Fu diplomatico, romanziere, autore di saggi e di racconti, commediografo, giornalista e poeta. È ritenuto uno dei padri dello stile moderno nella letteratura francese.
Biografia Il padre, Eugène Morand (1853-1930), ricoprì a Parigi, anche grazie all'intercessione del cognato Abel Combarieu, segretario generale e direttore del gabinetto civile della Presidenza della Repubblica, diversi incarichi legati al mondo dell'arte: conservatore del Dépôt des marbres nel 1902 e direttore dell'École nationale supérieure des arts décoratifs nel 1908. Durante l'infanzia e la giovinezza, frequentò inoltre poeti – tra cui il circolo degli Amis de Mallarmé – e artisti e scultori, tra cui Auguste Rodin.
La madre di Morand, nata Marie-Louise Charrier il 13 maggio 1867, proveniente da una famiglia parigina di negozianti e magistrati, era una donna dal carattere mite e profondamente cattolica. Intrattenne con il figlio un rapporto di affetto e ammirazione reciproci, destinato ad avere un ruolo rilevante nella vita del futuro diplomatico e scrittore. Rimasta vedova nel 1930, trascorse frequentemente i mesi estivi presso l'amica Suzanne Lalique, al Prieuré de la Mothe. Paul la raggiungeva spesso, entrando in contatto con gli ospiti abituali, tra cui scrittori come Jean Giraudoux e giovani pittori, tra cui Raymond Legueult, allievo stimato di Eugène Morand all'École des Arts Décoratifs. Morì nel 1947.
Il giovane Paul apprese precocemente l'inglese e si recò più volte a Londra durante l'adolescenza (1902, 1903, 1904, 1908, 1909, 1913). Visitò inoltre Venezia e l'Italia settentrionale e trascorse ogni estate circa un mese nei pressi del lago di Como.
Frequentò il collège Jules-Ferry di Parigi, quindi il liceo Chaptal.
Nel 1905 fallì la prova orale di filosofia dell'esame di baccalauréat. Jean Giraudoux divenne allora suo precettore e il giovane Paul si trasformò rapidamente in uno studente diligente. Entrò all'École libre des sciences politiques, dove conseguì il diploma nel 1905 (sezione diplomatica). Si classificò primo al concorso del Quai d'Orsay. Lo zio Abel Combarieu lo introdusse al Ministero degli Affari esteri (servizio del Protocollo) nel 1912. Pur avviando la carriera amministrativa, nella quale godette dell'appoggio di Philippe Berthelot, frequentò gli ambienti letterari, conobbe Jean Cocteau e Marcel Proust – che lo incontrò anche presso la sua abitazione – e si cimentò nella poesia componendo un'Ode à Marcel Proust.
Periodo anteguerra Addetto all'ambasciata di Londra, rientrò a Parigi durante la Prima guerra mondiale, dove fu assegnato al gabinetto del ministro degli Affari esteri. In seguito fu destinato a incarichi a Roma e a Madrid. La sua amicizia con Philippe Berthelot gli consentì di ottenere missioni diplomatiche che avevano in realtà finalità letterarie. Dopo il matrimonio, ottenne un congedo illimitato, ma rientrò in carriera nel 1939, quando fu nominato a Londra per dirigere la Missione economica francese.
I suoi primi testi pubblicati furono poesie, tra cui Lampes à arc nel 1919. Il suo vero esordio letterario avvenne tuttavia nel 1921 con la pubblicazione della prima opera in prosa, Tendres Stocks, una raccolta di racconti con prefazione di Marcel Proust.
Nel corso degli anni Venti e Trenta pubblicò numerosi libri – resoconti di viaggio, romanzi brevi e racconti (tra cui Ouvert la nuit, Lewis et Irène) – caratterizzati dalla concisione dello stile, dall'efficacia delle formulazioni e dalla vivacità della narrazione, nonché da una raffinata descrizione dei paesi attraversati dall'autore o dai suoi personaggi, generalmente appartenenti all’alta borghesia colta e di mentalità aperta.
Secondo alcune interpretazioni, Joséphine Baker, allora celebre per le sue «danze negre» nel music-hall, avrebbe ispirato il personaggio della danzatrice afroamericana Congo, iniziata ai riti vudù nell'Harlem degli anni Venti, che compare in uno degli otto racconti di Magie noire (1928).
Nello stesso periodo svolse attività giornalistica, in particolare per Le Figaro. Esercitò inoltre il ruolo di editore dirigendo presso Gallimard la collana «Renaissance de la nouvelle», nella quale apparve nel 1938 Nouvelles orientales di Marguerite Yourcenar. Fu anche membro del comitato direttivo dell'associazione del Foyer dell’abbazia di Royaumont.
Il 3 gennaio 1927, a Parigi, sposò la ricca aristocratica romena di origine greca Helena Chrissoveloni, principessa Soutzo (1879-1975). In quegli anni i coniugi Morand organizzavano sontuosi ricevimenti nel loro hôtel particulier parigino al numero 3 di avenue Charles-Floquet, il cui salone, con una superficie di quasi 100 metri quadrati – tanto che Maurice Martin du Gard osservava che «sembrava deserto quando vi si trovavano soltanto venti persone» –, così come nel castello di Les Mesnuls, proprietà del fratello di Hélène, banchiere colto e poliglotta.
Durante l'Occupazione Diplomatico di professione, dopo l'armistizio della Francia del luglio 1940 decise di lasciare Londra dove svolgeva le funzioni d'incaricato d'affari, per rientrare a Parigi ormai occupata dall'esercito tedesco. Nei giorni successivi raggiunse il ministero degli Esteri, che nel frattempo si era installato a Vichy sede del governo collaborazionista. Ma fu accolto freddamente dai suoi superiori, e gli fu anche inflitta la sanzione del collocamento a riposo d'ufficio per essersi allontanato dalla sede diplomatica contravvenendo all'ordine di rimanere a Londra.
Tornò in auge nell'aprile 1942, a seguito della nomina a presidente del consiglio di Pierre Laval, al quale Morand era particolarmente legato. Fu quindi reintegrato nei ranghi della diplomazia con la dignità di ministro plenipotenziario di seconda classe, e nell'attesa dell'attribuzione di una sede diplomatica fece parte del gabinetto del capo di governo. Fu anche nominato presidente della commissione di censura cinematografica (si limitò prevalentemente a visionare i cinegiornali). In quel breve periodo si divise fra Parigi, occupata dai tedeschi, e Vichy, frequentando l'entourage di Laval e altri alti dignitari del governo collaborazionista come, ad esempio, il segretario generale della polizia René Bousquet, l'organizzatore delle gigantesche retate che videro la deportazione nei campi di concentramento di decine migliaia di ebrei. Nel settembre del 1943 fu promosso ministro di prima classe e nominato ambasciatore a Bucarest. Nel gennaio 1944 fu trasferito a Berna.
L'epurazione Dopo la Liberazione nell'agosto successivo fu rimosso dall'incarico e quindi destituito dal corpo diplomatico. Per allontanarsi dall'ostracismo dell'ambiente letterario francese rimase in Svizzera, dove possedeva una casa e visse fino al 1956. Quando si ristabilì a Parigi presentò al Consiglio di Stato un'istanza di reintegro, non per rientrare in diplomazia ma per farsi riconoscere gli arretrati. La decisione, cui fu relatore Georges Pompidou, fu favorevole. Ma non gli fu riconosciuta la dignità di ambasciatore né quella di ministro plenipotenziario.
Accademico e capofila degli Ussari Negli anni Cinquanta il movimento letterario degli "ussari" lo designò come capofila. Il 24 ottobre 1968, dopo due tentativi andati a vuoto, fu eletto all'Académie française, succedendo al grande avvocato penalista Maurice Garçon. In realtà Morand aveva incominciato ad accarezzare l'idea di diventare accademico fin dal 1942, ma giacché durante l'Occupazione l'Institut de France aveva preferito soprassedere dal procedere a nuove elezioni la cosa non si era potuta concretizzare. Nel 1958 aveva presentò ufficialmente la sua candidatura, ma senza successo, soprattutto a causa dell'ostracismo di François Mauriac. Quindi ritentò l'anno successivo. Stavolta intervenne contro di lui Charles De Gaulle in persona, tornato al potere nel 1958, e fu quella l'unica volta in cui un presidente della Repubblica esercitò il diritto di veto accordato al capo dello Stato sull'elezione degli accademici. Nel 1968 l'opposizione di De Gaulle venne a cadere, e Morand poté fare il suo ingresso fra gli Immortali. Tuttavia il generale De Gaulle si sottrasse alla consuetudine che vuole che il presidente della Repubblica riceva all'Eliseo gli accademici appena eletti.
Opera letteraria Frequentatore assiduo dei principali ambienti culturali del suo tempo, entrò in contatto con numerose figure di primo piano, tra cui Marcel Proust, al quale dedicò una lunga e significativa intervista realizzata in occasione di un documentario televisivo. La sua attività di scrittore si intrecciò inoltre con un'intensa produzione epistolare: particolarmente rilevante è la corrispondenza con Jacques Chardonne, pubblicata a partire dal 2013 in tre volumi di ampio respiro, cui si aggiungono gli scambi con Roger Nimier e i diari redatti durante l'Occupazione (Journal de guerre) e negli ultimi anni di vita (Journal inutile), testimonianze preziose del suo sguardo sulla storia e sulla società contemporanea.
L'esordio letterario di Morand avvenne nel segno della poesia, con le raccolte Lampes à arc e Feuilles de température (entrambe del 1920), seguite da Tendres stocks (1921). Tuttavia, il successo giunse soprattutto con le novelle Ouvert la nuit (1922) e Fermé la nuit (1923), opere che conquistarono il pubblico e la critica per l'originalità dei temi e l'audacia formale. In esse emerge già con chiarezza uno dei tratti distintivi della sua scrittura: l'attenzione per un mondo internazionale, elegante e in rapido mutamento, restituito attraverso una prosa vivace, frammentaria e ricca di suggestioni visive.
Negli anni successivi, Morand sviluppò ulteriormente la sua vocazione cosmopolita, pur manifestando una crescente disillusione nei confronti dell'esotismo e dei suoi limiti, come si coglie in Rien que la terre (1926). La sua produzione di questo periodo offre un affresco vivido degli "anni folli", tra racconti di viaggio, monografie urbane e romanzi che esplorano le grandi capitali e i loro miti moderni: tra questi si ricordano Lewis et Irène (1924), L'Europe galante (1926), Bouddha vivant (1927), New York (1929), Champions du monde (1930), Flèches d’Orient (1932) e Londres (1933). In tali opere, la velocità, il lusso e la mondanità – riflessi anche nella vita personale dell'autore, amante degli hotel, dei ristoranti e delle automobili di prestigio – diventano elementi centrali di una poetica che celebra e al contempo interroga la modernità.
Un momento di svolta nella narrativa di Morand si può individuare nella novella Milady (1936), che anticipa un orientamento più cupo e introspettivo. Nel secondo dopoguerra, infatti, la sua scrittura si fa più attenta alle ambiguità e alle ombre dell'animo umano, pur mantenendo la consueta vivacità stilistica. Questo mutamento è evidente in opere come Le dernier jour de l'Inquisition (1946), Hécate et ses chiens (1954), Le flagellant de Séville (1959) e Tais-toi (1965), nelle quali emerge una visione più disincantata e tragica della realtà.
A completare la sua vasta produzione si collocano testi di carattere saggistico e riflessivo, come Mon plaisir en littérature (1968) e Mon plaisir en histoire (1969), insieme alla raccolta di novelle Les écarts amoureux (1974). Nel complesso, l'opera di Paul Morand si configura come una testimonianza articolata e dinamica del Novecento europeo, capace di coniugare leggerezza formale e profondità di osservazione, offrendo un ritratto sfaccettato di un'epoca segnata da trasformazioni rapide e contraddittorie.
Opere tradotte in italiano Tendres Stocks, (N.R.F.), 1921, 1924 (Teneri incontri, trad. di Maria Elisa Della Casa, prefazione di Marcel Proust, Firenze, Passigli, 1995) Ouvert la nuit, 1922; Fermé la nuit, 1923 (con il titolo Le notti mondane, Roma, C. Colombo, 1962; Aperto la notte. Chiuso la notte, introduzione di Leopoldo Carra, Milano, Corbaccio, 1997)