Il rito ambrosiano è il rito liturgico ufficiale adottato dalla Chiesa latina nella maggior parte dell'arcidiocesi di Milano e in alcune zone che ne facevano precedentemente parte, che si distingue da quello utilizzato comunemente nel resto dell'Occidente, detto invece rito romano.
Esso è, a oggi, l'unico rito cattolico latino non romano a essere impiegato comunemente e quotidianamente nel suo areale storico, ed è anche l'unico a essere stato riformato secondo le prescrizioni del Concilio Vaticano II. Questa particolarità è dovuta a fattori storici, oltre che al prestigio storico di questo rito e della cattedra arcivescovile ambrosiana.
L'arcivescovo di Milano ha la qualifica di capo rito.
Storia Il nome del rito ambrosiano richiama alla memoria la figura di Sant'Ambrogio, che fu vescovo di Milano dal 374 al 397, ma il primo vero sviluppo del rito risale all'episcopato di Sant'Eusebio, dal 449 al 462.
Quando papa Gregorio I, alla fine del VI secolo, modificò, riordinò ed estese a tutta la Chiesa latina la liturgia romana, il rito ambrosiano riuscì a sopravvivere alla romanizzazione o soppressione delle tradizioni non romane, al pari del rito mozarabico. Per gli altri riti latini non romani, come il rito di Braga e il rito lionese, la romanizzazione fu invero talmente profonda che a oggi è contestata loro la qualifica di riti non romani, preferendo alcuni studiosi la denominazione di "usi locali del rito romano".
Dalla metà del VII secolo a tutto l'VIII secolo si ebbe un generale consolidamento dell'ordinamento liturgico ambrosiano, come testimoniato dalle fonti coeve. Il rito ambrosiano fu uno dei primi riti latini occidentali a codificarsi, e alcune sue caratteristiche sembrerebbero aver funto da guida per lo sviluppo di altre liturgie altomedioevali, in particolare per quelle appartenenti alla famiglia dei riti gallicani.
L'attestazione diretta del rito ambrosiano iniziò alla fine dell'VIII secolo, quando papa Adriano I confermò alla Chiesa ambrosiana il diritto di avere un proprio rito particolare, contrastando così la pretesa di Carlo Magno di unificare liturgicamente il Sacro Romano Impero.
La sua sopravvivenza fu a rischio allorché vennero soppressi, nelle immediatezze del concilio di Trento o negli anni successivi, gli altri riti locali (tra questi ultimi, si contava in Alta Italia il rito patriarchino, cui erano legate le vicine città di Monza e Como e i patriarcati di Aquileia, di Grado e di Venezia). Malgrado ciò l'arcidiocesi riuscì a mantenerne l'impiego: occorre tener conto che il papa, Pio IV, era milanese e che l'anima del Concilio fu l'arcivescovo di Milano San Carlo Borromeo. La legittimazione definitiva del rito ambrosiano si ebbe con la bolla pontificia Quo primum tempore, promulgata nel 1570 da papa Pio V in esecuzione dei decreti del concilio tridentino, che concesse il privilegio di mantenere il proprio ordinamento particolare a quelle Chiese locali che potessero dimostrare di aver utilizzato ininterrottamente un rito proprio da più di duecento anni al momento di proclamazione della bolla.
Il Concilio Vaticano II volle conservare con uguale diritto e onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, prescrivendo al contempo che venissero «prudentemente riveduti in modo integrale nello spirito della sana tradizione» onde dar loro «nuovo vigore secondo le circostanze e le necessità del tempo». Attuando tale auspicio del Concilio, e incoraggiata da papa Paolo VI, già arcivescovo di Milano, l'arcidiocesi meneghina decise di riformare la tradizione liturgica ambrosiana, revisionando i suoi libri liturgici: tra il 1972 e il 1984 furono promulgati i primi libri liturgici ambrosiani rinnovati a norma dei decreti del Concilio Vaticano II, successivamente riveduti.
In ciò l'arcidiocesi rappresenta un unicum, visto che, favorita dal prestigio diocesano e dalla lunga storia e tradizione del suo rito, riuscì nell'intento di stabilire un nuovo Ordo Missae, anche in lingua volgare, mentre alle altre diocesi che pure avrebbero potuto avvalersi della possibilità di rinnovare i propri riti mancarono spesso i mezzi o la volontà per agire in tal senso. A oggi il rito ambrosiano, nella sua versione postconciliare e in lingua italiana, è seguito nella maggioranza delle chiese dell'arcidiocesi di Milano e in alcune località esterne ai confini della diocesi, ma storicamente legate a essa.
I cattolici che hanno chiesto di celebrare nella forma precedente alle riforme del Concilio Vaticano II, ottenuto il permesso dal cardinale Carlo Maria Martini nel 1984, utilizzano il rito ambrosiano antico. Il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, ha provveduto alle necessità spirituali di questi gruppi concedendo loro, nel 2015, la chiesa di Santa Maria della Consolazione in largo Cairoli, in sostituzione della chiesa di San Rocco al Gentilino. Anche a Legnano, a Varese e a Lecco vi sono delle comunità che impiegano il rito ambrosiano antico.
Diffusione
In origine il rito ambrosiano aveva una diffusione molto vasta, su tutto il nord d'Italia fino a sud di Bologna. Nel corso della storia molte comunità, anticamente di rito ambrosiano, sono passate al rito romano.
Il rito ambrosiano è seguito nella maggior parte dell'arcidiocesi di Milano e nelle seguenti zone che non vi appartengono più, ma un tempo ne facevano parte: parrocchie del vicariato di Calolzio-Caprino (nei comuni di Calolziocorte, Caprino Bergamasco, Carenno, Cisano Bergamasco, Erve, Monte Marenzo, Torre de' Busi e Vercurago) e le parrocchie di Averara, Brumano, Cassiglio, Cusio, Ornica, Santa Brigida, Taleggio, Valtorta e Vedeseta (diocesi di Bergamo); parrocchie di Colturano e Balbiano (diocesi di Lodi); parrocchie dell'unità pastorale di Cannobio (Cannero Riviera; Cannobio San Vittore, Sant'Agata, San Bartolomeo Valmara, Traffiume; Cavaglio-Gurrone, Spoccia; Falmenta, Crealla; Cursolo-Orasso; Gurro; Trarego Viggiona) nella Valle Cannobina (diocesi di Novara) dove è stato ripristinato integralmente con il sinodo diocesano del 1990; pievi della Valle Capriasca, di Brissago; e delle Tre valli ambrosiane: Blenio, Riviera e Leventina (diocesi di Lugano).
Nei seguenti luoghi appartenenti all'arcidiocesi di Milano è in uso il rito romano: decanato di Monza (in tutte le parrocchie di Brugherio, Monza e Villasanta); decanato di Treviglio (Canonica d'Adda, Castel Rozzone, Fara Gera d'Adda, Pontirolo Nuovo e Treviglio); decanato di Trezzo sull'Adda (solo nelle parrocchie di Busnago, Colnago, Concesa, Cornate d'Adda, Grezzago, Porto d'Adda, Roncello, Trezzano Rosa, Trezzo sull'Adda, Vaprio d'Adda e, fino al 2007, anche nella parrocchia di Pozzo d'AddaNel comune di Pozzo d'Adda sono presenti due parrocchie: una nel capoluogo dedicata a Sant'Antonio Abate e una nella frazione di Bettola dedicata al Santissimo Redentore. Le due parrocchie seguivano due riti diversi poiché anticamente la parrocchia di Pozzo faceva parte del vicariato foraneo di Trezzo sull'Adda, con rito romano, mentre quella di Bettola del vicariato foraneo di Inzago, di rito ambrosiano. Nel 2005 è stata costituita l'unità pastorale tra le due parrocchie e nel 2007, pertanto, si è unificato il rito e si è adottato unicamente quello ambrosiano.); parrocchie di Civate e Varenna; chiese non parrocchiali officiate da congregazioni e ordini religiosi; Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Dal punto di vista amministrativo-civile, quindi, il rito ambrosiano è diffuso nella quasi totalità delle province di Lecco, Milano, Monza e Brianza e Varese, in buona parte della provincia di Como, in alcune zone delle province di Bergamo, Pavia e Verbano-Cusio-Ossola e in alcune zone del Canton Ticino in Svizzera.
Segue il rito ambrosiano anche il monastero delle Romite ambrosiane dell'Ordine di Sant'Ambrogio ad Nemus a Revello, in provincia di Cuneo e diocesi di Saluzzo.
Il rito ambrosiano era il rito proprio anche di altre parrocchie che però, in seguito al passaggio ad altra circoscrizione ecclesiastica, hanno mutato anche il rito: prevostura dei Santi Vito e Modesto in Lomazzo nel 1981 e parrocchia di San Giovanni Evangelista in Montorfano nel 1982 (diocesi di Como); parrocchia di Riozzo nel 1978 (diocesi di Lodi)Il territorio di Riozzo, frazione di Cerro al Lambro (diocesi di Lodi), faceva parte della parrocchia di San Giovanni Battista in Melegnano (arcidiocesi di Milano e rito ambrosiano). Nel 1978 «così da ottenere l'unità della giurisdizione nel medesimo Comune» la Congregazione per i vescovi ha disposto l'annessione di Riozzo alla diocesi di Lodi; contestualmente è stata fondata la parrocchia di San Lorenzo Martire, di rito romano.; parrocchie di Torrevecchia Pia, Vigonzone e Zibido al Lambro nel 1979 (diocesi di Pavia); il rito però venne conservato fino al 2006; prevostura di Frassineto Po nel 1806 (diocesi di Casale Monferrato). Qui, con decreto del 7 dicembre 1997, l'allora vescovo di Casale Monferrato Germano Zaccheo, nato a Cannobio e quindi di origine ambrosiana, ha disposto che le celebrazioni dei santi patroni Ambrogio, Giorgio e l'Assunta possano avvenire in rito ambrosiano.
Al contrario, altri territori anch'essi appartenenti un tempo alla diocesi di Milano (come ad esempio il vicariato di Verdello e la pieve di Chignolo Po), non hanno mai conosciuto il rito ambrosiano.
Anche nel monastero di Sant'Ambrogio, fondato a Praga da Carlo IV nel 1353, si celebrava in rito ambrosiano per volere del sovrano stesso e per concessione di papa Innocenzo VI.
Un residuo del rito ambrosiano è l'amministrazione del battesimo per immersione a Pescocostanzo, in provincia dell'Aquila, portato dalle maestranze edilizie lombarde.
Caratteristiche della liturgia Le caratteristiche della liturgia ambrosiana sono un forte cristocentrismo, derivante dalla lotta contro l'eresia ariana al tempo di Ambrogio, e una vicinanza con le liturgie orientali, prese da Ambrogio stesso come modello per la Chiesa milanese, seppur facendo sempre riferimento agli usi della Chiesa di Roma come fonte normativa.
Celebrazione della messa La celebrazione della messa presenta gli stessi elementi del rito romano, ma alcuni di essi sono disposti diversamente o sono leggermente differenti:
La prima forma dell'atto penitenziale della liturgia ambrosiana è la triplice invocazione Kyrie eleison (Signore pietà), che intervalla dei brevi tropi che esprimono richieste di perdono, senza il Christe eleison (Cristo pietà) presente nel rito romano. L'acclamazione viene sempre proclamata nell'originale greco e mai in italiano. Qualora fossero utilizzate le altre due forme dell'atto penitenziale, il Confiteor e il Pietà di noi Signore, comuni al rito romano, esse non sono seguite dal canto del Kyrie. L'atto penitenziale tipico delle liturgie ambrosiane solenni è il canto dei 12 Kyrie. Quando i lettori si accingono a proclamare le letture bibliche (Lettura ed Epistola, non il salmo) durante la liturgia della parola, chiedono e ricevono una benedizione dal sacerdote celebrante. Il lettore dice "Benedicimi padre" e il sacerdote, tracciando il Segno della Croce con la mano, risponde: "La lettura profetica ci illumini e ci giovi a salvezza", se la lettura è tratta dall'Antico Testamento; "La lettura sapienziale ci illumini e ci giovi a salvezza", se è tratta dai libri sapienziali dell'Antico Testamento; "La lettura apostolica ci illumini e ci giovi a salvezza", se è tratta dal Nuovo Testamento; "La parola della Chiesa ci illumini e ci giovi a salvezza", se è tratta dalla biografia o dal racconto della passione del santo ricordato in quella messa; "La parola di Dio ci illumini e ci giovi a salvezza", se il lettore proclama entrambe le letture bibliche; "Leggi nel nome del Signore", se il lettore proclama entrambe le letture, di cui una non è tratta dalla Bibbia; quest'ultima forma breve è utilizzabile in qualsiasi caso.