Ultime lettere di Jacopo Ortis è un romanzo di Ugo Foscolo, considerato il primo romanzo epistolare della letteratura italiana, nel quale sono raccolte 67 lettere inviate dal protagonista Jacopo Ortis all'amico Lorenzo Alderani, il quale le avrebbe poi date alla stampa corredandole di una presentazione e di una conclusione dopo il suicidio del protagonista Jacopo. Il romanzo presenta diversi motivi autobiografici basati sulla vita di Foscolo.
Vagamente ispirato a un fatto reale ma anche al modello letterario de I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang von Goethe, l'opera risente molto dell'influsso di Vittorio Alfieri, al punto che è stata definitaMario Pazzaglia, Antologia della letteratura italiana. "tragedia alfieriana in prosa".La paternità del giudizio spetta a Mario Fubini, secondo il quale le Ultime lettere, nell'edizione del 1802, « furono quella tragedia alfieriana, che il Tieste [tragedia di aspirazione alfieriana rappresentata nel 1797] non era stato »; M. Fubini, Ortis e Didimo, Milano, Feltrinelli, 1963, p. 21. Il romanzo fu estremamente popolare tra i giovani del Risorgimento.Giuseppe Mazzini, dopo averlo letto, decise di dedicarsi all'attività politica e di vestirsi sempre di nero in segno di lutto per l'Italia oppressa (fonte: L'uomo nuovo in Indro Montanelli, L'Italia giacobina e carbonara, Rizzoli, Milano 1972)
Genesi dell'opera La vicenda del romanzo trae origine dal suicidio di Girolamo Ortis, studente universitario friulano suicidatosi pochi giorni prima della laurea in medicina nel Collegio Pratense di Padova il 29 marzo 1796 (per la scelta del suo nome si veda il paragrafo "Perché Ortis?" alla voce Girolamo Ortis). Come Jacopo nel romanzo, si tolse la vita accoltellandosi. Foscolo mutò il nome di Girolamo in Jacopo, in onore di Jean-Jacques Rousseau. Nel paese nativo di Vito d'Asio (Pordenone) esiste tuttora la casa del giovane, ristrutturata dagli eredi a seguito del terremoto del Friuli del 6 maggio 1976. La donna amata da Jacopo, Teresa, è invece probabilmente basata sulle amanti di Foscolo Isabella Roncioni e Teresa PichlerM. Saponaro, Foscolo, Milano, Garzanti, 1943, pp. 33 e segg.; E. Bevilacqua, Vincenzo Monti, Firenze, Le Monnier, 1928, pp. 170 e segg. (moglie di Vincenzo Monti). Nel 1796 Foscolo redasse un Piano di StudjIl titolo corretto da attribuire al controverso testo adolescenziale è questo, nonostante i critici abbiano spesso riportato la versione Piano di Studi; nell'autografo foscoliano figura infatti Piano di Studj, come dimostra il facsimile (l'originale è andato perduto) pubblicato da Leo Benvenuti nel 1881 in Un autografo di Ugo Foscolo (Piano di studi, Indice di alcune sue opere, Facsmimile), Bologna, Zanichelli, 1881. (insieme di opere lette o da leggersi, composte o da comporsi), in cui, tra le Prose originali, indicava un Laura, lettere, e aggiungeva: «Questo libro non è interamente compiuto, ma l'autore è costretto a dargli l'ultima mano quando anche ei nol volesse».U. Foscolo, Piano di studi, in Scritti letterari e politici dal 1796 al 1808 (a c. di G. Gambarin), in Edizione Nazionale delle Opere di Ugo Foscolo (d'ora innanzi EN), Firenze, Le Monnier, 1972, vol. VI, p. 6. Una parte della critica ha ravvisato in quest'opera il nucleo originario del futuro romanzo e tradizionalmente identificato in Isabella Teotochi Albrizzi la "Laura" del titolo.<ref>Al riguardo, fra gli studi più recenti, si veda Claudio Perini, Girolamo e Laura. La vera storia dellOrtis, Chioggia, Accademietta, 2005.</ref> Il nome Teresa compare invece per la prima volta nel Sesto tomo dell'io, dove il personaggio ispirato forse all'Albrizzi è invece chiamato "Temira".A. Chiades, Addio bello e sublime ingegno, addio, p. 18.
Nel settembre 1798, quando si trovava a Bologna, Foscolo iniziò la pubblicazione del libro, affidandolo all'editore Marsigli, ma il 21 aprile 1799, a causa della guerra contro gli austro-russi, lasciò la città per arruolarsi nella Guardia nazionale mobile di Bologna. La pubblicazione si interruppe così alla quarantacinquesima lettera (queste prime epistole vanno dal 3 settembre 1797 al maggio 1798), ma l'editore volle che l'opera venisse completata e la affidò al bolognese Angelo Sassoli, facendola pubblicare nel 1799, all'insaputa di Foscolo, prima con il titolo di Ultime lettere di Jacopo Ortis, poi con quello di Vera storia di due amanti infelici ossia Ultime lettere di Jacopo Ortis.M. Martelli, Ugo Foscolo. Introduzione e guida allo studio dell'opera foscoliana, Firenze, Le Monnier, 1969, pp. 32-33.
Una lunga tradizione critica ha attribuito a Sassoli la stesura della seconda parte dell'opera, ma Mario Martelli ha ipotizzato che Foscolo avesse già consegnato, prima della sua partenza, il resto del manoscritto (completo o quasi) a Marsigli, sicché Sassoli avrebbe lavorato su un materiale preesistente, rielaborandolo pesantemente per accentuarne il carattere amoroso, assecondando così il gusto del pubblico, e sminuirne quello politico, dal momento che un primo tentativo di edizione del giugno 1799 (già verosimilmente rielaborato rispetto al presunto originale foscoliano), in cui il romanzo aveva come titolo Ultime lettere di Jacopo Ortis e recava nel frontespizio la data del 1798, fu respinto dalla censura.M. Martelli, Ugo Foscolo, cit., p. 33; M. A. Terzoli, Foscolo, Roma-Bari, Laterza, 2000, p. 31; « la data sul frontespizio si riferisce, come non è infrequente nelle edizioni antiche, all'inizio e non alla fine della stampa »; M. A. Terzoli, Le prime lettere di Jacopo Ortis, Roma, Salerno, 2004, p. 53. Non furono sufficienti le Annotazioni poste a conclusione del libro, scritte per rendere l'opera ben accetta agli austriaci, entrati a Bologna il 30 giugno.M. A. Terzoli, Le prime lettere di Jacopo Ortis, cit., p. 53. L'editore corse ai ripari modificando il testo, che uscì con un nuovo titolo, Vera storia di due amanti infelici ossia Ultime lettere di Jacopo Ortis, e una divisione in due volumi.M. A. Terzoli, Foscolo, cit., loc. cit.. Furono espunte le parti più spiccatamente giacobine e anticlericali, le Annotazioni furono ampliate e inserite in entrambi i tomi.Annotazioni Alla prima parte delle ultime Lettere di Jacopo Ortis indispensabilmente da Leggersi e Annotazioni Alla Seconda parte delle ultime Lettere di Jacopo Ortis indispensabilmente da Leggersi. La nuova versione dell'opera uscì forse in agosto, senza riscuotere grande successo.M. A. Terzoli, Le prime lettere di Jacopo Ortis, cit., p. 54.
Vittoriosi a Marengo il 14 giugno 1800, i francesi ripresero possesso della città. Marsigli operò un nuovo voltafaccia editoriale: recuperò il testo del primo Ortis, lasciando però immutati il nuovo titolo, la divisione in due volumi, le Annotazioni e gli avvisi al lettore. In questo modo poteva guadagnarsi «meriti rivoluzionari retrospettivi», edulcorando al contempo il messaggio del romanzo in un contesto ormai contraddistinto dall'egemonia napoleonica.M. A. Terzoli, Le prime lettere di Jacopo Ortis, cit., p. 55. Il Monitore Bolognese, giornale dello stesso Marsigli e al quale Foscolo aveva collaborato in precedenza, annunciò il 5 luglio la nuova edizione.« È uscita in questi giorni un'Opera Filosofico-tragico-sentimentale composta da due sventurati Genj d'Italia, e che all'infelicità de' passati tempi fu sforzata ad essere sepolta nel silenzio e nelle tenebre. Il suo titolo è la Vera storia di due Amanti infelici, o sia ultime lettere di Jacopo Ortis »; cit. in M. A. Terzoli, Le prime lettere di Jacopo Ortis, cit., p. 55, A. Sorbelli, Le prime edizioni dell'Jacopo Ortis di Ugo Foscolo, in La Bibliofilia, XX, giugno-agosto 1918, disp. 3-5 p. 97, e G. Gambarin, Introduzione a Ultime lettere di Jacopo Ortis, in EN, Firenze, Le Monnier, 1970, vol. IV, p. XXX. Il successo arrise all'opera, ristampata poi con la data del 1801 e il recupero di un paragrafo, «nell'appello di Lorenzo al lettore […], soppresso in tutte le altre edizioni della Vera Storia».
Tornando sulla prima edizione felsinea, Martelli ha mostrato la sostanziale paternità foscoliana di tutto il romanzo,M. Martelli, La parte del Sassoli, in Studi di filologia italiana, XVIII, 1970, pp. 177-251. introducendo questa linea di pensiero nella critica successiva.Come ricorda C. Del Vento, nellIntroduzione a Ugo Foscolo, Classici Italiani Treccani, 2012, p. XXXI.; si veda in particolare M. A. Terzoli, Le prime lettere di Jacopo Ortis, cit.. E tuttavia pare di un certo interesse la recente proposta dellOrtis di Bologna come progetto originale del Foscolo, tale da individuare come finzione dell'autore stesso tutta la vicenda editoriale che da più di due secoli si è soliti ricostruire al riguardo. Tutto lOrtis bolognese, perciò, rientrerebbe a pieno titolo nel canone delle opere foscoliane.<ref>Claudio Perini, LOrtis di Bologna come progetto originale. Angelo Sassoli non c'entra niente (o quasi). Annuncio, Chioggia 2023.</ref>
Continuando con la versione tradizionale, quando Foscolo venne a sapere dell'operazione editoriale compiuta a sua insaputa, intervenne con veemenza sulla Gazzetta universale di Firenze del 3 gennaio 1801:
Foscolo rimise mano all'opera modificandone profondamente la trama, che divenne quella definitiva e poi comunemente conosciuta, e la pubblicò l'anno successivo a Milano, a sue spese, presso i tipi del Genio Tipografico.M. Martelli, Ugo Foscolo, cit., p. 34. Questa edizione, su cui si basano tutte quelle successive, è la prima autorizzata da Foscolo.
In seguito, il romanzo veniva stampato a Zurigo nel 1816 (recando la falsa data di Londra, 1814),M. A. Terzoli, Foscolo, cit., p. 183. con l'aggiunta di una lettera polemica (quella del 17 marzo) contro Napoleone, la soppressione dell'unica epistola diretta a un destinatario altro da Lorenzo (era inviata a Teresa), alcune modifiche di stile e l'introduzione di un'interessante "Notizia bibliografica", in cui Foscolo «definisce i rapporti tra il proprio romanzo e il Werther». L'opera fu ripubblicata a Londra nel 1817.Vincenzo De Caprio, Stefano Giovanardi, I testi della letteratura italiana. L'Ottocento, Einaudi scuola, Milano, 1993, p. 110.
Il romanzo si ispira alla doppia delusione avuta da Foscolo nell'amore per Isabella Roncioni, che gli fu impossibile sposare, e per la patria, la Repubblica di Venezia, ceduta da Napoleone all'Austria nel 1797 (con l'eccezione di una piccola parte inserita nella Repubblica Cisalpina e alcune isole annesse alla Francia, tra cui la natìa Zante) in seguito al trattato di Campoformio. Il romanzo ha, quindi, chiari riferimenti autobiografici.