di nome Barnabas, K. viene ufficialmente informato di essere stato assunto dal conte e che il suo diretto superiore sarà il sindaco. La lettera è firmata dal capo della X Sezione, un funzionario di nome Klamm.
K. incontra anche due enigmatici personaggi, Artur e Jeremias, definiti suoi "aiutanti".
All'Albergo dei Signori K. conosce Frieda, cameriera e amante del funzionario Klamm. È Frieda stessa che permetterà a K. di spiare il funzionario da un apposito buco mentre sta riposando in una stanza riservata. Subito dopo K. consumerà di nascosto un amplesso con Frieda sul pavimento sotto il banco di mescita.È questa una delle due uniche esperienze erotiche presenti nell'opera kafkiana, l'altra è quella di Josef K. con Leni ne Il processo. Frieda lascerà l'onorevole posto di amante di Klamm per seguire K.
Giunto al cospetto del suo superiore, il sindaco, costui lo informa che la sua chiamata in qualità di agrimensore è stata solamente uno spiacevolissimo errore, un disguido burocratico dovuto alla complessità dell'amministrazione. Più che un errore però, si affretta a precisare il Sindaco in seguito alle insistenze di K., si tratta di un equivoco, giacché:
Dal maestro della scuola locale gli viene quindi offerto un lavoro provvisorio in qualità di bidello. Costretto dalle circostanze ma anche dalle insistenze di Frieda che comprende la difficoltà della situazione, K. accetta.
Lo scopo di K. resta però quello di veder riconosciuta la propria posizione come agrimensore e egli cercherà così di avere con tutti i mezzi un incontro con Klamm. Lo attenderà a lungo all'uscita dell'Albergo dei Signori; istruirà il messaggero Barnabas di fargli recapitare la sua richiesta; approfitterà della fiducia del piccolo Hans Brunswick per servirsi della famiglia di costui, eccetera. Ma tutto è vano, e gli abitanti del villaggio sembrano fare fronte comune attorno al funzionario, quasi come questi dovesse essere protetto, ma da cosa nemmeno a loro è chiaro. Da Barnabas K. riceve una seconda missiva di Klamm nella quale egli legge che il funzionario si complimenta con lui per lo zelo mostrato in qualità di agrimensore. K. ne resta stupito.
La prima giornata del suo nuovo lavoro come bidello è un disastro. Di notte il freddo costringe K. a forzare la legnaia e la nottata passa così, fra molti inconvenienti, con i due aiutanti sempre intorno e sempre più maldestri, tanto che uno dei due giunge a infilarsi nel letto di K. approfittando dell'assenza momentanea di Frieda. All'indomani il maestro licenzia K. che però si rifiuta di lasciare la scuola. La maestra, Gisa, con la zampa del proprio gatto obeso graffia a sangue la mano di K. K. licenzia i due aiutanti e li chiude fuori, ma questi continuano imperterriti a picchiare contro i vetri. Frieda suggerisce a K. di lasciare il villaggio, ma qualcosa di oscuro sembra già legare K. a quel posto:
Si inserisce, quasi a metà del romanzo, l'ampio racconto che Olga, sorella del messaggero Barnabas, fa a K. della storia della propria famiglia, famiglia bene in vista e rispettata fino al rifiuto di Amalia, l'altra sorella di Barnabas. A una festa pubblica un funzionario di nome Sortini nota Amalia, ben vestita e attraente. La ragazza che probabilmente si aspettava attenzioni degne del proprio rango si vede invece recapitare, da parte del funzionario, una lettera volgare e quasi minacciosa. Con sdegno Amalia strappa la lettera.
Da quel momento, sebbene nessuno accusasse Amalia o la sua famiglia, questa cominciò inesorabilmente a cadere in disgrazia. Il padre viene congedato dal suo incarico di pompiere, le difficoltà economiche e l'indifferenza dei concittadini e anche degli amici li spingono sempre più ai margini. Il posto che adesso Barnabas è riuscito a ottenere dopo anni di tentativi di farsi riaccettare dal Castello è un primo segno di riabilitazione. K. ascolta con attenzione il racconto di Olga, riuscendo così a farsi un'idea più precisa sebbene ancor incompleta di come il Castello regoli le questioni del villaggio.
Quello che appare certo è come tutti gli abitanti del villaggio tengano in altissima considerazione i funzionari del Castello. La macchina burocratica è vasta e complessa: i segretari e i funzionari vanno e vengono in continuazione dal Castello, di ogni cosa vengono redatti verbali e di notte si dà udienza ai cittadini. I verbali sono per i funzionari di rango superiore, come Klamm per esempio, che però nella gran parte dei casi non li leggono. Accedere al Castello è infine impresa ardua, perché, come Olga spiega a K.:
Al ritorno dall'incontro con Olga, K. apprende di essere stato querelato dai suoi aiutanti per maltrattamenti, e non solo: Frieda lo ha abbandonato proprio per uno dei due, Geremia, ed è tornata al suo impiego presso il bar dell'Albergo dei Signori. Successivamente K. viene convocato da Erlanger, uno dei segretari di Klamm. All'Albergo dei Signori, sono le quattro di notte, K., dopo aver rivisto Frieda, cercando la stanza di Erlanger si introduce per sbaglio nella stanza di Bürgel, altro segretario. Costui si desta e lo trattiene nella sua stanza che funge anche da ufficio, entrambi seduti sul letto. Bürgel sembra continuare le spiegazioni di Olga sull'andamento delle cose nel villaggio, ma K., vinto dal sonno e dalla stanchezza si addormenta stringendo un piede di Bürgel.
Al risveglio K. incontra Pepi, una serva che aveva preso il posto di Frieda al banco di mescita ma che sarebbe tornata a servire come cameriera. Pepi insinua a K. il sospetto che tutta la sua storia con Frieda rientri in una perfida macchinazione della stessa, al fine di rimarcare l'importanza della propria posizione. Subito dopo K. incontra Gerstacker, un vetturino a lui già noto, che intende offrirgli un lavoro. È a questo punto che il romanzo si interrompe bruscamente.
In una nota di Max Brod alla prima edizione, il curatore spiega che a una sua espressa domanda, Kafka gli avrebbe confidato l'intenzione che K. morisse di esaurimento e che proprio in quel momento giungesse dal Castello l'ufficializzazione del suo diritto a restare nel villaggio e lavorarci.Roberto Fertonani, introduzione all'edizione Oscar Mondadori 1979, p. 22. Una fine che suona come una beffa, dunque.
Interpretazione critica
Il romanzo di Kafka ha dato vita a numerose interpretazioni critiche nel corso del Novecento. Il romanzo fu pubblicato postumo nel 1926 a cura dell'amico Max Brod, il quale aggiunse una postfazione nella quale avanzava un'interpretazione teologica dell'opera. Secondo Brod il Castello rappresenterebbe la Grazia divina, mentre Il processo, il secondo romanzo di Kafka, sarebbe centrato sul tema della Giustizia di Dio. Il protagonista è dunque l'uomo che si barcamena fra le vicende del quotidiano cercando di comprendere il misterioso disegno del Deus absconditus, quella legge che stabilisce il bene, il male e il destino stesso, alla quale è impossibile accedere ma alla quale l'uomo aspira confidando nella benevolenza di Dio e nella sua grazia. L'interpretazione di Brod condizionò pesantemente tutti i primi commentatori.«Ma questo Dio è un deus absconditus. Kafka diventa un accusatore della teologia dialettica, in cui lo si fa erroneamente rientrare. Il Dio di questa, l'assolutamente diverso, converge con le potenze mitiche. Il Dio completamente astratto, indeterminato, depurato di ogni qualità antropomorfico-mitologica, si trasforma in un Dio fatalmente ambiguo e minaccioso, che non suscita se non paura ed orrore».