Le invasioni barbariche del III secolo (212-305) costituirono un periodo ininterrotto di scorrerie all'interno dei confini dell'impero romano, condotte per fini di saccheggio e bottinoNon si trattava, quindi, ancora di spostamenti di massa di intere popolazioni come quelli che si sarebbero verificati nei secoli successivi, quando l'irruzione degli Unni nello scacchiere europeo avrebbe indotto molte tribù germaniche a cercare nuove sedi d'insediamento all'interno dell'Impero romano. Nel III secolo a muoversi erano più o meno numerose orde di guerrieri, che per lo più lasciavano alle loro spalle, nei territori dove si erano stabiliti immediatamente al di là del Limes, le famiglie e gli accampamenti delle tribù; dopo una o due stagioni di razzie, facevano rientro alle basi, non curandosi di creare colonie stabili nel territorio romano. da genti armate appartenenti alle popolazioni che gravitavano lungo le frontiere settentrionali: Pitti, Caledoni e Sassoni in Britannia; le tribù germaniche di Frisi, Sassoni, Franchi, Alemanni, Burgundi, Marcomanni, Quadi, Lugi, Vandali, Iutungi, Gepidi e Goti (Tervingi ad occidente e Grutungi ad orientePeter Heather, La migrazione dei Goti: dalla Scandinavia alla Tracia, in Roma e i Barbari, la nascita di un nuovo mondo, p. 239.), le tribù daciche dei Carpi e quelle sarmatiche di Iazigi, Roxolani ed Alani, oltre a Bastarni, Sciti, Borani ed Eruli lungo i fiumi Reno-Danubio ed il Mar Nero.

Era dai tempi di Marco Aurelio durante le Guerre marcomanniche (166/167-189) che le tribù germanico-sarmatiche non esercitavano una pressione così forte lungo i confini settentrionali dell'Impero romano.

La crescente pericolosità per l'Impero romano di Germani e Sarmati era dovuta principalmente ad un cambiamento rispetto ai secoli precedenti nella struttura tribale della loro società: la popolazione, in costante crescita e sospinta dai popoli orientali, necessitava di nuovi territori per espandersi, pena l'estinzione delle tribù più deboli. Da qui la necessità di aggregarsi in federazioni etniche di grandi dimensioni, come quelle di Alemanni, Franchi e Goti, per meglio aggredire il vicino Impero o per difendersi dall'irruzione di altre popolazioni barbariche confinanti. Per altri studiosi, invece, oltre alla pressione delle popolazioni esterne, fu anche il contatto ed il confronto con la civiltà imperiale romana (le sue ricchezze, la sua lingua, le sue armi, la sua organizzazione) a suggerire ai popoli germanici di ristrutturarsi ed organizzarsi in sistemi sociali più robusti e permanenti, in grado di difendersi meglio o di attaccare seriamente l'Impero.. Roma, dal canto suo, ormai dal I secolo d.C. provava ad impedire la penetrazione dei barbari trincerandosi dietro il limes, ovvero la linea continua di fortificazioni estesa tra il Reno e il Danubio e costruita proprio per contenere la pressione dei popoli germanici..

Lo sfondamento da parte delle popolazioni barbariche che si trovavano lungo il limes fu facilitato anche dal periodo di grave instabilità interna che attraversava l'Impero romano nel corso del III secolo. A Roma, infatti, era un continuo alternarsi di imperatori ed usurpatori (la cosiddetta anarchia militare). Le guerre interne non solo consumavano inutilmente importanti risorse negli scontri tra i vari contendenti, ma - cosa ben più grave - finivano per sguarnire proprio le frontiere sottoposte all'aggressione dei barbari.

Come se non bastasse, lungo il fronte orientale della Mesopotamia e dell'Armenia a partire dal 224 la debole dinastia persiana dei Parti era stata sostituita da quella dei Sasanidi, che a più riprese impegnò severamente l'Impero romano, costretto a subire attacchi che spesso si univano alle invasioni, meno impegnative ma comunque pericolose, compiute lungo il fronte africano dalle tribù berbere di Mauri, Baquati, Quinquegentiani, Nobati e Blemmi. Roma mostrò di essere in grave difficoltà nel condurre così tante guerre contemporaneamente e per poco non crollò con due secoli di anticipo.

Fu grazie anche alla successiva divisione, interna e provvisoria, dello Stato romano in tre parti (ad occidente l'impero delle Gallie, al centro Italia, Illirico e province africane, ad oriente il Regno di Palmira) che l'Impero riuscì a salvarsi da un definitivo tracollo e smembramento. Ma fu solo dopo la morte di Gallieno (268), che un gruppo di imperatori-soldati di origine illirica (Claudio il Gotico, Aureliano e Marco Aurelio Probo) riuscì infine a riunificare l'Impero in un unico blocco, anche se le guerre civili che si erano susseguite per circa un cinquantennio e le invasioni barbariche avevano costretto i Romani a rinunciare sia alla regione degli Agri decumates (lasciata agli Alemanni nel 260 circa), sia alla provincia della Dacia (256-271), sottoposta alle incursioni della popolazione dacica dei Carpi, dei Goti Tervingi e dei Sarmati Iazigi.

Le invasioni del III secolo, secondo tradizione, ebbero inizio con la prima incursione condotta dalla confederazione germanica degli Alemanni nel 212 sotto l'imperatore Caracalla e terminarono nel 305 al tempo dell'abdicazione di Diocleziano a vantaggio del nuovo sistema tetrarchico..

Contesto storico

Dopo circa trent'anni di relativa quiete lungo le frontiere renano-danubiane, nel 212 scoppiò una nuova crisi lungo il Limes germanico-retico, causata dalla prima invasione della confederazione degli Alemanni.

Il mondo germanico tra II e III secolo

Nell'Europa centro-orientale, il mondo barbaro era scosso da forti agitazioni interne e dai movimenti migratori di popolazioni che tendevano a modificare gli equilibri con il vicino Impero romano. Questi popoli, alla ricerca di nuovi territori dove insediarsi per il crescente aumento demografico della popolazione nell'antica Germania, erano attratti anche dalle ricchezze e dalla vita agiata del mondo romano..

Cinquant'anni prima, ai margini della zona germanica, lungo la frontiera danubiana e carpatica si erano verificati movimenti e mescolanze di popoli, con l'avvento di un fenomeno nuovo tra i Germani, che rappresentava un superamento della dimensione tribale: interi popoli (come Marcomanni, Quadi e Naristi, Vandali, Cotini, Iazigi, Buri ecc.), si erano raggruppati in coalizioni, di natura più che altro militare, attuando una maggiore pressione sul vicino limes romano.

Sotto Caracalla il fenomeno di aggregazione si era evoluto ulteriormente, arrivando a costituire nell'area degli Agri decumates alcune vere e proprie confederazioni etniche di tribù: gli Alemanni, che aggregarono Catti, Naristi, Ermunduri e parte dei Semnoni e si posizionarono sull'alto Reno, da Mogontiacum fino al Danubio presso Castra Regina; i Franchi, sul basso Reno dalla foce del fiume fino a Bonna;. ed i Sassoni, composti dai popoli marinai tra le foci dei fiumi Weser ed Elba..

Contemporaneamente crebbe anche la spinta dei Germani orientali, provenienti dalla Scandinavia, come i Goti (nei vari rami degli Ostrogoti, dei Visigoti e degli Eruli), che provenivano dalla Vistola: da oltre cinquant'anni erano in lento spostamento verso sud-est, ed erano ormai giunti in prossimità delle coste settentrionali del Mar Nero. In quella regione entrarono in conflitto con le popolazioni sarmatiche di Roxolani ed Alani. Sempre dalla regione della Slesia-Vistola provenivano anche altre due grandi popolazioni: i Vandali, già venuti a contatto con le legioni romane della Pannonia e della Dacia porolissensis ai tempi delle guerre marcomanniche sotto Marco Aurelio, ed i Burgundi, che si dirigevano ad ovest verso i fiumi Elba e Meno..

Preludio alle invasioni del III secolo: le Guerre marcomanniche (166-189)

Nel 166/167, avvenne il primo scontro lungo le frontiere della Pannonia, ad opera di poche bande di predoni Longobardi e Osii, che, grazie al pronto intervento delle truppe di confine, furono prontamente respinte. La pace stipulata con le limitrofe popolazioni germaniche a nord del Danubio fu gestita direttamente dagli stessi imperatori, Marco Aurelio e Lucio Vero, ormai diffidenti nei confronti dei barbari aggressori e recatisi per questi motivi fino nella lontana Carnuntum (nel 168).Historia Augusta - Marco Aurelio, 14.1-5 La morte prematura del fratello Lucio (nel 169 poco distante da Aquileia), ed il venir meno ai patti da parte dei barbari (molti dei quali erano stati "clienti" fin dall'epoca di Tiberio), portò una massa mai vista prima d'allora, a riversarsi in modo devastante nell'Italia settentrionale fin sotto le mura di Aquileia, il cuore della Venetia. Enorme fu l'impressione provocata: era dai tempi di Mario che una popolazione barbarica non assediava dei centri del nord Italia.Cassio Dione, Storia romana, LXXII, 3.1.

Si racconta che Marco Aurelio combatté una lunga ed estenuante guerra contro le popolazioni barbariche, prima respingendole e "ripulendo" i territori della Gallia cisalpina, Norico e Rezia (170-171), poi contrattaccando con una massiccia offensiva in territorio germanico, che richiese diversi anni di scontri, fino al 175. Questi avvenimenti costrinsero lo stesso imperatore a risiedere per numerosi anni lungo il fronte pannonico, senza mai far ritorno a Roma. La tregua apparentemente sottoscritta con queste popolazioni, in particolare Marcomanni, Quadi e Iazigi, durò però solo un paio d'anni. Alla fine del 178 l'imperatore Marco Aurelio era costretto a fare ritorno nel castrum di Brigetio da dove, nella successiva primavera del 179, fu condotta l'ultima campagna.Cassio Dione, Storia romana, LXXII, 20.2. La morte dell'imperatore romano nel 180 pose presto fine ai piani espansionistici romani e determinò l'abbandono dei territori occupati della Marcomannia e la stipula di nuovi trattati con le popolazioni "clienti" a nord-est del medio Danubio.

Forze in campo: lungo il fronte europeo di Reno e Danubio Numerose furono le forze legionarie ed ausiliarie messe in campo in questo periodo dall'Impero romano. Le cifre sono difficili da stimare, in quanto nel corso del secolo alcune unità furono distrutte e rimpiazzate con nuove; inoltre, quando subentrò il nuovo sistema tetrarchico di Diocleziano, a modificarsi fu la stessa organizzazione strategica generale.

Romani

Nel III secolo l'Impero romano schierò contro le invasioni barbariche numerose legioni: I Adiutrix, I Illyricorum (reclutata sotto Aureliano), I Italica, I Maximiana (sotto Massimiano), I Minervia, I Pontica (sotto Diocleziano), II Adiutrix, II Italica, legio II Parthica, III Italica, IIII Flavia, IIII Italica (sotto Alessandro Severo), V Macedonica, VII Claudia, VIII Augusta, X Gemina, XI Claudia Pia Fidelis, XIII Gemina, Legio XIIII Gemina Martia Victrix, XV Apollinaris, XX Valeria Victrix, XXII Primigenia e XXX Ulpia Victrix.. Il totale delle forze messe in campo dall'Impero romano potrebbe aver superato, dall'inizio alla fine del III secolo, i 200/ armati; di essi, una metà fu costituita da legionari, la restante da altrettanti ausiliari..

Sappiamo che alla morte di Caracalla su 33 legioni lungo l'intero sistema di fortificazioni imperiali, ben 16 erano lungo il limes renano e danubiano (pari al 48,5% del totale), oltre ad altre 2 nelle retrovie quale "riserva strategica" (in Hispania ed Italia), così come è bene evidenziato qui sotto nella tabella riassuntiva sulla loro dislocazione (nel 217):