Mentana è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Roma Capitale, nel Lazio.

Geografia fisica Il territorio comunale di Mentana si estende per 24,27 km² nella parte nord-orientale della città metropolitana di Roma Capitale. Confina con i comuni di Fonte Nuova, Monterotondo, Sant'Angelo Romano e Palombara Sabina ed è compreso nel territorio di competenza dell'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino centrale.

Territorio Il territorio presenta un andamento prevalentemente collinare, caratterizzato da quote modeste. L'intera superficie comunale, pari a 24,27 km², è infatti situata a un'altitudine inferiore ai 300 m s.l.m., mentre il centro comunale è posto a circa 150 m s.l.m.

Una precedente rilevazione contenuta nel Piano di emergenza comunale del 2014 descriveva più precisamente la morfologia del territorio come collinare a basse quote, comprese indicativamente tra 60 e 200 m s.l.m., attribuendo il 60% della superficie alla fascia collinare e il restante 40% a quella pianeggiante.

Per quanto riguarda la copertura del suolo, il Piano di emergenza comunale del 2024, sulla base dei dati del progetto CORINE Land Cover, documenta la presenza nel territorio di superfici agricole, seminativi, colture permanenti, pascoli, aree forestali e superfici coperte da vegetazione erbacea e arbustiva. Le aree naturali e agricole costituiscono pertanto una componente rilevante del territorio comunale accanto alle superfici urbanizzate.

Idrografia Il reticolo idrografico superficiale è costituito prevalentemente da corsi d'acqua minori e canali di scolo. Il Piano di emergenza comunale del 2014 individua, tra i principali elementi della rete idrografica locale, il fosso di Colle Giochetto, il fosso del Pisciarello, il fosso Orneto, il fosso delle Vignole e il fosso di Valle Cavallara.

I relativi bacini sono di dimensioni contenute: il fosso di Colle Giochetto possiede un bacino di circa 2 km² e un'asta principale di circa 2,5 km; quelli del Pisciarello e delle Vignole si estendono per circa 3 km², mentre il bacino del fosso Orneto raggiunge circa 6 km². Nel territorio comunale non sono presenti dighe.

Aree naturali Una parte del territorio comunale è compresa in aree naturali protette istituite dalla Regione Lazio e gestite dalla città metropolitana di Roma Capitale. In particolare Mentana è interessata dalla Riserva naturale di Nomentum e dalla Riserva naturale della Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco.

La Riserva naturale di Nomentum, istituita nell'ambito del sistema regionale delle aree naturali protette, si estende complessivamente per 827 ettari nei territori comunali di Mentana e Fonte Nuova. È costituita da un insieme di aree verdi e agricole comprendenti Macchia Trentani, Valle Cavallara, Macchia Mancini, l'area archeologica di Monte d'Oro, parte di Casali di Mentana, il centro storico di Mentana e l'area agricola di Monte Pizzuto.

La Riserva naturale della Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco interessa invece i territori di Mentana, Monterotondo e Sant'Angelo Romano e possiede un'estensione complessiva di 997 ettari secondo il Piano comunale di emergenza. La Regione Lazio conferma l'inclusione di Mentana sia nella Riserva naturale di Nomentum sia in quella della Macchia di Gattaceca e del Barco.

Sismicità Il territorio di Mentana è classificato dalla Regione Lazio nella zona sismica 2, sottozona 2B, ai sensi delle deliberazioni della Giunta regionale n. 387 e n. 835 del 2009. La microzonazione sismica comunale di livello 1 e la relativa Condizione limite dell'emergenza sono state validate dalla Regione Lazio con determinazione n. G09441 del 10 luglio 2023.

Il Piano di emergenza comunale non segnala la presenza di stazioni sismiche direttamente nel territorio di Mentana.

Clima Ai fini della regolamentazione degli impianti termici, Mentana appartiene alla zona climatica D e presenta un valore di 1.641 gradi giorno, secondo la classificazione climatica dei comuni italiani prevista dal Decreto del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro n. 412 del 26 agosto 1993.

La collocazione nella zona D corrisponde, secondo la normativa nazionale, ai comuni caratterizzati da un numero di gradi giorno superiore a 1.400 e non superiore a 2.100. Per tale zona la disciplina nazionale stabilisce ordinariamente un periodo di esercizio degli impianti termici compreso tra il 1º novembre e il 15 aprile, per un massimo di dodici ore giornaliere, fatte salve le deroghe previste dalla normativa.

Il territorio comunale non dispone di proprie stazioni di monitoraggio idrometeorologico: il Piano di emergenza del 2024 segnala infatti l'assenza, entro i confini comunali, di idrometri, pluviometri e termometri appartenenti a sistemi di monitoraggio. Per questo motivo non è opportuno attribuire a Mentana serie di temperature medie o precipitazioni rilevate in stazioni meteorologiche di comuni limitrofi come se fossero dati direttamente riferiti alla città.

Origini del nome Il toponimo Mentana deriva dall'antico nome latino Nomentum, città sorta nel territorio compreso tra il Lazio e la Sabina. L'antico abitato non coincideva tuttavia con l'odierno centro di Mentana: i resti di Nomentum sono stati individuati nella località di Casali di Mentana, nell'area di Montedoro.

Nel corso del Medioevo il nome antico subì una progressiva trasformazione: Antonio Nibby documenta il passaggio da Nomentum alla denominazione Civitas Nomentana e successivamente a Castrum Numentanae, dalla quale fa derivare il moderno toponimo Mentana, attestato in passato anche nella forma Lamentana. La stessa evoluzione spiega la persistenza dell'aggettivo nomentano e del nome della via Nomentana, l'antica strada che collegava Roma a Nomentum.

Storia

Età antica La storia del territorio mentanese è strettamente legata all'antica Nomentum, centro sorto lungo la via Nomentana, dalla quale prese il nome. L'abitato antico era situato nell'area dell'odierna Casali di Mentana, circa 1,5 km a sud dell'attuale centro storico, al confine tra il Latium vetus e la Sabina. L'attribuzione originaria della città all'ambito latino oppure a quello sabino rimane incerta.

Le indagini archeologiche hanno documentato l'organizzazione urbana della città romana e, dal 2007, una missione dell'Accademia di Danimarca a Roma, in collaborazione con la Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio, ha condotto campagne di scavo nell'area del foro di Nomentum, in località Romitorio. L'importanza archeologica del territorio è testimoniata anche da rinvenimenti relativi alla viabilità e all'insediamento rurale dellager Nomentanus; l'antica città controllava infatti un territorio più esteso dell'attuale comune di Mentana.

In età romana Nomentum acquisì lo status municipale; la documentazione archeologica relativa alla città, alle modalità di insediamento e alla sua urbanistica costituisce oggi il nucleo principale delle collezioni del Museo civico archeologico di Mentana e dell'Agro Nomentano.

Con la diffusione del cristianesimo Nomentum divenne anche sede episcopale, mantenendo tale funzione fino al IX secolo.

Medioevo Il progressivo declino di Nomentum in età tardoantica e altomedievale fu accompagnato dalla formazione di un abitato fortificato dal quale si sviluppò la Mentana medievale. La tradizione storica locale identifica nell'alto Medioevo la fase di formazione del nuovo borgo, sorto in posizione maggiormente difendibile rispetto all'insediamento romano.

Un episodio di particolare rilievo avvenne nell'anno 800, durante la discesa di Carlo Magno verso Roma. Gli Annales Regni Francorum ricordano l'incontro tra il sovrano franco e papa Leone III apud Nomentum, prima dell'ingresso di Carlo a Roma, dove il 25 dicembre dello stesso anno sarebbe stato incoronato imperatore.

Tra il X e l'XI secolo il castello di Nomentum fu legato alla potente famiglia romana dei Crescenzi. A questa fase risale il nucleo medievale intorno al quale si consolidò l'abitato fortificato; il cosiddetto Palazzo Crescenzio costituisce ancora oggi una delle principali testimonianze del borgo medievale.

Nel 1059 Nomentum fu devastata dalle forze normanne di Roberto il Guiscardo, in conseguenza della partecipazione della città all'alleanza dei Tuscolani e dei Prenestini contro papa Niccolò II. L'episodio determinò un'ulteriore decadenza dell'antico centro. Nei secoli successivi il territorio passò attraverso diversi possessori feudali; tra questi figurarono i Capocci e, successivamente, gli Orsini, che divennero una delle famiglie maggiormente legate alla storia tardomedievale e rinascimentale di Mentana.

Età moderna Il dominio degli Orsini si consolidò nel corso del tardo Medioevo. Nel 1579 papa Gregorio XIII eresse il feudo di Mentana in marchesato.

Il 21 luglio 1594 Camilla Peretti acquistò dagli Orsini il feudo di Mentana, comprendente gli immobili e i diritti a esso connessi, per destinarlo al nipote Michele Peretti, pronipote di papa Sisto V. L'operazione, del valore di 250.000 scudi, ricevette il beneplacito di papa Clemente VIII e nel marzo 1595 Peretti prese possesso del feudo per procura assumendo il titolo marchionale.

Il dominio dei Peretti durò fino al 1655, quando Mentana passò ai Borghese. L'acquisto del territorio contribuì ad ampliare il vasto patrimonio fondiario laziale di Marcantonio II Borghese, che possedeva, oltre a Mentana, numerosi feudi, castelli e tenute nel Lazio.

Alla presenza dei Borghese è legato il complesso del Palazzo Borghese, sviluppatosi sul precedente nucleo fortificato e divenuto uno degli edifici rappresentativi del centro storico; il complesso è sottoposto a tutela monumentale dal 13 agosto 1921.

Tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo Mentana seguì le vicende politiche dello Stato Pontificio, interrotte dall'occupazione francese e dalle trasformazioni amministrative introdotte in età napoleonica. Con la Restaurazione il territorio tornò sotto la sovranità pontificia.

Il Risorgimento e la battaglia di Mentana

L'episodio che maggiormente legò il nome di Mentana alla storia del Risorgimento fu la battaglia di Mentana del 3 novembre 1867. Nel quadro del tentativo garibaldino di raggiungere Roma e porre fine al potere temporale pontificio, Giuseppe Garibaldi aveva raccolto un corpo di volontari e, dopo l'occupazione di Monterotondo, aveva proseguito le operazioni nel territorio a nord-est della capitale.

Il 3 novembre i volontari garibaldini, in movimento da Monterotondo verso Tivoli, si scontrarono presso Mentana con l'esercito pontificio comandato dal generale Hermann Kanzler, sostenuto da una brigata francese comandata dal generale Balthazar de Polhès, duca de Polhès. Le forze franco-pontificie disponevano di superiorità numerica e di armamento; in particolare i reparti francesi erano dotati dei nuovi fucili Chassepot. La battaglia si concluse con la sconfitta dei garibaldini, costretti a ripiegare e successivamente a oltrepassare il confine pontificio a Passo Corese.

La sconfitta arrestò il tentativo garibaldino del 1867 di raggiungere Roma e consentì allo Stato Pontificio di conservare ancora per tre anni il territorio laziale sotto la protezione militare francese.

La memoria della battaglia assunse successivamente un ruolo centrale nell'identità civica di Mentana. Cimeli, armi, uniformi, lettere e vessilli legati agli avvenimenti del 1867 sono conservati nel Museo garibaldino di Mentana.

Dopo la presa di Roma del 20 settembre 1870 e la successiva annessione del Lazio al Regno d'Italia, Mentana entrò a far parte della nuova provincia di Roma. La sua appartenenza alla provincia italiana è già documentata nel regio decreto del 3 dicembre 1870 sulla nuova circoscrizione giudiziaria della provincia romana, nel quale Mentana figura tra i comuni dipendenti dalla pretura di Palombara.