Figlio di Vittorio Emanuele II, primo re d'Italia, e di Maria Adelaide d'Austria, regina del Regno di Sardegna, il suo lungo regno, passato alla storia come "età umbertina", fu contrassegnato da diversi eventi, che produssero opinioni e sentimenti contrastanti.

Il monarca viene ricordato positivamente da alcuni, avendo ottenuto il soprannome di "Re Buono" per il suo atteggiamento dimostrato nel fronteggiare sciagure come l'epidemia di colera a Napoli del 1884 e per la promulgazione del cosiddetto codice Zanardelli, che apportò alcune innovazioni nel codice penale, come l'abolizione della pena di morte. Fu invece duramente avversato da altri per il suo rigido conservatorismo e le sue tendenze autoritarie negli ultimi anni di regno, il suo indiretto coinvolgimento nello scandalo della Banca Romana,Sergio Romano, La storia sul comodino: personaggi, viaggi, memorie, Greco & Greco Editori, Milano, p. 87. l'avallo alle repressioni dei moti popolari del 1898 con l'onorificenza concessa al generale Fiorenzo Bava Beccaris per la sanguinosa azione di soffocamento dei moti di Milano nel maggio del medesimo anno. Subì più di tre attentati nell'arco del suo regno,Benedetto Croce, Storia D'Italia dal 1871 al 1915, Bibliopolis, Napoli, 2004. fino a quello che a Monza, il 29 luglio 1900, per mano dell'anarchico Gaetano Bresci, gli sarà fatale. Proprio dagli anarchici, Umberto I ricevette il soprannome di "Re Mitraglia".Napoleone Colajanni, L'Italia nel 1898, Galzerano, 1998, p. 7. Fu anche il destinatario di uno dei biglietti della follia di Friedrich Nietzsche. In politica estera, sostenne la formazione della Triplice Alleanza e la creazione dell'impero coloniale italiano. Da Umberto I prendono il nome l'omonimo stile artistico e architettonico ed un taglio di capelli, i capelli alla Umberto o all'Umberta..

Biografia

Giovinezza

Umberto nacque il 14 marzo 1844 a Torino, primogenito maschio di Vittorio Emanuele II, allora erede al trono del Regno di Sardegna, che nel giorno della nascita del figlio compiva 24 anni, e della moglie, Maria Adelaide d'Austria. Il principe apparteneva alla dinastia dei Savoia, ma discendeva anche dalle case d'Asburgo-Lorena, Borbone-Francia e Spagna; venne battezzato con i nomi di Umberto Rainerio Carlo Emanuele Giovanni Maria Ferdinando Eugenio, il primo dei quali si deve probabilmente a Umberto I Biancamano, fondatore di Casa Savoia, mentre l'ultimo forse in ricordo del più illustre esponente del ramo cadetto Savoia-Carignano, da cui Umberto discendeva, ovvero Eugenio di Savoia, generale del Sacro Romano Impero. La sua nascita fu motivo di giubilo, poiché assicurò la successione al trono sabaudo, nonché del futuro regno d'Italia.

Come principe di Piemonte, in giovane età ricevette un’educazione prettamente militare, grazie agli insegnamenti del generale Giuseppe Rossi. Entrambi i genitori furono scarsamente presenti nella sua infanzia: il padre era poco attento ai figli mentre la madre aveva una condizione fisica declinante tra una gravidanza e l’altra. Fu proprio la severa disciplina che forgiò il carattere rigoroso e a tratti autoritario del futuro sovrano d’Italia, al polo opposto rispetto a quello del padre. I primi anni di Umberto furono caratterizzati da grandi sconvolgimenti sociopolitici, come i vari moti del 1848 (rivolta a Parigi, lo Statuto Alberto, la Prima guerra d'indipendenza italiana contro l'Austria), che portarono poi all'abdicazione del nonno Carlo Alberto di Savoia, avvenuta il 24 marzo 1849. Asceso al trono il padre Vittorio Emanuele II, Umberto divenne il primo in linea di successione al trono. Nel 1855 morirono la nonna Maria Teresa di Toscana, la madre Maria Adelaide, poco dopo il suo ottavo parto, e lo zio Ferdinando, duca di Genova. Durante l’adolescenza, la morte prematura della madre fu un violento shock per lui.

L’ambiente di corte era caratterizzato dal rigore imposto da re Carlo Alberto, dalle pratiche devozionali della regina Maria Teresa, ma anche dai comportamenti libertini del principe Vittorio Emanuele. La vita degli eredi era organizzata secondo regole ferree: preti e generali, fedelissimi della Corona più che abili educatori, si alternavano con programmi imperniati sui valori della tradizione nobiliare piemontese. Umberto non aveva particolare propensione allo studio, né costanza di applicazione che superasse i suoi limiti. Ebbe cultura modesta ed era refrattario a contatti intellettuali ed eventi mondani che richiedessero impegno e concentrazione. Non leggeva e, di pessima calligrafia, preferiva non scrivere. Un po’ più alto del padre, condivideva con lui la stazza e appariva più maturo dell’effettiva età, inoltre di lui colpivano gli occhi sporgenti e quasi spiritati e un labbro inferiore pronunciato e leggermente cascante.

Con l’avanzare dell'età, poi, i grandi baffi e il taglio di capelli 'all’umberta' (cortissimo, a spazzola) divennero suoi altri tratti distintivi. Nei modi aveva sempre un fare grossolano, un po' goffo. Parlava molto poco, sia per via del carattere 'ombroso', sia a causa di una costante infiammazione della laringe: la voce roca e bassa lo faceva apparire sempre adirato. Alcuni lo ritennero "leale, aperto, gentile" e cordialeSi veda a questo proposito quanto riferisce Carlo Casalegno, "La regina Margherita", Einaudi, Torino, 1956, pag. 27. "Nessuno avrebbe detto che Umberto sarebbe diventato la figura più cara, più cordiale e più amata, durante ventidue anni, nell'intero Regno": Giovanni Artieri, "Cronaca del Regno d'Italia", vol. I, Mondadori, Milano, 1977, pag. 145 e "passim". Sulla cordialità, la simpatia e popolarità di Umberto I si veda per tutti Edmondo De Amicis, "Cuore", La Sorgente, Milano, 1974, pag. 197 ss.. Aveva passione per le donne, ma fu più riservato del padre almeno finché conobbe la duchessa Bolognini Litta, amante storica del futuro monarca d'Italia, nata a Milano nel 1837 e considerata la donna più bella della città, che si era unita in un matrimonio infelice con il duca Giulio Litta Visconti di Arese. Umberto la incontrò nel 1862 e tra i due nacque una relazione che non conobbe mai vere interruzioni. Nel 1858 il principe Umberto entrò nelle file dell'esercito sabaudo in qualità di Capitano di Divisione; la carriera militare dell'erede al trono fu rapida e, come consuetudine, agevolata, ma egli ebbe sincera propensione per le faccende d’arme e, troppo giovane per prender parte alla seconda guerra di indipendenza, nel 1866 ubbidì volentieri all’ordine del padre, che voleva i figli al fronte per dimostrare la tradizionale fierezza sabauda. Lo scontro di Villafranca del 24 giugno, marginale nella battaglia di Custoza malamente gestita dai generali italiani, fu l'occasione per Umberto di dare prova del proprio valore: mentre avanzava verso Villafranca, la divisione del principe fu assalita dagli ussari e dagli ulani asburgici, che la caricarono furiosamente. I piemontesi, ben addestrati, si disposero in quadrato per proteggere il principe ereditario, il quale sarebbe stato un ostaggio prezioso, e riuscirono a resistere fino all'arrivo degli squadroni dell'"Alessandria", che misero in fuga gli austriaci. Il comando di un vittorioso 'quadrato' difensivo gli valse la medaglia d'oro e originò una duratura fama di intrepido combattente, peraltro non ulteriormente motivata. Scrisse lo storico Giuseppe Guerzoni:

Il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d'Italia e così il padre Vittorio Emanuele II assunse il titolo di re d'Italia; Umberto divenne il primo principe ereditario del neo regno italiano.

Matrimonio

Dopo l'iniziazione guerriera, Umberto dovette fronteggiare un altro passaggio obbligato verso la piena maturità di futuro monarca, sposarsi: Vittorio Emanuele II decise di accelerare la ricerca di una moglie per l’erede, nonostante le reticenze del figlio. In quegli anni Umberto intrattenne una relazione sentimentale con la duchessa Eugenia Attendolo Bolognini Litta, il cui legame fu rafforzato poi dalla nascita del figlio AlfonsoRITRATTO DELLA DUCHESSA EUGENIA LITTA VISCONTI ARESE BOLOGNINI ATTENDOLO lombardiabeniculturali.it (morto giovane) e che durerà per tutta la vita. La prima scelta matrimoniale del re cadde su Matilde d'Asburgo-Teschen, figlia di Alberto, duca di Teschen e della moglie, Ildegarda di Baviera, che avrebbe rinnovato la tradizionale politica di alleanze matrimoniali con la casa imperiale austriaca; Matilde morì tragicamente all'età di diciotto anni nel castello di Hetzendorf, il 6 giugno 1867, quando, dopo aver indossato un abito di tulle per andare a teatro, prima di avviarsi per assistere allo spettacolo, volle fumare una sigaretta, ma poco dopo il padre (o, secondo altri, l'istitutrice), che le aveva proibito di fumare, si avvicinò a lei, che nascose la sigaretta dietro al vestito. Immediatamente l'abito prese fuoco, avvolgendola completamente e provocandole ustioni di secondo e terzo grado. Secondo una versione leggermente diversa, la giovane avrebbe acceso una candela per sigillare una lettera, gettando poi inavvertitamente il fiammifero tra le pieghe del vestitoP. Gerbore, Donne e cavalieri del re, Milano, Longanesi, 1952, p. 123. Dopo la tragica morte della principessa Matilde, la scelta cadde su Margherita di Savoia-Genova, figlia di Ferdinando, duca di Genova, fratello di re Vittorio Emanuele II, e di Elisabetta di Sassonia; la principessa italiana che, al di là di un fascino evidente (più che di una vera bellezza), lo stupì per cultura, brillantezza e devozione verso Casa Savoia.

Con lo scemare degli entusiasmi risorgimentali e le grandi difficoltà del percorso unitario, il prestigio sabaudo chiedeva di essere rinvigorito, così Margherita fu lo strumento per ridare lustro alla Casa regnante: la principessa, che sarebbe stata la prima regina dell’Italia unita, carismatica e perfettamente consapevole del proprio ruolo, divenne oggetto di un vero e proprio culto che, costruito con abilità, l’associò nell’immaginario collettivo all’ideale monarchico. Il matrimonio tra Umberto e Margherita fu celebrato a Torino nell'aprile del 1868. I primi viaggi della coppia furono un successo, con i riflettori quasi sempre puntati sulla futura sovrana. A Umberto, per carattere, la cosa non dispiacque. Gli premeva maggiormente tornare a Monza, dalla duchessa Litta. Margherita, a conoscenza della relazione tra i due, non cessò mai di contrastarla. Decise, infine, che sarebbe stata solo «la Principessa, mai più la moglie!» di Umberto.

Al regno serviva un erede e così l’11 novembre 1869 il principe Vittorio Emanuele nacque a Napoli, città che faticava a dimenticare i Borbone. Il parto fu complesso: il piccolo era gracile e i medici affermarono che Margherita non avrebbe più potuto avere figli. Tuttavia il matrimonio tra Umberto e Margherita, pur con l'arrivo del figlio, non si rafforzò, poiché la principessa avrebbe trovato il marito nel suo appartamento a conversare con la sua amante, la Bolognini Litta. Pare che Margherita avesse minacciato di tornare da sua madre, ma poi, convinta dal suocero (che avrebbe detto: "Solo per questo vuoi andartene?") e facendo appello alla sua forza di volontà, decise di rimanere accanto al marito, sebbene avesse dichiarato di non considerarlo più suo marito e ritenerlo soltanto il suo sovrano. Del resto Margherita doveva sapere da tempo della relazione che risaliva a prima del matrimonioSu tutto l'episodio si veda: Carlo Casalegno, La Regina Margherita, cit.", p. 87..