I senza nome (Le cercle rouge) è un film noir del 1970 scritto e diretto da Jean-Pierre Melville. Penultima pellicola dell'autore, è considerata una delle migliori del genere nella storia del cinema.«Dodicesimo e penultimo film di J.-P. Melville, uno dei suoi più belli e ambiziosi, dominato dalla filosofia deterministica e dal senso della morte… A modo suo, un film classico nella sua perfezione: inesorabile come un orologio di precisione, ha tempi giusti, personaggi attendibili, atmosfere credibili, una tenuta figurativa che, a forza di iperrealismo, sfocia nel fantastico.» Dizionario Morandini - http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=22314«Nonostante la semplicità della trama ed il minimalismo dello stile, Le Cercle Rouge è concepibilmente il più sofisticato, irresistibile e perfetto film di Melville….Molti lo considerano fra i più grandi... polizieschi francesi, un genere che Melville non solo dominò, ma che contribuì a rendere una forma d'arte… Le Cercle Rouge segna il vertice assoluto nella carriera di Melville» Recensione di James Travers – Films de France 2004 - http://www.filmsdefrance.com/FDF_Le_Cercle_rouge_rev.html
Trama Durante un trasferimento in treno da Marsiglia a Parigi sotto la sorveglianza del commissario Mattèi, il detenuto Vogel (Genco nell'edizione italiana) riesce a fuggire. Contemporaneamente Corey, in carcere a Marsiglia da cinque anni, riceve la visita di un secondino che, dopo avergli annunciato la liberazione anticipata per buona condotta, gli suggerisce un colpo milionario in una gioielleria in Place Vendôme a Parigi.
Corey, per recuperare la parte dovutagli del colpo di cinque anni prima, si reca dal suo complice, il malavitoso Rico, che tenta di eliminarlo. Durante una sosta in autogrill si accorge che Vogel, in fuga, si infila nel bagagliaio della sua auto. Tra i due nasce un'intesa leale e arrivati a Parigi decidono di attuare il colpo alla gioielleria, ma per questo serve anche un buon tiratore. Vogel suggerisce Jansen, ex tiratore scelto della polizia, che accetta l'incarico trovando una motivazione per liberarsi dall'alcolismo.
I tre realizzano perfettamente il colpo, ma il ricettatore, d'accordo con Rico, si ritira dall'impegno già preso. Devono rivolgersi perciò a Santi, uomo fidato del milieu, che è però costretto con un ricatto da Mattèi a diventare un informatore. Il commissario, spacciandosi per un grosso ricettatore, organizza così un'imboscata in cui i tre, tentando una fuga disperata, muoiono sotto il fuoco degli agenti.
Tematiche Compendio dei temi distintivi di Melville quali il fatalismo, l'amicizia virile, il coraggio, la morte, il tradimento, la solitudine e la colpaRecensione di Alessandro Baratti - Gli Spietati - http://www.spietati.it/speciali/melville/film/cercle_rouge.htm# , egli stesso lo riteneva una sorta di testamento cinematografico, contenente tutte le 19 possibili situazioni per un polar (una combinazione fra poliziesco e noir), in omaggio al capolavoro di John Huston Giungla d'asfalto (The Asphalt Jungle) (1950).J.P. Melville intervistato da Rui Nogueira ne Il cinema secondo Melville, Ed. LeMani-Microart's 1971.
Determinismo e ambiente Da sempre elemento cardine della filosofia melvilliana (come dimostra l'incipit artificiosamente attribuito a Buddha), il determinismo è il vero protagonista dell'opera, in un apogeo di simbolismi e geometrie dell'intreccio in cui tutto è già deciso da un destino ineluttabile e inspiegabile. Melville aveva da sempre identificato nel gangster film quei tratti che gli permettevano di definire lucidamente e senza ambiguità la difficoltà e l'assurdità esistenziale.«Gli uomini si trovano costantemente nell'effettiva impossibilità di scegliere; unica variabile il loro comportamento improntato ad un codice morale rigoroso, indispensabile per essere consapevoli dell'irrazionalità della vita…. Il polar divenne per l'autore un genere adatto a rappresentare questa filosofia, un genere popolare congeniale per interpretare metaforicamente la condition humaine.» Laura Chiotasso e Costantino Sarnelli - Associazione Culturale "Le Cercle Rouge" - http://www.lecerclerouge.org/home/cerclerouge/cerclerouge.htm
Qui, le accurate circostanze di composizione e azione sono la via per elaborare in modo peculiare il tempo e lo spazio interno. Di conseguenza, l'atmosfera, i locali e i luoghi sembrano sia reali siaimmaginari Adrian Danks - Together Alone: The Outsider Cinema of Jean-Pierre Melville, Sense of Cinema, Settembre 2002 - .. Quindi l'astrazione, altro fattore determinante, si concretizza traendo materia dalla tragedia greca e dall'antico codice samurai (Bushido), mentre la sceneggiatura adotta i canoni di un genere tradizionale: il western.Claude Beylie - Da I capolavori del cinema - Vallardi, Milano, 1990 - http://www.mymovies.it/dizionario/critica.asp?id=68945.
Personaggi e poetica Corey, Vogel, Jansen e Mattei provano un senso di distanza dal mondo, sono privi di motivazioni pur avendo una professionalità irreprensibile e vivono perciò di una purezza impossibile, indipendentemente dall'amoralità e disumanità della loro condotta di criminali, killer o uomini di legge.«La purezza della loro esistenza e del loro lavoro gli consente di sopravvivere... I protagonisti di Melville raramente cambiano o trasformano le loro regole di comportamento... ma nel momento in cui avviene una rottura di queste rigorose procedure professionali e di vita, un accenno minuscolo di partecipazione personale, il loro destino è segnato.» Adrian Danks, Together Alone: The Outsider Cinema of Jean-Pierre Melville, Sense of Cinema, settembre 2002 - . Le personalità sfuggono a una definizione psicologica convenzionale per assumere delle caratteristiche al contempo idealizzate e umane,«In un mondo astratto ed etereo si consuma la loro tragedia di uomini che, piuttosto che scendere a compromessi con un mondo corrotto e subdolo, scelgono la morte per riaffermarsi ancora una volta in quanto esseri trascendenti tanto lontani dalla normalità dell'uomo comune», Luisa Carretti, Il cinema noir di Jean Pierre Melville: la circolarità della simulazione, http://www.tesionline.com/intl/pdfpublicview.jsp?url=../__PDF/11780/11780p.pdf e la loro elaborazione ha un singolare senso d'equilibrio e tolleranza.
In particolare, dei tre complici non si conosce il passato e le aspirazioni (non sappiamo mai precisamente perché operino in un certo modo), si intuisce unicamente la ricerca di un riscatto seguendo però codici morali e rituali tipici del mondo del milieu, mentre i loro rapporti si evolvono gradualmente fino a un livello di solidarietà e appartenenza mai raggiunto nei precedenti noir di Melville.«Anche se implacabilmente pessimistico (un sentimento enfatizzato dalla fotografia tetra, dalla fine brutalmente tragica e dal fatto che la maggior parte del film è notturno), c'è una traccia di umanesimo che nei precedenti gangster-film di Melville è appena discernibile.» Recensione di James Travers, Films de France 2004, http://www.filmsdefrance.com/FDF_Le_Cercle_rouge_rev.html.
I senza nome è una dimostrazione esemplare e compiuta di questa poetica d'elezione.
Il linguaggio cinematografico Regista autodidatta, stilisticamente discepolo di Robert Bresson oltreché appassionato cinefilo, Melville faceva del rigore il punto nodale della sintassi filmica inseguendo costantemente il perfezionismo. Ne I senza nome applica con spessore tecnico i dettami del minimalismo, la cura del dettaglio, l'arte del silenzio,«Il dialogo è scarno e rarefatto. La musica è minima ancorché perspicacemente collocata. I colori nella grande fotografia di Henri Decaë sono attutiti. L'azione ha luogo nel silenzio virtuale. È in questi momenti che Melville esprime le anime dei suoi caratteri. Nei silenzi, cerca la loro essenza spirituale, il codice di comportamento ed i sentimenti che si trovano nelle loro amicizie.» Kirk Honeycutt, Hollywood Reporter, 13 marzo 2003, https://www.hollywoodreporter.com/hr/film/reviews/article_display.jsp?rid=1297 creando sul fronte visivo e sonoro soluzioni innovative.
In continuità con il passato, la fotografia è un "bianco e nero a colori", in cui Henri Decaë desatura senza approdare mai alla dominante di grigio, e l'atmosfera notturna si arricchisce di una tonalità blu a la Turner di notevole espressività, successivamente molto imitata. Assai replicata sarà anche la sottolineatura cromatica di dettagli emblematici dal resto dell'inquadratura (come il rosso vivo della rosa).
La musica, utilizzata raramente, privilegia la forma linguistica a quella emozionale, laddove gli effetti sonori rilevano le tappe sostanziali del racconto.«Questi uomini non comunicano con parole, ma con pistole barattate e sigarette condivise. Piuttosto che con la musica, Melville spezza il silenzio con scatti ritmici delle ruote di una locomotiva sui binari, con l'eco dei passi in un atrio vuoto di una prigione, il suono secco del colpo su una palla da biliardo» Sean Axmaker, Post-Intelligencer, 20 giugno 2003 - http://www.seattlepi.com/movies/127393_cercle20q.html
Il montaggio, eseguito alla moviola direttamente dal cineasta, cambia sovente registro assecondando i tempi dell'azione interna.«È il trionfo di un mestiere totalmente dominato», François Nourissier, L'Express 26 ottobre 1970 Tutto ciò è esplicito in alcune scene di rilievo, quale il primo incontro in aperta campagna fra Corey e Vogel con l'impiego di stacchi alternati a più piani, associati a uno splendido uso narrativo della colonna sonora,«Il momento in cui Corey conquista la fiducia di Vogel (cruciale, poiché determinerà silenziosamente il corso del resto del film), è sottolineato da un'offerta di sigarette, che Melville riprende con uno scambio di primi piani frontali (eccezionali all'interno dei parametri stilistici del film)... Da quel momento la partecipazione dei due uomini alla rapina diverrà inevitabile. La loro amicizia, viene stabilita dalle immagini.» Chris Fujiwara - http://www.criterion.com/asp/release.asp?id=218&eid=331§ion=essay o la rapina in gioielleria, con il montaggio a scandire il ritmo e generare tensione assecondando il gusto maniacale di Melville per le sfumature feticiste ed i richiami temporali (la scena è muta, della durata di 20 minuti, divisa esattamente a metà da un'unica battuta).
Grazie agli elevati quanto sotterranei valori di spiritualità ed essenzialità presenti, l'autore transalpino raggiunge una delle proprie vette artistiche.«Le cercle rouge, inverando perfettamente il sistema Melville, rappresenta, il culmine stilistico dell'intera filmografia melvilliana ed al tempo stesso la celebrazione di una concezione sacra del cinema.» Recensione di Alessandro Baratti - Gli Spietati - http://www.spietati.it/speciali/melville/film/cercle_rouge.htm#
Critiche negative