Il giuramento di fedeltà al fascismo fu un atto di formale adesione al regime fascista, imposto per legge nel 1931 ai docenti delle università italiane.

Iniziativa con pochi precedenti in Italia, l'obbligo di giuramento fu il punto culminante di una politica, messa in atto dal regime, di sistematica negazione della libertà d'insegnamento. Sotto pena di essere dispensati dal servizio, quasi tutti i docenti prestarono giuramento. Si calcola che i professori i quali, a vario titolo, si sottrassero all'obbligo di giurare furono meno di venti su un totale di più di milleduecento.

Principale promotore dell'iniziativa, che suscitò indignazione nell'opinione pubblica fuori dall'Italia, fu il filosofo e ideologo fascista Giovanni Gentile. Gli studiosi hanno prodotto valutazioni discordi circa l'utilità politica, per il regime, di tale obbligo di giuramento, mentre sono pressoché unanimi nel biasimare l'iniziativa e nell'elogiare i pochi docenti che rifiutarono di giurare.

Storia Premessa Ai professori universitari storicamente sono stati riconosciuti autonomia e diritto di autoregolamentazione. Notorio il caso in Francia del matematico Augustin-Louis Cauchy che, da legittimista intransigente, nel 1830 si rifiutò di giurare fedeltà alla monarchia di luglio.

Precedenti in Italia Nel 1798 la Repubblica cisalpina previde una formula di giuramento che riguardava tutti i pubblici funzionari, compresi i docenti universitari: occorreva giurare, sotto pena di licenziamento, «inviolabile osservanza alla costituzione», «odio eterno al governo dei re, degli aristocratici e oligarchi» e inoltre di non tollerare un giogo straniero, sostenere la libertà e l'uguaglianza e contribuire alla prosperità della repubblicaCitato in .. Quattordici docenti dell'Università di Bologna rifiutarono di giurare, nonostante le pressioni da parte della polizia..

Durante il Risorgimento fu richiesto ai docenti universitari un giuramento di fedeltà al re, allo Statuto e alle leggi; richiesto all'Università di Bologna nel 1864, fu ivi rifiutato da quattro professori, di cui tre ordinari e un professore incaricato (all'epoca l'Università di Bologna contava circa 46 ordinari).. Nel 1871, un anno dopo l'annessione di Roma al Regno d'Italia, l'allora ministro della pubblica istruzione Cesare Correnti impose ai professori universitari romani di prestare il giuramento, il cui testo recitava: «Io giuro di essere fedele a Sua Maestà il Re e ai suoi reali successori, di osservare lealmente lo Statuto, e di esercitare le mie funzioni di professore universitario col solo scopo del bene inseparabile del Re e della patria»Citato in .. Quattordici professori, sui 57 che allora contava l'Università La Sapienza, rifiutarono di giurare e dovettero lasciare la cattedra.. L'episodio suscitò fra l'altro la protesta dell'allora deputato conservatore e docente universitario Ruggiero Bonghi, che, nella seduta parlamentare del 2 marzo 1872, concluse il suo discorso affermando che «non c'è tirannia più grande di quella di giudicare tutte le coscienze a un modo e pretendere di ritrovare in tutte la propria»Citato in ..

Nel 1910 l'allora papa Pio X impose a tutti gli ecclesiastici, compresi quelli che insegnavano nelle scuole, di giurare contro il modernismo. Dopo forti proteste a livello internazionale, il papa esonerò dal giuramento i teologi cattolici presso le università statali, purché non svolgessero compiti pastorali. Questo giuramento fu abolito solo nel 1967..

La destituzione di Gaetano Salvemini

Lo storico Gaetano Salvemini, all'epoca docente all'Università di Firenze, già durante l'anno accademico 1923-24 subì una serie di minacce e di violenze squadriste, perpetrate anche in aula durante le sue lezioni.. Arrestato nell'estate del 1925 e messo poco dopo in libertà provvisoria, decise di espatriare e nel novembre dello stesso anno, dal suo esilio londinese, indirizzò una lettera al rettore dell'Università in cui, annunciando le proprie dimissioni, denunciava la degenerazione del clima politico causata dalla dittatura fascista che rendeva impossibile l'insegnamento della storia:

Rispondendo alla lettera di Salvemini, il Senato accademico approvò il 25 novembre una deliberazione in cui fra l'altro deplorava «la calunniosa affermazione [...] aggravata dalla pubblicazione in un giornale straniero, secondo la quale il contenuto degli insegnamenti [...] sarebbe turbato da pressioni, le quali, al contrario, non si sono mai verificate» e protestava «per l'ingiuria lanciata dal prof. Salvemini contro il Governo nazionale benemerito della Patria e dell'Università di FirenzeCitata in .». Poco dopo, in un dibattito parlamentare, lo storico e deputato fascista Gioacchino Volpe polemizzò a distanza con Salvemini asserendo che nelle università era ancora «lecito di professare liberamente quella e qualsiasi altra disciplina, anche la storia», e che però era «necessario questa e qualsiasi altra disciplina non mescolarla malamente con la politica»; esisteva (secondo Volpe) «un limite che divide la politica, in quanto storia, dalla politica in quanto polemica, dalla politica avvelenata, dallo spirito fazioso. - Questo limite il prof. Salvemini non lo ha sentito. - È necessario», concludeva l'esponente fascista, «che i maestri questo limite lo sentano, tanto per necessità, per esigenza immanente dello Stato e della vita civile, quanto pel rispetto dovuto agli alunni e alla scuola, alla scienza e alla stessa politicaGioacchino Volpe, citato in .». Secondo lo studioso Giorgio Boatti, questo intervento di Volpe «fissa alcuni concetti che saranno alla base del provvedimento» adottato di lì a sei anni «per imporre ai docenti universitari un giuramento formulato in termini nuovi.».

Salvemini rispose alla deliberazione del Senato accademico e (indirettamente) alle argomentazioni di Volpe con un'altra lettera aperta, in cui ironizzava sul servilismo dimostrato dai senatori accademici di Firenze e preconizzava il varo, da parte del regime, di una futura legge contro la libertà d'insegnamento universitario:

Il 4 dicembre 1925 il ministro della pubblica istruzione, anziché accettarne le dimissioni, destituì d'ufficio il prof. Salvemini..

I provvedimenti legislativi fra il 1924 e il 1927

L'art. 31 del Regolamento generale universitario, approvato dal governo fascista il 6 aprile 1924, previde una formula di giuramento cui i docenti universitari avrebbero dovuto aderire:

Lo storico Helmut Goetz (che attribuisce l'iniziativa di introdurre tale giuramento all'allora ministro della pubblica istruzione Giovanni Gentile) osserva che nella «sua parte politica questo testo corrispondeva parola per parola al giuramento che cinquant'anni prima era stato richiesto nel corso della graduale unificazione d'Italia, tra il 1860 e il 1871 (non si sa se in seguito fosse mai stato reiterato)». Goetz osserva pertanto: «È errato affermare che i professori universitari non fossero mai stati soggetti a un giuramento», come affermato fra gli altri da Gaetano Salvemini in Memorie di un fuoriuscito, Milano 1960, p. 167: cfr. Tale affermazione erronea si trova anche in .. In un discorso pronunciato nel novembre 1923 Gentile, da una parte, affermò di avere soltanto risollevato dall'oblio un obbligo che era caduto in disuso.; d'altra parte giustificò l'obbligo del giuramento per gli insegnanti affermando che lo Stato aveva il dovere di impedire che l'insegnamento avvenisse secondo concezioni che fossero in contrasto con le finalità dello Stato medesimo.. Commentando pochi mesi dopo questo discorso di Gentile, il pubblicista socialista Ugo Guido Mondolfo denunciò la concezione in esso contenuta come «cinica filosofia della tirannide che si dà il nome di idealismo neohegeliano»Ugo Guido Mondolfo, Come lo Stato realizza se stesso, "Critica Sociale" (Milano), 34, 1924, 11 (firmato con lo pseudonimo "Observer"), citato in ..

Il 24 dicembre 1925 il regime fascista emanò una legge la quale disponeva che il governo avesse facoltà di rimuovere dal servizio tutti i funzionari statali (insegnanti compresi) «che, per ragioni di manifestazioni compiute in ufficio o fuori di ufficio», non dessero «piena garanzia di un fedele adempimento dei loro doveri» o si ponessero «in condizioni di incompatibilità con le generali direttive politiche del Governo La norma è citata in .».

Si calcola che, a partire dal 1925, più di 500 fra presidi, professori e insegnanti elementari vennero a vario titolo allontanati dall'insegnamento per motivi politici.. Fra i docenti universitari indotti ad abbandonare l'insegnamento si contano Silvio Trentin e Enrico Presutti.. Fra gli insegnanti antifascisti delle scuole superiori colpiti dalle nuove disposizioni vi furono l'italianista Umberto Cosmo. e la germanista Barbara Allason..

Alla formula di giuramento introdotta nel 1924 fu aggiunta, nel 1927, un'ulteriore clausola che recitava: «Giuro che non appartengo e non apparterrò ad associazioni o partiti, la cui attività non si concili coi doveri del mio ufficio»Citato in .. Il solo docente che non volle giurare con la nuova clausola fu Ignazio Brunelli, professore di diritto costituzionale all'Università di Ferrara, che diede le dimissioni nel dicembre 1926. Goetz commenta che per «Gentile questa era stata la prova generale, ed era stata coronata da successo»..

Disciplina normativa Il giuramento, nella sua nuova formulazione, venne introdotto con il regio decreto n. 1227 del 28 agosto 1931. In particolare, l'art. 18 del decreto prevedeva che:

Chi si fosse rifiutato di giurare avrebbe perso la cattedra, senza diritto né alla liquidazione né alla pensione.

Le conseguenze

In tutta Italia furono solo una quindicina, su 1.251, i docenti universitari che rifiutarono di prestare giuramento di fedeltà al fascismo, perdendo così la cattedra. Il numero effettivo delle persone che non si sottoposero al giuramento oscilla di qualche unità a seconda delle fontiSecondo "The Fascist Oath and Academic Liberty", alla fine dell'anno su 1225 docenti sottoposti all'obbligo, 1132 avevano giurato, 12 avevano sicuramente rifiutato ed 81 non avevano (ancora) dato risposta. (The Economist [London, England] 26 Dec. 1931: 1227. The Economist Historical Archive, 1843-2012). L'indeterminazione è dovuta anche ad alcune situazioni particolari di docenti che vi si sottrassero per vie diverse: Vittorio Emanuele Orlando, ad esempio, andò anticipatamente in pensione, mentre altri, come Giuseppe Antonio Borgese, si allontanarono dall'Italia fascista andando esuli all'estero. Allo stesso modo non si sottopose al giuramento il docente ed economista Piero Sraffa, già da alcuni anni esule a Cambridge, che rassegnò le proprie dimissioni dall'Università di Cagliari esattamente il 1º novembre 1931.

I docenti che non aderirono al giuramento furono:

Giuseppe Antonio Borgese (estetica), professore in visita all'Università della California - Berkeley Ernesto Buonaiuti (storia del cristianesimo), Università degli Studi di Roma, direttore dell'Edizione Nazionale delle Opere di Gioacchino da FioreGià sospeso dall'insegnamento (in quanto sacerdote «modernista» scomunicato) nel 1926, mentre si preparavano i Patti Lateranensi e non reintegrato dalla Repubblica Italiana. Aldo Capitini, segretario-economo della Normale di Pisa Mario Carrara (antropologia criminale e medicina legale), Università degli Studi di Torino Gaetano De Sanctis (storia antica), Università degli Studi di Roma Antonio De Viti De Marco (scienza delle finanze), Università degli Studi di Roma Floriano Del Secolo (lettere, italianistica), Collegio Militare della Nunziatella Giorgio Errera (chimica), Università degli Studi di Pavia Cesare Goretti (filosofia del diritto), collaboratore della Rivista di filosofiaAmedeo G. Conte, Paolo Di Lucia, Luigi Ferrajoli, Mario Jori, Filosofia del diritto, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002, p. 81. Giorgio Levi Della Vida (lingue semitiche), Università degli Studi di Roma