Una romantica avventura è un film drammatico del 1940 diretto da Mario Camerini.
Ha fatto parte della selezione italiana alla Mostra di Venezia di quell'anno.
Trama
In una località sul Lago Maggiore, la giovane campagnola Anna Berra, che tutti chiamano Annetta, incontra casualmente un conte che, credendo di aver tradito i suoi compagni impegnati in un'attività risorgimentale, sta per togliersi la vita e lo dissuade da tale proposito. Quando il nobile viene a sapere che invece i suoi compagni sono in salvo, riconoscente, promette ad Annetta di condurla ad un fastoso ballo previsto per quella stessa sera nella sua villa, e qui danza con lei tutta la notte, al termine della quale le regala un medaglione.
Annetta, benché fidanzata con Luigi, un giovane del luogo arricchitosi con la gestione di una fornace ed innamorato di lei, è travolta dalla passione per il conte e per l'ambiente fastoso e scintillante in cui per una volta ha potuto entrare. Anche il conte è attratto da Annetta, ma quando viene a sapere del suo fidanzamento con Luigi a cui è legato da amicizia e che proprio la sera del ballo ha svolto per lui una rischiosa missione, spegne ogni speranza della giovane e parte per l'estero. Molti mesi dopo, messa di fronte all'impossibilità di realizzare i suoi sogni, Annetta, rassegnata, accetta il matrimonio con un uomo che non ama.
Passano vent'anni. Una sera Annetta e Luigi aspettano che la loro figlia Angioletta torni dal matrimonio con Luciano, con cui si è sposata nonostante l'opposizione della madre. Luigi, invece, non si è opposto ai sentimenti della figlia perché vuole per lei un'unione diversa da quella fredda ed arida vissuta con Annetta. Di fronte alla felicità della figlia, Annetta finalmente comprende il valore dell'affetto di Luigi che non è mai venuto meno per tutto il tempo della loro unione. Gli chiede perdono per non aver compreso il valore dei suoi sentimenti e getta nel fuoco il medaglione che ha conservato come ricordo del suo sogno.
Differenze tra racconto e film Il titolo del racconto di Hardy che è all'origine del film è stato in diversi casi riportato in modo errato. Già nei primi articoli dei periodici che seguirono le riprese - come ad esempio il n. 199 del giugno 1940 del mensile L'eco del cinema - esso viene descritto come The Loves of Margery, anche se con il progredire della lavorazione il film venne poi presentato con suo titolo definitivo. Savio, nel suo Ma l'amore no, e Sergio Grmek Germani nella sua monografia su Camerini citano anch'essi questo titolo. Invece, come ha osservato Tullio Kezich nella prefazione all'edizione italiana della novella dello scrittore inglese - riportata in bibliografia - questo titolo non esiste tra le opere di Hardy, mentre il racconto da cui fu tratto il film è, in realtà, The Romantic Adventures of a Milkmaid (Le romantiche avventure di una lattaia), pubblicato nel 1883.
Il racconto di Hardy non è citato come soggetto ispiratore del film nei titoli di testa. Era infatti impossibile proporre una fonte inglese in un periodo in cui l'Italia era in guerra contro la Gran Bretagna. Ciò rese indispensabile anche un'ambientazione del tutto diversa, per cui la vicenda fu trasferita dalla campagna inglese della seconda metà dell'Ottocento a quella lombardo - piemontese del 1830 - 1850. Inoltre la novella originale era priva di qualsiasi accenno ad aspetti politici, mentre nel film si fa riferimento ai primi moti risorgimentali, anche se molto di sfuggita per non evocare sentimenti antitedeschi, il che avrebbe provocato problemi con la censura. Difficile equilibrio tra affermazione della storia italiana e prudenza verso l'alleato tedesco che riguarderà in quegli anni diversi film (ad esempio Piccolo mondo antico). Nell'opera di Hardy, infine, il nobile non è un conte, ma un barone, ed il mitico ballo che farà sognare la protagonista (Annetta invece di Margery) non è un valzer, bensì una polka.
Produzione
Una romantica avventura è tratto da un racconto del narratore inglese Thomas Hardy. È il secondo film diretto da Camerini nel 1940 (l'altro fu Centomila dollari), prodotto dalla ENIC, in collaborazione con Amato, secondo una prassi di co-produzione instaurata dall'ENIC stessa all'inizio degli anni quarantaUna descrizione dei meccanismi produttivi delle società create dal Regime nel campo della cinematografia è contenuta in Stato fascista e cinematografia, cit. in bibliografia. Nello stesso anno 1940 anche il "kolossal" La corona di ferro di Blasetti è una produzione ENIC. Poi, nel 1941, la stessa ENIC darà origine alla Cines che ne assunse i compiti nel campo della produzione "di Stato"..
La proposta di trasferire al cinema il racconto di Hardy alla cui riduzione lavorò, in particolare, Ivo Perilli (che nei titoli di testa venne poi accreditato come autore dell'adattamento, ma non della sceneggiatura) fu, secondo le sue dichiarazioni, della stessa protagonista Assia NorisL'attrice ha rievocato le origini del film nelle sue dichiarazioni raccolte e pubblicate oltre trent'anni dopo da Francesco Savio in Cinecittà anni Trenta, op. cit. in bibliografia. Per quanto riguarda i tre ruoli che ella dovette sostenere, il suo disincantato commento fu che «Quando pagavano la Noris i produttori volevano avere il corrispondente dei loro soldi, per questo dovevo fare tutto». Nello stesso anno 1940 la Noris ricoprì una doppia parte anche in Dora Nelson di Soldati.: «Perilli mi ha fatto leggere il libro e mi è piaciuto moltissimo, ma era inglese e non si poteva fare per via della guerra. Per superare questo blocco abbiamo fatto una cosa prettamente italiana, con la Carboneria. Camerini non voleva sentir parlare di questo film e ci ho messo tre anni a convincerlo...». Il regista, tuttavia, partecipò assai poco al lavoro di sceneggiatura che fu svolto quasi per intero da Mario Soldati e da Renato CastellaniCastellani, nei suoi ricordi raccolti da Savio per Cinecittà anni Trenta, op. cit., sostiene che «la sceneggiatura è di quelle che abbiamo fatto quasi senza Camerini; l'abbiamo scritta Soldati ed io a Santa Margherita». Alla sceneggiatura, parteciparono anche Gaspare Cataldo, curando in particolare i dialoghi e, secondo alcune fonti, anche, non accreditato, Giulio Morelli.
La lavorazione della pellicola durò poco più di due mesi, con inizio nella prima metà di giugno e conclusione ai primi di agosto del 1940. Le riprese furono effettuate a Cinecittà nel teatro di posa n. 8, mentre per gli esterni la troupe si trasferì a Villa Crespi sul lago d'OrtaLe informazioni sui tempi di lavorazione del film sono tratte da alcuni numeri dei periodici Cinema, Lo schermo ed Eco del cinema dei mesi da giugno ad agosto del 1940, citati nella bibliografia. Durante le riprese del film, il "set" fu anche visitato da una Commissione dell'UFA, la casa di produzione che al tempo operava in Germania, nell'ambito della intensa collaborazione dei due regimi anche nel campo della produzione cinematografica. La "location" esterna sul lago d'Orta è una informazione riportata, tra l'altro, da Callisto Cosulich nel suo contributo alla Storia del cinema italiano, cit. in bibliografia..
L'interprete principale Assia Noris, già legata a Roberto Rossellini, si era sposata da poco con Mario Camerini, tanto che si parlò del film come di un "regalo di nozze" del regista alla sua neo moglieQuesta espressione di simpatia venne utilizzata da Francesco Callari nella sua corrispondenza dalla Mostra di Venezia pubblicata sul n. 37 del 14 settembre 1940 del settimanale Film.. La Noris è qui diretta per l'ottava volta da Camerini che le fa interpretare ben tre ruoli: quello della romantica campagnola Annetta innamorata del bel conte patriota che la conduce ad un ballo meraviglioso, quello di Annetta vent'anni dopo, ingrigita dal tempo e dalla nostalgia per quella "romantica avventura", e quello di sua figlia Angioletta che sposa Luciano, il giovane che ama, interpretato in un ruolo di pochi istanti, da un quasi esordiente Massimo Girotti, qui al suo secondo film e poco prima di essere protagonista del "kolossal" di Blasetti La corona di ferro con cui diventò uno dei divi di Cinecittà. Per quanto riguarda il cast tecnico, da segnalare che il direttore della fotografia, Arturo Gallea, ricevette per Una romantica avventura uno dei premi che il Minculpop destinava annualmente ai collaboratori tecnici della cinematografia italianaI premi del Ministero riguardavano, oltre alla fotografia, anche la scenografia ed i costumi, per i quali furono premiati per il 1940, assieme a Gallea, rispettivamente Guido Fiorini e Gino Sensani. I premi rientravano nella politica del Regime di valorizzare ogni aspetto, anche quello tecnico, della cinematografia italiana. Notizie tratte dal contributo di Stefano Masi alla Storia del cinema italiano, op. cit. in bibliografia..
Camerini attribuì merito della qualità del film anche alla musica scritta da Alessandro Cicognini che accompagna tutta la vicenda, toccando il massimo nella scena del ballo alla villa. «Credo - ha detto il regista - che in questo film ebbe un certo peso anche la musica di Cicognini. Era talmente bella che gli dissi di mettere questa musica sempre e lui ha messo questa musica in tutto il film sempre con la stessa melodia», mentre Cicognini ricorda che «il valzer diventò molto popolare indipendentemente dal film, ma nessuno pensò di farne una canzone perché la parole sono state messe in un secondo tempoLe testimonianze di Camerini e di Cicognini sono pubblicate anch'esse in Cinecittà anni Trenta, op. cit. La canzone del film Una romantica avventura (1940) è di G. Bistolfi - A. Cicognini (Cini), Ed. Suvini Zerboni.». Quanto alla scena del ballo, nella quale furono impiegati molti ballerini della Scala, le riprese durarono per circa 12 giorni, portando allo sfinimento molti dei protagonistiLeonardo Cortese ha ironicamente rievocato con Savio per il citato Cinecittà anni Trenta, sia la fatica per realizzare le scene del ballo («questo attore romantico alla sera era morto e stavo nella vasca da bagno con le gambe in aria, le caviglie si gonfiavano, mia moglie mi fasciava i piedi, una cosa spaventosa»), sia il momentaneo insuccesso davanti al pubblico veneziano.
Accoglienza Malumori a Venezia Una romantica avventura fece parte della selezione italiana alla 8ª Mostra del cinema di Venezia del 1940, che, a causa del clima bellico, abbandonò la fastosa scenografia del Lido per trasferirsi alla sala cinematografica San Marco con una partecipazione ridotta di fatto soltanto ad Italia e Germania, tanto che la manifestazione fu denominata, appunto, "Mostra italo - tedesca". Il film di Camerini fu proiettato la sera del 6 settembre 1940 e non ebbe successo. «A Venezia - ha scritto Tullio Kezich nella prefazione all'edizione italiana del racconto di Hardy - il film non ebbe una buona accoglienza ed Assia Noris se ne andò tra le lacrime» ed anche l'attore Leonardo Cortese ha definito la presentazione del film «un fiasco, (anche se) la critica fu sin da subito favorevolissima». A seguito della deludente prova veneziana, Camerini apportò delle modifiche che ridussero il metraggio della pellicola ed eliminarono del tutto alcune sceneLa revisione della pellicola da parte di Camerini è riferita in un articolo apparso sul settimanale Film del 26 ottobre 1940, a firma "D" [Mino Doletti], che ne metteva in evidenza la diversa accoglienza: «a Venezia ha lasciato freddo il pubblico del "San Marco", poi al "Barberini" a Roma, è stato accolto con entusiasmo», spiegando questa contraddizione con i diversi montaggi: «a Venezia i film arrivano di corsa, appena finiti. Mi dicono che dopo Venezia il metraggio ha subito dei ritocchi»..
Esito commerciale