Lostetricia è una branca della scienza medica che si occupa dell'assistenza alla donna durante la gravidanza, il parto e il puerperio. Essa studia le normali modificazioni che avvengono all'interno del corpo femminile durante i nove mesi della gravidanza, durante le fasi del parto e durante il puerperio, l'immediato periodo dopo il parto. Si occupa inoltre di tutte le condizioni patologiche che possono insorgere a carico della madre e del sistema feto-placentare.

L'ostetricia si avvale fondamentalmente di due figure professionali: il medico specializzato in “ginecologia e ostetricia” e la figura professionale dell'ostetrica, professionista specializzata nell'assistenza alla donna prima, durante e immediatamente dopo il parto.

Non è una divisione netta: una donna può farsi seguire da un ginecologo/a (l'OMS consiglia una visita a trimestre) e anche da un ostetrico/a.

Storia

L'ostetricia è tradizionalmente definita come "la specialità chirurgica che si occupa della cura della donna e del bambino durante la gravidanza, il parto e il puerperio (guarigione)". La pratica ostetrica getta le sue radici in un passato molto remoto. Sin dall'antichità, infatti, era risaputa la necessità di persone qualificate in grado di assistere le partorienti durante il travaglio. Questa assistenza alla nascita, pur richiedendo una specifica esperienza ed arte, veniva esercitata da donne senza alcuna competenza medica, ma che si avvalevano di nozioni tramandate da altre.

Il nome di ostetrica deriva dal latino ob-stetrix, e cioè "stare davanti" (alla partoriente).

Il compito dell'ostetrica non è esclusivamente quello di assistere la donna durante il parto, ma anche quello di curarla nelle sue problematiche di gestazione.

Antichità

Antica Grecia Poco si conosce della ginecologia in epoca greca, in cui l'arte ostetrica veniva praticata sia dalle levatrici sia dai medici, che traevano insegnamenti sia dall'Asia Minore sia dall'Egitto ed esercitavano le loro funzioni nei templi, specialmente quelli dedicati a Ilizia, Venere e Esculapio. Di particolare importanza erano tali divinità, difatti in scene tratte dall'antica mitologia le dee erano presenti durante il parto. Ben presto, però, Ippocrate gettò le basi della medicina scientifica, e anche l'ostetricia acquistò lo statuto di arte medica; molti studi ginecologici vengono infatti discussi negli stessi scritti ippocratici e vi si fa riferimento nel suo Giuramento, che recita “Non darò mai alla donna dei pessari per produrre un aborto”. Lo scritto Sui disturbi delle donne (tràdito in due volumi con il titolo latino De morbis muliebribus e De morbis muliebribus liber II), incluso nel Corpus Hippocraticum, viene considerato come il primo trattato di ginecologia..

Un ulteriore contributo alla pratica ginecologica fu dato dalla scuola anatomica di Alessandria d'Egitto, in cui Erofilo ed Erasistrato erano impegnati nell'istruzione medico-scientifica delle ostetriche. Questa scuola fu frequentata da molti medici, i quali stabilendosi poi a Roma, diffusero le nozioni apprese..

Antica Roma

La medicina a Roma fa inizialmente riferimento alla cultura medica etrusca, sebbene il contributo più grande fu dato dai medici provenienti dalla Grecia e da Alessandria d'Egitto. L'ostetricia e anche parte della ginecologia erano di solito affidate alle ostetriche, le quali acquistarono, come testimonia Plinio, tanta considerazione da essere poi chiamate medicae, e divenire quasi una classe a parte. Durante il VII secolo, ai tempi di Numa Pompilio, venne istituita una nuova legge che sanciva l'obbligo di effettuare il taglio cesareo post-mortem, nell'estremo tentativo di salvare il feto. Col nome di "Cesoni" o "Cesari" si chiamavano coloro che erano nati dal taglio cesareo post-mortem, "Agrippi" quelli che nascevano in posizione podalica. A Roma, inoltre, si dava moltissima importanza alla maternità, tanto che l'ostetrica seguiva madre e bambino anche nel post-partum..

Inizialmente le ostetriche si formavano da autodidatte sui testi di Celso e Galeno e solo in epoca imperiale cominciarono a frequentare "Scuole per Ostetriche", in cui insegnavano non solo matrone ma anche e soprattutto medici. Ciò è documentato nell'opera Gynaikeia di Sorano di Efeso, considerato il fondatore della ginecologia e dell'ostetricia. Sorano descrive la cura prenatale, il parto e i casi particolari in cui il nascituro non si presentava nelle posizioni più consone, in più dava una serie di consigli sul come procedere durante la gestazione.

Ancora, descrive l'azione dei rudimentali ma importanti mezzi abortivi e contraccettivi da usare nel caso in cui la gravidanza mettesse in pericolo la vita della madre. Il testo ebbe uno straordinario impatto sulla letteratura medica del periodo tardo antico, tanto che venne tradotto e rielaborato da diversi autori, tra cui Mustione. La sua opera prende il nome di Ginaecya e differisce dall'originale perché indirizzata ad un pubblico meno colto e dunque priva di digressioni teoriche e termini medico-scientifici. Ma la caratteristica peculiare del testo è quella di essere accompagnato da illustrazioni ed immagini relative all'arte ostetrica..

Medioevo

Gli studiosi del Medioevo, che si sono occupati del parto, hanno indicato l'ostetrica come il principale riferimento per la partoriente, colei che si differenzia dalle altre figure femminili presenti durante il travaglio. Le levatrici, infatti, vengono inserite anche nella rivisitazione della natività e del parto della Vergine Maria, tramandata dal testo dello Pseudo-Matteo. Nel racconto Maria entra nella grotta accompagnata da due levatrici, Zahel e Salomè; ciò attesta sin dall'antichità l'importanza e la necessità della presenza delle ostetriche durante il parto.. La loro rilevanza è testimoniata anche dal fatto che furono onorate da principi e potenti, ma allo stesso tempo condannate da questi quando fallivano, e persino accusate di stregoneria e pratiche abortive. Infatti, anche se durante il primo medioevo si ebbe lo sviluppo dei primi ospedali cristiani, la pratica dell'ostetrica era, per la maggior parte delle volte, affidata a donne per lo più incolte e quindi tendenzialmente attratte da magia, superstizione e riti religiosi..

Nell'Occidente, ricordiamo un'opera attribuita ad Alberto Magno, ovvero il De secretis mulierum, che contiene riflessioni sulla fecondazione e considerazioni su gravidanza e parto di chiara matrice greca. In Italia, un personaggio di spicco in questo campo è Michele Savonarola, autore di due trattati di ostetricia, di cui uno per i medici e l'altro rivolto alle stesse donne. Influenzato dalla medicina medievale, Savonarola fa ancora ricorso a misture e decotti, spesso uniti a formule di preghiera talora più simili a riti pagani e espressioni di Fede..

Medio Oriente Diverso fu l'apporto della medicina islamica. I medici arabi, specialmente tra l'800 e il 1200, svilupparono un'arte ostetrica molto più avanzata rispetto a quella della restante Europa. Tuttavia, mancando nella medicina araba studi anatomici, proibiti per motivi religiosi, si faceva riferimento agli scritti densi di errori di Paolo D'Egina, chirurgo e ostetrico bizantino. Ma fu Avicenna il medico che diede maggiore importanza alla ginecologia nella medicina islamica: inserì diverse nozioni di tale pratica nel suo Canone della medicina, indicando alcune manovre che furono usate anche nei secoli a seguire..

Età moderna Il fiorire di arti e di scienze alla fine del Medioevo ebbe ripercussioni anche sulla medicina, tanto da stravolgere tutto quanto si era accumulato nei secoli precedenti. Per di più l'invenzione della stampa, a metà del XV secolo, permise una più vasta diffusione della cultura medica, che dalle Università giungeva agli ospedali e ai singoli medici..

Il Cinquecento

Per quanto riguarda l'ostetricia, il primo e più noto trattato fu Il giardino delle rose delle donne di Eucharius Rösslin. L'opera sintetizzava in modo semplice i punti essenziali dell'ostetricia, basandosi sugli scritti di Ippocrate, Sorano, Galeno, Avicenna, Alberto Magno e Savonarola. Il manualetto ebbe grande successo e fu pubblicato in diverse edizioni, tra cui la più nota è quella inglese di Richard Jones, pubblicata nel 1540 con il titolo The birth of Mankynde or the woman's booke, che fu il vero manuale delle ostetriche europee per tutto il Rinascimento. Nell'opera sono presenti consigli igienici e di comportamento, si descrive il famoso "sgabello delle ostetriche" e si accenna al cesareo post-mortem. L'utero viene descritto come diviso in sette camere: le tre di destra davano vita al maschio, quelle di sinistra alla femmina, mentre da quella centrale si generavano mostri ermafroditi. Possiamo notare nel libro un crescente interesse per l'anatomia e, in generale, per l'assunzione scientifica..

Una portata ancor più innovativa caratterizza le opere del chirurgo francese Ambroise Paré e del suo allievo Guillelmeau, che ebbe il merito di aver diffuso e perfezionato il rivolgimento e l'estrazione podalica con la tecnica usata fino ai giorni nostri. Egli descrisse inoltre la placenta previa e consigliò di perforarla con le mani, fare il rivolgimento ed estrarre il feto per i piedi. Interessante è anche la sua proposta di verificare lo stato di salute del feto prima di decidere il metodo da utilizzare per risolvere i problemi riguardanti il parto.. Paré pubblicò inoltre il suo De generatione e fondò una scuola per ostetriche presso l'Hôtel-Dieu di Parigi, dove veniva insegnato il rivolgimento fetale.

Il Seicento Nel XVII secolo si assiste alla fondazione della scienza dell'ostetricia per merito soprattutto del francese François Mauriceau (1637-1709). Prima di allora l'esercizio dell'ostetricia-ginecologia era stato riservato alle donne, alle levatrici; un contributo venne dato dai chirurghi i quali, se la gestazione sfociava in travagli senza fine e che non prospettavano alcuna nascita, con un intervento di craniotomia o di smembramento del feto tentavano di salvare la partoriente.

Il Settecento L'Illuminismo fu artefice di un rilevante progresso scientifico e tecnologico, e portò allo sviluppo di una trattatistica medica basata su osservazioni empiriche e riflessioni cliniche. Alcune informazioni sulla storia del parto durante il Settecento ci sono date dagli scavi archeologici di Roccapelago, comune di Pievepelago (MO), grazie ai quali sono stati rinvenuti registri di natalità e mortalità risalenti a questo periodo. Da tali registri è emersa un'alta percentuale di morti infantili, spesso legate a parti gemellari o podalici. Spesso le complicazioni insorte durante la gravidanza o il parto causavano la morte della madre stessa. In questo secolo, infatti, l'introduzione di nuovi strumenti e di tecniche innovative non produsse gli effetti desiderati. Non si era tenuto conto della febbre puerperale: un'infezione batterica, dovuta alla negligenza degli operatori, che uccideva la maggior parte delle madri in seguito al parto..

L'ostetricia-ginecologia si scontrò ben presto con il pericolo dell'infezione. I chirurghi erano sollecitati ad operare il più velocemente possibile, per ridurre al minimo il sanguinamento e il dolore operatorio data la mancanza di anestetici. In campo chirurgico l'infezione era all'ordine del giorno ed era considerata necessaria per il processo di guarigione: la suppurazione, quindi, era considerata evento favorevole (lo stesso Galeno aveva scritto pus bonum et laudabile).