La battaglia del mare SardoDenominazioni ricorrenti in letteratura sono anche quelle di battaglia del Mare Sardonio o del Mare Corso. o, come è più impropriamente chiamata, battaglia di Alalia è stato uno scontro navale che si svolse tra i profughi greci di Focea, stanziatisi ad Alalia per sfuggire alla pressione militare di Ciro il Grande, e una coalizione di Cartaginesi ed Etruschi. Ebbe come teatro il mar Tirreno, presumibilmente tra la Corsica e la Sardegna, in una data che la storiografia colloca tra il 541 e il 535 a.C., con una probabile preferenza per la datazione più bassa.

A determinare la svolta conflittuale nei preesistenti rapporti fra i tre popoli fu la crescente pressione coloniale e commerciale esercitata dai Focei sul Mediterraneo occidentale e sul Tirreno.

Nonostante la vittoria, ottenuta a caro prezzo dai Focei d'occidente – una vittoria cadmea, secondo la definizione di Erodoto – la battaglia si risolse in una pluridecennale battuta d'arresto per l'espansione mercantile greca nel Mediterraneo occidentale.

I rapporti privilegiati che gli Etruschi stabilirono con l'area celtica dell'Europa centrale, svolsero poi un ruolo determinante nel condizionare la fase evolutiva e la fioritura che la civiltà celtica stava attraversando, a cavallo tra il VI e il V secolo a.C., nel passaggio dalla facies hallstattiana alla successiva cultura lateniana.

Gli sviluppi che seguirono videro il delinearsi di due distinte sfere d'influenza politica, greca e punica, sui mari e sul suolo della penisola italica: all'interno di questi equilibri sarebbe avvenuta l'incubazione e l'ascesa di un nuovo soggetto politico, la potenza emergente di Roma.

La riconquista dell'egemonia greco-siceliota sul Tirreno dovrà aspettare più di mezzo secolo: la battaglia navale di Cuma vinta dai siracusani nel 474 a.C., assesterà un duro colpo al dominio navale e alle mire espansive degli Etruschi, indebolendone il controllo su Roma e sulle vie commerciali verso la Campania etrusca.

Nonostante gli eventi successivi, compresa la sconfitta dei Cartaginesi ad Imera, rimarrà invece ancora aperto il nodo degli attriti tra le due residue sfere d'influenza in Sicilia e nel Mediterraneo occidentale, che nemmeno una plurisecolare fase di conflittualità sicelioto-punica riuscirà mai a dirimere. Toccherà a Roma il compito di azzerare in maniera definitiva il peso e l'ingerenza cartaginese, affermando prepotentemente la propria vocazione marittima. Al termine delle guerre puniche quello spazio geografico, da sempre conteso, diventerà sempre più, dal punto di vista romano, un Mare Nostrum.

Contesto storico La talassocrazia focea nel mediterraneo occidentale

Il periodo a cavallo tra il VII e il VI secolo a.C. assiste al consolidarsi dell'egemonia focea nelle rotte del Mediterraneo occidentale e dell'Atlantico, fin oltre le colonne d'Ercole ed il regno tartessico di Argantonio.

Rotte focee Erodoto (I, 163) ci informa che i Focei furono i primi tra gli Elleni a sperimentare le lunghe rotte fino all'Oceano atlantico.Erodoto, Storie, I, 163 . Il loro successo fu dovutoGeorges Vallet, François Villard, «Les Phocéens et la fondation de Hyélè», in Velia e i Focei in Occidente, p. 169. alla sostituzione delle rotonde navi mercantili, le cui rotte erano fortemente condizionate dai venti, con le più agili e filanti navi da guerra, le pentecontere, che, alla forza dei venti, aggiungevano la spinta di una cinquantina di rematori potendo poi dispiegare, all'occorrenza, tutto il loro potenziale offensivo necessario a far fronte ad avversità esterne, anche di origine piratesca.

Commerci e piraterie Erodoto non si sofferma esplicitamente su quali interessi spingessero i Focei a intraprendere queste lunghe e avventurose navigazioni; nonostante l'utilizzo di navi da guerra, è indubitabile tuttavia che fosse essenzialmente preponderante la spinta commerciale, rispetto a quella piratesca;Georges Vallet, François Villard, «Les Phocéens et la fondation de Hyélè», in Velia e i Focei in Occidente, p. 170. un punto, questo, su cui è concorde tutta la tradizione posteriore che pure non manca di sottolineare come, alla bisogna, i Focei non si lasciassero sfuggire l'occasione di azioni piratesche, come ci riporta GiustinoPompeo Trogo, Epitome di Giustino, XLIII.3.5 su attalus.org. o lo stesso Erodoto, sia nel VI secolo a.C. in seguito all'abbandono di Focea dopo la conquista dei persiani achemenidi, sia nel V, dopo la battaglia di Lade e la fine della rivolta ionia.Erodoto, Storie. VI, 17 . È il caso dello stratego Dionisio di Focea che, dopo la sconfitta navale a Lade del 494 a.C., intuita l'imminente disfatta della rivolta ionia, si trasformò in pirata dapprima con un'incursione offensiva indirizzata contro la Fenicia e poi, nei mari di Sicilia, con sistematiche azioni contro naviganti cartaginesi ed etruschi, ma salvaguardando gli interessi Greci. Questo episodio si inserisce peraltro in un contesto politico ben preciso, quel clima di ritrovata unità siceliota, sotto la spinta di Siracusa, contro la convergenza etrusco-punica nel Mar Tirreno (cfr. Mauro Cristofani (a cura di), Gli Etruschi. una nuova immagine, p. 46). Lo stesso Erodoto, in un altro passo,Storie. I, 165 . non fa che confermare la temibile intraprendenza commerciale focea, che diede motivo ai Chioti di rifiutare loro la vendita di quell'agglomerato di isolette chiamate Enusse.

Fondazione di Marsiglia e dell'emporio di Alalia Intorno al 600 a.C. vi fu la fondazione della colonia di Massalia. Sembra tuttaviaFriedhelm Prayon, Gli Etruschi, p. 56. che i rapporti con gli Etruschi, in questa prima fase, si mantenessero pacifici.

Intorno al 565-563 a.C., i Focei avevano rafforzato la loro posizione con la creazione di un emporio coloniale presso Alalia, occupando un sito strategico posto sulla costa orientale tirrenica della Corsica, in diretta concorrenza con gli scali marittimi della costa etrusca. Si trattava, a seconda della diverse letture che si conoscono del passaggio erodoteo, di una ripresa in mano, o di un restauro di un loro preesistente insediamento.Georges Vallet, François Villard, «Les Phocéens et la fondation de Hyélè», in Velia e i Focei in Occidente, p. 183.

Rapporti con gli Etruschi Ma nemmeno quest'ultimo evento compromise i rapporti con gli Etruschi, probabilmenteFriedhelm Prayon, Gli Etruschi, p. 55. perché la fondazione dell'emporio non dovette interferire sui preesistenti traffici commerciali etruschi diretti agli sbocchi mercantili presso la valle del Rodano. L'origine di questi commerci, che avevano come interlocutrice la società celtica, può essere retrodatata almeno agli ultimi decenni del VII secolo a.C., in base ai ritrovamenti di Marsiglia e dell'oppidum celtico di Saint Blaise (Bouches-du-Rhône), fino ad AvaricoFriedhelm Prayon, Gli Etruschi, p. 53. (in Gallia centrale, l'odierna Bourges) che hanno restituito buccheri e anfore vinarie. Anzi, dopo la fondazione massaliota, le esportazioni etrusche in Gallia conobbero addirittura un incremento, in parallelo a quello che interessò, in maniera più prevedibile, i prodotti di origine greca.Friedhelm Prayon, Gli Etruschi, p. 54. Così, non è raro trovare fibule metalliche, ma anche vasellame potorio in bronzo di fattura etrusca ad affiancare i sontuosi corredi simposiaci delle grandi tombe a camera, come il famoso cratere di Vix, in Borgogna, nell'omonimo tumulo della principessa gallica.Un altro segno dell'intensità di questi rapporti può essere rintracciato nella scoperta a Velzna (Orvieto) di un'epigrafe funeraria in cui si legge il nome Avile Katakina, il cui gentilizio testimonia la probabile derivazione dal nome celtico Catac, quale frutto di una naturalizzazione etrusca, intorno al 600 a.C., di un esponente di discendenza celtica, giunta in Etruria per immigrazione più o meno recente che potrebbe addirittura essere collegata a quelle invasioni di Segoveso e Belloveso di cui ci parla Livio in Ab Urbe condita, V, 34: questo passo, da sempre guardato con sospetto a causa di incongruenze cronologiche, e per la dubbia contemporaneità delle due migrazioni, potrebbe trovare in questo modo un'inaspettata conferma, almeno per il troncone italiano della spedizione (cfr. Prayon, op. cit., p. 55).

Rapporti con Cartagine Diversa era la situazione dei rapporti con i Fenici che, in concorrenza con i Focei sulle rotte occidentali e nel Tirreno, furono spinti ad annettersi Ibiza e a stabilirvi una colonia intorno al 540 a.C.Giovanni Garbini, I Fenici nel Mediterraneo occidentale fino al V secolo a.C., op. cit., p. 128. È stata smentita dai ritrovamenti archeologici la notizia di Diodoro Siculo (V, 16, 2-3) circa una diretta fondazione cartaginese della colonia nel 654 a.C. La colonia di Ibiza fu fondata infatti, nella stessa epoca, da coloni provenienti da Cadice. Si riproduce così una tipica dinamica dell'irradiazione dei Fenici che, dalle iniziali morbide frequentazioni finalizzate al commercio, si vedono costretti a compiere dei salti di qualità, orientandosi verso forme durature di insediamento, in reazione al più pervasivo colonialismo greco, improntato all'occupazione e all'utilizzo stabile del territorio. Tutta la storia dell'espansione progressiva della talassocrazia fenicia è segnata dal passaggio tra questi due momenti, da forme di «colonialismo informale» a un «colonialismo riluttante».Sabatino Moscati, Chi furono i Fenici, p. 86-87.

Potenziamento (o rifondazione) di Alalia Successivamente, incalzati dai Persiani di Ciro il Grande, i Focei abbandonarono la città d'origine andando a rinfoltire, intorno al 545 a.C. o poco dopo, l'emporio di Alalia.Massimo Pallottino, Etruscologia, p. 161.

La portata di questo movimento fu notevole: l'inserimento dei profughi anatolici segnò la trasformazione di un insediamento commerciale in una vera e propria città, assumendo il significato di un atto di fondazione, con l'instaurazione di santuari dedicati e la migrazione dei culti della madrepatria.

Rottura degli equilibri con Etruschi e Cartaginesi Ma questo, secondo la testimonianza di Erodoto,Storie. I, 166 . avrebbe provocato a breve una svolta negli equilibri di potere tirrenici. Accadeva infatti che

Le due potenze con interessi commerciali nell'area Tirrenica, Etruria e Cartagine, furono stimolate ad associarsi per far fronte comune alla pressione commerciale delle colonie ionie d'occidente.

Gli Etruschi, in particolare, negli ultimi decenni del VI secolo a.C., stavano mettendo in piedi una propria alternativa alle rotte mercantili dominate dai coloni greci in occidente che, attraverso l'Adriatico, stabilisse un diretto contatto con Atene, l'Attica e con l'Egeo.Kruta, I Celti e il Mediterraneo, p. 31.

Un ruolo chiave era svolto dall'area dell'Etruria Padana, che attraversava un periodo di grande fioritura, e dagli empori etruschi o etrusco-greci del delta del Po: Adria, Spina, Voghiera e San Basilio.

Interrelazioni economiche e politiche etrusco-fenicie Convergenze politiche e commerciali etrusco cartaginesi Risale infatti al VI secolo a.C. una symmachia etrusco-cartaginese, di cui abbiamo notizia da Aristotele.Aristotele, Politica, 1280a 25 su Perseus project. L'esistenza di una stretta interrelazione punico-etrusca è confermata dai risultati dell'archeologia che hanno rivelato l'esistenza di intensi interscambi e influenze culturali e mercantili a Cartagine e in vari centri di Sardegna, Lazio, Etruria meridionale, Campania e Gallia meridionale, in un'epoca che va, a seconda dei ritrovamenti, dall'VIII secolo a.C. fino alla metà del VI secolo a.C.Sabatino Moscati, Chi furono i Fenici, p. 130. Il quadro archeologico sembra indicare la stabile presenza di mercanti fenici lungo le coste tirreniche e probabilmente nelle stesse Preneste e Caere,L'odierna Cerveteri, Agylla per i Greci. come suggerito anche dal toponimo Punicum usato per uno dei tre porti cerretani.