La chiesa di San Lorenzo è un edificio religioso della città di Venezia, nel sestiere di Castello; era parte, assieme alla cappella di San Sebastiano, dell'omonimo monastero benedettino femminile. Oggi si affaccia sul campo che porta il medesimo nome, non lontano dalla chiesa di San Zaccaria.

Storia I vecchi storici ed eruditi veneziani si riferiscono alla leggendaria fondazione della chiesa nelle due isolette dette allora Gemelle, indicando che essa fu iniziata nel 809 per volere del doge Agnello Partecipazio. Raccontano anche che, nel 853, il testamento del vescovo di Olivolo Orso Partecipazio lasciò tutte queste proprietà, che gli erano giunte per successione, in eredità al monasteroCfr. , , e .. Soltanto il Corner sottolinea che si tratta di un'incerta tradizione, ma per qualche motivo identifica – senza ulteriori spiegazioni, ma per accettazione passiva di un'altra ricorrente leggenda – la famiglia Badoer con quella dei Partecipazi.. In realtà la storiografia moderna è da tempo concorde nel negare, in mancanza di documentazioni, non solo la successione dei Badoer ai Partecipazi, ma anche i legami di parentela stretta tra il vescovo Orso ed i dogi, e anche dei vari dogi Partecipazi tra di loroCfr. . Le circostanze e la data 809 si prestano comunque a qualche riserva, in quanto il fondatore Agnello Partecipazio fu eletto doge poco più tardi, tra la fine del 810 e l'inizio del 811. In realtà, le indagini archeologiche svolte nel sito arretrano la data della presenza di una chiesa, quantomeno, alla fine del VII secolo.

Restano comunque valide le indicazioni contenute nel lascito dal vescovo olivolense, il cui testamento del 13 febbraio 854 (853 more veneto) è ancora conservato. In questo documento, Orso dichiarava la piena proprietà della chiesa, delle reliquie, dei terreni e delle altre costruzioni comprese nelle isole Gemelle, in quanto ereditate dal padre, e le lasciava alla sorella Romana, con la raccomandazione di costruirvi un monasteroA.S.V., San Lorenzo, Busta 3, Codice H, pp. 1 e 2, trascritto integralmente in ..

L'eredità comprendeva anche la chiesa di San Severo, costruita nel 821 e divenuta parrocchiale nel 847, situata nell'altra, più occidentale, delle due isole Gemelle. Questa chiesa rimase sempre sotto completo giuspatronato delle monache. Fra gli altri privilegi ed oneri, infatti, il monastero di San Lorenzo mantenne per secoli l'autorità di nominarne il parroco — a differenza delle altre parrocchie veneziane, dove si usava eleggere popolarmente il pievano — ed inoltre provvedeva alla nomina ed allo stipendio di quattro cappellani. Un patronato che causò ripetute liti tra i parrocchiani ed il cenobio, risolte dalla giustizia ecclesiastica sempre a favore degli antichi diritti di quest'ultimo; .. Oltre alle chiese già presenti, nel 1007 venne accostata a San Lorenzo la cappella di San Sebastiano, realizzata dal futuro doge Ottone Orseolo come ringraziamento per la fine della pestilenza..

Si può anche supporre che l'insediamento delle monache abbia preceduto di qualche anno la cessione delle proprietà; infatti sia Coronelli, sia Sansovino e Martinelli citarono la data come 841, e quest'ultimo precisò anche che papa Leone IV emise la bolla a conferma della regola benedettina per questo conventoCfr. , ..

Non abbiamo notizie di come fosse la prima chiesa di San Lorenzo con la cappella di San Sebastiano; di San Severo sappiamo soltanto che era stata già ricostruita nel 1053; tutte vennero perdute però nel disastroso incendio del 1105. Il fuoco, partito in una casa dell'isola di San Severo, si estese prima a San Lorenzo, dilagò verso Santa Maria Formosa, San Geminiano e San Moisé e poi, sospinto dal vento, scavalcò il Canal Grande a San Gregorio e lasciò una lunga scia di distruzione in Venezia, raggiungendo perfino San Nicolò dei Mendicoli, .. Alle ricostruzioni seguirono fino all'inizio del XVI secolo, , .. Nel 1592 iniziò la rifabbrica della chiesa di San Lorenzo, su progetto di Simone Sorella, sostanzialmente conclusa nel 1602, con l'esclusione della facciata mai realizzata, .; essa fu riconsacrata nel 1617.. Anche la cappella di San Sebastiano fu rifatta tra il 1629 e il 1632 ed altri interventi seguirono nel 1748; ..

La vita nel monastero Romana Partecipazio divenne la prima badessa del complesso claustrale succeduta dalla cugina Ancilla seguita per tutta la storia del cenobio da altre nobildonne. Particolarità di questa congregazione laurenziana fu infatti il suo carattere esclusivo: le monache provenivano tutte dalle casate patrizie veneziane. Queste origini aristocratiche delle religiose portarono il monastero ad accrescere sempre più il proprio patrimonio divenendo di fatto il più ricco di Venezia. Oltre alle isole Gemelle con i loro edifici possedevano ancora un paio di centinaia di case sparse per la città cui si aggiungevano diversi altri possessi nella terraferma del dogado e dei dominî..

A ricordare il proprio rango aristocratico le religiose conservavano il cognome e inoltre si facevano chiamare e si firmavano come Domina ovvero Nobil Donna. Dopo il provvedimento liberatorio di Clemente IV del 1267, mantennero anche l'uso di eleggere autonomamente la propria badessa certificandola con una registrazione notarile.. La carica fu dapprima a vita poi, dall'inizio del XVII secolo, divenne triennale ma con la possibilità di reiterare la carica..

Il senso di potere del cenobio, manifestato più volte nei confronti della parrocchia di San Severo, lo poneva nella posizione di poter scavalcare il potere ecclesiastico locale per rivolgersi direttamente al papa e ottenere infine soddisfazione. Fu il caso dei litigio con i vescovi di Castello Bartolomeo II Querini nel 1299 e il suo più tardo successore Giacomo Alberti nel 1317: ambedue avevano imposto dei tributi a varie case religiose e il primo aveva anche scomunicato le benedettine di San Lorenzo per la disobbedienza.. Ma a sfavore dei vescovi fu ricordato che nel 1221 erano state anche esentate da qualsiasi aggravio con bolla di papa Onorio III.

A partire da Bonifacio VIII, a cavallo dei secoli XIII e XIV, furono concesse numerose indulgenze legate alla chiesa, successivamente ribadite poi da molti altri papi.. Da aristocratiche qual erano vivevano comunque con un'agiatezza che esibivano nella cura dell'abbigliamento e con vero e proprio sfarzo mondano nelle ricorrenze annuali e nello ricche cerimonie di vestizione delle nuove monache. Gabriel Bella ha tramandato nel suo dipinto Vestiario di una Nobil Dama Veneta a San Lorenzo (circa 1794/1799) la scena della consacrazione di una professa. La chiesa era stata addobbata sontuosamente e attrezzata temporaneamente con delle cantorie a tre piani su ambedue i lati, ben sostenute da robusti modiglioni, Dalle loro lunghe tribune echeggiava il suono di una doppia orchestra d'archi e fiati e di un doppio coro maschile. Al di sotto si opponevano le due file di ricche poltrone dove sedevano le monache vestite a festa. Alle loro spalle tra i modiglioni, a mo' di palchetti, era un pubblico elegante, mentre la centro della sala era un brulicare di nobiluomini, per lo più nella nera tenuta ufficiale con lunghe parrucche bianche e ampi mantelli. Sui gradini dell'altare, davanti a tre sacerdoti in solenni aurei paramenti, la badessa e la priora imponevano il velo alla nuova professa, quasi come incoronandola. Probabilmente i grandi organi dietro alle cantorie erano frutto della fantasia del pittore. Ma a parte questo e i numerosi particolari di colore è da notare l'elegante tenuta da cerimonia delle monache: portano sul capo una cuffia in forma di diadema da cui scendeva un trasparente velo a coprire il volto fin sopra la bocca; la veste nera era leggermente scollata, con maniche corte all'avambraccio, e bordata ovunque da pizzi bianchi; ..

Una descrizione acida e moraleggiante di quest'abbigliamento e degli usi delle monache, ci giunge dal resoconto dell'accompagnatore del futuro granduca di Toscana Cosimo III, il «regio cappellano» Filippo Pizzichi (uscito a stampa solo nel 1824), citato parzialmente in e , .. Il giovane principe durante un viaggio ufficiale nell'alta Italia nel 1664, giunto a Venezia, chiese di assistere ad una messa in San Lorenzo. Le monache acconsentirono e:

Il Pizzichi nella sua piaggeria verso il principe non riusciva a considerare l'elevato rango nobiliare delle due Loredan, discendenti da dogi, e della badessa Polissena Badoer, di una famiglia che si considerava discendente dei dogi Partecipazio. Fatto che le portava a considerare una simile visita niente affatto eccezionale e piuttosto quasi un atto dovuto. Inoltre il cappellano nella sua pruriginosa acrimonia non solo esagerava la profondità dell'inconsueta scollatura ma sentiva il bisogno anche di sottolineare la larghezza delle grate del parlatorio.

Se l'abito da festa lasciava interdetti i ben pensanti, la tenuta ordinaria delle monache era comunque attenta a mantenere un'aristocratica eleganza. Ce lo descrive così l'enciclopedista francescano Vincenzo Coronelli.:

Non abbiamo idea di quante monache vivessero nel vasto complesso nei primi secoli: non risultano dati prima della fine del XIV secolo. In quel periodo variavano da 24 a 30, poi nel XVI e XVII secolo raggiunsero il massimo numero: 57 professe nel 1521 e 67 nel 1636. Nel corso del XVIII secolo il numero delle monache si ridusse da circa 30 all'inizio a 15 verso la fine. Al momento della soppressione nel 1810 vi erano 11 monache e 17 converse..

Vergini involontarie e condotte scandalose Certamente l'attenzione quasi morbosa del cappellano toscano, e le ripetute citazioni dell'ultima parte del suo brano, ci fanno ricordare il problema della "condotta scandalosa" comune a molti dei cenobi veneziani e che, per un certo periodo, pare abbia riguardato in modo particolare quello di San Lorenzo. Tale comportamento era incentivato soprattutto dall'assidua frequentazione dei parlatori da parte di personaggi libertini, popolarmente definiti moneghini, che invogliavano le monache a uscire dalla clausura, anche in abiti secolari, per recarsi a feste e balli, soprattutto durante il carnevale..

I moneghini non mancavano di introdursi furtivamente nel monastero per convegni amorosi, spesso favoriti dalle lavoranti esterne per il complesso claustrale. Alcuni di questi fornicatori attivi in San Lorenzo subirono condanne ad alcuni anni di carcere più cospicue multe. Assieme a questi anche le donne che li avevano aiutati subirono condanne alla fustigazione oltre a essere bandite dal monastero. Le prime notizie di condanne risalgono alla seconda metà del Trecento; .. Queste condanne erano in ottemperanza della "parte presa" dal Maggior Consiglio nel 1349., ma nel 1485 il senato decise di modificare la legge prevedendo di «augumentar le pene statuite aziò che almeno el terror de quelle faziono star riguardosi».. Inoltre, già nel 1385, inoltre era stato statuito che i predicatori e i confessori ammessi nei cenobi, compresi gli eventuali accompagnatori, dovevano aver superato i 60 anni.