I Deep Purple sono un gruppo musicale hard rock britannico formatosi a Hertford nel 1968. Insieme a gruppi come i Led Zeppelin e i Black Sabbath, sono considerati fra i principali pionieri dell'heavy metal.

Vengono considerati una delle band più influenti del panorama musicale degli anni settanta, con un substrato musicale molto vario, che spazia dal blues al rock and roll, dal funk al jazz e al folk, dalla musica orientale alla musica classica, fino all'R&B, a cui unirono un notevole virtuosismo tecnico. Il suono della band comprende anche elementi di rock progressivo, genere in auge nel periodo.

Hanno venduto più di 100 milioni di copie senza contare le enormi vendite di bootleg, ovvero il traffico di dischi illegali registrati durante le esibizioni dal vivo.

Il gruppo fu inserito nel Guinness dei primati come band più rumorosa del mondo a seguito di un concerto al Rainbow Theater di Londra nel 1972 durante il quale tre spettatori persero conoscenza a causa dei 117 dB raggiunti. Nel 2016 sono stati inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame.

Storia Le origini (1968-1969) Nel febbraio del 1968, prendendo le mosse da un progetto maturato l'anno precedente dal batterista e cantante Chris Curtis e su iniziativa dell'agenzia HEC (dalle iniziali dei manager Ron Hire, presto dimissionario, Tony Edwards e John Coletta), prese vita una band chiamata Roundabout, basata sull'idea di Curtis di un gruppo in cui i musicisti, assoldati di volta in volta a seconda delle necessità, ruotassero (come in una giostra, in inglese appunto roundabout) attorno a lui e al suo strumento. La band, oltre allo stesso Curtis alla batteria e alla voce, comprendeva l'organista Jon Lord, ex Artwoods proveniente in quel momento dai Garden, la backing band dei Flower Pot Men, e il chitarrista Ritchie Blackmore, ex Outlaws (band inglese appartenente alla scuderia di Joe Meek), reduce da un'esperienza in Italia con il cantante Riki Maiocchi (già fondatore de I Camaleonti) nei Trip. Come bassista, Lord suggerì il vecchio amico Nick Simper, un esperto musicista che aveva condiviso con lui l'esperienza Flower Pot Men.

L'uso di LSD e le sue continue assenze tagliarono ben presto Curtis fuori dal suo stesso progetto, per cui il gruppo si mise alla ricerca di un nuovo cantante e di un nuovo batterista. Nel marzo del 1968 Lord, Blackmore e Simper arruolarono così il cantante Rod Evans e il batterista Ian Paice, entrambi ex Maze (band inglese che aveva soggiornato per qualche mese anche in Italia incidendo il 45 giri "Aria del sud/Non fatemi odiare" per la Polydor, NH ). Nella primavera del 1968 il gruppo si lasciò definitivamente alle spalle il progetto di Curtis scegliendo di chiamarsi Deep Purple, nome suggerito da Blackmore pensando all'omonima canzone di Peter DeRose, brano preferito di sua nonna. Il nome Roundabout fu tuttavia riesumato in occasione delle date di rodaggio in terre scandinave (esordio a Taastrup, Danimarca, il 20 aprile), onde non compromettere il progetto in caso di iniziale insuccesso.

La tappa successiva fu il coinvolgimento del produttore Derek Lawrence, altro amico di Blackmore ai tempi delle collaborazioni con Joe Meek, che sarà determinante nel procurare alla band un contratto con l'etichetta statunitense Tetragrammaton, allora alla ricerca di band inglesi. La demo realizzata per l'occasione, particolarmente commerciale con il suo felice mix di pop e psichedelia, garantirà un successivo contratto europeo con la EMI. Il loro primo album sarà così registrato in un weekend, l'11 e 12 maggio, rielaborando alcuni brani della demo e inserendo diverse cover rodate nel corso del tour scandinavo.

L'ottimo lavoro di promozione della Tetragrammaton procurerà ai Deep Purple un immediato successo negli Stati Uniti del singolo "Hush", cover di un brano di Joe South, trascinando in classifica l'album di debutto Shades of Deep Purple, al punto che in madrepatria la band sarà inizialmente percepita come americana. Seguirono gli album The Book of Taliesyn (1968) e Deep Purple (1969), quest'ultimo comprendente alcuni momenti orchestrali. La band, nonostante l'intensa attività concertistica -soprattutto in terra statunitense- sconterà però l'indifferenza dei mercati europei e il fallimento finanziario della Tetragrammaton.

Blackmore, a questo punto, sarà determinante nella scelta di sfruttare il nascente filone del rock pesante, ottenendo la sostituzione dei più miti Evans e Simper con il cantante Ian Gillan e il bassista Roger Glover, due rodati compositori ex-membri degli Episode Six, dando così luogo alla formazione "classica" dei Deep Purple: il "Mark II". Gillan in particolare fu suggerito a Blackmore dall'allora batterista degli Episode Six, Mick Underwood, che aveva militato con il chitarrista negli Outlaws. Quando, nel giugno del 1969, Ian fu invitato a prendere parte registrazione del singolo 'Hallelujah' (all'insaputa di Evans e Simper, che saranno tenuti all'oscuro per oltre un mese del disposto licenziamento onde non compromettere assunti impegni live) la band convocò anche il bassista. Il mattino dopo, un po' a sorpresa, questi fu invitato a integrare la band in forza delle sue comprovate qualità di arrangiatore e compositore. Il primo album realizzato dal Mark II, tuttavia, sarà ancora un progetto incentrato sul lavoro di Lord, il famigerato Concerto for Group and Orchestra: un movimento in tre parti composto dall'organista eseguito con il supporto della Royal Philharmonic Orchestra diretta da Malcolm Arnold. La serata del 'Concerto' (24 settembre 1969) fu completata da un miniset di mezzora della band e dall'esecuzione della Sesta Sinfonia (Op 95) di Arnold.

I classici (1970-1975)

Poco tempo dopo la band cambiò genere a favore di una forma di hard rock molto "pesante" che fu uno dei primi esempi di heavy metal insieme ai primi lavori dei Black Sabbath e dei Led Zeppelin. A innescare il cambiamento, come riconoscono i membri della band, fu proprio l'avvento sulla scena musicale di fine anni sessanta della formazione britannica dei Led Zeppelin. L'ascolto dei primi due dischi pubblicati dai colleghi rappresentò per Lord e compagni una sorta di illuminazione:

Invece di includere un nuovo chitarrista nel gruppo, Jon Lord (musicista di formazione classica, diplomato al conservatorio) ebbe un'intuizione geniale: collegò l'Hammond a un amplificatore per chitarra elettrica Marshall 1959 SLP.Nei DVD Concerto for Group And Orchestra del 1969 e il Live in concert 1972/73 è possibile vedere l'uso di questo amplificatore. Il suono risultò un'alternativa a quello che avrebbe potuto fornire una chitarra elettrica e caratterizzò il sound tipico dei Deep Purple. In un'intervista Lord rivelò: "Amplificai il mio organo invece che col Leslie col Marshall di Ritchie ed è così che svegliai la bestia; solo due anni dopo riuscii a domarla al massimo delle sue potenzialità." Fu da questo momento in poi che i Deep Purple crearono un sound che avrebbe influito in modo considerevole sul rock e in particolare sull'heavy metal.

Deep Purple in Rock, distribuito nel giugno del 1970, è considerato una pietra miliare dell'hard rock. L'album, con un titolo che si voleva manifesto programmatico dopo gli esperimenti filarmonici di Lord, conteneva futuri classici della band come "Child in Time" e "Speed King", e scalò le classifiche di vendita inglesi (stazionerà nella top 30 fino alla pubblicazione del loro disco successivo), anche in forza di un singolo di improvviso e per certi versi imprevisto successo, "Black Night", un brano composto senza troppe pretese (non era stato neanche inserito nell'album, cosa che farà la fortuna dei successivi Greatest Hits che lo ospiteranno) elaborando su suggerimento di Blackmore il giro di basso della "Summertime" (1962) di Ricky Nelson.

Il successo della svolta hard rock ottenne di fare passare del tutto inosservata la seconda composizione per gruppo e orchestra di Lord, Gemini Suite, presentata il 17 settembre dalla band e dalla Light Music Society Orchestra diretta da Malcolm Arnold, un concerto che vedrà commercialmente luce soltanto nel 1993 (una versione in studio sarà invece registrata un anno dopo da Jon Lord come suo primo progetto solista, con il contributo "interno" dei soli Paice e Glover).

Fireball, pubblicato nel settembre del 1971, si discostò in parte dalle aspettative del pubblico. Oltre ai consueti brani di stampo hard rock, come la title track e "No One Came", si trovano infatti anche alcuni esperimenti blues rock, come "No No No" e "Demon's Eye", o divagazioni country, come "Anyone's Daughter". L'album, realizzato in modo alquanto laborioso e incostante durante le rare pause concesse dalla fitta attività "live" tra il settembre del '70 e il giugno successivo, risultò inevitabilmente meno coeso e riscosse minor successo del precedente: preceduto dal fortunato singolo "Strange Kind of Woman" (anche questo non inserito nell'album), scalerà immediatamente le classifiche ma ne uscirà relativamente presto.

L'album della definitiva consacrazione sarà così il successivo Machine Head, del 1972. Il disco, oltre ai futuri classici "Highway Star", "Lazy" e "Space Truckin'", contiene soprattutto "Smoke on the Water", uno dei brani più noti della loro carriera e del rock nel suo insieme. Il testo descrive l'incendio che devastò il Casinò di Montreux, scoppiato a causa di un razzo lanciato all'interno dello spazio chiuso nel corso di un concerto di Frank Zappa e dei Mothers of Invention da uno scriteriato spettatore. Machine Head fu registrato con l'aiuto del camion-studio dei Rolling Stones e, in ragione dell'avvenuta distruzione della grande sala del Casinò inizialmente considerata come base delle operazioni, all'interno di un albergo appena fuori Montreux, cosa che conferì particolari sonorità al prodotto finale. A seguito della successiva tournée giapponese uscì il live Made in Japan (dicembre 1972), ennesima pietra miliare della loro carriera. Realizzato inizialmente per il solo mercato nipponico e proposto in Europa nella stagione natalizia al prezzo di un album singolo, scalò immediatamente le classifiche di vendita, diventando uno dei live album più celebrati e venduti della storia del rock, cementando la fama della band come live act e generando negli anni una lunghissima serie di tentativi d'imitazione, in primis da parte della stessa band.

Nel marzo del 1973 vede invece la luce il loro settimo album in studio, Who Do We Think We Are, molto meno ispirato e innovativo dei precedenti. Parzialmente composto in Italia (Roma, luglio) ma ultimato in Germania (Waldorf-Nord, Francoforte, ottobre '72), la sua uscita era stata rimandata a causa del successo di MiJ. A conferma del momento di stanchezza della band, il 29 giugno successivo, a Osaka, si terrà invece l'ultimo concerto (prima della riformazione dell'84) del Mk II.