La guerra dei sette anni si svolse tra il 1756Gli scontri tra francesi e britannici presero il via già nel 1754 in America, anche se una formale dichiarazione di guerra non fu emessa fino al 1756. e il 1763 e coinvolse le principali potenze europee dell'epoca. Gli opposti schieramenti vedevano da un lato l'alleanza composta da Regno di Gran Bretagna, Regno di Prussia, Elettorato di Hannover, altri Stati minori della Germania nord-occidentale e, dal 1762, il Regno del Portogallo; dall'altro lato, la coalizione composta da Regno di Francia, Monarchia asburgica, Sacro Romano Impero (principalmente l'Elettorato di Sassonia, mentre il coinvolgimento degli altri Stati dell'impero fu minimo), Impero russo, Svezia e, dal 1762, Spagna. Francesi e britannici fecero anche ricorso a svariati alleati locali tra le popolazioni native dell'India e dell'America settentrionale.
La guerra si concluse con la stipula di una serie di trattati di pace separati tra i vari contendenti. Trionfatrice del conflitto fu la Gran Bretagna, che si assicurò i maggiori guadagni territoriali e politici: dalla Francia i britannici ottennero la cessione dell'odierno Canada e delle colonie francesi poste a oriente del fiume Mississippi oltre a vari altri territori in India, nei Caraibi e sulla costa del Senegal; mentre la Spagna fu costretta a cedere la colonia della Florida. La guerra segnò il definitivo tramonto del colonialismo francese in America settentrionale e l'avvio del declino dell'influenza della Francia in India, sancendo all'opposto l'affermarsi della Gran Bretagna come principale potenza marittima e coloniale. La Prussia di Federico II, invece, ottenne alcuni importanti guadagni politici: il conflitto confermò la cessione ai prussiani della ricca provincia della Slesia, già ottenuta nel corso della precedente guerra di successione austriaca, e sancì l'affermarsi della Prussia come grande potenza continentale in Europa. L'andamento del conflitto confermò anche il ruolo rilevante che nella politica europea aveva oramai assunto l'Impero russo.
Winston Churchill, nella sua Storia dei popoli di lingua inglese, definì il conflitto come la prima vera guerra mondiale:. fu combattuta non solo sul territorio europeo ma anche nelle Americhe, in Asia e in Africa occidentale, dove Francia, Gran Bretagna e Spagna avevano dei possedimenti coloniali. A differenza delle precedenti guerre di successione del XVIII secolo, il conflitto ebbe caratteri tipici della guerra moderna, anticipatori di quella che nel XX secolo verrà definita "guerra totale": le parti in conflitto si trovarono ad impegnare completamente le proprie risorse, tanto che la lotta venne proseguita ad oltranza, anche quando le prospettive di guadagni territoriali erano divenute minime. Oltre alla mera occupazione di territori, furono obiettivi primari la distruzione degli eserciti nemici e il dominio commerciale, cui miravano in special modo Gran Bretagna e Francia con la lotta sui mari e nelle colonie.
Terminologia L'estensione mondiale e la varietà della guerra hanno portato a una diversificazione della terminologia utilizzata per indicarla.
All'interno del conflitto la storiografia anglosassone distingue gli scontri avvenuti nella penisola indiana, legati ad altri avvenuti in precedenza nello stesso secolo, chiamandoli "terza guerra carnatica" o "terza guerra del Carnatico" (in inglese Third Carnatic War, in francese Troisième guerre carnatique) dal nome della regione indiana del Carnatic o Carnatico dove avvennero i principali combattimenti tra francesi e britannici. La stessa storiografia, e in particolare quella statunitense, usa denominare "guerra franco-indiana" (in inglese French and Indian War) gli scontri avvenuti in Nordamerica, che iniziarono un paio d'anni prima dell'avvio delle operazioni belliche nel teatro europeo;. nelle regioni del Canada francofono la guerra dei sette anni è invece nota come "guerra della conquista" (in francese guerre de la Conquête), visto che il conflitto segnò il passaggio di quelle regioni dal dominio della Francia a quello della Gran Bretagna.
Nella storiografia di lingua tedesca la lotta tra Prussia, Austria e Russia (con interventi di Francia e alleati tedeschi delle due parti), in ragione del legame di continuità con la conquista della Slesia nella precedente guerra di successione austriaca, viene denominata "terza guerra slesiana" (in tedesco Dritter Schlesischer Krieg); la storiografia svedese denomina invece gli scontri tra Svezia e Prussia come "guerra di Pomerania" (in svedese Pommerska kriget), in quanto confinati alla sola regione della Pomerania. La guerra tra Portogallo (sostenuto dalla Gran Bretagna) e Spagna (sostenuta dalla Francia) nel 1762-1763 è nota con l'espressione (tanto portoghese che spagnola) di Guerra Fantástica, in ragione del fatto che il piccolo e poco armato Portogallo seppe tenere testa e sconfiggere le poderose armate messe in campo dai franco-spagnoli.
Antefatti e cause La prima metà del XVIII secolo si era conclusa con il trattato di Aquisgrana (o di Aix-la-Chapelle, dal toponimo francese), sottoscritto il 18 ottobre 1748 tra tutte le maggiori potenze d'Europa. Esso aveva messo fine alla lunga guerra di successione austriaca. Gli accordi avevano sostanzialmente premiato la Prussia e i Savoia, oltre ad aver restituito il Ducato di Parma e Piacenza alla sua erede legittima.
Federico II vedeva confermato il possesso della Slesia a danno dell'Austria, mentre Carlo Emanuele III di Savoia, re di Sardegna, otteneva l'alto novarese, Vigevano e Voghera. Elisabetta Farnese, vedova da tre anni di Re Filippo di Spagna, si era vista riconoscere i propri diritti ereditari sul Ducato di Parma e Piacenza, che ebbe a riassegnare, a sua volta, al proprio figlio secondogenito, don Felipe, dando origine in tal modo alla quarta dinastia Borbone in Europa: i Borbone di Parma.
Solo il riassetto geo-politico degli Stati italiani aveva soddisfatto i plenipotenziari firmatari del trattato di pace, ponendo le premesse per una stabilità della penisola che si protrarrà fino all'intervento napoleonico nel 1796. Su altre questioni le varie potenze manifestavano invece un generalizzato stato di insoddisfazione. In particolare Maria Teresa d'Asburgo, anche per l'insistenza dell'alleato britannico ad ottenere la pace, in cambio di notevoli perdite territoriali aveva ottenuto solo il riconoscimento dell'elezione imperiale di Francesco I di Lorena e una riconferma della "Prammatica Sanzione", già oggetto di trattati precedenti.
I motivi di attrito tra Francia e Gran Bretagna e tra Austria e Prussia erano estesi e non tardarono a sfociare in guerra aperta.
La questione slesiana Legata da secoli al Regno di Boemia, la provincia di Slesia era stata un possedimento asburgico dal 1526 a 1742, quando la gran parte della regione fu conquistata di Prussia assieme alla contea di Glatz; anche quest'ultima cambiò ripetutamente di mano tra Prussia e Asburgo prima di caddere sotto il dominio della Prussia nel 1763 dopo il trattato di Hubertusburg. La Slesia estendeva per circa a nordest della Boemia e della Moravia, tra la Sassonia e il fiume Oder. Il suo capoluogo era la città di Breslavia e fungeva storicamente da cuscinetto con il confinante Regno di Polonia.
Ricca di terra fertile, miniere di carbone e sorgenti di acque minerali, era una regione fiorente e assai redditizia per gli Asburgo. Ai tempi i regnanti e i loro consiglieri badavano in ogni caso più a rivendicazioni ereditarie e considerazioni strategiche, ideali o di prestigio dinastico, che a valutazioni strettamente economiche.. Inoltre il numero degli abitanti veniva valutato come un indice diretto di ricchezza. Per l'Austria, la Slesia costituiva una zona strategica di frontiera, cerniera di raccordo con la Prussia e la Polonia. Parimenti per la Prussia, il cui nucleo brandeburghese era povero di terre fertili,Federico è noto anche per aver introdotto in Prussia la coltivazione della patata, adatta al terreno sabbioso, che dava invece una resa scarsa nella coltivazione a cereali costituiva una risorsa vitale, sia per la sua popolazione, ai tempi in larga misura germanizzata e protestante, che per la posizione di cuscinetto. Oggi la regione appartiene in gran parte alla Polonia.
Maria Teresa era in realtà più interessata alle questioni interne che a impegnarsi in politica estera, ma nutriva un'antipatia personale verso Federico, definito a corte "il brigante di Potsdam". Il partito che a corte premeva per riconquistare la Slesia, spingendosi a progettare di smembrare e ridurre ai minimi termini la giovane potenza, ottenne quindi facilmente il suo appoggio.
In particolare si mise in luce von Kaunitz, diplomatico e politico di notevoli capacità cui Maria Teresa si affidò completamente, soprattutto nelle questioni di politica estera. Presente ad Aquisgrana come ministro plenipotenziario e nominato Cancelliere di Stato nel 1753, fu al centro della rivoluzione diplomatica che precedette di poco il conflitto.
Wenzel Anton von Kaunitz
Già in colloqui con diplomatici francesi ad Aquisgrana von Kaunitz aveva chiarito la linea politica che seguirà negli anni a venire. Riteneva che la Prussia avesse ormai sostituito la Francia quale nemico principale degli Asburgo e che come extrema ratio anche cedere i Paesi Bassi austriaci al controllo francese sarebbe stato accettabile pur di riacquisire la Slesia, questione da lui considerata fondamentale. Negli anni successivi percorse quindi una strada di riavvicinamento diplomatico alla Francia, per quanto ostacolato dalla rivalità centenaria tra Asburgo e Borboni e da posizioni irrimediabilmente opposte su questioni come la situazione tedesca, la Polonia o l'Impero ottomano.
Nel marzo 1749, in qualità di componente della cosiddetta "conferenza segreta" (Geheime Konferenz), ebbe a suggerire apertamente all'Imperatrice che per poter rientrare in possesso della Slesia si rendeva necessario spezzare l'alleanza franco-prussiana. La sovrana diede il suo assenso al piano e nell'autunno 1750 lo inviò a Parigi come ambasciatore, con il preciso obiettivo di guadagnare alla causa asburgica re Luigi. Kaunitz restò a Parigi fino al 1752 ma non poté convincere il Borbone. Luigi si mostrava ritroso ad abbandonare il suo alleato, cui lo univa un trattato difensivo che sarebbe scaduto nel giugno del 1756, per quanto poco affidabile si fosse già dimostrato..
Il Kaunitz aveva oltretutto in mente dei veri e propri piani di smembramento della Prussia, oggetto di clausole segrete negli accordi austro-russi fin dal 1746, e aveva formulato l'ipotesi di un triplice attacco (austriaco, russo e francese) per aver ragione dei prussiani. Luigi XV si dimostrerà contrario a tali piani anche a ribaltamento di alleanze ormai avvenuto, sia per ragioni di prestigio che perché era comunque storico interesse francese un bilanciamento dei poteri in Germania.
D'altra parte a corte vi era un forte partito filo-austriaco guidato da Madame de Pompadour, di cui il Kaunitz era buon amico. I contatti successivi avvennero così tramite l'ambasciatore francese a Venezia, l'ecclesiastico de Bernis, un protetto della Pompadour, che avrà un ruolo importante negli accordi conclusivi del Trattato di Versailles del 1756.
Nella seconda metà del 1755 le trattative però languivano ancora tra proposte e controproposte, malgrado il piano di Kaunitz di cedere i Paesi Bassi austriaci a Filippo I di Parma fosse stato avanzato tramite la Pompadour. Fu infatti solo la stipula della convenzione di Westminster a far precipitare gli eventi con rapidità, con il ribaltamento delle alleanze conosciuto come "rivoluzione diplomatica del 1756" e l'estensione del conflitto tra Francia e Gran Bretagna al teatro europeo.
La rivalità coloniale tra Francia e Gran Bretagna