Soprannominato il Mancio, ha esordito in Serie A con il nel 1981, non ancora diciassettenne, per poi diventare negli anni a seguire un'icona della , nella quale ha militato per 15 stagioni: della squadra blucerchiata è primatista di presenze e reti avendovi disputato 567 partite e segnato 171 gol, e con la quale ha vinto il primo e finora unico campionato italiano del club. Dopo l'esperienza genovese, ha giocato per un triennio nella , con la quale ha vinto un campionato italiano e due coppe europee, per poi chiudere la carriera da calciatore dopo con una breve parentesi al .
Tra il 1984 e il 1994 ha fatto parte della nazionale italiana, con cui ha disputato da titolare il campionato europeo 1988 e partecipato senza giocare al campionato mondiale 1990; meno brillante rispetto a quanto mostrato nelle squadre di club,. in maglia azzurra ha totalizzato 36 presenze e 4 reti. Conta, inoltre, 26 apparizioni e 9 gol nell', con la quale ha preso parte ai campionati europei di categoria del 1984 e del 1986, classificandosi rispettivamente al terzo e al secondo posto.
Avendo vinto sei volte la Coppa Italia, è il giocatore che, a pari merito con Gianluigi Buffon, ha conquistato più volte questo trofeo, nonché quello col maggior numero di presenze nel torneo (120); il suo palmarès annovera anche due scudetti, due Supercoppe italiane, due Coppe delle Coppe e una Supercoppa UEFA. A livello individuale si è aggiudicato due premi agli Oscar del calcio AIC 1997, quando è stato premiato come miglior calciatore italiano e miglior calciatore assoluto; in precedenza aveva vinto per due volte il Guerin d'oro, al termine delle stagioni 1987-1988 e 1990-1991. Nel 2017 è stato insignito del Golden Foot, venendo annoverato tra le Leggende del calcio.
Ritiratosi dal calcio giocato, ha intrapreso la carriera da allenatore, distinguendosi come uno dei migliori tecnici della sua generazione e vincendo numerosi trofei: tre campionati italiani, quattro Coppe Italia, due Supercoppe italiane con l'; un campionato inglese, una FA Cup e un Community Shield alla guida del ; una Coppa di Turchia alla guida del e, alla guida della nazionale italiana, il campionato europeo 2020, a cinquantatré anni di distanza dalla precedente affermazione.
Terminata la prima esperienza sulla panchina degli Azzurri prende le redini della nazionale saudita, dove resta dal 2023 al 2024. Nel 2025 inizia ad allenare l'Al-Sadd, dove vince un Qatar-UAE Super Shield ed un campionato qatariota. Ritornò sulla panchina degli Azzurri nel 2026.
Biografia È stato sposato con Federica, da cui ha avuto tre figli. Il 26 giugno 2015 ha annunciato di aver avviato le pratiche per la separazione e il divorzio dalla moglie. Il primogenito Filippo Mancini ha giocato nelle giovanili dell' e con le maglie di Entella e (allenato dal padre nello stesso periodo), senza mai esordire. Anche il secondogenito Andrea ha giocato nelle giovanili dell'Inter e nel City e, dopo aver giocato in serie minori, ha chiuso la carriera nel 2017 con i New York Cosmos; l’anno seguente ha superato l'esame finale da direttore sportivo a Coverciano, e nella stagione 2019-2020 è entrato a far parte dell'area tecnica e dell'area scouting della Fiorentina. Nel 2022 diventa agente sportivo, e nel 2023 diventa direttore sportivo della Sampdoria, mentre nel 2024-2025 è al dove collabora con il diesse Deco in qualità di scout per l'Italia; torna brevemente alla Sampdoria nel 2025 e dal 2026 è al Cesena.
Il 1º dicembre 2014 è stato nominato a Roma Goodwill Ambassador di UNICEF Italia e ha dedicato il titolo ai bambini affetti da AIDS.
Nel 2015 è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano, nella categoria Allenatore italiano.
L'11 maggio 2016 la Procura di Roma ha chiesto tre anni e mezzo di reclusione per Mancini, accusato di bancarotta fraudolenta nell'ambito del processo con rito abbreviato per il crack della Img Costruzioni: poche ore dopo la richiesta del PM, Mancini è stato assolto perché, secondo il GUP, "il fatto non sussiste e non costituisce reato".
Nel maggio del 2021 viene pubblicato La bella stagione, libro scritto insieme a Gianluca Vialli nel quale raccontano la vittoria dello scudetto del 1991 con la Sampdoria. L'anno seguente dal libro verrà tratto l'omonimo docu-film diretto da Marco Ponti.
Il 23 luglio 2021 l'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo" gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze dello Sport.
Nel corso degli anni 2020 è diventato un richiesto testimonial pubblicitario, anche fuori dall'ambito sportivo; in particolare, sul piano istituzionale, per la natìa Regione Marche a fini turistici, e per la Presidenza dei Consiglio dei Ministri per sensibilizzare i giovani sul tema della droga.
A dicembre 2024 al Salone d'Onore del Coni riceve il Premio Andrea Fortunato.
Caratteristiche tecniche Giocatore
Fantasista, capace di giocare sia come centrocampista offensivo sia come seconda punta, prediligeva effettuare passaggi smarcanti per i compagni piuttosto che concludere a rete, ma era abile anche in fase realizzativa, al punto da essere talvolta impiegato come centravanti: a detta del suo ex allenatore Renzo Ulivieri, Mancini avrebbe potuto affermarsi come erede di Roberto Boninsegna se avesse giocato costantemente da prima punta. Giocatore carismatico. e dal carattere acceso, è ritenuto uno dei massimi «specialisti» del dribbling della sua epoca; le notevoli qualità tecniche gli consentivano di dare una svolta improvvisa alle partite, nonostante il suo rendimento fosse discontinuo.
Secondo il parere di Vujadin Boškov, le doti caratteriali di Mancini lasciavano intravedere, al termine del suo percorso da calciatore, una possibile carriera da allenatore (che si concretizzò effettivamente), sebbene il tecnico serbo lo ritenesse maggiormente adatto a mansioni dirigenziali.
Allenatore Una volta sedutosi in panchina, agli esordi il tecnico jesino mostrò una certa affinità con la filosofia calcistica del suo mentore Boškov, spingendo sull'innovazione e prediligendo un calcio improntato «più al gioco che ai risultati», spesso affidandosi a calciatori più di talento che di sostanza. Ciò si traduceva tuttavia in squadre che non riuscivano a concretizzare la grande mole di gioco prodotta, sicché ben presto l'allenatore abbracciò l'idea del «dominio fisico delle partite» attraverso la costruzione di «una diga muscolare sulla mediana»; una soluzione quest'ultima mutuata da un altro dei suoi maestri, Sven-Göran Eriksson.
Le successive innovazioni portate nella disciplina dal guardiolismo – supremazia della tecnica, ricerca dell'identità tattica e valore della progettualità a lungo termine – influenzarono e ridisegnarono anche la proposta calcistica di Mancini il quale, al contrario, si era fin lì creato la fama di «allenatore pragmatico, poco spettacolare e "costoso"» per via degli ingenti investimenti che richiedeva ai suoi club in sede di mercato, cosa che nel frattempo l'aveva fatto scivolare ai margini del calcio di vertice. Il passaggio sulla panchina della nazionale italiana coincise infatti per il tecnico jesino con la riscoperta delle idee d'inizio carriera, con un gioco «più moderno» e la predilezione verso giovani di prospettiva anziché nomi già affermati. Tra le tattiche più utilizzate dalla nazionale italiana da lui guidata è presente un riadattamento del cosiddetto falso nove ideato dallo stesso Pep Guardiola, ovvero la predilezione per l'utilizzo di attaccanti esterni anche in posizione centrale con lo scopo di creare ampi spazi più facilmente attaccabili, cercando allo stesso tempo di non dare punti di riferimento alla difesa avversaria.
Carriera Giocatore Club Gli inizi, Bologna
A soli tredici anni venne segnalato a Marino Perani, all'epoca responsabile del settore giovanile del , che lo ingaggiò per 700.000 lire dopo un breve provino. Dopo tre anni trascorsi tra i Giovanissimi, a sedici anni Mancini esordì nella squadra Primavera.
Esordì il 6 settembre 1981 in Coppa Italia, subentrando a inizio ripresa a Chiorri in Bologna-, terminata 2-2.. Una settimana più tardi fece il suo esordio in Serie A, nella gara Bologna-Cagliari (1-1), diventando all'epoca il sesto giocatore più giovane di sempre a esordire nella massima competizione nazionale. Realizzò la sua prima rete in campionato a Como, il 4 ottobre 1981, fissando il risultato di -Bologna sul 2-2, al 78' dopo che la sua squadra si era trovata in svantaggio di due reti.. Durante il suo primo campionato di Serie A, fu presente in tutte e 30 le gare e mise a segno 9 gol. Il Bologna non riuscì, però, a evitare la sua prima retrocessione in Serie B.
Durante la sua esperienza bolognese contribuì inoltre a vincere il Campionato Allievi Professionisti, il primo per il Bologna.
Sampdoria
Nell'estate 1982 il presidente della Paolo Mantovani, estremamente determinato a portare Mancini a Genova, pagò al Bologna 4 miliardi di lire, una cifra notevole per quei tempi, più i cartellini di Galdiolo, Roselli, Brondi e Logozzo. Arrivato alla Sampdoria, Mantovani lo trattò come il suo pupillo: tanta predilezione venne ripagata da Mancini non soltanto con una serie di soddisfazioni che segnarono la storia della società blucerchiata, ma con un affetto che va ben oltre le vicende professionali. Rimase alla Sampdoria fino alla stagione 1996-1997. Siglò la sua prima rete ufficiale con la Sampdoria e la prima rete in carriera in Coppa Italia il 1º settembre 1982, al 63' di Sampdoria-, dopo essere subentrato all'inizio del secondo tempo a Paolo Rosi.. Fece il suo esordio con la maglia blucerchiata in campionato, partendo tra gli 11 titolari, nella gara Sampdoria- (1-0), il 12 settembre 1982.
Nella Sampdoria, Mancini e Gianluca Vialli formarono una delle coppie d'attacco più prolifiche di sempre sotto rete, venendo subito soprannominati gemelli del gol. Il primo trofeo ufficiale di Mancini e della Sampdoria fu la Coppa Italia 1984-1985, ottenuta grazie alla doppia vittoria nella finale contro il . Sotto la guida tecnica di Boskov, arrivato a Genova nell'estate 1986, vinse uno scudetto nel 1990-1991, 2 Coppe Italia nel 1987-1988 e nel 1988-1989, e una Supercoppa italiana, conquistata nel 1991 ai danni della , grazie a una sua rete al 75'. Con Eriksson sulla panchina blucerchiata arrivò la quarta Coppa Italia nel 1993-1994.
Per quanto concerne il versante europeo, la Sampdoria di fine anni ottanta e inizio anni novanta fu tra le maggiori protagoniste: dopo essere stata sconfitta in finale dal nella Coppa delle Coppe 1988-1989, si aggiudicò il trofeo nell'edizione 1989-1990, avendo la meglio in finale sull' per 2-0 grazie a una doppietta di Vialli; quindi disputò di diritto, come vincitrice della Coppa delle Coppe, la Supercoppa UEFA 1990, perdendola contro il Milan che nella stagione precedente aveva vinto la Coppa dei Campioni, dopo aver pareggiato in casa 1-1 ed aver perso in trasferta 2-0. Nella stagione 1991-1992 Mancini e la Sampdoria disputarono la quarta finale europea in quattro anni: stavolta però era in palio il massimo trofeo continentale, la Coppa dei Campioni. La Sampdoria venne sconfitta ai tempi supplementari ancora una volta dal Barcellona, che si impose per 1-0 grazie a una rete di Koeman al 112'.
Lazio Giunse a Roma, sponda , nell'estate 1997. L'arrivo di Mancini, che seguì quello dell'allenatore Eriksson e al quale seguirono nei due anni successivi quelli degli altri ex doriani Veron, Mihajlović e Lombardo, coincise con l'apertura del ciclo di vittorie nazionali e internazionali della squadra del presidente Cragnotti sul finire degli anni 1990.