Fu autore di opere teatrali che fanno uso degli stilemi comici propri della commedia dell'arte italiana e che sono rappresentate con successo in tutto il mondo. In quanto attore, regista, scrittore, scenografo, costumista e impresario della sua stessa compagnia, Fo è stato un uomo di teatro a tutto tondo. Famoso per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale e per l'impegno politico di sinistra, con la moglie Franca Rame fu tra gli esponenti del Soccorso Rosso Militante. Nel 1997 vinse il premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione:
Biografia Origini familiari Figlio di Felice Fo (Monvalle, 11 novembre 1898 - Luino, 31 dicembre 1986), capostazione e attore amatoriale, e di Pina Rota (Sartirana Lomellina, 20 settembre 1903 - Luino, 6 aprile 1987), crebbe, insieme al fratello Fulvio e alla sorella Bianca, in una famiglia intellettualmente vivace, nella quale poté ascoltare fin dalla prima infanzia le favole, frammiste a cronaca locale, raccontate dal nonno materno e le storie riportate da viaggiatori e artigiani. Proprio gli affabulatori di paese (ripetutamente citati e ricordati da Fo), grazie alla loro capacità di raccontare gli avvenimenti, avrebbero poi ispirato l'artista nel corso degli anni.
La seconda guerra mondiale
Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, a seguito della chiamata alle armi della neonata Repubblica Sociale Italiana si arruolò volontarioLa chiamata riguardava le classi 1924-1925, mentre Fo apparteneva alla classe 1926. nelle file dell'esercito fascista, prima nel ruolo di addetto alla contraerea a Varese e successivamente come paracadutista nelle file del "Battaglione Azzurro" di Tradate. La scoperta di questa militanza, emersa per la prima volta negli anni settanta, scatenò polemiche, querele e processi da parte di Dario Fo – all'epoca attivo rappresentante in campo artistico della cultura della sinistra italiana – che si trascinarono per alcuni decenni. Fo ammetterà e parlerà poi di questa parentesi, affermando che si era arruolato nell'unico esercito esistente, ma in quanto "italiano" e non in quanto fascista, per non essere deportato in Germania come lavoratore o come militare di leva, e che dopo essere stato spostato in numerosi luoghi di addestramento, venne quindi inserito nei paracadutistiIntervista alla trasmissione D-Day su Raitre, 3 aprile 2015..
Inizi della vita artistica Conseguito il diploma in pittura all'Accademia di belle arti di Brera di Milano, dal 1950 Fo cominciò a lavorare per la Rai come attore e come autore di testi satirici della Compagnia di rivista di Milano. È del 1952 la serie di suoi monologhi radiofonici intitolata Poer nano, inseriti nello spettacolo Scacco matto. Il 24 giugno 1954 sposò l'attrice e collega Franca Rame a Milano, nella basilica di Sant'Ambrogio. Poco dopo la coppia si trasferì a Roma, dove, il 31 marzo 1955, nacque il loro unico figlio Jacopo. Sempre a Roma Fo, dal 1955 al 1958, lavorò come soggettista per il cinema. Nel 1956 Fo scrisse e interpretò, insieme a Franco Parenti, un varietà per la radio intitolato Non si vive di solo pane, che lo stesso Fo ricorderà in seguito come un programma di grande successo.
Nel 1962 Fo conduce sul Secondo Canale il programma di rivista satirico-musicale Chi l'ha visto?. Nello stesso anno lui e la moglie, che nel frattempo avevano fondato la Compagnia Dario Fo-Franca Rame, prepararono una serie di brevi pezzi per il programma televisivo Canzonissima. La censura intervenne così spesso che abbandonarono la televisione in favore del teatro. Le commedie prodotte tra il 1959 e il 1961 avevano la struttura della farsa, dilatata e arricchita da elementi di satira di costume. Con atteggiamento critico verso quello che lui denominava "teatro borghese", Fo recitava in luoghi alternativi quali piazze, case del popolo, fabbriche: luoghi dove egli poteva trovare un pubblico diverso da quello tipico dei teatri, composto soprattutto dalle classi subalterne e che normalmente aveva meno opportunità di accesso agli spettacoli teatraliValentini 1997, in bibliografia.. Nel numero 1 del 6 gennaio 1966 a pag. 3 del Pioniere dell'Unità viene pubblicata una sua lettera agli amici di Atomino.
Mistero buffo, il grammelot e il "teatro di narrazione"
Nel 1968 insieme a Franca Rame, Massimo de Vita, Vittorio Franceschi e Nanni Ricordi fondò il gruppo teatrale Nuova Scena, con l'obiettivo di ritornare alle origini popolari del teatro e alla sua valenza sociale. Anche in questo caso, le rappresentazioni avvenivano in luoghi alternativi ai teatri e a prezzo "politico". Il 1º ottobre 1969, a Sestri Levante, Fo portò per la prima volta in scena, con grande successo, la "giullarata" Mistero buffo; egli, unico attore in scena, recitava una fantasiosa rielaborazione di testi antichi in grammelot, traendone una satira tanto divertente quanto affilata. Il grammelot, linguaggio teatrale che si rifà alle improvvisazioni giullaresche e alla Commedia dell'arte, è costituito da suoni che imitano il ritmo e l'intonazione di uno o più idiomi reali con intenti parodici. Nel caso specifico di Mistero buffo, il linguaggio utilizzato da Fo era una mescolanza dei vari dialetti della Pianura Padana. Mistero buffo costituisce, per certi versi, il modello di quel quasi-genere che si è soliti definire "teatro di narrazione".
Tra la fine degli anni sessanta e l'inizio dei settanta, Fo si schierò con le organizzazioni extraparlamentari di estrema sinistra e fondò il collettivo "La Comune", attraverso il quale tentò con grande passione di stimolare il teatro di strada. Al 1970 risale Morte accidentale di un anarchico, opera che segnò il ritorno di Fo alla farsa e all'impegno politico; l'opera, ufficialmente ispirata alla morte dell'anarchico Andrea Salsedo avvenuta negli anni '20 negli Stati Uniti, allude chiaramente alla morte di Giuseppe Pinelli accaduta nel 1969. Nell'opera, il commissario Sportivo, ispirato a Luigi Calabresi, è soprannominato "commissario Cavalcioni", poiché posiziona gli interrogati a cavalcioni di una finestra: Fo dunque accredita l'ipotesi della defenestrazione dolosa dell'anarchico. La vicenda si svolge in una stanza della procura centrale di Milano con protagonista quel "Matto" che ricorre spesso nel teatro di Fo quando occorre rivelare verità scomode. Il Matto adotta vari travestimenti (psichiatra, giudice, capitano della scientifica e vescovo) mediante i quali la versione ufficiale dei fatti mostra tutte le sue contraddizioni e, dal tentativo di costruire una versione plausibile, emergono altre esilaranti incongruenze. Sul caso Pinelli, tra l'altro, Fo firmò anche la lettera aperta", pubblicata dal settimanale L'Espresso nel giugno 1971.
Nel 1973 la casa editrice Bertani pubblicò Mistero buffo. Nel 1974 l'Einaudi pubblicò parte delle commedie di Fo. Pochi anni dopo Fo, insieme alla moglie Franca Rame, tornò in televisione con un programma chiamato Il teatro di Dario Fo (in onda su Rete 2, a partire dal 22 aprile 1977, ore 20:30). La serie di trasmissioni avrebbe permesso al futuro premio Nobel di far apprezzare i propri lavori più recenti ad una più vasta schiera di persone – vasta come solo la platea televisiva poteva essere. Nel programma vennero proposte tutte le pièce registrate alcuni mesi prima nella Palazzina Liberty dell'antico Verziere di Milano. I titoli delle pièce erano: Mistero Buffo, che apriva la serie; Settimo: ruba un po' meno; Ci ragiono e canto; Isabella, tre caravelle e un cacciaballe; La signora è da buttare; Parliamo di donne, quest'ultima interpretata dalla sola Franca Rame.
A ribadire la fama trasgressiva o addirittura sovversiva della coppia Fo-Rame, Il teatro di Dario Fo, e soprattutto Mistero buffo, attirarono l'attenzione del Vaticano che, per bocca del cardinale Ugo Poletti, reagì molto duramente ai modi e al linguaggio con cui nel programma si trattavano certi temi e personaggi religiosi o, più in particolare, ecclesiastici. Ma Fo non fu solo irriverente con la chiesa: ad esempio, in "Parliamo di donne" viene messo alla berlina il duo musicale Battisti-Mogol, in quegli anni all'apice del successo, tramite la recitazione in prosa di alcuni testi dalle loro canzoni: ad esempio, nel caso del testo di Emozioni, anziché il tema dell'amore non ricambiato, frequente nei testi del duo, Fo ne attribuisce un significato fortemente misogino.
Attività musicale
Dario Fo ebbe anche negli anni '60 un'attività come cantautore, incidendo album, EP e 45 giri per varie case discografiche. Dario Fo fu anche autore dei testi di diverse canzoni soprattutto per Enzo Jannacci, tra cui del successo Vengo anch'io. No, tu no e de L'Armando; scrisse inoltre alcune delle prime canzoni della mala per Ornella Vanoni e brani per Laura Betti e Mina.
Collaborò anche con Giorgio Gaber, con cui realizzò il 45 giri Il mio amico Aldo/Tre storie di gatti (una triste, una allegra, una media) e con Oscar Prudente.
Inoltre con la serie di spettacoli Ci ragiono e canto si dedicò al recupero di canti popolari della tradizione italiana, collaborando con l'Istituto Ernesto de Martino e in particolare con Cesare Bermani e Franco Coggiola.
L'unica volta in cui si ritrovò nella hit parade dei 45 giri come cantautore, anche se fra le posizioni più basse, fu con la sigla del programma Il teatro di Dario Fo (intitolata ironicamente "Ma che aspettate a batterci le mani?").
Nel 2018 Giangilberto Monti ha reso omaggio all'attività di cantautore di Fo con lo spettacolo e l'album Le canzoni del signor Dario Fo; lo spettacolo è stato poi riproposto in diverse edizioni fino al 2024, tra cui una versione in cartellone al Teatro Gerolamo di Milano.
Esperienze nel teatro dell'opera
Il 18 novembre 1978, al Teatro Ponchielli di Cremona, debuttò Histoire du soldat di Igor' Fëdorovič Stravinskij, con la direzione di Claudio Abbado e la regia di Dario Fo. L'allestimento, realizzato da Fo in occasione del bicentenario del Teatro alla Scala di Milano, richiese più di trenta mimi e un grande palcoscenico, con un'apertura di almeno sedici metri, sul quale fu collocata una scena mobile, che gli interpreti dovevano spostare e ricomporre di volta in volta da soli. Successivamente, lo stesso spettacolo fu replicato nel Palasport Lino Oldrini di Masnago, a Paderno Dugnano, Cassano d'Adda, Cinisello Balsamo, Mantova e al PalaPianella di Cucciago e nel 1979 a Novate Milanese, Lodi, Monza, Teatro Coccia di Novara, Urbino, Teatro Tendastrisce di Roma, Teatro Carlo Goldoni (Livorno), Teatro Manzoni (Pistoia), Teatro Moderno di Grosseto, Teatro Verdi (Pisa), Palasport Villa Romiti di Forlì, Teatro Lirico di Milano e Bergamo.
Il 2 dicembre 1980, al Theâtre de l'Est parisien di Parigi, debuttò Histoire du tigre et autres histoires, spettacolo di e con Dario Fo"Dario Fo met un tigre dans son théâtre", Jean-Pierre Thiollet, Le Quotidien de Paris, 2 dicembre 1980.. Il 14 marzo 1987, al Muziektheater di Amsterdam, si tenne la prima del Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini con regia, scenografia e costumi di Dario Fo. L'allestimento di Amsterdam fu poi ripreso da diversi teatri italiani ed europei, non ultima l'Opéra Garnier di Parigi nell'estate 1992Giampiero Martinotti: Fo: "Sorridete c'è Rossini" (la Repubblica, 6 giugno 1992, pagina 26).. Fo si dedicò inoltre alla regia di altre opere di Rossini, come L'italiana in Algeri (al Rossini Opera Festival di Pesaro nel 1994) e Il viaggio a Reims.
Gli anni '80 e '90