Castelgomberto (Castelgonberto in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vicenza in Veneto.
Geografia fisica
Origini del nome In assenza di documenti che attestino l'origine del nome, si può solo supporre che in un'epoca difficilmente identificabile sia stato signore del castello un certo Gumberto - forse Hubert - dal quale prese il nome il centro abitato che si sviluppò più tardi..
Storia
Preistoria Durante l'Età del bronzo (XXIV - X secolo a.C.) e l'Età del ferro (metà X secolo a.C. - metà I secolo a.C.) le aree pedemontane, dalle quali si potevano estrarre i minerali utili alla manifattura di oggetti, furono densamente abitate; il secondo periodo fu caratterizzato, oltre che dall'introduzione della metallurgia del ferro, dallo sviluppo della civiltà dei Veneti.
Anche a Castelgomberto, scavi archeologici eseguiti alla fine del Novecento hanno documentato la presenza di nuclei abitati sul monte Castello e sul colle di Santo Stefano. In quest'ultima località, in particolare, è stata portata alla luce la struttura dell'abitato, costituita da un terrapieno sostenuto da muri a secco, sul quale era disposta una massicciata costituita da brecciame calcareo del posto. Al di sopra del terreno così spianato si alzavano le capanne, probabilmente costituite da pareti in legno e travi intonacate con argilla negli interstizi e ricoperte da tetti di paglia o ramaglia; i focolari erano all'apertoArmando De Guio, L'insediamento di Castelgomberto nel quadro dell'occupazione protostorica del territorio vicentino, estr. da Archeologia Veneta, 1980..
Epoca romana Negli ultimi decenni del Novecento sono stati ritrovati nelle campagne di Castelgomberto, modesti reperti e frammenti di epoca romana, poi andati dispersi. È stata fatta l'ipotesi che alcune strade attraversassero questo territorio, mettendo in comunicazione la Valle dell'Agno con il passo di Priabona a nord e con il valico della Bocca ad est.
Sotto l'altare della chiesetta di San Fermo è stata ritrovata nel 1992 una stele funeraria romana con iscrizione latina, parte di un'ara dedicata ai Mani, sulla quale è incisa l'epigrafeL'epigrafe, tradotta in italiano, dice: "Agli Dei Mani. In ricordo di Vaternia Calpurnia Sabina, figlia di Caio, che visse un anno e cinque mesi, il padre Caio Vaternio Calpurnio Lucreziano, procuratore imperiale, dispose che fosse eretta". dedicata a un'infante, figlia del procuratore imperiale Caio Vaternio Calpurnio Lucreziano che, quasi certamente, ricopriva un ruolo di amministratore pubblico nella Valle dell'Agno ed aveva la sua villa di campagna in questa zona a sud di Castelgomberto.
La stele era già conosciuta sul finire del 1500 ma giudicata un falso. Negli anni trenta del Novecento la stele fu riscoperta ma nuovamente giudicata un falso. Solo nel 1992 fu presa in considerazione dati i ritrovamenti nelle vicinanze della chiesa e nel territorio di Castelgomberto avvenuti negli anni precedenti.
Medioevo Nel 1986, durante i lavori di scavo per la costruzione di un condominio nella periferia sud del capoluogo, sono venuti alla luce materiali in metallo e numerose ossa umaneLe armi e gli oggetti trovati sono ora depositati nel Museo Civico "Giuseppe Zannato" di Montecchio Maggiore., materiale che consente di ipotizzare l'esistenza di una piccola necropoli longobarda nella pianura alluvionale di Castelgomberto.
Dai documenti rimasti relativi alla zona di Castelgomberto si ha notizia di un castello in località Chiuse, dove nel medioevo esisteva un abitato che formava una villa a sé, ma che poi finì per essere assorbito civilmente ed ecclesiasticamente nell'unica villa di Castelgomberto. Questo castello — del quale rimangono alcuni resti delle poderose mura e qualche elemento strutturale — era situato sull'altura che anche oggi è chiamata Monte Castello, molto importante dal punto di vista strategico perché controllava le "chiuse", ossia il punto più stretto della Valle dell'Agno. Forse esisteva anche un altro antico castello sul colle di San Giorgio, anche questo in località Chiuse, riconoscibile ai tempi del MaccàGaetano Maccà, Storia del Territorio Vicentino, XIII, p. 96. per alcuni resti di grosse fondamenta, di cui si è però persa ogni traccia.
Sull'origine del castello di Chiuse manca ogni dato anche approssimativo; la località però si trovava all'inizio di una via che nei documenti veniva chiamata strada "ungarica"Come quella che saliva alla chiesa di Monteviale dove esisteva il castello dell'omonima villa., il che porterebbe a pensare che il toponimo facesse riferimento alle scorrerie degli Ungari nel X secolo. Se così fosse si potrebbe datare l'origine del castello di Chiuse – così come di quello di Monteviale – a tale epoca, costruiti per incastellare e difendere le rispettive chieseP. Meda, Castelgomberto - Le sue chiese e i suoi oratori - Notizie Storiche, Vicenza, 1935; Notizie storiche e leggendarie di Castelgomberto, Vicenza, 1935..
I documenti dimostrano che quello di Chiuse fu un castello vescovile: infatti viene citato in tutti i diplomi imperiali, a cominciare da quello di Ottone III nel 1000, fino a quello di Ottone IV nel 1200. In un atto d'investitura vescovile del 1288 e in un altro del 1306 si trova ricordato il castello, situato vicino a Chiuse in pertinentiis Clusarum … sub monte castri … in fratti castri … in contratti montis de castro de Clusis.. A parte queste e altre investiture di feudi decimali, della giurisdizione del feudo i vescovi investirono i Trissino.
Nella zona di Castelgomberto, durante il periodo medievale, oltre i Trissino che dominavano tutta la vallata dell'Agno, furono importanti due famiglie che presero il nome dalle località: i Da Chiuse e i Da Castelgomberto. I due centri abitati nel XIV secolo gradualmente si fusero; il nucleo urbanistico più antico si sviluppò in corrispondenza della Crosara e di via Villa.
Epoca moderna Durante il periodo della Serenissima, in zona furono edificate ville di famiglie signorili; la più prestigiosa, costruita in forme gotiche intorno alla metà del Quattrocento, fu la villa Trissino, radicalmente restaurata nel Settecento.
Tra il XVI ed il XVIII secolo lo sviluppo urbanistico si allargò alla parte settentrionale dell'attuale via Villa, significativamente chiamata nei documenti "Villa Nova", nuovo centro abitato. In questa zona nel 1666 venne completata villa Piovene, grandioso edificio progettato da Antonio Pizzocaro, in seguito chiamata villa Da Schio. Grande sviluppo ebbe anche via Bocca, mentre sorsero ovunque, nella campagna e nelle contrade, poderosi complessi rurali, alcuni di ottima fattura, appartenenti alle famiglie della vecchia nobiltà cittadina o alle famiglie locali emergenti.
Epoca contemporanea Nell'Ottocento ci fu un consistente aumento della popolazione, che però non modificò lo sviluppo urbanistico. Le mappe napoleoniche ed austriache riproducono sostanzialmente l'immagine dei secoli precedenti: contrade isolate sparse nella campagna, nelle valli e sulle colline, ed un centro borgato ricompreso tra la piazza, via Villa e via Bocca.
Nella prima guerra mondiale era attivo il Campo di aviazione di Castelgomberto.
Il grande sviluppo urbanistico, che gradualmente estese l'area a sud del centro abitato, ebbe inizio nel secondo dopoguerra.
Simboli Lo stemma è stato riconosciuto con D.P.C.M. del 3 settembre 1951.
Il gonfalone, concesso con D.P.R. del 26 ottobre 1952, è un drappo partito di bianco e di rosso riccamente ornato di ricami di argento.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (chiamato anche Duomo dei Santi Pietro e Paolo) è iniziata il 4 ottobre 1900, le difficoltà e gli eventi bellici ritardarono i lavori: la nuova chiesa fu quindi consacrata il 21 agosto 1920. All'interno sono conservati pregevoli dipinti del Cinquecento e del Seicento. Oltre all'altare maggiore vi sono ai lati della navata 5 altari barocchi e il fonte battesimale. Il vero gioiello marmoreo è l'antico altare di Santa Cecilia realizzato a Venezia per la cattedrale di Treviso; venne rifiutato dai committenti e quindi acquistato dai nobili Piovene che ne fecero dono alla comunità. Reperti quali lapidi, portali, frontoni, tabernacoli del Quattrocento provenienti da un'altra chiesa distrutta nel 1876 adornano il duomo. I restauri degli anni novanta del Novecento hanno riportato le pietre alla bellezza originaria.
La "Campanella" è il vecchio campanile, situato nella piazza comunale, tutto ciò che rimane della chiesa di Santa Cecilia, smontata nel 1950 e riassemblata nell'unica frazione di Valle. Così la piazza ha la singolarità di due campanili. Non se ne conosce l'epoca di costruzione, ma la torre originaria risale probabilmente al XV secolo. Nel XVII secolo il campanile fu innalzato e strutturato nella pregevole forma con cui si presenta ora. Ospita una campanaDina Tamiozzo, Il campanile della Chiesa di Santa Cecilia di Castelgomberto: immagini, documenti e testimonianze di un simbolo, Castelgomberto, 1992.. Chiesa di San Fermo e Rustico è la chiesa che possiede una delle più antiche documentazioni scritte: in una pergamena del 1191 appare come centro di una comunità di penitenti laici. Era proprietà del monastero veronese di Santa Maria in Organo e tale rimase fino alla soppressione napoleonica del 1810.Dedicata fin dalle origini ai santi Fermo e Rustico, vide nascere e poi svilupparsi anche i culti di san Bovo e della Madonna. Il piccolo edificio medievale mutò radicalmente aspetto all'inizio del Settecento, quando venne ingrandito e ristrutturato. Al suo interno sono conservate due tele rappresentanti i Santi Lorenzo, Cristoforo e Bovo. I restauri degli anni novanta hanno portato alla scoperta sotto un altare di una lapide con l'epigrafe di una bambina di epoca romana, figlia di un funzionario che aveva una domus poco distante. Sono anche visibili le tracce che i soldati napoleonici lasciarono quando occuparono la chiesaSilvano Fornasa, La chiesa campestre di S. Fermo nella storia di Castelgomberto, Castelgomberto, 1994..
Chiesa di San Giorgio e Valentino posta sopra il colle omonimo, si potrebbe ipotizzare un'origine di chiesa esaugurale longobarda, ma è un'ipotesi non dimostrata. È menzionata per la prima volta in una investitura vescovile del 1288, quando recava solo il titolo di San Giorgio. Più volte rimaneggiata, vide un radicale restauro nel 1739 e nell'occasione assunse anche il titolo di San Valentino, invocato per la guarigione delle febbri. Fu ridotta alle forme attuali a metà dell'Ottocento e per molto tempo fu custodita da un laico che dimorava presso la chiesa stessa. Nei primi anni del Novecento la chiesa e lo spazio antistante svolsero la funzione di lazzareto per gli ammalati di febbre spagnola; si conserva ancora, a lato dell'edificio sacro, un'autoclave per la sterilizzazione degli indumenti. Chiesa di Santo Stefano Si presume che la chiesa sia coeva al castello dei Da Castelgomberto che sorgeva sul colle omonimo (secoli XI-XII). È nominata per la prima volta in un documento del 1233. Era fin dalle origini dotata di beni propri e risulta officiata da un sacerdote già nei primissimi anni del Trecento. Questi due elementi, le proprietà fondiarie e la presenza di un rettore, danno corpo e peso alle generiche affermazioni che Santo Stefano fosse un priorato. Restaurata alla fine dell'Ottocento è ben conservata; pregevole l'altare settecentesco. Chiesetta di San Gaetano Eretta nel 1670, è a due navate e in origine il titolo principale era di Sant'Antonio da Padova cui era dedicato l'altare maggiore. L'altare della navata secondaria era dedicato a San Gaetano Thiene che, con il tempo, divenne il titolare della chiesetta. Intorno alla metà dell'Ottocento fu aggiunto il pregevole atrio quadrato con colonne, aperto su due lati. Subì un radicale restauro nel 1932, tuttora è ben conservata