Nobile boemo, fu a lungo governatore del Lombardo-Veneto. Con un servizio nell'esercito austriaco durato oltre sessant'anni, è ricordato per essere stato il comandante dell'esercito austriaco durante la prima guerra d'indipendenza italiana.
Esordi Nato dal conte Pietro Eusebio, di una nobile famiglia ceca della Boemia meridionale e dalla baronessa Marie Bechinie von Lazan, Radetzky venne alla luce nel castello di Trebnitz (od. Třebnice) nei pressi della cittadina del circondario di Tábor allora nota col nome tedesco di Seltschan (od. Sedlčany, di cui Třebnice è una frazione), residenza ereditata dai suoi avi. Rimasto orfano di madre, che morì mettendolo al mondo, e di padre, dal 1776 venne affidato al nonno, Wenzel Leopold Johann, primo conte dal 27 settembre 1764.
Uno zio dilapidò gran parte della sua fortuna e con quel che ne restava venne inviato nel 1781 a studiare inizialmente al Collegium Nobilium di Brünn (od. Brno) poi, essendo stata questa istituzione accorpata, dal 1782 al 1784 si trasferisce presso la Ritterakademie di Vienna, al Theresianum sito nella «Nuova Favorita» (da non confondere con l’Accademia Teresiana di Wiener Neustadt).Nel 1778 l'Accademia di cavalleria Savoia (precedentemente sul Laimgrube) fu incorporata nel "Collegium Theresianum", così come nel 1782 anche la nobile accademia, che fino ad allora esisteva a Brno. Cfr. in e Studente non brillante, si appassionava unicamente alla storia, con una particolare predilezione per Giustiniano e il Re Sole. A diciotto anni"Revue Militaire Suisse", op. cit., il 1º agosto 1784 fu ammesso come cadetto nel reggimento di corazzieri Caramelli (poi 2º Reggimento) di stanza a Gyöngyös. Nella guerra austro-turca del 1787-1791 venne impiegato come ufficiale.
Il quindicennio napoleonico La Prima coalizione Dal 1793 al seguito del feldmaresciallo principe Giosia di Sassonia-Coburgo prese parte all'infausta campagna d'Olanda (che portò alla proclamazione della filo-francese Repubblica Batava), distinguendosi nei combattimenti di Arlon e Charleroi (ove aveva condotto una colonna di cavalleria attraverso le linee nemiche, a scoprire il destino della città). Nel 1795 combatté sul Reno.
La vera grande occasione venne nel 1796, quando passò al servizio di Beaulieu, come aiutante, nel corso delle campagne d'Italia contro Napoleone Bonaparte. Giunse, probabilmente, dopo che la linea era stata ritirata su Mantova e il Mincio. Qui, a Valeggio, ebbe finalmente l'occasione di mettersi in mostra quando, con pochi ussari, salvò lo stesso Beaulieu dal nemico. Tali scontri facevano parte della cosiddetta Campagna di Mantova (incominciata da Beaulieu e continuata da Dagobert Sigmund von Wurmser), ovvero la serie di ripetuti insuccessi austriaci, che fallirono nella liberazione della fortezza di Mantova dall'assedio francese.
In ricompensa Radetzky ebbe, nel maggio 1796, la promozione a maggiore e un ordine di trasferimento presso il neonato corpo dei pionieri, impegnato in lavori di fortificazione a Gradisca e sull'Isonzo. Le cose in Italia, infatti, si stavano mettendo piuttosto male, con la perdita di Mantova e lo sfondamento francese verso il Veneto (Pasque veronesi).
Nell'aprile 1797 venne siglato l'armistizio di Leoben, seguito il 17 ottobre dai preliminari di pace di Campoformio e dal Congresso di Rastatt: l'Austria rinunciava a tutta l'Italia ma acquisiva Venezia.
La Seconda coalizione Approfittando dell'assenza di Napoleone, impegnato nella Campagna d'Egitto, e della distruzione della flotta francese ad Abukir, nel 1799 Austria, Russia e Gran Bretagna attaccarono i francesi in Germania, Svizzera e Italia. Radetzky, sempre col grado di maggiore, guidò il corpo dei pionieri dell'Armata d'Italia. I suoi servigi vennero apprezzati dal comandante feldmaresciallo Melas che ad aprile lo nominò suo aiutante di campo. Il 1º maggio dello stesso anno fu promosso tenente colonnello e aiutante generale del feldmaresciallo.
Il 17 e 18 giugno mostrò capacità e coraggio alla Trebbia. Poi a Novi e infine presso Genola. Il 5 novembre fu promosso colonnello. Per il suo comportamento alla decisiva battaglia di Novi, che aveva costretto i francesi di Joubert ad abbandonare le repubbliche giacobine italiane, Radetzky venne insignito del titolo di cavaliere dell'Ordine militare di Maria Teresa.
L'anno successivo, il 1800, guidò le truppe d'assalto a Viareggio. Non mancò al fatto d'armi più importante dell'anno: la battaglia di Marengo del 14 giugno quando Napoleone, tornato dall'Egitto, divenuto primo console e passate le Alpi, inflisse agli austriaci una clamorosa sconfitta. Quello fu un gran giorno per il tenente colonnello Radetzky: anzitutto diede un'ennesima dimostrazione del proprio coraggio personale, ricevendo cinque pallottole e perdendo un cavallo; cosa ancor più importante, venne notato il suo tentativo, la sera della vigilia, di ottenere modifiche al piano di battaglia suggerito dallo "scientifico" von Zach. Fatto si è che, all'indomani del disastro, Melas venne sostituito da Bellegarde (che non avrebbe saputo ottenere risultati migliori del suo predecessore), e Radetzky ebbe un ordine di trasferimento: da aiutante di stato maggiore a comandante del Reggimento corazzieri Principe Alberto von Sachsen-Teschen.
Giunse presso l'armata di Germania nel settembre, giusto in tempo per un'altra grande sconfitta austriaca, inflitta, questa volta, da Moreau, alla battaglia di Hohenlinden. Anche qui Radetzky venne ferito, questa volta al piede sinistro e perse un'altra volta il cavallo, ma aveva guidato con valore il proprio reggimento di corazzieri.
L'agonia austriaca si concluse nel febbraio 1801 con la pace di Lunéville, che per l'Austria confermava le condizioni di Campoformio.
Quattro anni di pace Non vi sono notizie circa le occupazioni di Radetzky nei successivi quattro anni ma i registri militari non segnalano né promozioni, né avanzamenti. Quindi, probabilmente, restò presso i suoi corazzieri.
La Terza coalizione Nel 1805, in marcia verso Ulma, in Ödenburg, fu raggiunto dalla notizia della promozione a maggior generale e dell'assegnazione di un comando in Italia, sotto l'arciduca Carlo. Ciò che gli permise di prendere parte alla sanguinosa sconfitta austriaca a Caldiero.
Radetzky era stato fortunato a non restare con i suoi a Ulma, ove l'esercito austriaco venne accerchiato e costretto alla resa. Tale situazione costrinse l'arciduca Carlo a ritirarsi verso l'Ungheria per ricongiungersi con i russi. Ma Napoleone fu più veloce: il 2 dicembre 1805 diede battaglia ad Austerlitz e, in quella che forse fu la sua più brillante battaglia, polverizzò le forze austriache e russe. Nel corso della campagna, comunque, Radetzky passò a generale di brigata.
Con la Pace di Presburgo del 26 dicembre 1805, l'Austria cedeva al Regno d'Italia il Veneto, mentre Tirolo e Vorarlberg passavano alla Baviera.
Altri tre anni di pace Dopo Presburgo l'Impero austriaco venne retto da un nuovo governo, ove spiccava il ministro degli Esteri von Stadion, che si impegnò a creare le condizioni per la ripresa della guerra contro Napoleone. In parallelo, l'arciduca Carlo e l'arciduca Giovanni riformavano l'esercito, fra l'altro introducendo, nel 1808, il servizio di leva obbligatorio.
Anche per questo secondo periodo di pace, i registri militari non segnalano per Radetzky né promozioni, né avanzamenti. Altre fontiHeinrich von Zeißberg: Allgemeine Deutsche Biographie (ADB) op. cit. segnalano, piuttosto, che egli si sia dedicato allo studio e all'insegnamento di materie belliche, ma senza prendere congedo.
La Quinta coalizione Nel 1809 Napoleone era impegnato, per il secondo anno consecutivo, nella repressione della Sollevazione Spagnola: von Stadion ritenne maturi i tempi per la riscossa e convinse l'Imperatore alla ripresa dei combattimenti: venne battezzata Sollevazione Austriaca, in chiaro riferimento alla Spagna. L'Austria era però sola, in quanto la Prussia era sotto occupazione francese, la Russia era alleata della Francia, il Regno Unito era impegnato in Spagna e, comunque, lontano.
Radetzky venne assegnato al V Corpo d'armata, con cui rimase per l'intera campagna: una prolungata ritirata di fronte a Napoleone, che entrò dalla Baviera diretto verso Vienna. Radetzky combatté, ancora una volta con distinzione, vicino a Braunau am Inn, quale comandante dell'avanguardia, poi a Seligenstadt. Il 2 maggio venne segnalato per aver salvato, con una manovra avveduta, un'intera divisione, nel corso della ritirata verso Kleinmünchen.
Nel maggio 1809 l'arciduca Carlo aveva portato l'intero esercito sulla riva sinistra del Danubio, lasciando che Napoleone occupasse Vienna, indifesa. Dopodiché, lì nei pressi, i francesi passarono in forze il fiume, ma vennero respinti nella grande battaglia di Aspern-Essling. Radetzky vi prese parte e ottenne, il 1º giugno, o pochi giorni dopo, la promozione a tenente feldmaresciallo e l'assegnazione al comando del IV Corpo d'armata.
Nella nuova funzione prese parte ai fatti d'arme di Markgraf-Neusiedel e Hohen-Ruppersdorf. Il 5 e 6 luglio un secondo tentativo di Napoleone fu assai più fortunato e gli austriaci subirono una terribile sconfitta a Wagram.
La sconfitta costrinse l'Imperatore a dimissionare l'arciduca Carlo e von Stadion (sostituito con Klemens von Metternich) e a concludere, nell'ottobre 1809, la Pace di Schönbrunn: l'Austria cedeva l'Alto Adige, Salisburgo e le Province Illiriche, oltre che Tarnopol e la Galizia occidentale (con Cracovia) cedute alla Russia. Ma, soprattutto, riduceva il proprio esercito a soli 150 000 uomini e diveniva, sostanzialmente, vassallo della Francia.
Quattro anni di pace e riorganizzazione Nelle more della sconfitta di Wagram, Radetzky non perse lustro presso la corte imperiale, come dimostra l'onore che gli venne riservato. Secondo la consuetudine dell'epoca che prevedeva che la grande nobiltà possedesse, ovvero armasse, singoli reggimenti, Radetzky divenne il secondo proprietario del 4º Reggimento corazzieri e, il 6 settembre, ebbe il titolo di colonnello del 5º Reggimento ussari, ribattezzato Reggimento Ussari di Radetzky: si trattava di un titolo onorifico, tant'è che un altro colonnello dello stesso 5º Ussari sarebbe divenuto Carlo Alberto di Savoia, suo futuro nemico. Del reggimento, Radetzky divenne proprietario solo nel 1848. Nel 1810 venne insignito del titolo di commendatore dell'Ordine militare di Maria Teresa.
Il 21 agosto 1809 venne promosso capo di Stato Maggiore generale; si impegnò quindi nella riorganizzazione e nell'ammodernamento dell'esercito e del suo sistema tattico, ma si dimise nel 1812, sostenendo di non poter portare avanti la riforma a causa dell'opposizione del Tesoro. Per tutta la vita, infatti, Radetzky fu un ostinato sostenitore di un continuo programma di addestramento, che si sostanziava, soprattutto, in grandi manovre estive. Ma erano costosissime e di discutibile efficacia.
La sconfitta di Napoleone La Sesta coalizione Il 24 giugno 1812 Napoleone entrò in Russia varcando il Njemen con 500 000 uomini, per ritirarsi il 10 dicembre con poco più di 37 000 uomini. Non tutti erano morti: ad esempio, nel dicembre 1812 la Prussia dichiarò la neutralità del proprio contingente, per poi passare il 28 febbraio 1813 all'alleanza aperta con la Russia e la Gran Bretagna; l'Austria si univa all'alleanza solo il 20 agosto 1813.
Nel 1813 Radetzky era stato nominato capo dell'ufficio dello Stato Maggiore ed aveva dato un nuovo slancio alla ricostruzione dell'esercito imperiale: già alla fine aprile dell'anno aveva radunato 311 000 uomini e 65 000 cavalli (75 000 a fine agosto). Con la dichiarazione di guerra, Radetzky divenne capo di Stato Maggiore di Schwarzenberg, il principe austriaco a capo dell'armata di Germania (mentre Bellegarde guidava quella d'Italia).
La campagna di Sassonia sino alla battaglia di Lipsia