Lassedio di Torino ebbe luogo nel 1706 durante la guerra di successione spagnola. Oltre soldati francesi accerchiarono la Cittadella di Torino difesa da circa soldati sabaudi che combatterono dal 14 maggio fino al 7 settembre, quando l'esercito imperiale, comandato dal principe Eugenio di Savoia e dal duca Vittorio Amedeo II, dopo aver attraversato l'intera Pianura Padana ingaggiò battaglia e costrinse i nemici a togliere l'assedio.
L'assedio durò centodiciassette giorni; a conclusione della guerra, con la firma del Trattato di Utrecht del 1713 e Rastadt dell'anno successivo, Vittorio Amedeo II, duca di Savoia, divenne il primo re della sua dinastia.
Per le rilevanti dimensioni e importanza della città (una delle pochissime capitali d'Europa in cui sia mai stato posto un assedio scientificamente studiato), ebbe grande risonanza internazionale.
La guerra L'antefatto
Nell'anno 1700 moriva, senza discendenti, Carlo II d'Asburgo re di Spagna. Già da qualche anno però le condizioni di salute del sovrano, che non erano mai state buone, erano peggiorate lasciando presagire il peggio. Le monarchie europee, ben a conoscenza della situazione, diedero inizio a una complessa attività diplomatica sulla successione..
In particolare si mobilitarono Luigi XIV di Francia della dinastia dei Borbone di Francia, e l'imperatore Leopoldo I, della dinastia degli Asburgo: il primo, perché aveva sposato Maria Teresa, figlia di primo letto di Filippo IV di Spagna e sorellastra di Carlo, e il secondo perché aveva sposato Margherita Teresa, sorella di Carlo, ovverosia figlia di secondo letto di Filippo IV.
In realtà la posta in gioco era il controllo della Spagna e dei suoi possedimenti in Europa e oltre Atlantico. Inoltre gli Asburgo d'Austria avanzavano pretese in quanto appartenenti alla stessa dinastia fino ad allora regnante in Spagna.
Indeciso sul da farsi, Carlo II chiese consiglio al Pontefice, il quale, onde evitare che con la Spagna nelle mani degli Asburgo si ricreasse la stessa concentrazione di potere che circa due secoli prima si era verificata con Carlo V, pensò bene di consigliare il sovrano spagnolo a designare come suo successore un francese. Carlo II accettò il consiglio e designò quale suo successore Filippo di Borbone, nipote di Luigi XIV.
All'apertura del testamento era inevitabile che scoppiasse il conflitto, poiché la nuova alleanza Spagna-Francia era destinata a sovvertire gli equilibri europei. Il conflitto che seguì è noto come guerra di successione spagnola e si protrasse per oltre dieci anni, concludendosi con i trattati di Utrecht (1713) e di Rastadt (1714).
Il conflitto vide schierati da una parte l'Inghilterra, l'Impero asburgico, il Portogallo, la Danimarca e i Paesi Bassi; dall'altra la Francia e la Spagna, la quale aveva accettato il nuovo re Borbone. Il Ducato di Savoia si trovava tra la Francia e il milanese, che era nelle mani della Spagna e costituiva il naturale corridoio di collegamento tra i due alleati., per cui Luigi XIV quasi impose al duca Vittorio Amedeo II l'alleanza con i franco-ispanici per evidenti esigenze strategiche.
Vittorio Amedeo II, sostenuto dal cugino Eugenio di Savoia-Carignano, conte di Soissons e gran condottiero delle truppe imperiali, ebbe l'intuizione che questa volta la partita principale tra la Francia e l'Impero si sarebbe giocata in Italia e non più nelle Fiandre o in Lorena. Sulla base di questo convincimento strinse alleanza con gli Asburgo, gli unici che, in caso di esito vittorioso del conflitto, potevano garantire la completa indipendenza dello Stato sabaudo.
Infatti un'alleanza con la Francia, in caso di vittoria di quest'ultima, non avrebbe fatto altro che accentuare lo stato di sudditanza dei Savoia, che durava da circa un secolo, mentre l'Imperatore prometteva il Monferrato, parte della Lomellina e della Valsesia, il Vigevanasco e una parte della provincia di Novara. Fu una scelta abile, intelligente ma anche rischiosa, perché in caso di sconfitta lo Stato sabaudo sarebbe stato annientato e spazzato via unitamente alla sua dinastia.
La scelta di campo effettuata da Vittorio Amedeo II di Savoia nell'autunno del 1703 (Trattato di Torino) indusse Luigi XIV ad avviare le operazioni belliche che ebbero come teatro prima la Savoia e poi il Piemonte..
La Cittadella
Strette tra due fuochi (a ovest la Francia e a est l'esercito spagnolo che controllava la Lombardia), le terre sabaude vennero circondate e attaccate da tre eserciti; perdute Susa, Vercelli, Chivasso, Ivrea e Nizza (1704), a resistere rimaneva solo la Cittadella di Torino, fortificazione fatta erigere dal duca Emanuele Filiberto I di Savoia circa centoquarant'anni prima, ovvero intorno alla metà del XVI secolo.
Importante fu il ruolo delle gallerie di contromina, scavate al di sotto degli spalti della cittadella, nelle quali la compagnia minatori del battaglione d'artiglieria, formata da due ufficiali, due sergenti, tre caporali e quarantasei minatori con, in appoggio, 350 manovali (addetti agli scavi) e sei sorveglianti, garantiva il controllo del sottosuolo e la collocazione delle cariche di esplosivo destinate a rovinare i lavori degli assedianti. La profondità delle gallerie, disposte su due livelli, raggiungeva quasi i quattordici metri, poco al di sopra delle acque di faldaPer maggiori informazioni sulla costruzione delle gallerie sotterranee della Piazzaforte di Torino si può consultare ..
All'interno della cittadella rivestiva particolare importanza il cisternone, un edificio circolare situato al centro della piazza d'armi. Questo pozzo assicurò per tutto il periodo una costante riserva d'acqua che prendeva rifornimento dalla falda freatica sottostante, aspetto di non poco conto in una situazione di assedio.. Il suo diametro misurava ben 20 metri, emergeva di due piani da terra per poi scendere di 22 metri fino alla falda raggiungibile con un'ampia rampa elicoidale, la sua concezione non ebbe uguali in nessun'altra fortezza europea..
La vita in città I cittadini seppero premunirsi attentamente per l'assedio. I viveri venivano forniti dalle scorte accumulate, dai piccoli orti cittadini o ancora da Porta Po; l'acqua veniva dai pozzi. Per l'approvvigionamento del cibo un ruolo fondamentale lo svolsero le cascine della pianura torinese (specie a Vanchiglia)..
Fu da agosto che la situazione iniziò a peggiorare, quando i francesi chiusero le strade di campagna e intercettarono i rifornimenti di munizioni che giungevano via fiume.. Il comune decise di aiutare gli affamati ma, insieme alle altre spese di guerra, l'assedio veniva a costare lire al mese (una lira corrispondeva al salario giornaliero di un artigiano.), somma ingentissima.
Il comune dovette vendere terre e contrarre debiti per trovare i soldi. Il timore delle bombe, che bersagliavano la città, fece apporre sulle porte delle case l'effigie della Consolata, sperando nella protezione della Vergine. Anche i reggimenti cattolici e luterani portavano sul cappello l'immagine di Maria.
Fu proprio il frequente impiego, da parte dei francesi, delle bombe incendiarie (le cosiddette boulets-rouges) a mietere più vittime tra la popolazione civile. Si calcola che nel periodo dell'assedio, le truppe franco-spagnole lanciarono sulla città di Torino palle di cannone, bombe e granate..
L'ordine pubblico in città fu garantito dalla costante presenza della milizia e della polizia, a cui furono assegnati numerosi compiti. Per prima cosa erano incaricati di sovraintendere a tutto il sistema di spegnimento dei frequenti incendi che si sviluppavano a seguito degli attacchi del nemico e alla repressione dei tentativi di sciacallaggio.. Particolare attenzione era data anche al controllo degli stranieri in città, che per entrare dovevano registrarsi e deporre qualsiasi arma eccetto la spada..
La figura del beato Sebastiano Valfrè è sicuramente quella che più si distinse tra gli apostoli delle opere di carità che si prodigarono nell'assistenza ai poveri e agli ammalati della città assediata. Nato nel 1629 da un'umile famiglia di Verduno, fu ordinato sacerdote il 24 febbraio 1652. Organizzò, davanti al monastero, un ospedale da campo e spesso si recò sul terreno di battaglia a confortare i soldati feriti. Vittorio Amedeo gli dette sempre estrema fiducia e non esitò a consultarlo nei momenti più difficili. La stima del duca di Savoia si dimostrò in pieno quando egli si recò più volte al capezzale dell'ormai moribondo presbitero, cosa inusuale per le concezioni di vita delle monarchie assolutistiche dell'epoca..
Preparazione La difesa sotterranea di fortezze e castelli, utilizzata fin dai tempi più remoti, conobbe nuovo impulso e sistematizzazione dopo la caduta di FamagostaDurante l'assedio di Famagosta ci fu un episodio simile a quello di Pietro Micca: i turchi Ottomani, in procinto di conquistare il forte difeso dal comandante Roberto Malvezzi, saltarono in aria con quest'ultimo che, eroicamente, decise di far saltare in aria l'intera polveriera (compreso se stesso, dato che non avrebbe avuto il tempo materiale per fuggire) piuttosto che far penetrare i Turchi nella fortezza; l'intero assedio fu un susseguirsi di azioni eroiche, basti pensare che i Veneziani asserragliati nella fortezza riuscirono a tenere in scacco un esercito di gran lunga più numeroso ( unità, centinaia di bocche di fuoco e di navi) per diversi mesi, crollando solo per mancanza di viveri (nonostante fossero rimasti appena in 700, compresi i feriti) - vedi , nel 1571 e, soprattutto, dopo il lungo assedio di Candia, concluso nel 1669, operazioni condotte dalle forze ottomane che fecero largo ricorso agli attacchi sotterranei.
Già nel 1572 Emanuele Filiberto ordinava la costruzione della casamatta denominata Pastiss, dotata di una propria galleria di contromina, per difendere il bastione San Lazzaro della Cittadella.. Tuttavia solo nei mesi precedenti l'attacco francese del 1706 fu effettivamente realizzato, sotto gli spalti e le opere principali della cittadella e delle difese urbane, un esteso e capillare sistema di contromina, progettato da Antonio Bertola..
Come già ricordato, per gli approvvigionamenti idrici la Cittadella era dotata del Cisternone, un enorme pozzo (la cui forma ricordava quello di San Patrizio) grazie al quale la piazzaforte militare si poteva dire dotata di una fonte d'acqua praticamente perenne.. Queste misure belliche, che si erano andate ingrandendo negli anni, avevano reso Torino una città tra le meglio difese d'Europa.
Già nell'agosto del 1705 gli eserciti franco-spagnoli erano pronti ad attaccare Torino, appostati in prossimità della Cittadella, ma il comandante - il generale duca de la Feuillade - ritenne che gli uomini a disposizione fossero ancora troppo pochi e preferì aspettare i rinforzi..
Questa scelta si rivelò un errore, perché diede modo alla città di fortificarsi ulteriormente fino alla collina e di stringersi nel contempo attorno alla propria Cittadella in vista di un lungo assedioPer approfondire il tema riguardante i diversi pareri all'interno del comando francese sulla questione di cingere d'assedio la città già nel 1705 e la decisione finale di posticiparlo all'anno seguente si può leggere lo scritto di in ..
Il lavoro di fortificazione della Cittadella durò per tutto l'inverno a cavallo tra il 1705 e il 1706 e vi contribuì gran parte della popolazione cittadina.. I lavori principali consistettero nella costruzione dello spalto intorno alla piazzaforte, che permetteva una migliore sicurezza per i fucilieri.. Fu realizzata, inoltre, un'intensa e fitta rete di cunicoli e gallerie che non aveva uguali in nessun'altra piazzaforte europea dell'epoca.. I lavori furono pianificati dall'architetto Antonio Bertola, a capo degli ingegneri militari sabaudi.