Lanciano (AFI: , Langiànë in dialetto lancianese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Chieti, in Abruzzo, centro della Val di Sangro e meta di pellegrinaggi grazie al suo miracolo eucaristico.

Città di antica tradizione, fu capoluogo dei Frentani, municipio romano e successivamente capoluogo di distretto durante il Regno delle Due Sicilie, ebbe il titolo di città nel 1212 per volere di Federico II di Svevia. È inoltre insignita di medaglia d'oro al valor militare.

Geografia fisica Territorio Il territorio del comune di Lanciano si estende per nella fascia collinare che dalle pendici della Maiella digrada verso il mare. Esso è composto prevalentemente da colline, ma comprende anche un'importante parte pianeggiante nella val di Sangro. La sua altimetria varia dai , in contrada Serre vicino al fiume Sangro, fino ai , che si raggiungono nella frazione San Nicolino al confine con Castel Frentano. Il centro cittadino è situato a (rilevati in Piazza del Plebiscito, davanti al Municipio).

Clima

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +6,2 °C; quella dei mesi più caldi, luglio e agosto, è di +24,2 °C.

La neve cade tutti gli anni mediamente 2-3 volte, in qualche caso anche nel tardo autunno o ad inizio primavera; d'estate, specie in luglio ed agosto, non sono infrequenti i giorni di afa.

Storia

Età antica

Le origini di Lanciano affondano nel mito. La tradizione vuole che sia stata fondata nel 1179 a.C. da Solima, profugo troiano approdato in Italia insieme ad Enea, un anno dopo la distruzione della stessa Troia nel 1180 a.C., col nome di Anxanon o Anxia (dal nome di un compagno morto in guerra). Al di là dell'epica, la datazione potrebbe essere verosimile: infatti, alcuni ritrovamenti archeologici dimostrerebbero che il sito di Lanciano è stato abitato con continuità dal XII secolo a.C. Nei dintorni, inoltre, sono state rinvenute tracce di insediamenti neolitici fin dal V millennio a.C.

Secondo le notizie di alcuni storici romani (Varrone, Livio e Plinio il Vecchio), in seguito Anxanon fu capitale del popolo frentano, popolo di stirpe sannitica che occupò l'area costiera tra il Pescara ed il Fortore a partire dal V secolo a.C.. Dopo la sconfitta subita nel 304 a.C. i Frentani divennero foederati dei Romani, status che conservarono fino al termine della guerra sociale, quando ebbero la cittadinanza romana. Fu allora che la città fu ordinata in seno alla Repubblica Romana come municipium. In quest'epoca dovette subire la romanizzazione del nome, da Anxanon in Anxanum.

Fin dall'età antica la città ha dovuto la sua prosperità al commercio, che in epoca romana si svolgeva attraverso le fiere chiamate nundinae. Questa vocazione le deriva da una collocazione "strategica": è a pochi chilometri dal mare ma è in collina, quindi meglio difendibile; inoltre, è vicino ad un'antichissima rotta commerciale che collegava la Puglia all'Italia settentrionale già in età preromana. Questo tracciato, probabilmente legato al tratturo L'Aquila-Foggia per la transumanza delle greggi, in epoca romana divenne una strada (la via Flaminia Adriatica) che partiva da Hostia Aterni (poi Pescara) ed arrivava fino in Puglia passando per Ortona, Anxanum e Histonium (Vasto).

Medioevo Con il crollo dell'Impero romano, Lanciano subì saccheggi dai Goti. In seguito, con l'invasione dell'Italia da parte dei Longobardi, fu conquistata e rasa al suolo (probabilmente nel 571). I nuovi dominatori si insediarono sul colle Erminio, intorno al quale cominciò a ricostituirsi un nucleo abitativo. Da questo trarrà origine il più antico quartiere medioevale: Lancianovecchia. Lanciano dovette poi subire la conquista bizantina nel 610 e, sul finire dell'VIII secolo, quella dei Franchi, i quali l'aggregarono prima al ducato di Spoleto e poi a quello di Benevento.

Nel 1060 fu annessa dai Normanni all'istituendo Regno di Sicilia (che diverrà Regno di Napoli nel 1372) grazie all'occupazione armata di Ugo Malmozzetto, alla guida delle truppe del conte Roberto I di Loritello che la scelse come sede della sua contea. Di fatto, Lanciano seguì le vicende politiche e dinastiche di questo regno fino all'Unità d'Italia. Estinta che fu la dinastia Normanna, vide il susseguirsi delle dominazioni degli Svevi, degli Angioini e degli Aragonesi.

Lanciano prosperò grazie al rifiorire delle sue fiere (una in maggio ed una in settembre), L'incremento demografico si accompagnò all'espansione urbanistica del centro urbano: tra XI e XII secolo furono edificati gli altri quartieri storici e fu ultimata la nuova cinta muraria, dotata di nove porte (solo una delle quali è sopravvissuta fino ad oggi: Porta San Biagio). La struttura urbana di Lanciano arrivò così ad essere quella tuttora visibile nel centro storico.

La sua importanza come emporio fu riconosciuta conferendole lo status di università demaniale, cioè di città non sottoposta a nessun feudatario, ma amministrata direttamente dal re. Questo privilegio le fu accordato nel 1212 dall'imperatore Federico II di Svevia e fu confermato e reso perpetuo nel 1259 da Manfredi, re di Sicilia. Ad esso si accompagnava l'esenzione delle merci da dazi e dogane ed il diritto di eleggere, oltre agli amministratori ordinari, un magistrato, detto Mastrogiurato, che durante le fiere deteneva i poteri normalmente in mano al Giudice Regio.

Fin dal Medioevo, a Lanciano sorsero molte industrie: in primo luogo, fabbriche di tele finissime e di stoffe di lana e seriche. Nel XV secolo si affermarono molte altre produzioni: le ceramiche, la fabbricazione degli aghi, l'oreficeria e l'industria del ferro, dei bronzi, dei cuoi e delle pelli.

In quest'epoca, una rivalità particolare si instaurò con la vicina città di Ortona, che era il porto preferenziale per l'afflusso delle merci alle fiere, a causa dei dazi che questa città imponeva sulle merci che vi transitavano. Sul finire del XIV secolo Lanciano ottenne dall'Abbazia di San Giovanni in Venere la concessione per costruire un porto a San Vito: ciò fu motivo di nuove guerre con gli ortonesi, composte solo dalla mediazione di San Giovanni da Capestrano nel 1427.

Nel 1441 re Alfonso V d'Aragona ripagò l'appoggio avuto contro gli Angioini, concedendo a Lanciano il diritto di battere moneta mediante l'istituzione di una Zecca. All'apice della sua ricchezza, la città arrivò a possedere più di 40 feudi. Un riconoscimento dell'importanza raggiunta fu l'istituzione, nel 1515, di una diocesi distinta da quella di Chieti, poi elevata ad arcidiocesi nel 1562.

Dal Cinquecento ad oggi

Nel Cinquecento ebbe inizio una fase di declino per l'economia lancianese. Nel 1544 Lanciano perse molti dei suoi feudi a causa del suo sostegno a Francesco I, re di Francia, nella guerra contro l'imperatore Carlo V d'Asburgo. In quegli stessi anni, il regno di Napoli perdeva la sua autonomia, riducendosi ad una pedina di scambio nelle contese tra le grandi potenze europee. A causa della sua posizione di frontiera, l'Abruzzo soffrì particolarmente per queste contese, che videro opposti spagnoli e francesi per tutti il XVI ed il XVII secolo e sfociarono nella guerra aperta tra spagnoli ed austriaci all'inizio del XVIII secolo. Anche Lanciano, nel suo piccolo, risentì di questo quadro ed andò in crisi a causa dell'incapacità amministrativa dei Capitani del Popolo spagnoli e dei forti tributi imposti.

Nel 1640 Lanciano, che fino ad allora aveva goduto dello status di città demaniale, venne venduta su iniziativa del viceré di Napoli a Alessandro Pallavicino di Zibello. L'infeudazione diede inizio ad una lunga vertenza tra Alessandro Pallavicino e la città. Le autorità locali riuscirono ad impedire al signore feudale di prendere possesso della città. In seguito alla morte di Alessandro Pallavicino nel 1645, Lanciano venne tuttavia acquistata nel 1646 da Ferdinando Francesco d'Avalos, marchese del Vasto. Lanciano continuò la vertenza per riacquisire la sua demanialità presso la corte di Madrid assisita dal giurista Costantino Cafaro. I rapporti estremamente conflittuali con il nuovo feudatario fecero sì che Lanciano accogliesse con favore la sollevazione di Masaniello, entrando anch'essa in rivolta contro il feudatario il 20 luglio 1647 e abbattendone le insegne. In questo contesto il preside e governatore dell'armi di ambedue le provincie di Abruzzo Michele Pignatelli inviò a Lanciano il giovane avvocato fiscale Francesco D'Andrea con l'incarico di cercare una mediazione. Pignatelli entrò infine in città il 17 agosto con un forte contingente di quasi 1000 soldati, ponendo fine alla sollevazione. Anche il d'Avalos aveva radunato un numero cospicuo di milizie baronali, ma ad esse venne impedito dal Pignatelli l'ingresso a Lanciano, in quanto composte in larga parte da "pubblici delinquenti". In totale, dieci persone ritenute essere responsabili della rivolta vennero escluse dall'indulto, tra cui Carlo Mozzagrugno, che catturato poco dopo, venne ucciso segretamente nelle carceri dell'Aquila nel mese di ottobre.

Il vassallaggio durò più di un secolo e portò un notevole impoverimento della città, vessata dai nuovi padroni. La città fu inoltre gravemente colpita dalla peste del 1656. Nonostante gli sforzi della popolazione locale, Lanciano riacquistò lo status di città demaniale solo nel 1778, dopo l'ascesa al trono di Napoli dei Borbone.Vincenzo Bindi, Monumenti storici e artistici degli Abruzzi, 1889, p. 708

Nell'Ottocento la città partecipò attivamente ai moti risorgimentali, a partire dalla Repubblica Partenopea del 1799 fino ad una serie di sollevazioni nel 1848, 1849 e 1853. Nel 1860 votò l'adesione all'Italia unita.

Il campo di internamento di Lanciano fu uno dei numerosi campi per l'internamento civile nell'Italia fascista istituiti in seguito all'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale. Fu operante dal luglio 1940 al settembre 1943. Vi passarono oltre un centinaio di ebrei stranieri e antifascisti.Ebrei stranieri internati in Abruzzo. Dopo l'8 settembre 1943, cominciarono gli arresti e le deportazioni. Almeno 14 tra gli ex-internati del campo perirono nell'Olocausto, ma la gran maggioranza riuscì a sopravvivere.

Una pagina molto importante nella storia di Lanciano fu quella della partecipazione alla Resistenza con la rivolta degli Eroi Ottobrini (5-6 ottobre 1943), che è stata riconosciuta con la medaglia d'oro al valore militare dal presidente Einaudi nel 1952. Lanciano nel corso dell'immediato dopoguerra, insieme ad altre città molto provate quali Ortona, Francavilla al Mare, Pescara e Avezzano, ha avuto una veloce ripresa economica e sociale, divenendo ben presto una delle principali realtà della provincia di Chieti, insieme al capoluogo ed a Vasto. Nel 1970, con l'inaugurazione del complesso industriale "Honda Sevel" della Val di Sangro, Lanciano ha beneficiato molto dello sviluppo industriale.

Simboli

Prima del 2012 l'emblema utilizzato dal comune di Lanciano si presentava d'azzurro, alla lancia d'oro posta in banda, puntante un sole figurato d'oro, nel canton destro del capo, attraversata dalla sbarra abbassata d'argento, cucita di tre stelle (6) d'oro, (concessione di Ferdinando, detto "Ferrante", d'Aragona-Napoli del 1464) accompagnata in punta da un monte di tre cime di rosso, ai due gigli d'oro, (concessione degli Aragona di Napoli) nel canton sinistro del capo e destro della punta.

Nel 2012 l'Ufficio Araldico del Ministero dell'Interno ha approvato una modifica allo stemma, che è ora quello visibile in figura. A seguito di approfondite ricerche da parte degli storici Domenico Maria Del Bello e Massimiliano Carabba Tettamanti, infatti, si è giunti a ricostruire l'aspetto dello stemma cittadino così come avrebbe dovuto essere nel 1464, anno della sua concessione da parte di Alfonso II di Napoli. Stemma, gonfalone e bandiera attuali sono stati concessi con DPR del 7 marzo 2012.