Il castello del Malconsiglio è il castello di Miglionico (Matera), costruito su un colle della città a partire dall'VIII-IX secolo, in una posizione strategica, noto per aver ospitato nel 1485 la Congiura dei baroni. Ebbe due successivi ampliamenti, il primo nel 1110 ed il secondo nel 1400. Ha la forma di un parallelogramma, fiancheggiato da sette torrioni, alcuni quadrati (i più antichi), due bitorri e altre circolari, poste ai vertici della costruzione.

L'entrata attuale è posta a nord-est, mentre quella originaria distrutta dal terremoto della Basilicata del 1857 era rivolta a sud. Al suo interno, e precisamente al piano superiore, vi sono l'androceo ed il gineceo, il salone del Malconsiglio, dove si tenne la congiura, e la sala della Stella o degli Spiriti, la parte più bella e segreta del castello, con il soffitto a stella e con degli scrigni dove venivano custoditi i tesori ed i documenti più preziosi.

Appartenne nel tempo al conte Alessandro di Andria, ai Sanseverino di Bisignano, ad Ettore Fieramosca, ai Pignatelli, ai Caracciolo ed alla famiglia Revertera, duchi di Salandra.

Storia degli scavi archeologici Fin dall'800 nel centro storico di Miglionico era nota la presenza di ritrovamenti archeologici importanti purtroppo spesso devastati.

Il castello "del Malconsiglio" è stato oggetto di scavi archeologici, in occasione dei lavori di restauro, nel 2006 e nel 2007.

La prima campagna di scavi ha individuato nel cortile interno alcune vasche per lo spegnimento della calce di XVII-XVIII secolo e una precedente fase di occupazione di VIII-III secolo a.C. documentata da una struttura abitativa e da alcune sepolture in enchytrismoi.

All'esterno nella zona adiacente al perimetro sono state rinvenute nella campagna del 2007 quattro tombe terragne con defunto rannicchiato, tipologia ampiamente diffusa in area bradanica e in ambiente anaellenico, databili al V e IV secolo a.c.

Nel corso del 2011 sono stati eseguiti interventi archeologici in relazione alla sistemazione di piazza Castello (zona antistante al castello).

I lavori hanno avuto durata complessiva di circa due mesi ed hanno interessto un'area di circa 2200 m².

Gli scavi del 2011 confermano quanto precedentemente rilevato sull'occupazione antica della collina del castello.

Dalle origini al XIV secolo

La prima fase evidenzia un impianto a parallelogramma costituito da un solo livello fuori terra. Tale considerazione oltre a verificare e prendere atto di quanto affermato dal Ricciardi a proposito dell'antichità del piano terra rispetto al secondo in relazione alla presenza, chiaramente individuabile tuttora, della merlatura sulle murature perimetrali, scaturisce anche dalle differenze tipologiche e spaziali degli ambienti, evidenti soprattutto nell'ala della Sala del Malconsiglio: il piano terra e costituito da una successione di ambienti coperti con volte a crociera con eleganti e slanciati archi ogivali, mentre il piano superiore e caratterizzato da possenti arconi a tutto sesto che scandiscono lo sviluppo della volta a botte. La zona sud-ovest ha un andamento rigorosamente quadrangolare, con l'ala destra più ampia della sinistra, ma ambedue spazialmente ripartite internamente in maniera perfettamente modulare, e il braccio trasversale di unione che, proprio perché non mostra una tale geometrica regolarità, desta qualche perplessità circa la contemporaneità costruttiva con le altre due ali. Tale perplessità si evidenzia anche e soprattutto nella mancanza di allineamento dello spigolo destro del fronte interno, che si ritrova al secondo livello in corrispondenza dell'accesso alla "Sala della Stella". Questa anomalia porterebbe a pensare che la costruzione di questo lato sia avvenuta dopo la soprelevazione degli altri due e che il muro di cinta fosse provvisto unicamente di camminamenti di ronda. Alternativa a tale ipotesi, più attendibile, sarebbe il considerare l'espediente d'angolo realizzalo dopo il terremoto per una più efficace distribuzione degli accessi ai vari ambienti. D'altro canto, il ballatoio attraverso cui si accede nella Sala della Stella e chiaramente un'aggiunta moderna. Un'ultima considerazione che conforta questa tesi e costituita da un'altra descrizione del Ricciardi il quale, dopo aver riferito che: "Entrandosi in somma nel piano superiore, dopo essersi percorsa lunga fila di sale e camere per due lati del castello, arrivasi al lato settentrionale nel cui angolo Nord-est vedesi una saletta detta Sala della Stella..." chiarisce che: "Di queste località si parla qui come esse erano prima del 16 dicembre 1857. Pel tremuoto allora avvenuto tutto si è ora cambiato." Questa zona costituisce il nucleo residenziale del castello. Il corpo ubicato a nord-est che contiene la porta di accesso originaria e il cosiddetto mastio, dei quali parleremo in seguito, si sviluppa in forma triangolare e costituendo una sorta di antemurale, è la zona riservata agli armigeri. Le mura perimetrali di questo impianto sono costellate da torri, circolari ai vertici, quadrangolari quelle intermedie. Un simile impianto richiama analoghe fabbrichemilitari federiciane: non essendoci alcun riferimento, però, nella pur copiosa letteratura relativa alle opere fortificate di Federico II, del castello di Miglionico, probabilmente la sua costruzione è posteriore a tale periodo e potremmo farla risalire a cavallo della meta del XIV secolo. D'altra parte un'attenta lettura dei caratteri architettonici conforterebbe tale tesi: portali e finestre archiacute, volte goticheggianti sono frequenti al piano terra. E probabile, quindi, che i progettisti abbiano preso a modello gli impianti svevi, e solo l'orografia del terreno abbia impedito un impianto analogo a quello del castello di Lagopesole. Nuove e pressanti esigenze di carattere difensivo avranno indotto i realizzatori ad avanzare in maniera più concreta le torri rispetto al perimetro delle mura. La ricostruzione ipotizzata di questa prima fase evidenzia tre elementi fondamentali:

1) Il perimetro sud-est della costruzione è privo dei manufatti che saranno il risultato di ampliamenti successivi: a) il corpo compreso tra i due alti barbacani può essere ricondotto a fasi cinque-seicentesche; b) il fabbricato che si sviluppa a lato dell'attuale portale e una costruzione riconducibile alla fine ottocento inizi novecento; c) la cosiddetta cappella che le fonti storiche e i caratteri formali daterebbero al XIV secolo, per evidenti considerazioni di carattere logistico (si veniva a trovare all'esterno della cinta muraria), inducono a non accettare tale stato di cose. Le varie trasformazioni e cambiamenti d'uso subiti da questi ambienti (prima frantoio, poi falegnameria), impediscono, al momento attuale, di chiarire il problema;]

2) Lungo il perimetro sud-est della costruzione, libero quindi dei manufatti di cui sopra, si ergono altre tre torri, in analogia a quanto presente sul lato opposto: due quadrangolari intermedie, una circolare posta all'attacco del corpo quadrangolare con il triangolare. Il lato est quindi del corpo triangolare e costituito unicamente dalla torre quadrangolare intermedia al muro di cinta al quale, dalla parte interna, si addossa la scalinata attraverso cui si accede sia al camminamento di ronda sovrastante detto muro di cinta, sia a quelli che si sviluppano lungo tutto il perimetro del castello: tale perimetro è caratterizzato, come già riferito, da una merlatura ancora individuabile nella muratura. Sul fronte interno di questa, sul lato settentrionale, al di sopra della copertura dei locali oggetto di ricostruzione dopo il terremoto, sono evidenti i fori per l'alloggiamento delle travature lignee di sostegno dei camminamenti. Al vertice dell'area triangolare e molto probabilmente nel sito ove si apre il portale di accesso, non originario, ma costruito dopo la confisca del 1829, e con evidenti segni di rimaneggiamenti dovuti presumibilmente alla ricostruzione post-terremoto, si potrebbe supporre la presenza del mastio. Una testimonianza in tal senso ci viene da Nicola De Ruggeri il quale, nel 1940, descrivendo il castello, lo cita munito di "sette torri, tre quadrate, tre agli angoli formate da doppie torri, una diroccata a destra entrando nel portone......). Considerando che anche il Ricciardi parla di sette torri e non essendo più esistenti quelle inglobate negli ampliamenti cinque-seicenteschi dell'ala sud-est, si potrebbe affermare, con una buona approssimazione, che l'area dell'attuale portale è caratterizzata dalla presenza di questa torre, più alta delle altre, dalla quale si può spaziare, oltre che sul territorio circostante, anche sull'intero paese. Così impostato l'impianto di Miglionico risponderebbe ai canoni delle costruzioni fortificate con la costante presenza del mastio. Inoltre, questa torre serve anche quale elemento di difesa dell'antica porta di accesso.