La suddivisione del mondo in Nord e Sud, in funzione del suo sviluppo socioeconomico, e l'uso di questi termini per una descrizione geopolitica, sono una costruzione geopolitica che avviene prima di tutto negli USA nel secondo dopoguerra, utilizzando il testo di Josué de Castro "Geopolitica della Fame". Questo libro fa seguito al discorso di Truman del 1947 dove annuncia che gli USA combatteranno in tutto il mondo la povertà e il sottosviluppo perché questo produce popolazioni scontente e sensibili quindi alle "sirene" dei comunisti.
Nasce così questa costruzione che si trasformerà in una rappresentazione geografica Nord vs. Sud. Il primo utilizzo di Global South in senso politico contemporaneo è stato nel 1969 da Carl Oglesby, scrivendo sulla rivista cattolica Commonweal in un numero speciale sulla guerra del Vietnam. Oglesby sosteneva che secoli di "dominio del nord sul sud globale […] [sono] confluiti […] per produrre un ordine sociale intollerabile". Arriverà poi nel 1980 il titolo del rapporto della commissione presieduta da Willy Brandt, sullo sviluppo internazionaleW. Brandt (1980), in bibliografia., ed oggi fa parte del linguaggio delle Nazioni Unite.
Descrizione Significato del termine sottosviluppo
Il sottosviluppo è una condizione di arretratezza sociale ed economica in cui vive la popolazione di un paese rispetto ai paesi con sistemi economici più avanzati. I paesi poveri, a rallentato sviluppo economico, o in via di sviluppo, nelle analisi geopolitiche, erano inizialmente raggruppati nel cosiddetto Terzo mondo, contrapposto al Primo mondo, i paesi industrializzati ad economia capitalista, e al Secondo mondo, i paesi a economia pianificata dell'Europa socialista.
Nel 1989 la caduta del Muro di Berlino determinò la fine del vecchio assetto geopolitico, con la scomparsa del Secondo mondo. Non essendo più evidente una tripartizione in paesi con situazioni economiche diverse, il termine Terzo mondo cadde in disuso e, per parlare dei paesi poveri in via di sviluppo, si preferì parlare di Sud del mondo, riferendosi alla posizione geografica della maggior parte di essi.Amoroso, (2000) in bibliografia
La linea di confine virtuale che separa queste due regioni del mondo è chiamata, nel mondo anglosassone "Brandt line".
Si considerano come facenti parte del Sud del mondo, tutta l'Africa, l'America Latina, l'America Centrale, l'India, il Sud-est asiatico e molti paesi del medio ed estremo Oriente. All'interno di tali paesi sono distinguibili due tipi di paesi sottosviluppati: quelli con risorse e quelli senza. I primi hanno materie prime all'interno del proprio paese, che potrebbero permettere uno sviluppo economico; i secondi, non avendo né capitali, né risorse, hanno minima possibilità di sviluppo autonomo indipendente.
Per avere un quadro più preciso del grado di sviluppo di un paese, nel 1990 l'ONU ha introdotto l'Isu, l'Indice di sviluppo umano, che si ottiene dalla combinazione di tre dati: la speranza di vita alla nascita, il reddito pro capite e il tasso di alfabetizzazione.
Classificazione dei paesi poveri
Sono tantissime le diverse classificazioni dei paesi poveri ed in genere le misure della ricchezza, delle risorse o della qualità della vita nel mondo.
Le città
A causa delle pessime condizioni di vita, milioni di famiglie contadine si trasferiscono dai villaggi rurali alle periferie delle grandi città nella speranza di trovare lavoro e condizioni di vita migliori. Intorno alle megalopoli, si formano delle gigantesche bidonville, cioè insiemi di baracche e tuguri costruiti con mezzi di fortuna, come cartone o lamiere, che ospitano milioni di persone. Le bidonville non hanno acqua corrente, sono sprovviste di qualsiasi servizio e sono malsane. Alcuni esempi di città del Sud del mondo circondate da bidonville sono Città del Messico, Città del Capo, Bombay, Giacarta.
Le malattie Negli ultimi anni, grazie al miglioramento delle condizioni socio-sanitarie e allo sviluppo di farmaci efficaci e di vaccini, le malattie infettive sono diventate più prevenibili e curabili, anche se, nei paesi del Sud del mondo, esse continuano a rappresentare un enorme problema sanitario e la causa principale di mortalità della popolazione; malattie come morbillo, polmonite e infezioni intestinali sono le cause principali di mortalità infantile.
Nel Sud del mondo sono causate prevalentemente dalle cattive condizioni igieniche, dalle problematiche alimentari, dalla trasmissione di malattie tramite punture di insetti particolari come la febbre gialla e la malattia del sonno, dal clima arido in molti paesi, soprattutto dell'Africa, dalla mancanza di ospedali locali, ambulatori e altre strutture sanitarie, di personale sanitario e di farmacie.
A questo deve aggiungersi il costo dei farmaci: in molti casi essi risultano troppo costosi in rapporto al reddito delle singole famiglie ed insostenibili per i bilanci statali.
Oggi la preoccupazione sanitaria primaria è la comparsa e propagazione di nuove malattie come l'ebola, e la diffusione di altre come la dengue un tempo con areali limitati di diffusione.
Globalizzazione e povertà
Negli ultimi vent'anni è diventata comune l'espressione “globalizzazione dell'economia” a indicare il carattere mondiale dell'economia del nuovo millennio.
Il problema mondiale più grave ed evidente dell'economia è quello della povertà estrema di almeno un miliardo e mezzo di persone, il 25% della popolazione mondiale, considerando povero chi dispone di appena un dollaro al giorno. La prosecuzione della storia economica del mondo propone questo problema che rappresenta la necessità stessa di correggere quanto è avvenuto finora: la crescita della ricchezza di una parte del mondo ha coinciso con l'aumento della povertà dall'altra parte.
Se le nuove tecnologie hanno portato indubbi benefici all'umanità, diventano sempre più gravi e drammatici gli squilibri, in particolare tra i paesi ricchi del Nord del mondo e i paesi poveri del Sud.
Ad un Occidente ricco e in calo demografico fa riscontro un Terzo mondo povero e in rapido accrescimento. Le città europee e nordamericane devono affrontare il fenomeno dell'immigrazione, spesso clandestina, che se per alcuni politici potrebbe determinare problemi di ordine sociale, per altri un modello di Società multietnica appare la risorsa con la quale garantire lo sviluppo economico e coprire, nel tempo, i vuoti di una popolazione in diminuzione.
Cause del sottosviluppo
Prima del colonialismo Secondo diversi storici, le cause del sottosviluppo del sud del mondo sono da ricercarsi prima del colonialismo, le nazioni europee avrebbero dunque solo sfruttato a loro favore un sottosviluppo già esistente. A sostegno di questa tesi si cita ad esempio l'Etiopia, che nonostante sia sempre stata una nazione indipendente (eccetto per pochi anni nel ventesimo secolo) è uno degli stati più poveri del pianeta. Secondo molti anzi il colonialismo avrebbe lasciato un'eredità positiva come ad esempio strade, ferrovie, e portando una lingua comune in vaste zoneNicholas Kristof, The New York Times, 10 aprile 2010, Zimbabwe and the Causes of African Poverty - NYTimes.com .
Secondo queste teorie le cause del sottosviluppo sono quindi da ricercare nella geografia e nell'ambiente, che hanno impedito lo sviluppo di civiltà e culture più avanzate. Limitandosi per esempio al caso dell'africa subsahariana, la mancanza di colture dall'alto contenuto energetico e la presenza di specie animali difficoltose da allevare hanno reso più difficile la nascita di grandi civiltà sedentarie dove si potesse formare una numerosa classe sociale non direttamente dedita al procacciarsi il cibo,e che potesse dunque sviluppare strumenti come la scrittura e il calcolo che venivano contemporaneamente sviluppati in Europa. A prova di ciò per esempio il fatto che fatta eccezione per l'arabo portato dall'espansione islamica, nell'Africa subshariana ancora durante il medioevo non esistevano di fatto lingue scritte.
La geografia, fatta di immensi deserti e foreste impenetrabili, ha aggravato il problema, non consentendo alle diverse culture e popolazioni di avviare scambi che avrebbero potuto portare a una crescita economica e culturale.Claudio Moffa, L'Africa alla periferia della storia, Guida editori, Napoli 1993
Colonialismo e neocolonialismo
A partire dal 1493, con la colonizzazione di Hispaniola, gli spagnoli e poi numerosi popoli europei diedero vita a grandi imperi coloniali, distruggendo dapprima le civiltà Inca, Maya ed Azteco per accaparrarsi i minerali del Sud America e realizzandovi basi coloniali con manodopera fornita dalla schiavizzazione delle popolazioni locali. Contemporaneamente olandesi, portoghesi e britannici si espansero verso l'Asia, inizialmente stabilendo rapporti commerciali.
Successivamente l'espansione europea nel mondo interessò l'America del Nord, dove inglesi e francesi avviarono un'intensa attività estrattiva, e l'Africa, usata dagli imperi coloniali per procurarsi schiavi. Quattro secoli più tardi, fra il XIX secolo e i primi anni del XX, il Sud del mondo era stato colonizzato da inglesi, francesi, olandesi, spagnoli e portoghesi, con alcune colonie controllate da belgi, italiani e tedeschi.
Negli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale le nuove nazioni derivanti dalle ex colonie, divenute indipendenti nel corso della seconda metà del Novecento, si sono trovate ad affrontare il compito di promuovere il proprio sviluppo economico e, non avendo a disposizione capitali e personale tecnico specializzato, sono state costretti a ricorrere all'aiuto del mondo sviluppato, rivolgendosi soprattutto ai loro ex colonizzatori. Ciò ha originato una nuova subordinazione economica, detta "neocolonialismo". I Paesi ricchi importano da quelli poveri materie prime a ad un costo piuttosto basso, perché è calato il mercato, ed esportano ad un prezzo più elevato i prodotti finiti, generando un costante “scambio ineguale”. Inoltre i Paesi industrializzati hanno installato nei Paesi del Sud del mondo industrie appartenenti alle imprese multinazionali, che approfittano del basso costo della manodopera, scarsa legislazione a protezione dei lavoratori e dell'ambiente, e sfruttando popolazione e risorse, inquinando e esportando quasi tutti i prodotti finiti.
Il tutto è aggravato dal fatto che molti Paesi del Sud del mondo devono restituire colossali somme di denaro ai paesi ricchi, ricevute in prestito, spesso utilizzato malamente, per tentare la via dell'industrializzazione forzata, si tratta del cosiddetto debito estero.
Tipo, in Madagascar, dal 1975 al 1993 quando c'era stato il regime socialista seguiva un lungo periodo di crisi economica.
Disuguaglianze economiche interne
Una delle cause del sottosviluppo è la disuguaglianza economica; infatti ci sono pochissime persone privilegiate, proprietarie di terre e capitali e una massa di contadini poveri, molti dei quali abbandonano le campagne per cercare lavoro nelle città; nelle megalopoli del Sud del mondo si concentra così una massa di disoccupati che vive nelle bidonville.
Sottocultura
Il grado d'istruzione e scolarizzazione è un indice importante per valutare le condizioni di vita di un popolo, infatti un analfabeta avrà meno possibilità di migliorare il proprio tenore di vita.
Anche se negli ultimi anni la scolarizzazione è aumentata, il livello medio nei paesi del sud si mantiene ancora basso. Nei paesi più poveri, molti sono i bambini che non frequentano o abbandonano la scuola perché costretti a lavorare per aiutare la famiglia; al contempo si assiste al fenomeno della emigrazione di molti laureati di questi paesi, che cercano un impiego e migliori condizioni di vita trasferendosi a vivere in paesi avanzati.