La chiesa di San Giorgio in Braida è un luogo di culto cattolico di Verona, situato nel quartiere di Veronetta tra l'Adige (a sud) e Borgo Trento (a nord). La sua origine si deve a Pietro Cadalo, futuro antipapa, che nel 1046 decise di alienare alcuni suoi beni per edificare un monastero benedettino sotto il controllo del vescovo di Verona. Tra il XII e il XIII secolo, il monastero visse un periodo di grande prosperità sia economica che spirituale. Del primo antico edificio romanico, probabilmente riedificato a seguito del terribile terremoto del 1117, rimangono flebili tracce, come la base del campanile visibile nella parete sinistra. Dopo un periodo di decadenza sotto i Della Scala, nel 1442 il complesso passò alla congregazione di San Giorgio in Alga la quale iniziò la costruzione dell'odierno edificio rinascimentale. Soppressa la congregazione, nel 1669 venne venduto alle monache di santa Maria in Reggio per finanziare la guerra di Candia. Con la chiusura del convento nel 1807 venne meno anche la stessa parrocchia di San Giorgio che assunse il ruolo di oratorio dipendente da Santo Stefano. Sotto la dominazione austriaca, con l'edificazione delle nuove fortificazioni del 1837, gran parte del complesso venne demolito. Il 2 marzo 1874 San Giorgio in Braida tornò ad essere una parrocchia autonoma, mentre nel 1938 venne sottoposto ad un ciclo di interventi di restauro che portarono alla parziale ricostruzione del chiostro cinquecentesco.

Non si sa con certezza chi sia l'architetto che progettò il complesso, tuttavia Francesco da Castello è il più accreditato. In molti riconoscono un contributo anche di Paolo Farinati per quanto concerne l'ideazione della facciata mentre al celebre architetto veronese Michele Sanmicheli si deve la costruzione della maestosa cupola e la concezione del campanile, poi continuato ma non finito dal parente e discepolo Bernardino Brugnoli. Gli spazi interni della chiesa sono organizzati in un'unica navata su cui si aprono otto cappelle laterali, quattro su ciascun lato; in ognuna vi è un altare in marmo bianco con alzata in legno. Tra la navata e il presbiterio, raggiungibile attraverso una balaustra, vi è un transetto appena accennato sovrastato dalla cupola.

Molti osservatori, tra cui Scipione Maffei e Goethe, elogiarono le numerose opere d'arte rinascimentale che qui sono custodite. Le cappella laterali sono impreziosite da lavori di artisti quali Giovan Francesco Caroto, Domenico Brusasorzi, Pasquale Ottino, Girolamo dai Libri, Sigismondo de Stefani, Francesco Montemezzano, mentre sotto la cantoria è posta Madonna in Gloria del Moretto. Sopra la porta maggiore è collocato un Battesimo di Cristo del Tintoretto mentre per il presbiterio Paolo Farinati e Felice Brusasorzi dipinsero, rispettivamente, le due gradi tele della Moltiplicazione dei pani e dei pesci e La manna nel deserto. Appesa nel catino absidale vi è il Martirio di San Giorgio, opera del 1564 di Paolo Veronese.

Origine del nome in Braida

La località ove sorge la chiesa era una volta chiamata prato dominico (letteralmente in italiano: "prato del fisco") o pradonego, essendo periferica rispetto alla città di Verona e posta fuori dalle mura. Il termine braida dunque origina dal termine in lingua tedesca brei o breit (in longobardo) che significa "prato recintato". Al tempo in cui il monastero venne fondato, le zone di prato limitrofe alle mura cittadine ma esterne, erano conosciute come "braide"...

Storia Origine Le origini della chiesa di San Giorgio in Braida risalgono al medioevo. I primi documenti che si dispongono al riguardo si trovano oggi conservati negli archivi della parrocchia di San Giorgio, in quella di Santo Stefano e nel fondo della Cancelleria della Nunziatura Veneta presso l'Archivio Segreto Vaticano... Anche se alcuni storici ritengono che già nel 780 in questo luogo sorgesse un monastero in cui risiedeva un gruppo di monache,. la sua nascita certa viene collocata nel 1046 quando il nobile veronese Pietro Cadalo, allora neoeletto vescovo di Parma e successivamente antipapa, decise di fondare nella propria città natale, a proprie spese, un monastero benedettino dedicato a San Giorgio. La scelta del luogo ove edificarlo cadde su un terreno in prato domjic posto fuori dalle mura romane, alla sinistra dell'Adige ovvero su lato opposto della cattedrale.. L'atto di acquisto del terreno, con la relativa permuta di alcuni possedimenti, venne redatto il 23 aprile; il giorno successivo Cadalo dispose inoltre di destinare altri suoi beni, pur mantenendone l'usufrutto a vita, per la costruzione e la dotazione del monastero che dovrà poi essere messo sotto la giurisdizione del vescovo di Verona. Nel 1052 l'imperatore Enrico III concesse, grazie all'intercessione della moglie Agnese di Poitou, la sua protezione personale al monastero..

Gli anni della prosperità e l'edificio romanico

I documenti superstiti raccontano che nel 1077 il monastero ospitava una comunità di sacerdoti, una schola e plebe Sancti Georgi, che qui risiedeva con a fianco una di monache. A quel tempo la chiesa di San giorgio poteva vantare il titolo di pieve, un riconoscimento che mantenne per poco.. Infatti, nel 1112 questa situazione terminò a seguito della decisione del vescovo Uberto di sciogliere entrambe le comunità per affidare il complesso a una nuova collegiata di sacerdoti. Questa avrebbe goduto poi di una notevole reputazione, come attestano i diplomi e privilegi che ricevette nel 1123 e 1127 dal vescovo Bernardo e nel 1132 da papa Innocenzo III.. Nonostante non vi siano prove certe, è molto probabile che l'edificio di allora sia rimasto gravemente danneggiato in occasione del terremoto di Verona del 1117 che portò distruzione in città e provincia, e che quindi l'affidamento alla collegiata sia coinciso con un periodo di fervida riedificazione. Poco o nulla si sa di questo primo complesso, probabilmente in stile romanico, eccetto per le poche tracce che sono rimaste come parte del fusto del campanile, oggi visibile seppur inglobato sulla fiancata sinistra della chiesa, e una parte del muro esterno di quella che fu l'aula canonicale che permane nel chiostro cinquecentesco...

Come già accennato, il periodo di permanenza della collegiata combaciò con anni di grande prosperità, sia economica che spirituale, per il monastero. Nel 1121 Pellegrino ricoprì la carica di priore del monastero e con questa autorità adottò la Regola di sant'Agostino. Compì, inoltre, numerose acquisizioni di terreni in Valpolicella, in particolare nelle località di Arbizzano e Novare, e fondò un ospedale. Intorno alla metà del XII secolo il priorato passò a Viviano. Negli stessi anni il monastero ricevette altri privilegi dall'imperatore Federico Barbarossa nel 1155 e dal papa Alessandro III nel 1164, oltre che attestazioni di stima personali per Viviano. Inoltre, i numerosi documenti inerenti a donazioni pro rimedio anima e contratti di depositum a favore del monastero dimostrano quanto esso godesse di un'ottima reputazione e fiducia anche da parte dei veronesi..

Nel 1177 Gerardo succedette a Viviano come priore, poi fu la volta di Domenico, di un altro Viviano nel 1218 e infine di un certo Bernardo.. Fu proprio sotto quest'ultimo che avvenne all'interno della canonica del monastero un fatto eclatante: il furto di una croce d'argento che ospitava al suo interno una reliquia della Vera Croce e che solitamente veniva collocata in cima a una pertica sul carroccio del comune. Questo atto sfociò in tumulti che portarono alla destituzione di Bernardo e la sua sostituzione a priore con l'illegittimo Diotiguardi. Ma non fu l'unico evento nefasto di quegli anni che sconvolse i cronisti. Nel 1256, Ezzelino III da Romano compì una strage di soldati padovani all'interno del brolo del monastero che, secondo quanto riferisce Rolandino de' Passaggeri, «perirono di fame, sete, freddo, di forca, di spada di fuoco». Il numero delle vittime di questo eccidio diverge tra una fonte e l'altra; se per Rolandino furono undicimila, il padovano Pietro Gerardo parla invece di soli circa duemila. Facendo un confronto con la popolazione padovana dell'epoca, la seconda cifra appare più attendibile ma, probabilmente, furono anche di meno.. In mezzo a tutti questi avvenimenti nefasti una nota positiva fu la dotazione del monastero di una biblioteca; un catalogo del XIII secolo riporta la presenza di manoscritti di diversi autori, tra cui, di Pietro Abelardo, Sant'Agostino, Sant'Ambrogio, Beda il Venerabile, San Bernardo da Chiaravalle, Isidoro di Siviglia, Prospero d'Aquitania..

Il periodo scaligero e la decadenza

Preso il potere in città, i Della Scala fecero realizzare una nuova cinta muraria che andava a chiudere all'interno anche il monastero. Inoltre, i nuovi signori di Verona, ben consci della ricchezza del posto, imposero i propri famigliari (spesso figli illegittimi) come canonici. Alcuni di essi divennero poi anche abati, come Giuseppe della Scala (figlio illegittimo di Alberto I) a capo della congregazione nel 1284 e Aimonte della Scala nel 1353. L'invadente influsso della famiglia scaligera si ripercosse negativamente sulla vita del monastero che andò incontro a un periodo di evidente crisi spirituale.. Scomparsa la Signoria, durante la breve parentesi in cui Gian Galeazzo Visconti governò sulla città, l'edificio venne retto dal patriarca di Aquileia Philippe d'Alençon come abate commendatario. In seguito alla dedizione di Verona a Venezia del 1409, tale carica passa al vescovo di Siena Gabriele Condulmer, il futuro papa Eugenio IV. Contestualmente terminò l'osservanza della Regola di sant'Agostino.

I canonici di San Giorgio in Alga e la trasformazione rinascimentale

Il 1442 fu un anno fondamentale per le vicissitudini del monastero: venne infatti ceduto al clero secolare dei canonici di San Giorgio in Alga una congregazione religiosa particolarmente abbiente e possidente di numerosi terreni nella provincia di Verona.. In quel periodo fu abbastanza frequente l'arrivo in riva all'Adige di congreghe che si insediavano nei monasteri. Un altro esempio si ebbe nel 1443 con l'arrivo dei benedettini di Santa Giustina nel monastero dei Santi Nazaro e Celso e con l'assegnazione agli olivetani della chiesa di Santa Maria in Organo l'anno successivo.. Simultaneamente all'approdo della confraternita di San Giorgio in Alga venne eletto rettore Maffeo Contarini, successivamente patriarca di Venezia. Grazie a questa ricca congregazione fu possibile l'inizio dei lavori che portarono alla trasformazione del precedente edificio nell'attuale chiesa rinascimentale;. un cantiere che venne completato intorno alla metà del XVII secolo..

Tradizionalmente, sulla base di una ricerca di archivio condotta dall'erudito veronese Giovanni Battista Biancolini, venne indicato il 1447 come data di inizio dei lavori del nuovo complesso rinascimentale. Tuttavia un documento indica che il 4 ottobre 1504 il vescovo di Famagosta e in passato vicario vescovile a Verona Mattia Ugoni pose: «primarium lapidem quadrangularem … in medio fundamento circuli capelle maioris fabricandae in ecclesia monasterij … manibus propriis astante populi multitudine».. Probabilmente alcuni lavori edilizi erano comunque già iniziati da alcuni anni e, infatti, il letterato Girolamo Murari dalla Corte racconta che la fabbrica fu attiva maggiormente tra il 1480 e il 1531.. In ogni caso, il grande complesso conventuale risultava già esistente nel 1501 in quanto è ben riconoscibile nella tela Crocifissione realizzata in quell'anno da Michele da Verona e oggi conservata alla pinacoteca di Brera..