Apologia della storia o Mestiere di storico (titolo orig. Apologie pour l'histoire ou Métier d'historien) è un saggio di Marc Bloch, redatto tra la fine del 1940 e i primi mesi del 1943. Rimasto incompiuto, fu pubblicato postumo nel 1949 per iniziativa di Lucien Febvre, suo amico e compagno di studi, il quale però incollò pagine e capitoli senza tener conto delle parti mancanti. L'articolo contiene anche degli interventi dello storico Massimo Mastrogregori, curatore della nuova edizione del 2024 di Apologia della storia.

Bloch si interroga su che cosa sia la storia, e più in particolare, sul ruolo ed i metodi della storiografia adottati dallo storico nell'edificazione di tale scienza. Considerato il suo testamento spirituale, ebbe un'eco mondiale negli anni successivi alla sua diffusione. Il testo è emblematico del pensiero della École des Annales, che Bloch cofondò con Febvre alla fine degli anni Venti. Ritenuta superata in Francia negli anni Settanta, quando nuove correnti storiografiche si fanno largo, la sua influenza riprende negli anni Ottanta e dalla Francia si espande nei paesi anglosassoni, sulla spinta delle traduzioni delle Annales. L'opera guadagna ulteriore popolarità negli anni successivi, quando una nuova edizione critica curata dal figlio, Etienne Bloch, esce nel 1993, con la prefazione di Jacques Le Goff. All'edizione del figlio, criticata da alcuni esperti di Bloch come Massimo Mastrogregori, secondo il quale presenta problemi di leggibilità oltre ad alcuni errori, nel 2024 ha fatto seguito un'ulteriore traduzione italiana, approntata riaggregando i materiali. Nell'aprile 2026, appare una nuova versione italiana per Rizzoli, basata sul testo della prima edizione del 1949.

Genesi e temi

Marc Bloch scrisse l'opera all'indomani della disfatta dell'esercito francese contro le armate del Terzo Reich nel 1940: la riflessione sulla storiografia porta Bloch ad analizzare le problematiche legate al perché e all'utilità pratica del mestiere dello storico. Alla domanda "a che serve la storia", egli risponde sostenendo che la storiografia analizza "il passato in funzione del presente e il presente in funzione del passato". Nella sua riflessione lo storico non è solamente uno studioso dedito a ricerche del passato che non hanno alcuna utilità nella società contemporanea, ma il recupero della "memoria collettiva" diventa per Bloch un punto di riflessione importante per ogni società, che da una migliore conoscenza del passato potrà meglio risolvere i problemi del presente.

L'Apologia fornisce anche altri spunti metodologici importanti, come la collaborazione della storiografia con altre discipline umanistiche come la sociologia e la psicologia, senza escluderne altre come l'economia. Altro compito che Bloch ritiene fondamentale per uno storico è lo sforzo che quest'ultimo, in maniera onesta e rigorosa, deve compiere per comprendere e non solo per spiegare la storia. Conoscere le date, le battaglie e i protagonisti non è così importante quanto ricostruire un "contesto" storico adeguato.

Struttura dell'operaSi è seguita prevalentemente la versione italiana Einaudi del 1998, condotta sull'edizione critica curata dal figlio di Bloch, uscita in Francia nel 1993; si tiene conto solo dei cinque capitoli più introduzione dell'opera, non delle altre parti comprese nella suddetta edizione, come i fogli di appunti e la prima redazione in due capitoli. Introduzione Il saggio muove i passi a partire da alcune domande estremamente semplici, quali quella di un fanciullo che chiede "a cosa serve" la storia o quella di un soldato francese che, all'entrata delle truppe tedesche di occupazione a Parigi, si chiedeva se la storia "avesse ingannato". Da queste questioni Bloch inizia un discorso generale sulle scienze, sul loro utilizzo e sulla vocazione degli studiosi. Innanzitutto, dimostra con pochi semplici esempi come tutte le scienze siano degne di interesse, e come la storia sia una disciplina con un fascino proprio. Rispetto alla letteratura storica, per esempio, chi si avventura nella storia è mosso da una ricerca "delle tinte autentiche".

Una delle prime domande che Bloch pone è quella su cosa si fonda la "legittimità" di uno studio, quale sia il valore che una ricerca apporta per essere ritenuta "utile". Il suo metodo nel rispondere a queste domande è quello di dare risposte inizialmente semplici, quasi grossolane, per poi rifinirle tramite esempi, dimostrazioni e confutazioni, trovando la risposta più aderente alla realtà. In questo caso la prima risposta è che solo ricerche finalizzate a servire all'azione siano utili; ma dice anche che l'esperienza ci ha spesso insegnato il contrario, con le speculazioni "in apparenza più disinteressate" che si sono poi rivelate straordinariamente feconde nella pratica, anche a distanza di molti anni. L'umanità è portata ad avere degli "appetiti intellettuali" che vanno al di là delle preoccupazioni pratiche. Esso risponde all'esigenza del "vivere meglio", che non può essere ricondotto a un semplicistico ruolo di guida alla nostra azione. Un'altra risposta si può trovare confutando le opinioni di coloro che sconsigliano lo studio della Storia perché sterile e dannoso: queste posizioni giustificherebbero allora l'ignoranza.

La domanda non ha risposta immediata: Bloch dimostrerà "come e perché uno storico pratica il suo mestiere", sara' poi il lettore a decidere se tale studio sarà degno d'essere esercitato.

La Storia viene descritta come qualcosa di dinamico, "uno sforzo verso il miglioramento della conoscenza". La Storia non solo è una scienza "in cammino", ma è anche relativamente giovane, come tutte le scienze sociali, anzi per quanto riguarda alcuni problemi essenziali di metodo "essa è rimasta [...] ai primi passi". Gli storici, sin dalla fine del XIX secolo, da Émile Durkheim, si trovarono davanti al dilemma di conformare una scienza dell'evoluzione umana con le singole realtà "ribelli" alla costruzione di un sapere razionale: ciò diede origine al concetto di "avvenimento" inteso come evento contingente. Questo concetto, scrive Bloch, è superato e per ciascuno dei movimenti intellettuali c'è da trovare "il prezzo della loro fecondità".. In ogni caso la conoscenza storica è incapace di dare certezze e, sebbene possa pretendere il diritto a definirsi "scientifica" per i suoi metodi, i suoi risultati, per quanto universali, vanno presi sempre con le pinze. Dopotutto le esitazioni e i "pentimenti" degli storici sono proprio ciò che giustifica i nuovi studi e in un certo senso dà "freschezza" agli studi storici. L'incompiuto, quando porta a superarsi, genera una seduzione pari all'opera completa.

Infine Bloch fa una riflessione su come ogni scienza vada a comporre un "frammento del moto universale verso la conoscenza".

Primo capitolo: La storia, gli uomini e il tempo Il primo capitolo, usando lo stesso metodo già comparso nell'introduzione di porre domande alle quali rispondere con approssimazioni successivamente più rifinite, si occupa dell'oggetto della Storia. Esistono ormai storie delle più svariate discipline, dalla geologia, alla formazione e al movimento dei pianeti, alla vulcanologia; la storia vera e propria, come avevano detto anche Jules Michelet o Fustel de Coulanges, si occupa dell'uomo, o meglio "degli uomini". Secondo Bloch, "Il buon storico somiglia all’orco della fiaba: là dove fiuta carne umana, là sa che è la sua preda".. Se la storia sia una scienza o un'arte discussero a lungo nel XIX secolo e Bloch non si sofferma sulla questione: la storia si manifesta con metodi scientifici e con una trasposizione scritta che ha una sua estetica. Inoltre lo storico non scrive con l'esattezza millimetrica di un "fresatore"; egli deve procedere spesso a tatto, affidandosi alla sua sensibilità, come fa il "liutaio".

La Storia non è solo scienza degli uomini, ma è "scienza degli uomini nel tempo". Pur non esistendo scienze che possono astrarsi completamente dal tempo, sia pure come misura, la Storia è invece basata sul tempo, con i suoi fenomeni che vi "nuotano" dentro. Il tempo reale è così analizzato come un continuo cambiamento, dove i fatti sono incanalati cronologicamente e, in un arco ragionevole, si influenzano tra loro.

La ricerca delle "origini" di qualsiasi fenomeno è un'impostazione storica che talvolta ha prodotto ambiguità: le origini possono essere l'inizio o le cause di un fenomeno. Dopo aver analizzato alcuni esempi, Bloch perviene alla conclusione che il voler assiduamente cercare le origini di un fenomeno spesso non è che un modo per poi giustificarlo o condannarlo nel presente. E ciò nasconde un altro "diabolico nemico della storia genuina: la mania del giudizio".. In fondo la conoscenza dell'origine di un fenomeno non basta a spiegarlo: sapere della Crocefissione o della Risurrezione di Gesù non basta a spiegare perché molti esseri umani vi credano. Vi sono infatti una serie di condizioni favorevoli che permettono a un fenomeno di manifestarsi in un dato modo: infatti un fatto storico non può mai essere studiato al di fuori dello studio del momento in cui avvenne.

Infine Bloch si occupa del rapporto tra presente e passato, rilevando come sia abbastanza diffusa la convinzione che il presente, inteso come passato prossimo, non come istante attuale, non sia adatto ad essere oggetto della Storia. L'epoca attuale non va considerata come "separata" da quelle precedenti e la distinzione tra passato e presente nell'oggetto degli studi è una questione piuttosto recente (era sconosciuta per esempio ad Erodoto). Gli stessi studiosi del presente, come i giornalisti, non devono poi cadere nell'errore che il presente sia auto-intelligibile, staccato dal passato: anche tempi molto remoti continuano a influenzare il presente e l'autore porta come esempio la disposizione dei campi coltivati, che ricalca tracciati risalenti forse addirittura all'epoca dei dolmen..

Il passato non va valutato poi con gli strumenti del presente: i personaggi storici vanno collocati nell'ambiente, nella mentalità e nell'atmosfera delle loro epoche. Lo storico cerca però un "fondo permanente" nell'uomo e nella sua natura, che attraversa le epoche storiche in una sorta di continuum. Lo storico valuta la vita e le sue manifestazioni anche nel presente e per ricostruire la Storia si serve delle sue esperienze quotidiane, dove con la sua sensibilità sfuma gli elementi che ha a disposizione.

Secondo capitolo: L'osservazione storica Dopo aver descritto l'oggetto della storia Bloch si dedica agli strumenti, ovvero all'osservazione storica.

Innanzitutto, la caratteristica più lampante dell'osservazione storica è il fatto che lo storico non partecipa direttamente e quindi non può verificare di persona i fatti che descrive. Egli riceve testimonianze sia scritte che non scritte che provengono dalle epoche del passato. La particolarità dell'osservazione storica è quindi quella di essere una "conoscenza per tracce". Se il passato è un dato che non può più essere modificato, ben più in evoluzione è la conoscenza che si può avere di esso, che si perfeziona e si trasforma "senza posa". Il passato ci ha quindi lasciato delle tracce, sia volontarie che involontarie, ma in ogni caso incomplete (si fa l'esempio di una testimonianza di una battaglia dove anche il testimone più scrupoloso non può che aver assistito solo a una parte dei fatti). A volte la mancanza di tracce deve risolversi nell'impossibilità di conoscere e gli storici devono arrivare, dopo aver provato tutte le strade possibili, all'ammissione di ignoranza..

Testimonianze volontarie (cioè scritte con l'intento di descrivere un fatto) e involontarie (non destinate ad essere lette in chiave storica) vanno entrambe tenute in conto, ma vanno anche opportunamente soppesate: non si deve essere "alunni" passivi di ciò che i predecessori ci hanno voluto tramandare, ma bisogna spesso scavare più in profondità, usando tutte quelle informazioni che si possono ricavare da canali indiretti.