Per musica antica si intende generalmente la musica colta composta in Europa tra il Medioevo ed il Rinascimento; frequentemente, soprattutto nell'area anglosassone (dove il concetto di early music è nato), si include in questo termine anche la musica del XVII secolo e della prima metà del XVIII.Fino a pochi anni fa l'inclusione della musica barocca nella "musica antica" era convenzione pressoché universale, ma oggi si tende, particolarmente nel mercato discografico, a distinguere i due "generi". La "musica antica", tuttavia, non è una categoria storico-musicale, dato che copre un arco di secoli non ben definito, e una produzione molto vasta ed eterogenea: si è inteso con questo nome, a partire dalla seconda metà del XX secolo, l'insieme delle musiche di cui si era interrotta da secoli la tradizione esecutiva.

Ciò che ha inizialmente distinto la "musica antica" nell'ambito della "musica classica" (in senso lato) è quindi il fatto che la sua esecuzione moderna si basa sull'impiego di strumenti musicali "storici" e su una ricerca musicologica che attinge direttamente alle fonti originali. Negli ultimi anni, essendosi succedute diverse generazioni di musicisti nella riscoperta della musica antica, anche per questa si può parlare ormai di una "tradizione esecutiva" (seppure non risalente all'epoca delle composizioni), oggetto di insegnamento nelle normali sedi accademiche; tuttavia, la formazione e l'approccio interpretativo dei musicisti specializzati in musica antica presentano tuttora molti elementi distintivi, che risultano evidenti nelle loro esecuzioni.

La riscoperta della musica antica La riscoperta del repertorio barocco e pre-barocco ha sporadici ma significativi precedenti nel XIX secolo e anche nel secolo precedente. Già nel 1726 fu costituita a Londra la Academy of Ancient Music, con lo scopo di coltivare lo studio del repertorio polifonico del XVI secolo. La stessa Accademia assicurò il mantenimento in repertorio delle opere dei maggiori compositori barocchi (in primo luogo Händel, ma anche Corelli, Pepusch e Pergolesi). Nel 1829 ebbe luogo a Berlino la celebre esecuzione della Passione secondo Matteo di Bach, sotto la direzione di Felix Mendelssohn. Tuttavia, nel riportare in vita partiture risalenti a cent'anni prima, non fu seguito un approccio "filologico":

Nell'ambito della musica liturgica, la benedettina Abbazia di Solesmes diede inizio attorno al 1840 ad un'opera sistematica di riforma della tradizione esecutiva del canto gregoriano, con la volontà di riportarlo alla sua originale dimensione di canto monodico non misurato, in contrasto con la pratica, affermatasi già a partire dal XVI secolo, di eseguire i canti liturgici secondo una rigida scansione ritmica e con l'accompagnamento di un basso continuo.

La ricostruzione della prassi esecutiva storica è invece l'elemento caratteristico del movimento iniziato verso il 1890 da Arnold Dolmetsch, a Londra. Il saggio di Dolmetsch The Interpretation of the Music of the XVII and XVIII Centuries(1915) si può considerare l'atto di avvio del movimento dell'early music nel XX secolo. Oltre allo studio interpretativo e stilistico, nell'opera pionieristica di Dolmetsch ebbe largo spazio la ricostruzione degli strumenti barocchi, in particolare la riscoperta del flauto dolce e della viola da gamba. Allo stesso Dolmetsch si deve l'introduzione del concetto di authenticityFedeltà storica. che è stato per lungo tempo la parola-chiave per i cultori della musica antica. Questo concetto, che implicitamente bollava come "infedele" la lettura del repertorio barocco da parte delle orchestre e dei solisti formati nel solco della tradizione ottocentesca, sollevò fin da quegli anni vivaci polemiche. Di fatto, proprio l'approfondimento delle conoscenze storiche ha spesso mostrato i limiti di validità di alcuni dei paradigmi inizialmente formulati in nome dell'autenticità. Per quanto utopistica ed elitaria, tuttavia, proprio la forte contrapposizione alla prassi di impronta tardo-romantica ha potenziato l'impatto innovativo del movimento dell'early music.

Negli stessi anni, Wanda Landowska riproponeva per la prima volta l'esecuzione sul clavicembalo delle opere del XVIII secolo (in particolare le Variazioni Goldberg di Bach). La stessa Landowska scrisse nel 1909 il trattato Musique ancienneWanda Landowska, Musique ancienne (1925), ried. Parigi 1996, e fondò in Francia nel 1925 una École de Musique Ancienne; la guerra la costrinse ad abbandonare nel 1940 la scuola, e successivamente a trasferirsi negli Stati Uniti. Le scelte stilistiche e tecnicheI clavicembali usati da Wanda Landowska erano stati espressamente costruiti dalla ditta Pleyel seguendo le sue indicazioni, ed erano piuttosto lontani dall'essere riproduzioni fedeli degli strumenti del XVIII secolo. di Wanda Landowska furono caratterizzate da una grande libertà interpretativaLionel Salter, voce Wanda Landowska sul New Grove Dictionary of Music and Musicians e da una significativa contiguità con la rilettura e appropriazione del repertorio antico da parte della corrente neoclassicista del primo novecento.

Il primo centro di insegnamento e ricerca consacrato alla musica antica, secondo il nuovo spirito "filologico", fu la Schola Cantorum Basiliensis, fondata nel 1933 da Paul Sacher e dal violista August Wenzinger. Nel 1946 fu fondata in Inghilterra la Galpin Society, dedicata allo studio e alla ricostruzione degli strumenti antichi.Il nome della Galpin Society fu scelto in onore del canonico Francis W. Galpin (1858-1945), collezionista, catalogatore e studioso di strumenti antichi.

Il concetto di «esecuzione storicamente informata» Dopo la seconda guerra mondiale, e segnatamente negli anni sessanta-settanta, la riscoperta della musica antica interessò, oltre all'Inghilterra (con le figure dominanti di Alfred Deller, Christopher Hogwood, John Eliot Gardiner, Trevor Pinnock e David Munrow) e all'America (con William Christie), soprattutto l'area belga-olandese (con Gustav Leonhardt, Ton Koopman, Frans Brüggen e Anner Bijlsma nei Paesi Bassi, e René Jacobs, Philippe Herreweghe e i tre fratelli Sigiswald, Wieland e Barthold Kuijken nelle Fiandre belghe) e l'Austria (con Nikolaus Harnoncourt e René Clemencic). Contributi significativi alla riscoperta della musica medievale vennero inoltre da Konrad Ruhland, Andrea von Ramm, Thomas Binkley, Paul Hillier e altri. Nel campo della musica vocale emersero negli stessi anni i primi cantanti specializzati nel repertorio antico: fra questi, oltre ad Alfred Deller, i controtenori Paul Esswood e James Bowman, il tenore Nigel Rogers e il soprano Emma Kirkby.

In quei decenni, lo "stato dell'arte" nel campo delle ricerche dalla prassi esecutiva storica trovò espressione nel manuale di Robert Donington A Performer's Guide to Baroque Music, che faceva seguito al più voluminoso The Interpretation of Early Music dello stesso autore. Fra gli esempi più illustri e influenti di esecuzioni "con strumenti antichi" di quegli anni si possono annoverare l'incisione integrale delle cantate di BachNell'integrale delle cantate di Bach diretta da Leonhardt e Harnoncourt, tra l'altro, furono impiegate voci bianche (membri del Tölzer Knabenchor, dei Wiener Sängeknaben e dello Knabenchor Hannover) anche per i ruoli di soprano solista. realizzata fra il 1971 e il 1990 dai direttori d'orchestra Nikolaus Harnoncourt e Gustav Leonhardt, e l'incisione dei concerti dell'op. 8 Il Cimento dell'Armonia e dell'Inventione di Antonio Vivaldi da parte del Concentus Musicus Wien diretto da Harnoncourt (1977)L'interpretazione del Concentus Musicus Wien "con strumenti antichi" delle celebri Quattro stagioni di Vivaldi ebbe un impatto enorme, in considerazione della vasta popolarità di cui i concerti vivaldiani godevano fin dagli anni '30.. Nel 1973 fu fondata la rivista Early Music, pubblicata dalla Oxford University Press, tuttora considerata la più autorevole del settore e che, fin dai suoi esordi, è stata un punto di riferimento tanto per i musicologi quanto per gli esecutori.

Nel corso degli anni ottanta e novanta si sono moltiplicati progressivamente in tutta Europa, negli Stati Uniti d'America e in Giappone i complessi vocali e strumentali specializzati nei vari aspetti di questo vasto ambito musicale, sono nate riviste specializzate, festival e stagioni concertistiche, e un mercato discografico specifico. Le conoscenze in campo interpretativo, organologico e tecnico si sono notevolmente accresciute, permettendo di archiviare la fase pionieristica in cui qualunque cosa veniva eseguita con flauto dolce, clavicembalo e viola da gamba. Il concetto di esecuzione storicamente consapevole ha preso il posto di quello di autenticità, ed è stato applicato anche al repertorio classico e romantico. Diversi interpreti hanno esplorato nelle loro esecuzioni i rapporti fra la musica medievale europea e tradizioni musicali di origine extra-europea, particolarmente la musica arabo-andalusaLe prime intuizioni in questo senso risalgono agli anni '60, ad opera dello Studio der Frühen Musik diretto da Thomas Binkley; sono anche state proposte suggestive commistioni fra musica antica e musica contemporaneaGrande successo ha riscosso la collaborazione del sassofonista jazz Jan Garbarek con l'Hilliard Ensemble nella produzione Officium del 1993.

Rispetto agli "anni ruggenti" (settanta-ottanta) si osserva oggi un cospicuo innalzamento del livello professionistico medio in questo repertorio, ma parallelamente si osserva una riduzione - fin quasi alla scomparsa - della pratica amatoriale della musica antica, che era stato un elemento caratterizzante del movimento fin dai tempi di Dolmetsch.

Notazione ed esecuzione Secondo Margaret Bent (1998), la notazione della "musica antica":

La notazione musicale moderna (stabilizzatasi nel XIX secolo) fornisce un'indicazione precisa dell'altezza e della durata delle note, della misura della battuta, della velocità a cui deve essere eseguita la musica, degli strumenti a cui è destinata, e - nel caso della musica vocale - della corrispondenza fra note e sillabe del testo. Per quanto l'interpretazione del singolo esecutore abbia comunque un certo margine per quanto riguarda gli effetti dinamici (che sono indicati, ma solo qualitativamente) e di fraseggio, i brani scritti secondo queste convenzioni di notazione lasciano poche incertezze in merito all'effetto musicale inteso dal compositore.

Se si considera la musica scritta nei secoli precedenti, viceversa, le fonti originali manoscritte riportano meno indicazioni quantitative.

Le fonti più antiche, per quanto riguarda la musica europea occidentale di epoca medievale (a partire dall'VIII secolo), usavano notazioni neumatiche di tipo adiastematicoCon note musicali scritte in campo aperto, cioè senza righi, e quindi senza l'indicazione dell'altezza del suono., di cui la notazione sangallese e quella metense sono le più rappresentative. Queste notazioni non volevano fornire informazioni sull'altezza dei suoni o sugli intervalli, visto che la melodia veniva tramandata mnemonicamente da maestro a discepolo, ma offrivano precise e dettagliate indicazioni ritmiche. Oggi, la ricostruzione e l'esecuzione di queste musiche richiede competenze musicologiche e paleografiche molto specifiche e approfondite, e si basa in larga misura sul confronto fra diverse fonti coeve e con fonti posteriori, che tuttavia lasciano ampio spazio a interpretazioni anche divergenti. Nelle moderne edizioni di canto gregoriano, come nel Graduale Triplex, queste notazioni vengono riproposte per una comparazione sinottica.