Kaukana (o Caucana) è una località marinara del comune di Santa Croce Camerina nel libero consorzio comunale di Ragusa, sulla costa meridionale della Sicilia, sorta nei pressi di Kaucana (Καυκάνα in greco antico), un'antica città portuale del periodo tardo antico e bizantino in Sicilia.

Storia La città antica, nota per i suoi scavi archeologici, si trova a poche centinaia di metri da Punta Secca, a pochi chilometri da Marina di Ragusa.

L'area archeologica di Kaukana comprende un insediamento di epoca tardo antica costituito da poco meno di trenta edifici. Essi sono dislocati lungo un basso crinale costiero che si estende per circa 700 m in senso est-ovest, separando la spiaggia dall'entroterra, nel tratto immediatamente a est dell'attuale Punta Secca. Il nucleo principale dell'area archeologica è incluso nel parco, mentre altri edifici si trovano isolati tra le abitazioni di villeggiatura o compresi tra il lungomare e la spiaggia.

Il nome tradizionale della contrada è “Anticaglie”, significativo riferimento alla consapevolezza, sin dai tempi più remoti, della presenza di resti archeologici nell'area. Le prime notizie del sito risalgono alla metà del XVI secolo, quando il frate domenicano Tommaso Fazello, considerato il padre della storia e dell'archeologia siciliana, lo citò nella sua opera più importante, il De rebus siculis, pubblicato nel 1558. Già in questa prima citazione, il Fazello propose di identificare il sito con l'antico porto di Kaukana citato dalle fonti antiche. Tra gli illustri visitatori del sito, vi furono anche il principe Ignazio Paternò Castello nel Settecento e il famoso archeologo A. Evans alla fine dell'Ottocento. L'identificazione con Caucana fu successivamente accettata da altri illustri studiosi come Julius Schubring, nella seconda metà dell'Ottocento, e inoltre Paolo Orsi e Biagio Pace. Paolo Orsi, in particolare, da Soprintendente alle antichità di Siracusa, effettuò diversi sopralluoghi nell'area tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento e la sottopose a vincolo di legge, senza tuttavia mai intraprendere scavi archeologici.

Dopo Orsi sul sito di Kaukana calò un silenzio ininterrotto fino alla fine degli anni 1950. Agli inizi degli anni 1960, con l'inizio della lottizzazione per la realizzazione di case di villeggiatura, si pose il problema di salvare gli edifici antichi dall'attività edilizia circostante. Si effettuarono pertanto degli scavi per mettere alla luce i resti antichi ed evitare così che fossero coperti o distrutti dalle nuove costruzioni. Il primo a effettuare saggi di estensione limitata, tra il 1959 e il 1963, fu l'ingegnere Cesare Zipelli, ispettore onorario della soprintendenza e villeggiante nell'area. In seguito, tra il 1964 e il 1972 l'archeologa P. Pelagatti effettuò ulteriori scavi di estensione più ampia che hanno consentito di portare alla luce la gran parte degli altri edifici oggi noti. Le ricerche furono molto impegnative, perché condotte lentamente a causa della difficoltà di individuare i materiali minuti e di distinguere i livelli stratigrafici nel deposito sabbioso.

Ulteriori ricerche, in particolare nella chiesa, sono state effettuate in anni più recenti da Giovanni Di Stefano. A partire dagli inizi degli anni 1970, inoltre, si è proceduto alla progettazione e all'allestimento del parco, che oggi si estende per circa 3 ettari e comprende 11 edifici che costituiscono il nucleo più importante dell'insediamento. Del parco è al momento visitabile solo la parte orientale.

Il contesto storico e geografico Una delle ragioni di maggior interesse del sito di Kaukana è il fatto che esso costituisce uno degli esempi meglio conservati di insediamento tardo-antico della Sicilia. Lo stato di conservazione delle strutture di Anticaglie, che sono spesso conservate per oltre due metri di altezza e fino al livello del secondo piano si deve sia alle particolari condizioni ambientali, visto che le strutture sono rimaste per secoli coperte da dune sabbiose, che hanno preservato gli edifici, sia al fatto che l'area non è stata più occupata dall'uomo fino alla metà del XX secolo.

Per periodo tardo-antico si intende l'ultima fase dell'antichità, ovvero i secoli IV e V d.C., in particolare l'arco di tempo compreso tra l'editto di Costantino (conversione dell'Impero romano al cristianesimo, 313 d.C.) e la caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476. Fu un periodo caratterizzato da un lato dalla diffusione del cristianesimo, con la fioritura dell'arte cosiddetta "paleocristiana", dall'altro dalla fine del mondo antico, con il dilagare delle invasioni germaniche che determinarono la scomparsa dell'Impero romano d'Occidente e il sopravvivere dell'Impero d'Oriente, d'ora innanzi chiamato “bizantino”.

In particolare nel IV secolo, si osserva in Sicilia una grande fioritura di siti archeologici, sia nelle città sia nella campagna, in particolare sotto forma di grandi ville signorili (come quella di Piazza Armerina) e di ipogei sotterranei (le cosiddette catacombe, molto diffuse nell'area iblea). Questa fioritura demografica fu conseguenza della ricchezza economica derivante dai nuovi traffici commerciali che, passando per la Sicilia, collegavano l'Italia e Roma con il Nordafrica, dopo che gli alimenti prodotti in Egitto, in particolare il grano, erano stati dirottati da Costantino verso la nuova capitale Costantinopoli.

Il V secolo fu probabilmente più movimentato. La Sicilia fu oggetto di conquista da parte dei Vandali, che nel 440 dopo essersi impadroniti del Nordafrica, conquistarono l'isola. Essa fu in parte poi venduta nel 476 a Odoacre re degli Eruli, lo stesso anno in cui il medesimo Odoacre depose l'ultimo imperatore d'Occidente, Romolo Augusto. Nel 493, infine, fu conquistata degli Ostrogoti di Teodorico e fu infine riconquistata dai Bizantini nel 535, per impulso dell'imperatore Giustiniano e sotto la guida del generale Belisario.

La fioritura di insediamenti è molto evidente nell'area iblea. In particolare, la regione a sud di Santa Croce Camerina e a oriente del vallone Fontana (Paradiso) fino al mare, a ovest e a est di Punta secca, è particolarmente ricca di resti tardo antichi:

- gli abitati più o meno conservati lungo la costa di Anticaglie, Torre di Pietro e S. Nicola;

- le numerose necropoli di Mirio vicino a S. Croce, Pirrera, Mulino Vecchio, Cannitello e la necropoli annessa alla chiesetta cimiteriale di contrada Anticaglia;

- quattro edifici a carattere sacro: i due edifici stauromorfi dl Mezzagnone (o Bagno di Mare) e di Vigna a Mare e le due basiliche della Pirrera e dell'abitato di contrada Anticaglia.

Questi ruderi dell'interno e gli altri lungo la costa di contrada Anticaglia e Torre di Pietro (S. Nicola) hanno fatto da sempre discutere sull'ubicazione in questa zona di una città antica. A partire dal Fazello, nel Cinquecento, essi furono identificati, come abbiamo già detto, con la Kaukana citata dalle fonti antiche.

Probabilmente la notizia più antica riconducibile a un porto nella zona è data dal geografo Tolomeo, che nel II secolo d.C. la definì λιμήν limèn 'porto'.

Poi la citano Procopio e gli autori che narrano la spedizione condotta dal generale Belisario nel 533 contro i Vandali che occupavano il Nordafrica, come ultimo scalo della flotta diretta a Malta. Procopio definisce il sito con il termine χωρίον chorìon 'villaggio'. Un'altra spedizione sempre per Malta, partì da Rosacambri (l'odierna Punta Scalambri, presso Punta Secca) guidata da Ruggero I nel 1091, a conclusione della conquista normanna della Sicilia.

Questa specifica funzione portuale è stata uno degli argomenti principali, assieme all'indicazione di Tolomeo, per sostenere l'identificazione di Kaukana con il sito di Anticaglie. Di recente tale identificazione è stata messa in discussione da Wilson, soprattutto per la difficoltà di individuare un porto in prossimità dell'insediamento. In realtà bisogna ricordare che i porti antichi erano molto diversi da quelli moderni: il porto di Kaukana era probabilmente un approdo dai bassi fondali, non per questo inadatto all'arrivo di grandi imbarcazioni. Inoltre, è possibile che l'antico pantano di Cannitello, che si trovava proprio a ridosso di Punta Secca e che fu fatto prosciugare nell'Ottocento dal barone Guglielmo Vitale, fosse nell'antichità usato come riparo per le imbarcazioni.

Nonostante la fonte più antica (Tolomeo) risalga al II secolo d.C., le più antiche testimonianze archeologiche nel sito non sono anteriori al IV secolo d.C. L'insediamento fiorì soprattutto per la posizione in relazione alle rotte marittime che collegavano questa parte della Sicilia a Malta e al Nordafrica nel periodo germanico. Nel corso della sua storia fu occupata da diverse popolazioni, come documentato prima di tutto da strati archeologici del V secolo d.C., probabilmente in connessione con i Vandali, e inoltre da interventi architettonici con obliterazione di soglie, come visibile per esempio nell'edificio n. 19. L'insediamento, tuttavia, continuò a vivere fino al VI-VII secolo. I reperti rinvenuti durante gli scavi, tra cui in particolare lucerne di bronzo e terracotta, bicchieri in vetro, ceramiche da mensa e da cucina e anfore da trasporto, sono oggi esposti al Museo Archeologico di Ragusa.

L'insediamento Una delle caratteristiche più singolari dell'insediamento di Kaukana è la disposizione disordinata degli edifici, l'assenza di un sistema di fortificazioni e la mancanza di aree di necropoli. Queste ultime potrebbero essere ancora da scoprire, mentre i primi due elementi si devono ritenere senz'altro assenti già in antico. I vari quartieri sembrano essersi formati separatamente e progressivamente. Vi è tuttavia una maggiore concentrazione di edifici intorno alla chiesa (n. 18). Ciò si spiega con l'uso tipico dei piccoli insediamenti tardo-antichi dell'area iblea, come quello recentemente identificato in contrada Pianicella, nei pressi di Ragusa, che presenta un'organizzazione analoga. La mancanza di fortificazioni a Kaukana è tanto più sorprendente se si considera la disposizione costiera dell'insediamento e il periodo particolarmente instabile dal punto di vista militare nel quale fiorì.

Nonostante l'impianto disorganico, si può tuttavia riconoscere un nucleo principale dell'area occupata, costituito dallo spazio antistante l'edificio più importante del villaggio, ovvero la basilica n. 18. Dinnanzi a essa si apre un ampio spazio attorno al quale si dispongono due degli edifici più grandi dell'insediamento, ovvero il n. 19 e il n. 17.

In generale possiamo distinguere gli edifici che ricorrono nell'insediamento di Kaukana in tre categorie principali: la basilica, un gruppo di edifici più grandi e a pianta complessa e un secondo con edifici più piccoli e a pianta più semplice.

La tecnica edilizia è in genere la stessa per tutti gli edifici. Si osservano due tecniche murarie principali:

1) il doppio paramento, che si basa sull'accostare pietrame irregolare, ponendo i blocchi più grandi all'esterno e legando il tutto con malta;

2) la tecnica a ortòstati, utilizzata per le strutture più importanti (porte e finestre), utilizzando grandi blocchi squadrati, legando il tutto con malta.

Il risultato è poi spesso una tecnica mista. I paramenti murari sono intonacati con gesso sia all'interno sia all'esterno.

La chiesa La basilica fu scoperta nel 1961 al centro del quartiere di Anticaglia. Ha tutte le caratteristiche della basilica tardo-antica ed è l'edificio sacro dove si raccoglieva la comunità.