Combatté con valore durante le guerre napoleoniche nelle file francesi e nel 1848 fu a capo di uno dei due corpi d’armata dell'esercito piemontese durante la prima Campagna della prima guerra di indipendenza. Batté gli austriaci nella battaglia di Pastrengo, ma fu ritenuto uno dei maggiori responsabili della sconfitta di Custoza e non prese parte alla seconda Campagna. Ricoprì tuttavia per un breve periodo l'incarico di Ministro della guerra del Regno di Sardegna.
Biografia La famiglia e la gioventù (fino al 1814) Ettore de Sonnaz nacque il 3 gennaio 1787 Thonon, nella Savoia, nel ducato omonimo. Era figlio del conte generale Giano (1736-1814) e di Cristina di Maréchal. La famiglia vantava importanti tradizioni militari e anche Ettore, che era il terzogenito, volle seguire le orme dei suoi fratelli ufficiali. Dopo aver studiato privatamente, undicenne partì per la Svizzera ed entrò nel collegio di St. Claude. Ma, scoppiate le guerre rivoluzionarie francesi, l’istituto fu chiuso dal generale Gouvion-Saint-Cyr delle forze francesi di occupazione. Ettore si trasferì, quindi, a Losanna e tornò in famiglia solo nel 1799, quando il padre fu nominato governatore antigiacobino di Alessandria. Dalla fortezza di quella città, Ettore, a 13 anni, assistette alla battaglia di Marengo, nella quale combattevano i suoi fratelli...
L’inizio delle guerre napoleoniche Instaurata nel 1800 la Repubblica Subalpina, lo Stato sabaudo finì sotto il dominio della Francia. Il padre di Ettore era però un fedele legittimista di casa Savoia e, volendo evitare qualsiasi compromesso con Napoleone Bonaparte, in accordo con Ettore aderì alla consuetudine del tempo e nel 1808 pagò per evitare al figlio la coscrizione. Ma qualche anno dopo non ci fu nulla da fare e nel 1813 Ettore dovette partire per la guerra della sesta coalizione ed entrare a Lione negli effettivi del 4° Reggimento francese delle Guardie d’onore.
La Campagna di Germania del 1813
De Sonnaz prese parte, così, alla Campagna di Germania del 1813 nelle fila francesi nell’arma della cavalleria e con il grado di maresciallo d’alloggio, ovvero di sottufficiale supervisore della disciplina. Al comando di una compagnia partecipò alla dura battaglia di Dresda, nella quale Napoleone riuscì a battere gli alleati nonostante fosse in inferiorità numerica, e nella battaglia di Lipsia, nella quale, invece, Napoleone fu sconfitto. In questa battaglia De Sonnaz partecipò alla carica di cavalleria finale a Güldengossa comandata da Gioacchino Murat del 16 ottobre, e a quella di Mockau comandata da Étienne de Nansouty. Nonostante i francesi fossero in ritirata, fra il 30 ottobre e il giorno dopo Napoleone riuscì a prevalere sul nemico nella battaglia di Hanau. Nello scontro i francesi ebbero la meglio e De Sonnaz, combattendo contro le truppe del generale bavarese Carl von Wrede, fu ferito ad una mano salvando la vita al comandante del proprio reggimento, il colonnello De Monteil. Per questo fu insignito della Legion d'onore, fu poi promosso luogotenente, ma ebbe un piede congelato.
La Campagna di Francia del 1814
Attraversato il Reno, l’esercito napoleonico si pose a difesa dei confini nazionali. Rimessosi dal congelamento, all’inizio del 1814, De Sonnaz partecipò alla Campagna nel nord-est della Francia e alle battaglie di Brienne e di La Rothière. Quest’ultima fu la prima sconfitta sul suolo francese di Napoleone che iniziò a ritirarsi verso ovest. De Sonnaz militava intanto al comando del generale Philippe-Paul de Ségur che gli incaricò di scortare Napoleone nel percorso da Lesmont a Pernay. In questa occasione De Sonnaz respinse con i suoi uomini un reparto russo di cosacchi che era riuscito ad attaccare il quartier generale francese. Ma le sorti di Napoleone erano ormai segnate e le vittorie francesi, alle quali partecipò De Sonnaz, di Champaubert, di Château-Thierry e di Montmirail riuscirono ad allontanare di poco la sconfitta. Il valore dimostrato da De Sonnaz, d’altro canto, spinse il generale Henri Catherine Balthazard Vincent (1745-1844) ad affidargli in quel periodo incarichi difficili e pericolosi.
Napoleone aveva intanto lasciato al fratello Giuseppe la difesa di Parigi che il 30 marzo 1814 fu attaccata da tre armate, una russa, una austriaca e una prussiana, in forte superiorità numerica sulle forze francesi. Nonostante ciò, nella battaglia di Parigi che ne seguì, De Sonnaz si distinse ancora una volta nel suo reggimento che ormai era ridotto a un terzo degli effettivi. Riuscì, infatti, a riprendere una batteria di cannoni francesi, che era stata catturata dagli alleati agli allievi della scuola politecnica di Parigi. L’episodio avvenne subito a est della capitale, a Charonne..
Da Napoleone a Carlo Alberto (1814-1848)
Con la caduta di Parigi e di Napoleone, e con la Restaurazione delle vecchie monarchie, De Sonnaz rientrò in Savoia dove divampava una rivolta antifrancese capeggiata dal padre Giano. Ettore De Sonnaz entrò a far parte, quindi, nell’esercito sabaudo con il grado di capitano il 21 luglio 1814 e fu posto al comando della compagnia scelta di ufficiali Des Gentilshommes Archers (Dei Gentiluomini Arcieri), che costituiva la guardia personale di re Vittorio Emanuele I di Savoia. Tale privilegio non gli fu probabilmente riconosciuto per il valore militare dimostrato nelle fila francesi, quanto per la costanza antinapoleonica del padre.
Nel 1825 gli fu attribuita la funzione di cornetta, ovvero di custode della bandiera (piegata a forma biforcuta di cornetta) della compagnia. Due anni dopo fu promosso maggiore e in ottobre assegnato alla Brigata “Cuneo”. Questo allontanamento da un reparto di Casa Reale fu probabilmente dovuto alla disapprovazione di re Carlo Felice per il matrimonio di De Sonnaz avvenuto in quel periodo con Maria Teresa Gallone che non era una nobildonna. Nel 1828, anno di nascita del loro primo figlio Giuseppe, tuttavia, De Sonnaz fu promosso colonnello e il 6 ottobre trasferito alla Brigata “Pinerolo”. Rientrò poi nella “Cuneo” il 2 maggio 1831. Nello stesso anno saliva al trono Carlo Alberto di Savoia e fra l’agosto e il gennaio 1832 De Sonnaz assumeva il comando del 1° Reggimento di fanteria della Brigata “Savoia”; della quale divenne comandante l’11 marzo 1834 quando fu promosso maggior generale.
Avendo combattuto principalmente in Cavalleria, e non avendo frequentato istituti superiori, con questo comando De Sonnaz consolidò le su conoscenze in campo militare. Nel 1839, intanto, gli nasceva il secondogenito Carlo Alberto, destinato alla carriera diplomatica. E il 2 gennaio 1841, nonostante non fosse ancora luogotenente generale (generale di divisione) fu nominato comandante della Divisione militare di Alessandria. Ottenuta la promozione il 29 dicembre 1842, il 31 ottobre 1844 passava al comando della Divisione militare di Genova. Città nella quale nel 1845, in occasione del viaggio dell’imperatore Nicola II di Russia in Italia, De Sonnaz fu insignito del gran cordone dell’Ordine di Sant'Anna. Il 9 febbraio 1848, alla vigilia della guerra con l’Austria, veniva nominato comandante della Divisione militare di Novara.
La Campagna del 1848 fino a Pastrengo Dopo le Cinque giornate di Milano, il re di Sardegna Carlo Alberto decise di dichiarare guerra all’Impero austriaco. Ciò che avvenne il 23 marzo 1848. Iniziava così la prima guerra d’indipendenza. L’esercito piemontese era composto dal 1° Corpo d’armata comandato da Eusebio Bava, dal 2° Corpo comandato da Ettore de Sonnaz e dalla 5ª Divisione di riserva che era agli ordini di Vittorio Emanuele, erede di Carlo Alberto. Il Re era anche il capo supremo, ed era affiancato dal suo fido e arrendevole capo di stato maggiore, Carlo Canera di Salasco, e da Antonio Franzini, ministro della Guerra. Il Re teneva comunque conto dell’opinione dei due suoi comandanti i Corpi d’armata, soprattutto di quella di Bava.. Il Corpo di De Sonnaz era costituito da due divisioni: una comandata da Giovanni Battista Federici e l’altra da Mario Broglia di Casalborgone..
Il coraggioso piano di De Sonnaz
Dopo aver incaricato De Sonnaz di un incarico politico a Milano e alcune indecisioni Carlo Alberto entrò nel Lombardo-Veneto raggruppando il suo esercito presso Cremona. In questa località, mentre gli austriaci si ritiravano nel perimetro del Quadrilatero, il 4 aprile 1848 si tenne un consiglio di guerra con il Re e le più alte cariche militari piemontesi. De Sonnaz espose un piano che puntava al congiungimento con la Repubblica di San Marco ribellatasi agli austriaci e con i soldati pontifici che arrivavano in suo soccorso. Consisteva quindi nell’avanzare verso est lungo il fiume Po, aggirare da sud la fortezza di Mantova, che costituiva uno dei quattro angoli del Quadrilatero, penetrare in questo modo nel Veneto, comunicare con Vicenza e Padova per unirsi alle forze volontarie e stabilire a Venezia la base delle operazioni. Tale piano fu poi condiviso dal comandante napoletano (impegnato nella difesa di Venezia) e studioso di argomenti militari Girolamo Calà Ulloa..
Si optò invece per un piano molto più cauto: raggiungere il medio corso del Mincio (fra Lombardia e Veneto) e porre fine alle scorribande austriache in coda alla ritirata che razziavano il territorio per approvvigionarsi di viveri.. Fu infatti sul Mincio (lato ovest del Quadrilatero) che le truppe piemontesi, dopo aver attraversato con prudenza la Lombardia, trovarono la prima resistenza austriaca che portò alla battaglia del ponte di Goito, combattuta e vinta dal 1° Corpo d’armata di Eusebio Bava.
L’attraversamento piemontese del Mincio Il giorno dopo la battaglia del ponte di Goito, più a nord, i piemontesi si impossessarono del ponte di Monzambano e l'11 aprile 1848 gli austriaci abbandonarono definitivamente la sponda sinistra del MincioLa sponda sinistra del Mincio corrisponde alla sponda est, dato che il fiume scorre da nord a sud. raccogliendosi presso Verona mentre i piemontesi occupavano Valeggio.. Più ad est, il 17 aprile, il nuovo corpo d'armata austriaco di Nugent varcava l'Isonzo con il duplice scopo di soccorrere il comandante in capo Josef Radetzky che si era rifugiato nel Quadrilatero e di rioccupare il Veneto. Dall'altro lato, il 26 aprile metà dell'esercito piemontese varcò il Mincio. Due giorni dopo passarono altre due divisioni e tutto l'esercito si schierò a semicerchioSulla linea Valeggio-Custoza-Sommacampagna-Sona-Sandrà-Colà. Vedi di modo da minacciare Verona e difendere il blocco di Peschiera, il cui assedio iniziò il 27. Tale disposizione minacciava anche la linea dell'Adige, lungo la quale si era schierato l'esercito austriaco, e la strada che da Verona portava a Trento e quindi all'Austria.. Di fronte alla minaccia piemontese, Radetzky aveva fatto occupare sulla destra dell'Adige la posizione avanzata di Pastrengo..
Il piano piemontese
Dopo alcuni scontri preliminari del 28 e del 29 aprile 1848, Carlo Alberto e De Sonnaz fissarono per il 30 l’attacco a Pastrengo. Vi avrebbero preso parte le forze del 2º Corpo piemontese di De Sonnaz, sostenuto dalla Divisione di riserva e dalla Brigata “Regina”. L’avanzata fu ripartita in tre colonne.. Lo stato maggiore di Carlo Alberto, considerando che Pastrengo era difesa a meridione da due alture, monte San MartinoDa non confondersi con l’omonimo colle della battaglia di Solferino e San Martino. e monte Le Bionde, aveva suddiviso l’attacco in modo da investire da sud l’obiettivo in questo modo: Sulla sinistra la 4ª Divisione del generale Federici, composta dalla Brigata “Piemonte” (Bes), da volontari piacentini e da bersaglieri ( uomini e 8 cannoni), avrebbe mosso da Colà verso la destra austriaca. Al centro la Divisione di riserva del duca di Savoia Vittorio Emanuele con la Brigata “Cuneo” (D’Aviernoz), il 16º Reggimento di fanteria e truppe parmensi ( uomini e 10 cannoni), avrebbe attaccato frontalmente Pastrengo tenendosi collegata alla colonna di destra.