Il sabba (o akelarre in basco), secondo varie credenze diffuse in Europa nel tardo medioevo e all'inizio dell'età moderna, sarebbe stato un convegno di streghe in presenza del demonio durante il quale venivano compiute pratiche magiche, orge diaboliche e riti blasfemi. Attualmente, le moderne religioni della neostregoneria e del neopaganesimo indicano con "sabba" un giorno nel quale i loro credenti si riuniscono per celebrare i riti tradizionali in onore delle antiche divinità.

Etimologia Il nome è un'alterazione del termine ebraico Shabbat e denota i pregiudizi antisemiti diffusi in Europa fin dall'Alto Medioevo nei confronti della religione mosaica, la quale veniva sovente accusata di consumare riti occulti e violentiJulio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, Pratiche editrice, Parma, 1994, cap. VI. Sui pregiudizi contro gli ebrei si veda anche Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi, Torino, 1995, parte I, cap. I.. Il sabba era chiamato anche "sinagoga" e "vauderie"Julio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, cit. Il Baroja pone l'accento sullo spostamento del pregiudizio dagli ebrei ai valdesi. Con "vauderie" veviva anche indicata la caccia alle streghe svoltasi ad Arras tra il 1459 e il 1461..

Il termine "sabba" compare, forse per la prima volta, nelle carte di un processo svoltosi in Francia nel 1446Martine Ostorero, The Concept of the Witches' Sabbath in the Alpine Region (1430-1440): Text and Context, in Demons, Spirits, Witches, III. Witchcraft Mythologies and Persecutions, a cura di E. Pócs e G. Klaniczay, Central European University Press, Budapest, 2008. Citato in: Marina Montesano, Caccia alle streghe, Salerno editrice, Roma, 2012, cap. II, par. IV, nota 40..

Aspetti storiografici Fino al XIII secolo il sabba era ritenuto, secondo quanto scritto nel Canon Episcopi, l'incontro notturno e del tutto illusorio di alcune donne con la dea Diana; solo successivamente, e gradualmente, Satana si affianca a colei che presiede le riunioni (ora non più identificata solamente con Diana ma pure con Erodiade, Holda, Perchta e Madama Oriente) fino a soppiantarla in via definitiva. Già nel 1233 la decretale Vox in Rama, promulgata da papa Gregorio IX, parlava di una setta di eretici che tenevano raduni notturni ai quali presenziavano uomini sconosciuti e dove venivano adorati gatti e rospi enormi prima che gli adepti si dessero alla promiscuità sessualeMarina Montesano, Caccia alle streghe, cit, cap. II, par. I.. Dal 1270 in avanti si diffusero nuove e importanti opere della teologia scolastica che trattavano dei rapporti tra demòni ed esseri umani, e all'inizio del XIV secolo i Cavalieri templari vennero accusati di riunirsi segretamente per rinnegare la fede cristiana e adorare idoli o animali viventiMarina Montesano, Caccia alle streghe, cit, cap. II, par. II.. A partire dal XV secolo il sabba fu considerato dalla maggior parte dei demonologi e degli inquisitori come una realtà e non più come un semplice inganno del MalignoJulio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, cit., capp. IV e V..

La realtà del sabba è stata posta in dubbio in diverse occasioni ed in diverse epoche storiche. Si deve inoltre osservare che la credenza nella stregoneria, rintracciabile pressoché in tutte le società umane fin dall'Antichità, non sempre e non ovunque accolse la credenza nel sabba. Nell'Europa dei secoli XVI e XVII furono soprattutto le streghe francesi, tedesche e svizzere a confessare agli inquisitori di aver preso parte alle tregende, mentre quelle delle isole britanniche vennero perseguite principalmente a causa delle loro supposte pratiche di magia nera. In Italia la credenza nel sabba era tipica delle zone alpine, mentre nel Centro-sud la situazione era simile a quella dell'InghilterraGiovanni Romeo, Inquisitori, esorcisti e streghe nell'Italia della Controriforma, Sansoni, Firenze, 1990; Oscar Di Simplicio, Autunno della stregoneria. Maleficio e magia nell'Italia moderna, Il Mulino, Bologna, 2005, cap. X..

Nella Francia della seconda metà del Cinquecento, in piena caccia alle streghe, non era da molto che Jean Bodin aveva tacciato di ateismo ed empietà tutti coloro che dubitavano della stregoneria, quando Michel de Montaigne, nel 1588, dichiarò il suo scetticismo in materia:

Frattanto gli inquisitori, convinti della realtà del sabba, seguitavano a cacciare, processare e condannare le streghe. Nicolas Rèmy ammetteva che il Demonio, in alternativa al trasporto fisico delle streghe alla tregenda, potesse accontentarsi di recare loro dei sogni nei quali l'impressione di partecipare al raduno diabolico fosse vivissima, mentre non riteneva pertinenti alla materia l'estasi, le affezioni mentali e i viaggi dello spirito fuori del corpoNicolas Remy, Daemonolatreia, cit., libro I, cap. XIV.. Pierre de Lancre sosteneva invece che le streghe potessero cadere in un'estasi di tipo diabolico simile a quella degli sciamani lapponiCarlo Ginzburg, Storia notturna, cit., parte II, cap. II. Vari riferimenti allo sciamanesimo lappone erano già presenti nella Demonomania de gli stregoni (1580) di Jean Bodin (si veda la ristampa della traduzione di Ercole Cato (1587) curata da Andrea Suggi per le Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2006)..

Nel 1749 Girolamo Tartarotti pubblicò il trattato Del Congresso notturno delle Lammie, entrando in modo piuttosto originale nel dibattito in corso ormai da diverso tempo sulla realtà della stregoneria e del sabbaAA. VV., La stregoneria. Diavoli, streghe, inquisitori dal Trecento al Settecento, a cura di Sergio Abbiati, Attilio Agnoletto, Maria R. Lazzati, Mondadori, Milano, 1984, pp. 298-331.. Il Tartarotti sosteneva l'esistenza della magia diabolica ma non quella del sabba, avvalorando sotto questo riguardo il contenuto del Canon Episcopi: se la "brigata notturna da Diana e da Erodiade guidata" era una pura fantasia, non altro doveva essere anche il "Congresso notturno" delle streghe. Quanto a queste ultime, Girolamo Tartarotti ne evidenziava la provenienza dalle classi più povere, più incolte e peggio nutrite della società, sottolineando inoltre il carattere delle donne come espressamente sensibile alle illusioni e alle fantasticherie.

Lo storico Jules Michelet pubblicò nel 1862 La strega, un libro che avrà una certa fortuna e che contribuirà indirettamente alla riscoperta neopagana della stregoneria nel XX secolo. Ad opinione di Michelet i sabba avvennero realmente, anche se non furono ciò che per secoli venne descritto nei libri dei demonologi e verbalizzato durante i processi per stregoneria. Più precisamente: i fatti erano quelli, ma il Diavolo — inteso come spirito del Male — non c'entrava per niente. Fino al secolo XI, secondo lo studioso francese, i sabba sarebbero stati le vestigia del paganesimo tenute in vita dalle classi sociali più umili, che potevano vivere liberamente soltanto la notteJules Michelet, La strega, introduzione di Franco Fortini, Rizzoli, Milano, 1989, cap. XI, pag. 131.. Tra il XII e il XIII secolo le danze notturne che simboleggiavano gli antichi riti precristiani avrebbero preso l'aspetto di uno sfogo contro il crescente e oppressivo potere della Chiesa e della MonarchiaJules Michelet, La strega, cit., cap. XI, pag. 132., fino a sfociare, nel Trecento, in una vera e propria rivolta notturna rappresentata dalla Messa nera, o Messa a rovescio, conseguenza inevitabile di due gravi eventi storici: lo Scisma d'occidente e la debolezza della monarchia francese durante la Guerra dei cento anniJules Michelet, La strega, cit., cap. XI, pag. 133.. Nei sabba di Michelet il popolo ritrovava quel senso di fratellanza che le ansie e le fatiche del giorno facevano dimenticare; coloro che vi prendevano parte mangiavano, danzavano, maledicevano gli ecclesiastici e i nobili e ripudiavano Dio rendendo omaggio al Diavolo, presente alla cerimonia nella forma di una statua di legno alla quale si consacrava una giovane donnaJules Michelet, La strega, cit., cap. XI, pagg. 136-137.. Nei secoli successivi teologi e inquisitori avrebbero perseguitato queste feste notturne in quanto prove evidenti dell'eresia diabolica. Oggi a Michelet — il quale, va ricordato, non trascurò di consultare le fonti archivistiche — vengono riconosciute alcune importanti intuizioni, come quella che spiega l'idea del sabba come un "sogno di liberazione"Robert Mandrou, Magistrati e streghe nella Francia del Seicento., cit., parte I, cap. I, pag. 85. e un "desiderio di vendetta"Robert Mandrou, Magistrati e streghe nella Francia del Seicento., cit., parte I, cap. I, pag. 128. delle classi subalterne (e perciò anche delle streghe — quelle realmente esistite, processate e condannate — pericolosamente attratte dalla credenza nel sabba e dall'illusione di potervi andare per davvero). Ma lo storico francese, nello scrivere il libro, aggiunse molto di suo alle informazioni che trasse dai documenti, e con non poca fantasiaRobert Mandrou, Magistrati e streghe nella Francia del Seicento., cit., parte I, cap. I, pagg. 128-129..

Nel Novecento, al principio degli anni venti, l'egittologa e antropologa Margaret Murray espose nel suo libro Le streghe nell'Europa occidentale una singolare ipotesi, secondo la quale la stregoneria non sarebbe stata altro che l'antica religione pagana del continente europeo professata accanto al Cristianesimo almeno fino al XVII secolo. I sabba, a parere della Murray, erano perciò i convegni che gli adepti di quella religione si davano per celebrare i propri ritiMargaret Murray, Le streghe nell'Europa occidentale, Garzanti, Milano, 1978.. La teoria della studiosa fu però basata sulla sua personale interpretazione di singoli passaggi dei documenti riguardanti i processi per stregoneria, che avulsi dal contesto sembravano descrivere un insieme di pratiche religiose avvenute solo tra uomini e non tra uomini ed esseri soprannaturali.

La tesi di Margaret Murray, non essendo supportata da un metodo di ricerca storiografica accettabile, è stata respinta negli ultimi decenni dalla maggior parte degli studiosi dopo un esame più approfondito delle sue fontiIn generale le recenti opere storiografiche sulla stregoneria evidenziano gli errori metodologici della studiosa britannica. In particolare si segnala: Norman Cohn, I demoni dentro, cit.. Lo storico Carlo Ginzburg ha però sostenuto che quella tesi, pur mancando di attendibilità, potesse contenere "un nocciolo di verità". Secondo Ginzburg le streghe processate certamente non praticavano i riti di un'antica religione, e tuttavia nelle loro deposizioni sarebbe rintracciabile, oltre al nucleo di idee magico-diaboliche suggerite loro dagli inquisitori, un residuo di conoscenze mitologiche risalente a epoche lontane entro cui il sabba si configurerebbe come un rituale sciamanicoSi veda soprattutto la parte introduttiva scritta dal Ginzburg al suo volume Storia notturna, cit..

A parere dello storico Gustav Henningsen lo sciamanesimo non sarebbe invece il carattere peculiare di quei gruppi umani che in passato furono sospettati di stregoneria e talvolta processati sulla base di questa credenza. A differenza degli uomini e donne appartenenti a quei gruppi, lo sciamano si presenta come una figura ben distinta e soprattutto unica nel suo ruolo all'interno della comunità in cui vive; inoltre, la sua entrata nello stato di estasi è del tutto volontariaGustav Henningsen, L'avvocato delle streghe, Garzanti, Milano, 1990. Si veda anche: Marina Montesano, Caccia alle streghe, cit., cap. IV, par. III.. Con la sola eccezione di Pierre de Lancre, non sembrerebbe poi che gli inquisitori fossero comunemente portati ad associare lo sciamanesimo alle pratiche stregoniche là dove riscontravano entrambi i fenomeni. Nella regione del Finnmark, che in Età Moderna conobbe cacce alle streghe piuttosto intense, i norvegesi vennero accusati in numero maggiore rispetto ai lapponi, presso i quali lo sciamanesimo era una realtà evidenteMarina Montesano, Caccia alle streghe, cit., cap. IV, par. I..