Si formò a Bologna e Roma, e in questa città sviluppò gran parte della sua carriera, grazie anche alla protezione di grandi mecenati aristocratici ed ecclesiastici. Sebbene la sua intera produzione sia limitata a sole sei raccolte di opere pubblicate - cinque delle quali di sonate in trio o solo e una di concerti grossi - ottenne grande fama e successo in tutta Europa, cristallizzando inoltre modelli di ampia influenza. Come violinista fu considerato uno dei più grandi virtuosi della sua generazione; contribuì, grazie allo sviluppo di moderne tecniche esecutive e ai suoi molti discepoli disseminati in tutta Europa, a collocare il violino tra gli strumenti solistici più prestigiosi.

La sua scrittura fu ammirata per l'equilibrio, la raffinatezza, le armonie sontuose e originali, per la ricchezza delle trame, per l'effetto maestoso della teatralità e per la sua polifonia chiara e melodiosa, qualità considerate una perfetta espressione degli ideali classici, che esplicitano al meglio i caratteri della musica italiana del primo barocco, influenzata dalla nascita della scienza e dagli intenti razionali della controriforma. La scrittura di Corelli, inoltre, impiega spesso risorse tipiche della scuola barocca, come l'esplorazione dei contrasti dinamici ed espressivi, temperate da un grande senso di moderazione. Corelli fu il primo ad applicare integralmente, con uno scopo espressivo e strutturante, il nuovo sistema tonale da poco consolidatosi, dopo almeno duecento anni di sperimentazioni.

Il primato di Corelli fu riconosciuto già dai suoi contemporanei in Italia e all'estero in modo esplicito, come fece François Couperin dedicandogli il suo «Le Parnasse, ou l’Apothéose de Corelli» Grande sonata in trio per due violini e basso continuo, o implicitamente, come Haendel che, ad esempio, si rifece al grande maestro nell'elaborare la struttura armonica e la melodia di molte sue opere, come diverse sonate per violino e basso continuo (ad es. la Sonata in Sol, HWV358, una versione semplificata delle 12 sonate per violino di Corelli (op. 5, Roma 1700)).

Personaggio dominante nella vita musicale romana fino ai suoi ultimi anni e molto apprezzato a livello internazionale, fu conteso da molte corti e ammesso nella più prestigiosa società artistica e intellettuale del tempo, l'Accademia dell'Arcadia. Noto ai suoi tempi come «il nuovo Orfeo», «il principe dei musicisti» e altri aggettivi simili, attorno alla sua figura si creò un'aura leggendaria e la sua fama sopravvisse dopo la sua morte. Ancora oggi le sue opere sono oggetto di una voluminosa bibliografia critica e le sue sonate sono ancora ampiamente utilizzate nelle accademie musicali, come materiale didattico oltre che come brani capaci di affermarsi nell'odierno repertorio concertistico. La sua posizione nella storia della musica occidentale è considerata cruciale, venendo riconosciuto come uno dei massimi maestri del suo tempo (il periodo a cavallo fra il XVII e il XVIII secolo), oltre che come uno dei primi e più grandi classicisti.

Biografia Origine e primi anni Arcangelo Corelli nacque il 17 febbraio 1653 a Fusignano, allora parte dello Stato Pontificio, quinto figlio di Arcangelo Corelli e di Santa Raffini. Suo padre morì poco più di un mese prima della sua nascita. Antiche biografie hanno costruito per la sua famiglia illustri genealogie risalenti addirittura al romano Coriolano e ai potenti patrizi veneti Correr, ma mancano di fondamento. Tuttavia sono documentati a Fusignano fin dal 1506, dove entrarono nel patriziato rurale, arrivando ad acquisire ricchezza e notevole estensione fondiaria. La sua famiglia fu turbolenta e orgogliosa, e per lungo tempo contese con i Calcagnini l'investitura del feudo di Fusignano, che l'altro tenne, senza ottenerlo.

La tradizione dice che la sua vocazione musicale si è rivelata molto presto, quando ha sentito un prete violinista, ma l'idea che avrebbe seguito la musica come professione non era nei piani della famiglia. I Corelli avevano già prodotto diversi giuristi, matematici e persino poeti, ma nessun musicista. Quest'arte era coltivata dalle élite del suo tempo più come hobby e piacere da dilettanti e segnalava una raffinata educazione e gusto, ma i professionisti appartenevano alle classi inferiori e non godevano di grande prestigio sociale. In questo modo la madre vedova gli permise di ricevere i rudimenti dell'arte, con maestri il cui nome non ha memoria, purché non abbandonasse l'educazione formale prevista per un aristocratico, che iniziò a ricevere a Lugo e poi a Faenza.

Periodo bolognese

All'età di tredici anni si trova a Bologna, dove si definisce la sua vocazione, decidendo di dedicarsi completamente alla musica. Non si sa cosa apprese a Lugo e Faenza, ma secondo la testimonianza del dotto padre Martini, fino a quel momento la sua conoscenza della musica era mediocre. A Bologna entrò in contatto con maestri famosi, tra cui Giovanni Benvenuti e Leonardo Brugnoli, e forse anche Giovanni Battista Bassani, e cominciò a manifestarsi la sua predilezione per il violino. I suoi progressi nello studio dello strumento furono così rapidi che solo quattro anni dopo, nel 1670, fu ammesso alla prestigiosa Accademia Filarmonica, una delle più selettive d'Italia, anche se la sua origine patrizia potrebbe aver avuto qualche influenza sulla scelta. Non si sa fino a che punto la scelta degli insegnanti fosse intenzionale o semplicemente il prodotto di circostanze, ma a giudicare da un'osservazione lasciata nel 1679, essi sembravano i migliori insegnanti disponibili in città, non essendoci altri che potessero offrire un'istruzione più raffinata, anche se limitata ad alcuni aspetti dell'arte. In ogni caso, i suoi maestri lo avvicinarono a una nuova corrente che poneva maggiore enfasi sulla brillantezza nell'esecuzione, a scapito delle tradizioni della vecchia scuola contrappuntistica, in cui gli strumenti avevano un peso più o meno simile negli ensemble. Infatti, nella sua maturità Corelli sarebbe stato uno dei grandi fautori della rapida ascesa del violino come strumento solista e capace di mostrare il virtuosismo degli interpreti. Lo stile che si consolidò in questa prima fase mostra una particolare influenza del Brugnoli, la cui capacità di esecuzione fu definita dal Martini originale e meravigliosa, essendo anche eccellente nell'improvvisazione.

Al periodo bolognese può essere attribuita solo una sonata per tromba, due violini e basso continuo, e una sonata per violino e basso, che furono pubblicate solo anni dopo. Consapevole della sua precaria formazione contrappuntistica, giunse a Roma per perfezionarsi nello studio composizione, sotto la guida di Matteo Simonelli, noto come il "Palestrina del Seicento", ma la data del suo trasferimento è incerta. Potrebbe essere arrivato lì già nel 1671, ma la sua presenza è documentata solo dal 1675 in poi. Le notizie sulla sua vita che intercorrono in questo intervallo di tempo scarseggiano. Un viaggio a Parigi, dove sarebbe entrato in contatto con il famoso Lully suscitandone l'invidia, è ormai considerato parte dell'aneddotica che si è formato intorno alla sua figura a seguito della sua fama. Le biografie più antiche riferiscono anche di viaggi a Monaco, Heidelberg, Ansbach, Düsseldorf e Hannover, liquidati però dalla moderna storiografia come improbabili.

Roma: maturità e consacrazione

Simonelli fu un classicista ed esperto contrappuntista ed esercitò un'importante influenza sulla sua maturità di compositore e sullo sviluppo dello stile compositivo che lo avrebbe reso famoso, che si discostava dal semplice virtuosismo ereditato dalla scuola bolognese, mostrando un notevole equilibrio tra brillantezza strumentale e una più equa distribuzione dei ruoli tra le voci dell'orchestra, che si sarebbe rivelata magistralmente nei suoi dodici concerti grossi.

La prima documentazione della sua presenza a Roma è del 31 marzo 1675, che lo attesta fra i violinisti nell'esecuzione di un gruppo di oratori nella Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, tra cui il San Giovanni Battista di Alessandro Stradella. Il 25 agosto fu inserito nella lista degli esecutori per le celebrazioni della festa di San Luigi svoltasi presso la Chiesa di San Luigi dei Francesi, alla presenza della nobiltà e del corpo diplomatico. Tra il 1676 e il 1678 è documentato come secondo violino nella stessa Chiesa. Il 6 gennaio 1678 fu primo violino e direttore dell'orchestra che presentò l'opera Dov'è amore è pietà, di Bernardo Pasquini, all'inaugurazione del Teatro Capranica. Questa performance rappresentò la sua consacrazione nel mondo musicale romano. Divenne primo violino dell'Orchestra di San Luigi e nel 1679 entrò al servizio dell'ex regina Cristina di Svezia, che si era stabilita a Roma.

Nel 1680 completò e presentò pubblicamente la sua prima raccolta organizzata di opere, stampata nel 1681: Sonate à tre, doi Violini, e Violone, o Arcileuto, col Basso per l'Organo, che dedicò a Cristina di Svezia. In questa raccolta, il suo stile mostrato sin da subito segni di maturità. Gli anni successivi vedranno apparire una serie relativamente piccola ma regolare di opere. Nel 1685 venne alla luce la sua Opera Seconda, composta da dodici sonate da camera, nel 1689 la raccolta di dodici sonate da chiesa, nel 1694 un'altra serie di dodici sonate da camera, nel 1700 le sue dodici sonate per violino e basso, culminate nel 1714 con la sua Opera Sesta, la serie di dodici concerti grossi, pubblicata postuma.

Durante questo periodo il suo prestigio crebbe, diventando noto a livello internazionale come direttore d'orchestra, compositore e virtuoso del violino, e le sue opere furono ristampate in molte città europee suscitando comune ammirazione. Dall'agosto 1682 al 1709 fu sempre a capo dell'orchestra di San Luigi. Nel 1684 lasciò la corte di Cristina, per motivi economici, e si mise al servizio del cardinale Benedetto Pamphili, che nel 1687 lo nominò suo maestro di musica e ne sarebbe stato amico e grande mecenate. Nello stesso anno viene annoverato tra i membri della prestigiosa Congregazione dei Virtuosi di Santa Cecilia al Pantheon. In questo periodo iniziò a tenere lezioni private, in particolare a Matteo Fornari, che sarebbe stato anche un fedele segretario e aiutante per il resto della sua vita. Nel 1687 organizzò un grande concerto in onore del re Giacomo II d'Inghilterra in occasione dell'ambasciata inviata a Innocenzo XI, dirigendo un'orchestra di 150 musicisti. Grazie all'intervento di Pamphili, Corelli divenne direttore della musica alla corte del cardinale Pietro Ottoboni, nipote di papa Alessandro VIII. Ottoboni fu persona di grande influenza nel mondo cattolico e si dedicò a un intenso mecenatismo, e nel cui palazzo lo stesso Corelli andò ad abitare. La sua amicizia si estenderà alla famiglia Corelli, accogliendo alla sua corte i fratelli Ippolito, Domenico e Giacinto. Lì il compositore avrebbe avuto completa libertà d'azione, senza le pressioni che gli altri musicisti subivano dai loro potenti padroni.

A parte l'opulenza di queste corti, la sua vita personale fu modesta e discreta, concedendosi solo il lusso di acquisire una collezione di dipinti. La vita romana di Corelli trascorse in un susseguirsi di successi artistici e personali, conteso da varie corti e venendo considerato il più grande musicista del suo tempo. A coronamento della sua carriera, nel 1706 fu ammesso all'Accademia dell'Arcadia, massima onorificenza per un artista dell'epoca, dove adottò il nome simbolico di Arcomelo Erimanteo. Pamphili tornò da Bologna tra il 1704 e il 1705, richiedendo al musicista diverse esibizioni, e da questo momento in poi iniziò anche a dirigere l'orchestra dell'Accademia delle arti del disegno.