Brotea () o Broteo è un personaggio della Mitologia greca. Fu un cacciatore.
Genealogia
Figlio di Tantalo di LidiaScholia ad Euripide, Oreste, 5 e di Eurinassa (figlia di Pattolo), fu secondo Pausania uno dei possibili padri di un secondo Tantalo, che lo stesso autore ipotizza anche essere figlio di Tieste.
Mitologia
Brotea era un cacciatore che si era rifiutato di onorare Artemide ed aveva aggiunto che il fuoco non poteva bruciarlo. Così la dea lo fece impazzire facendo sì che si autoimmolasse in un rogo.
Un frammento di Esiodo contenuto in un papiro di Ossirinco collega Dardano, Brotea e Pandione. Riguardo a questa tradizione però, non sono sopraggiunte altre fontiThe Oxyrhyncus Papyri, ed. E. Lobel, part XXVIII (1963), no. 2503..
La scultura di Brotea Si diceva che Brotea avesse scolpito l'immagine più antica della Grande Madre degli Dei (Cibele), un'immagine che ai tempi di Pausania il Periegeta (II secolo d.C.) che era ancora considerata sacra dagli abitanti di Magnesia ad Sipylum. L'immagine venne scavata nella parete rocciosa della rupe Coddino, a nord del massiccio del Sipilo, il cui demone era indicato da alcuni mitografi come nonno di Brotea.
La scultura scavata nella parete rocciosa menzionata da Pausania fu identificata con il rilievo di Manisa nel 1881 da W. M. RamsayW. M. Ramsay in The Journal of Hellenic Studies (1882:64) e W. M. Ramsay, "A Study of Phrygian Art" in The Journal of Hellenic Studies 9 (1888:350-382). e si può ancora vedere sopra la strada, a 6 o 7 km ad est di Manisa (la città moderna sorta sul sito dell'antica Magnesia ad Sipylum), sebbene la testa si sia parzialmente staccata, per cause naturali.G.E. Bean, Aegean Turkey: an archaeological guide, vol. II, pp. 31-33 e pl. 3; C. P. Jones, "A Geographical Setting for the Baucis and Philemon Legend (Ovid Metamorphoses 8.611-724)" Harvard Studies in Classical Philology 96 (1994:203-23 and pls. I-IV) pp. 210 ss., con bibliografia. La figura alta 8–10 m scolpita in una rientranza nella roccia a un centinaio di metri d'altezza sopra la pianura paludosa vicina al villaggio di Akpınar è stata confusa con una vicina formazione rocciosa naturale associata a Niobe, la "Niobe del Sipilo" (la "Roccia Piangente", in turco Ağlayan Kaya), menzionata anche da Pausania.
A parte la testa gravemente danneggiata, la figura seduta molto probabilmente non fu fatta da un professionista. La dea, che indossa un copricapo detto polos, si tiene il seno con le mani; una vaga traccia di quattro geroglifici ittiti può essere vista in una sezione quadrata alla destra della sua testa. Il sito è ittita, risalente al II millennio a.C.
Vicino, anche altri siti archeologici tradizionalmente associati sin dall'antichità con la stirpe di Tantalo sono di fatto ittiti. A circa 2 km ad est di Akpınar ci sono altri due monumenti sul monte Sipilo, anch'essi menzionati da Pausania: la tomba di Tantalo (cristianizzata come "tomba di San Caralambo") e il "trono di Pelope", in realtà un altare roccioso.
Broteo e l'invettiva rinascimentale Nella letteratura del Rinascimento e successiva Brotea è chiamato spesso "Broteo" (Brotheus) e viene descritto come un figlio di Vulcano che si gettò tra le fiamme (a volte si specifica che si gettò nel cratere del monte Etna) a causa della sua deformità. La fonte immediata per il tropo rinascimentale di Broteo e della sua autoimmolazione è il poema di Ovidio Ibis, un erudito sfogo di macabre minacce che catalogava il destino di numerose figure mitiche e storiche. Il riferimento di Ovidio è brevissimo:
L'umanista Domizio Calderini (conosciuto anche col nome latino di Domitius Calderinus) aggiunse lIbis alla sua edizione annotata di Marziale (1474); la nota di Calderini dice che Broteo era il figlio di Vulcano e Minerva e che, disprezzato a causa della sua bruttezza, si gettò in una pira ardente (Calderini poi procede identificando Broteo con Erittonio.Gli scolii e i commenti rinascimentali vengono discussi dall'edizione dellIbis di Peter Burman (1727), p. 130 online.) Nello stesso anno, attingendo alle sue fonti classiche, Calderini pubblicò la Defensio adversus Brotheum ("Difesa contro Broteo"), un attacco ai suoi rivali letterari Angelo Sabino e Niccolò Perotti, chiamati rispettivamente Fidentino (Fidentinus), dal nome del plagiatore preso in giro nel I libro degli Epigrammi di Marziale, e Broteo (Brotheus). Questa faida letteraria è menzionata in diverse fonti, incluso il Giraldi, e la sua notorietà contribuì a stabilire la versione predominante del mito nei secoli XV-XVIII.Lilius Gregorius Gyraldus, De poetis nostrorum temporum 25 (Berlin, 1894), Wotke p. 20 online; Paul Cortese (Paulus Cortesus), De hominibus doctis dialogus nell'edizione di Gabriel Richards (Florence, 1734), p. 49 online; Friedrich Gotthilf Freytag, Adparatus litterarius (Leipzig, 1753), vol. II, p. 1378 online; W. Parr Greswell, Memoirs of Angelus Politianus (Manchester, 1805), p. 83 online; David Clément, Bibliothèque curieuse historique et critique (Leipzig, 1756), vol. VI, p. 56 online; Maurizio Campanelli, Polemiche e filologia ai primordi della stampa: le Observationes di Domizio Calderini (Rome 2001), pp. 21–26.
Le idiosincratiche ma enormemente influenti Mythologiae di Natale Conti (1567) menzionano questa versione del mito in un capitolo sugli aspetti di Vulcano e della sua progenie: "Broteo, che fu deriso da tutti a causa della sua apparenza malformata, si gettò nel fuoco, come per scappare alla diffamazione per mezzo della morte."Natalis Comes, Mythologiae, II, 6, p. 101, r. 43 nell'edizione di Venezia del 1581: Brotheû, qui irrisus ab omnibus propter deformitatem oris in ignem se coniecit vel morte infamiam deuitaturus. Questa descrizione è ripetuta molto simile in The Anatomy of Melancholy (1621) di Robert Burton,"Brotheus, the son of Vulcan, because he was ridiculous for his imperfections, flung himself into the fire", vedi l'edizione del 1875, p. 587 online; vedi anche J.B. Bamborough e Martin Dodsworth, Robert Burton: The Anatomy of Melancholy, (Oxford: Clarendon Press, 2000), vol. V, p. 30 online, che cita I.369:25–6,y. e ancora le versioni del dizionario della lingua inglese di Samuel Johnson risalenti all'inizio dell'Ottocento specificano che Broteo "si gettò nel monte Etna".Johnson's Dictionary of the English Language in Miniature 16ª edizione (London, 1805), pp. 248–249 online and 19th edition (London, 1812), p. 253 online.
Note
Bibliografia Fonti primarie
Fonti secondarie
168. Manisa / Magnesia on Sipylus. Archaeological Atlas of the Aegean, map 168. Retrieved: March 10, 2006.
Voci correlate Atteone
Categoria:Personaggi della mitologia greca Categoria:Cacciatori mitologici