Il Regno di Sardegna (nella storiografia indicato anche come Regno Sardo-Piemontese o Regno di PiemonteAlice Raviola Blythe, Il Piemonte sabaudo. Dal ducato transalpino all'Unità. Gli antichi stati italiani, Il Mulino, 2025.Silvio Bertoldi, Il re che tentò di fare l'Italia. Vita di Carlo Alberto di Savoia, Milano, Rizzoli, 2000, p. 233.) fu lo Stato nato dall'unificazione costituzionale degli Stati sabaudi, compiutasi il 4 marzo 1848 con la promulgazione dello Statuto Albertino, e trasformatosi nel Regno d'Italia il 17 marzo 1861. Lo Statuto segnò infatti il passaggio dalla precedente pluralità degli «Stati» sabaudi a un unico «Stato».: ««Stati sabaudi» [...] fu l'espressione con cui gli stessi sovrani definirono i propri domini sino al 1848. Solo allora, con lo Statuto, si ebbe il passaggio da «Stati» a «Stato»». Situato a cavallo delle Alpi Occidentali, comprendeva il Piemonte, la Savoia, Nizza, Aosta, la Liguria e la Sardegna. Torino ne fu la capitale e il principale centro politico e istituzionale, sede del sovrano, del governo e del Parlamento subalpino. Tra il 1859 e il 1861 il Regno estese progressivamente il proprio territorio alla maggior parte della penisola italiana, ad esclusione del Lazio e del Veneto, cedendo contestualmente alla Francia la Savoia e Nizza.
La fase unitaria e costituzionale degli Stati sabaudi si aprì sotto Carlo Alberto di Savoia e coincise con l'avvio del Risorgimento. Poche settimane dopo la concessione dello Statuto, il sovrano intervenne contro l'Impero austriaco nella prima guerra d'indipendenza italiana; la sconfitta nella battaglia di Novara del 23 marzo 1849 determinò la sua abdicazione in favore di Vittorio Emanuele II di Savoia. Il nuovo sovrano mantenne lo Statuto Albertino, facendo del Regno di Sardegna uno dei pochi Stati italiani a conservare l'ordinamento costituzionale introdotto nel 1848. Durante i governi di Camillo Benso, conte di Cavour, il Regno conobbe un processo di modernizzazione economica, amministrativa e infrastrutturale, mentre la partecipazione alla guerra di Crimea e al congresso di Parigi del 1856 contribuì a inserire la questione italiana nel sistema diplomatico europeo. L'alleanza con la Francia di Napoleone III condusse quindi alla seconda guerra d'indipendenza italiana del 1859 e all'avvio della fase conclusiva dell'unificazione italiana.
Sul piano istituzionale, l'annessione della Lombardia, degli Stati dell'Italia centrale e, nel 1860, dei territori già appartenenti al Regno delle Due Sicilie e allo Stato Pontificio comportò la progressiva estensione dello Statuto Albertino, della legislazione e dell'organizzazione amministrativa sabauda. Il 17 marzo 1861, Vittorio Emanuele II assunse «per sé e suoi Successori il titolo di Re d'Italia», trasformando il Regno di Sardegna nel Regno d'Italia. pubblicata nella La continuità istituzionale fu evidenziata dal mantenimento dello Statuto, del numerale dinastico di Vittorio Emanuele II e della numerazione delle legislature parlamentari: la prima del Regno d'Italia fu infatti l'VIII legislatura, in prosecuzione di quelle del Parlamento subalpino. La struttura costituzionale e giuridica dello Stato sabaudo costituì pertanto il fondamento istituzionale diretto del nuovo Regno d'Italia.
Territorio Al momento della promulgazione dello Statuto Albertino, il 4 marzo 1848, lo Stato sabaudo comprendeva il Piemonte, la Valle d'Aosta, la Liguria, la Sardegna, il Ducato di Savoia e la Contea di Nizza, oltre ad alcuni territori oggi compresi in altre regioni italiane. Fra questi figuravano la Lomellina e l'Oltrepò Pavese, successivamente aggregati alla Lombardia, nonché il Bobbiese e l'alta Val Trebbia, i cui territori sono oggi ripartiti fra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Liguria.
La Liguria era entrata definitivamente nei domini sabaudi in seguito al Congresso di Vienna: l'antica Repubblica di Genova, ricostituita provvisoriamente nel 1814, fu infatti incorporata nel Regno di Sardegna alla fine dello stesso anno e il sistema amministrativo sabaudo vi fu esteso nel 1815.
La configurazione territoriale dello Stato mutò profondamente fra il 1859 e il 1860, durante il processo di unificazione italiana. In seguito alla seconda guerra d'indipendenza italiana furono acquisiti la Lombardia e, attraverso le successive annessioni, gran parte dell'Italia centrale; contemporaneamente, in esecuzione degli accordi con la Francia e dopo i plebisciti del 1860, il Ducato di Savoia e la Contea di Nizza furono ceduti al Secondo Impero francese. Nel corso del 1860 furono quindi incorporati anche i territori dell'ex Regno delle Due Sicilie, le Marche e l'Umbria. Alla vigilia della proclamazione del Regno d'Italia, lo Stato governato da Vittorio Emanuele II comprendeva pertanto la maggior parte della penisola italiana, con l'eccezione principalmente del Veneto ancora soggetto all'Impero austriaco e del territorio laziale rimasto allo Stato Pontificio.
Suddivisioni amministrative
Prima dell'unificazione amministrativa della monarchia, i territori sabaudi non erano sottoposti a un ordinamento territoriale completamente uniforme. Negli Stati di terraferma la sistemazione amministrativa introdotta dopo la Restaurazione era articolata principalmente in divisioni, province, mandamenti e comuni. L'ordinamento fu definito attraverso diversi provvedimenti, fra i quali l'editto del 10 novembre 1818, mentre le Regie patenti del 14 dicembre dello stesso anno disciplinarono la classificazione delle intendenze e dei relativi uffici.
La divisione costituiva la maggiore circoscrizione territoriale ed era composta da più province; queste comprendevano a loro volta diversi mandamenti, ciascuno formato da uno o più comuni. All'amministrazione delle divisioni e delle province erano preposti rispettivamente gli intendenti generali e gli intendenti.
Nel corso del regno di Carlo Alberto l'ordinamento fu oggetto di ulteriori riforme. Con le Regie patenti del 25 agosto 1842 furono riorganizzate le intendenze generali e provinciali; le Regie patenti del 30 ottobre 1847 attribuirono formalmente ai circondari delle intendenze generali il nome di «divisioni amministrative», mentre il regio editto del 27 novembre 1847 riformò l'amministrazione comunale e provinciale e riconobbe alle province e alle divisioni una propria amministrazione.
Alla vigilia delle riforme del 1847-1848, gli Stati di terraferma erano organizzati nelle seguenti grandi circoscrizioni amministrative:
Divisione di Savoia, con capoluogo Ciamberì, comprendente i territori della Savoia propria, dell'Alta Savoia, del Chiablese, del Faucigny, del Genevese, della Moriana e della Tarantasia; Divisione di Torino, con capoluogo Torino, comprendente le province di Torino, Biella, Ivrea, Pinerolo e Susa; Divisione di Cuneo, con capoluogo Cuneo, comprendente le province di Cuneo, Alba, Mondovì e Saluzzo; Divisione di Alessandria, con capoluogo Alessandria, comprendente, secondo l'assetto risultante dalle riforme del periodo, le province di Alessandria, Acqui, Asti, Casale, Tortona, Voghera e, dopo la riforma del 1847, Bobbio; Divisione di Novara, con capoluogo Novara, comprendente fra le proprie circoscrizioni Novara, Lomellina, Ossola, Pallanza, Valsesia e Vercelli; Divisione di Aosta, con capoluogo Aosta; Divisione di Genova, con capoluogo Genova, comprendente, prima delle modifiche del 1847, le province di Genova, Albenga, Bobbio, Chiavari, Levante, Novi e Savona; Divisione di Nizza, con capoluogo Nizza, comprendente le province di Nizza, Oneglia e Sanremo.
La ripartizione non rimase tuttavia immutata: le Regie patenti del 30 ottobre 1847 soppressero, fra l'altro, alcune intendenze generali e modificarono l'appartenenza di diverse province. Bobbio fu trasferita alla divisione amministrativa di Alessandria, mentre la Lomellina rimase compresa nella divisione di Novara.
Estensione dell'ordinamento alla Sardegna La Sardegna, fino alla fusione perfetta, conservava un ordinamento amministrativo distinto da quello degli Stati di terraferma. Nell'isola operava un'Intendenza generale di Sardegna, istituita all'inizio del periodo sabaudo e avente sede a Cagliari; dal 1825 gli intendenti delle singole province dipendevano gerarchicamente dall'intendente generale.
Dopo la fusione e la successiva trasformazione costituzionale dello Stato, il sistema delle intendenze vigente sul continente fu esteso alla Sardegna con il regio decreto del 12 agosto 1848, n. 776. L'isola fu ripartita in tre divisioni amministrative, rette dalle intendenze generali di Cagliari, Sassari e Nuoro, dalle quali dipendevano complessivamente altre otto intendenze.
Le tre divisioni erano: Divisione amministrativa di Cagliari, con capoluogo Cagliari, comprendente le province di Cagliari, Iglesias, Isili e Oristano; Divisione amministrativa di Nuoro, con capoluogo Nuoro, comprendente le province di Nuoro, Cuglieri e Lanusei; Divisione amministrativa di Sassari, con capoluogo Sassari, comprendente le province di Sassari, Alghero, Ozieri e Tempio.
L'estensione alla Sardegna dell'ordinamento amministrativo continentale costituì quindi una delle conseguenze della progressiva unificazione istituzionale iniziata nel 1847 e completata sul piano costituzionale con lo Statuto Albertino del 4 marzo 1848. La successiva legge del 7 ottobre 1848, n. 807, nota come legge Pinelli, intervenne ulteriormente sull'amministrazione locale, introducendo il principio della rappresentanza elettiva nei consigli provinciali e divisionali.
L'assetto fu nuovamente modificato dalla legge 23 ottobre 1859, n. 3702, nota come legge Rattazzi, che riorganizzò profondamente l'amministrazione territoriale dello Stato in vista dell'unificazione italiana. Immediatamente prima di tale riforma gli Stati sardi comprendevano complessivamente 14 divisioni amministrative con altrettante intendenze generali e 36 intendenze provinciali.
Denominazione Fino alla metà del XIX secolo la monarchia sabauda non costituì uno Stato unitario nel senso moderno, ma un insieme di territori differenti per origine, ordinamenti, istituzioni e tradizioni giuridiche, riuniti dalla comune appartenenza dinastica alla Casa Savoia. Prima dell'acquisizione della corona sarda ne facevano parte, fra gli altri, il Ducato di Savoia, il Ducato di Aosta, il Principato di Piemonte e la Contea di Nizza; nelle fonti coeve l'insieme veniva indicato con formule quali «Stati del Duca di Savoia» o denominazioni analoghe.
Dopo il passaggio della corona di Sardegna ai Savoia nel 1720, i possedimenti continentali continuarono a conservare una propria individualità istituzionale rispetto all'isola e furono frequentemente indicati come Stati sardi di terraferma. La legislazione e gli atti della monarchia impiegavano invece, per designare complessivamente i domini del sovrano, formule quali «Stati di Sua Maestà il Re di Sardegna», «Regi Stati» o, più sinteticamente, «Stati Sardi».
Nella storiografia contemporanea è comunemente utilizzata l'espressione Stato sabaudo per indicare nel loro complesso i domini della dinastia prima della trasformazione costituzionale del 1848. Tale compagine viene generalmente interpretata come una monarchia composita, nella quale territori dotati di ordinamenti propri erano sottoposti a un medesimo sovrano.
La cosiddetta fusione perfetta avviò la definitiva uniformazione amministrativa e politica dei territori sabaudi, estendendo anche alla Sardegna ordinamenti già vigenti negli Stati di terraferma. La trasformazione da pluralità di «Stati» a unico «Stato» si compì tuttavia sul piano costituzionale il 4 marzo 1848, con la promulgazione dello Statuto Albertino. Paola Bianchi e Andrea Merlotti osservano infatti che «Stati sabaudi» fu l'espressione utilizzata dagli stessi sovrani per i propri domini sino al 1848 e che «solo allora, con lo Statuto, si ebbe il passaggio da “Stati” a “Stato”».