Definito da Le Corbusier come il «plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro», Gaudí fu un architetto estremamente fecondo: sette delle sue opere a Barcellona sono esposte dal 1984 nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. Il 14 aprile 2025 la Chiesa Cattolica lo ha proclamato venerabile.

Biografia

Giovinezza e formazione Antoni Gaudí nacque il 25 giugno 1852 a Reus, o nelle vicinanze,Vi è stata un'accesissima controversia sull'effettivo luogo di nascita di Gaudí, incerto tra Reus e Riudoms, città adiacente dove il padre dell'architetto ha avuto i natali. In quegli anni, infatti, questi villaggi non disponevano di registri di nascite, allorché sono stati in molti (approfittando anche delle contraddittorie testimonianze orali e scritte che l'architetto ha espresso in merito) a contestare Reus – dove Gaudí, il giorno seguente, è stato battezzato – in favore di Riudoms, dove il padre possedeva un podere denominato «Mas de la Calderera». La maggior parte dei critici, tuttavia, oggi concorda nell'assegnare i natali dell'architetto catalano a Reus. quintogenito del calderaio Francesc Gaudí y Serra (1813–1906) e di Antònia Cornet y Bertran (1819–1876). Battezzato il giorno successivo alla nascita nella chiesa di Sant Pere Apòstol con il nome «Antoni Plàcid Guillem Gaudí y Cornet»,. il piccolo Antoni sin da giovane manifestò un sincero amore per la sua terra natale, il Campo di Tarragona, accesa da fieri umori mediterranei e da un passato glorioso, che la vedeva sin dai tempi dell'antica Roma come una delle lande più prospere di quel litorale..

Tutt'altro che prospera, tuttavia, era la famiglia di Gaudí, che – per usare le parole di George R. Collins – fu «privato di molte di quelle gioie della vita familiare che gli Spagnoli tengono in gran conto e alla quale è dedicata la sua tarda chiesa della Sagrada Familia». Non si tratta, in effetti, di un'osservazione inesatta: oltre a esser funestato sin dalla tenera età da continui lutti famigliari – la madre lo abbandonò in età molto precoce, così come il fratello Francesc (un dottore) ed una sorella – il giovane Gaudí fu afflitto anche da feroci reumatismi, i quali hanno probabilmente contribuito alla formazione di quel suo carattere schivo e riservato che lo avrebbe accompagnato fino alla tomba. Proprio a causa di queste cagionevolezze reumatiche, tra l'altro, il giovane Antoni fu costretto a ricorrere alla dieta dell'abate Kneipp, la quale prevedeva un frugale regime di vita, cure omeopatiche, diete vegetariane e altre restrizioni che quasi lo costrinsero all'isolamento più totale...

Gaudí iniziò gli studi presso una scuola di Reus, dove iniziò a coltivare il suo talento grafico eseguendo disegni per un seminario denominato «El Arlequín» [L'Arlecchino]. Fu uno studente forse svogliato ma certamente brillante: come riportato dallo Zerbst «sbalordiva chi gli stava intorno con sorprendenti lampi di genio: al maestro di scuola, che spiegava come gli uccelli potessero volare grazie alle loro ali, il piccolo Antoni fece immediatamente notare che anche le galline nel pollaio si servivano delle ali, però per correre»:. era insomma dotato di un amore per i piccoli episodi quotidiani e di un acume che risultavano particolarmente congeniali per gli studi architettonici, che intraprese, diciassettenne, a Barcellona, presso la Llotja.

Presso questa scuola di Architettura Gaudí ebbe l'opportunità di conoscere le nozioni di base attinenti tale disciplina, non senza però numerose difficoltà: egli avrebbe conseguito il diploma nel 1878, otto anni dopo essersi trasferito. Egli, infatti, dovette prestarsi dal 1874 al 1879 per il servizio militare, e per impreziosire il proprio bagaglio formativo non esitò a tirocinarsi presso importanti costruttori di Barcellona (Joan Martorell, Josep Fontserè, Francisco de Paula del Villar y Lozano, Leandre Serrallach ed Emili Sala Cortés).. Lo stesso Gaudí, d'altronde, era di temperamento recalcitrante, sanguigno, e faticava ad arginare la sua insofferenza verso i rigidi accademismi promossi alla Llotja. La sua carriera accademica, malgrado queste conflittualità, ebbe comunque modo di concludersi brillantemente e, anzi, passò l'esame finale con il giudizio «ottimo». Interessante il progetto di fine corso che presentò alla commissione d'esame, relativo a un portale di un cimitero: al di là delle ineccepibili doti grafiche l'elaborato colpisce per la sua scenografica espressività e per la sua potente simbologia, intrisa di umori religiosi e anche di una certa nota caratteriale. Elies Rogent, direttore della facoltà, non esitò nell'affermare: «Non so se abbiamo conferito il titolo a un pazzo o ad un genio, con il tempo si vedrà».. Gaudí, con un caustico senso dell'umorismo, avrebbe confidato al suo amico: «Llorenç, ora dicono che sono un architetto»..

Güell, la casa Batlló, la Pedrera Con il conseguimento del diploma Gaudí poté finalmente aprirsi a una temperie culturale e architettonica non più guidata da una chiave di lettura univoca, bensì agitata dall'assenza di norme e formule precise. Di questa sostanziale incertezza stilistica risentì anche il Gaudí degli esordi, il quale – avendo a disposizione una pletora di fonti alle quali attenersi – si soffermò soprattutto sul neogotico e sui testi di Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc, entusiasta promotore di tale stile. Si pensi che quando Gaudí visitò Carcassonne, il suo interesse per la cinta muraria era così contagioso che un abitante del villaggio medievale, scambiandolo per Viollet-le-Duc in persona, gli rivolse un saluto ossequioso: l'architetto fu molto lusingato da questo fraintendimento!. Nel frattempo, quasi a guisa di contrappasso con l'ascetismo monastico della sua fanciullezza, Gaudí in questo periodo amava esibirsi sul palcoscenico di Barcellona e atteggiarsi con modi di dandy: bello (aveva occhi azzurri e una chioma bionda e fluente), elegante nei modi e nell'abbigliamento,Testimonia lo Zerbst: Gaudí in questi periodi interagì con fervore con la scena sociale barcellonese, derivandovi tra l'altro un preciso orientamento politico e ideologico.

Pur essendo appassionatamente impegnato sul fronte sociale Gaudí si dedicò al lavoro con grande rigore. Il primo incarico che gli venne assegnato fu relativo alla progettazione di alcuni lampioni per la Plaça Reial di Barcellona: tale mansione, tra l'altro modesta, fu brillantemente risolta dal giovane architetto con delle strutture a sei bracci vivificate dal moderno connubio polimaterico di pietra e ghisa. Anno particolarmente importante per Gaudí fu comunque il 1878: non solo per la laurea, finalmente ottenuta, ma anche per l'incontro con l'industriale Eusebi Güell, che ebbe modo di venire a contatto con l'esuberanza creativa dell'architetto catalano in occasione della Exposition Universelle di Parigi del 1878. Uomo culturalmente vivace e economicamente spensierato, dagli ampi orizzonti liberali e intellettuali, Güell segnò una tappa decisiva nella carriera architettonica di Gaudí, il quale poté mettersi al servizio di un mecenate disposto a soddisfare i suoi capricci estetici, nonché a sostenere i prezzi alti che sarebbero potuti generarsi. Di seguito si riporta una citazione di Rainer Zerbst:

Sotto l'ala protettiva di Güell, in effetti, Gaudí diede vita a svariate strutture destinate a divenire celebri, come i Padiglioni Güell, il Palau Güell e il Parco Güell, dove natura, scultura ed architettura si confondono in una grande maestria artigianale nell'uso dei materiali. Si noti come, nonostante la carriera architettonica di Gaudí abbia preso avvio da una committenza pubblica (quella dei lampioni), il resto del suo avanzamento professionale si consumò nell'edilizia privata, dove non a caso conseguì i risultati più brillanti: speciale menzione meritano, in tal senso, la casa Batlló, con la facciata rivestita da un mosaico di pietre vitree colorate, i balconi in ghisa simili a delle ossa e lo strano tetto ondeggiante come le squame di un rettile primitivo, e la casa Milà, dalla movimentata e plastica facciata in pietra (donde il soprannome accigliatamente ironico di «Pedrera»). Frattanto Gaudí fu coinvolto in una vera e propria odissea stilistica che, a partire dagli esordi, lo vide attraversare periodi moreschi, gotici, per poi approdare definitivamente a una cifra creativa propria.

La Sagrada Família Ben presto, anche le opere civili iniziarono a lasciare insoddisfatto l'architetto che, permeato da profonda fede, a partire dal 1914 volle dedicarsi esclusivamente ai lavori della Sagrada Família. Nel 1883, infatti, Gaudí ricevette la commissione di procedere alla costruzione di una chiesa, iniziata a dire il vero già da un architetto di nome Francisco de Paula del Villar y Lozano, denominata Basílica i Temple Expiatori de la Sagrada Família «Basilica e Tempio Espiatorio della Sacra Famiglia, o Sagrada Família». Si trattava di una costruzione monumentale e complessa, ad oggi ancora in corso, che assorbì le sue energie fino alla morte, esemplificando l'associazione tra arte, architettura e vita che caratterizza l'intensa opera di Gaudí: si può dire, in effetti, che la Sagrada Família segnò un vero e proprio spartiacque esistenziale nella vita dell'architetto, il quale – sentendosi investito da un rigidissimo imperativo mistico e spirituale – pose fine agli atteggiamenti dandysti del passato per ritirarsi completamente dalla vita pubblica: non più teatri, concerti, dibattiti o cene raffinate, dunque, bensì uno stile di vita frugale, quasi ascetico, finalizzato alla costruzione di quello che viene concepito come un altare espiatorio che «si deve nutrire di sacrifici».

Nel frattempo la fama dell'architetto cresceva e nel 1910 gli venne dedicata un'importante mostra monografica al Grand Palais di Parigi nel corso del Salon annuale della Société des Beaux-Arts. Gaudí, su invito del conte Güell, vi espose un consistente numero di immagini, piante e modelli in scala di moltissime sue opere: pur partecipando hors concours gli fu riservata un'accoglienza decisamente calorosa. Non tutto, però, andava per il meglio: la semana tragica dell'anno precedente, infatti, aveva scosso profondamente l'architetto, preoccupato che i vari moti anticlericali deflagrati in tutta la Catalogna potessero intaccare la costruzione della Sagrada Família (cosa che, fortunatamente, non avvenne). A partire dal 1910, poi, succedettero interminabili disgrazie per l'architetto, funestato dalla morte della nipote Rosa (1912), del collaboratore e amico Francesc Berenguer (1914) e del mecenate Eusebi Güell (1918) e da una crisi economica che rischiò di incrinare, se non di paralizzare, la costruzione della Sagrada Família. «I miei cari amici sono morti: non ho né famiglia né clienti, né fortuna ... né niente. Ora posso dedicarmi interamente alla Chiesa»:. fu proprio come reazione a tutti questi squilibri esistenziali che Gaudí decise di consacrarsi interamente alla costruzione della Sagrada Família, arrivando persino a chiedere l'elemosina ai passanti al suono di «un centesimo, per amore di Dio».

Morte

Drammatiche furono le circostanze della morte di Gaudí. La sera del 7 giugno 1926, terminata la giornata lavorativa, Gaudí si stava recando presso la chiesa di San Filippo Neri per pregare: attraversando distrattamente una strada, fu travolto da un tram di passaggio e lasciato tramortito sul selciato.. Nessuno fu in grado di riconoscere la sua identità, considerato anche il suo abbigliamento piuttosto trasandato: alcuni tassisti, scambiandolo per un povero uomo, si rifiutarono persino di condurlo in un ospedale (questa inosservanza venne poi punita con severe sanzioni pecuniarie). Alcuni passanti, avendo pietà del ferito, lo trasportarono presso una clinica locale, l'ospedale di Santa Creu., dove fu internato nel reparto dei poveri. L'identità del degente fu ricostruita solo quando alcuni amici, resisi conto della mancanza di Gaudí, vennero a conoscenza del tragico evento.