Il Fiorentino un celebre diamante, la cui storia è documentata almeno dal XVII secolo, andato perduto negli anni venti del XX secolo ma riapparso nel novembre 2025. Venne descritto come un diamante indiano, caratterizzato da un colore giallo pallido con sfumature verdi. Prima della sua scomparsa era tagliato a doppia rosetta a nove lati, con 126 faccette e con un peso complessivo di circa 137,27 carati (27,454 g). La pietra era anche conosciuta come il diamante Toscano, il Granduca di Toscana e, dopo l'acquisizione da parte degli Asburgo, come il diamante Giallo Austriaco.

Storia Origini Le origini della gemma sono piuttosto oscure. Secondo una leggenda, venne tagliato per l'ultimo duca di Borgogna, il ricchissimo Carlo il Temerario, il quale lo indossò quando venne ferito nel corso della battaglia di Morat del 1476. Un paesano, o forse un semplice fante, lo ritrovò sul campo di battaglia e lo rivendette per alcuni fiorini, credendolo di poco valore. L'acquirente, un cittadino di Berna, di nome Bartholomeus Mayus, lo rivendette a sua volta a dei mercanti genovesi che lo portarono in Italia, dove, sempre secondo le leggende, venne venduto a Ludovico il Moro, duca di Milano, e poi a papa Giulio II. In seguito, attraverso i banchieri Fugger, venne acquisito dai Medici di Firenze.

Un'altra versione sulle origini racconta invece che il diamante venne acquistato da Ludovico Castro, Conte di Montesanto, governatore portoghese di Goa, da un re indiano di Vijayanagar che era stato sconfitto in battaglia dalle truppe portoghesi. La gemma venne in seguito depositata a Roma, presso i gesuiti, finché il granduca di Toscana, Ferdinando I de' Medici, dopo lunghe trattative, riuscì ad acquistarlo dalla famiglia Castro-Noranha per circa 35.000 scudi crociati portoghesi dell'epoca. L'acquisto è comprovato da un documento tuttora conservato all'Archivio di Stato di Firenze, firmato il 12 ottobre 1601.

A Firenze Il figlio del granduca, Cosimo II, affidò in seguito il diamante a un tagliatore, Pompeo Studentoli, artigiano veneziano residente a Firenze, che restituì la gemma lavorata nell'ottobre 1615, e ne fece dono alla consorte Maria Maddalena d'Austria, che lo indossa in tutti i ritratti ufficiali come un pendente del suo diadema, montato entro una cornice d'oro che conteneva altri piccoli diamanti. Un inventario redatto alla morte del Granduca Cosimo III conferma l'acquisizione di una grande gemma grezza da parte di Ferdinando I e, dopo la lavorazione, ne descrive la forma e la sua collocazione in un gioiello: sfaccettata su entrambi i lati e circondata da una banda incrostata di diamanti.

Il famoso viaggiatore e mercante francese Jean-Baptiste Tavernier vide la gemma nel tesoro mediceo a Firenze e la descrisse minuziosamente in un suo resoconto del 1676. A Vienna Dopo l'estinzione dei Medici, gli Asburgo Lorena accettarono il legato di Anna Maria Luisa de' Medici che vietava loro di “levare fuori della Capitale e dello Stato del Granducato … Gallerie, Quadri, Statue, Biblioteche, Gioie ed altre cose preziose … della successione del Serenissimo GranDuca, affinché esse rimanessero per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri”https://www.italianostra.org/wp-content/uploads/AML-MEDICI_LOCANDINA_31-10-17_def.pdf. Tuttavia, la gemma - passata tramite il marito Francesco Stefano di Lorena all'imperatrice Maria Teresa d'Asburgo - venne collocata assieme agli altri gioielli della corona imperiale nella Hofburg di Vienna. Dopo il crollo dell'Impero austro-ungarico nel 1918, la gemma seguì la famiglia degli Asburgo nel loro esilio in Svizzera, ma qui se ne perdono le tracce. Per circa un secolo si ritenne che venne rubata e probabilmente ritagliata durante gli anni Venti.

In Quebec Nuove notizie sulla vicenda sono arrivate nel novembre del 2025, con articoli comparsi sul settimanale Der Spiegel e sul quotidiano The New York Times. Nella ricostruzione del periodico tedesco, con l'avvicinarsi della seconda guerra mondiale, la famiglia degli Asburgo lasciò l'Europa per dirigersi in Canada, portando con sé i gioielli che furono quindi depositati in una cassetta di sicurezza di una banca. Per disposizioni testamentarie dell'ex-imperatrice Zita di Borbone-Parma, consorte di Carlo I, solo alcuni dei suoi discendenti maschi vengono a conoscenza del luogo dove sono custoditi i gioielli, succeduti a loro volta dai loro discendenti. Nel 2022 il passaggio di testimone arriva al nipote di Carlo I, l'ex-europarlamentare Carlo d'Asburgo-Lorena, il quale contatta la gioielleria A.E. Köchert per far eseguire una perizia sui gioielli ritrovati. A occuparsi della perizia è stato Christoph Köchert il quale, basandosi anche su di un catalogo d'epoca per fare la comparazione, dichiara i gioielli come autentici; tra di essi figura il diamante Fiorentino.

Copie Una copia di pregevole fattura e somiglianza, realizzata nel 1865, è tuttavia conservata al Museo di Storia Naturale di Vienna. Un'altra copia, realizzata da Paolo Penko sulla base delle descrizioni storiche, è conservata al Palazzo Medici Riccardi di Firenze.

Note

Altri progetti

Collegamenti esterni

Categoria:Diamanti famosi Categoria:Regalia d'Austria