Serra San Bruno (La Serra in calabrese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vibo Valentia in Calabria.

Geografia fisica

Clima Il clima serrese può essere definito "di bassa montagna con piovosità elevata"; gli inverni sono umidi e molto piovosi. Non è inusuale la neve. Le stagioni intermedie sono fresche e anch'esse molto piovose. In estate si rilevano meno precipitazioni e una forte escursione termica tra il giorno e la notte. Non mancano i temporali, specie in giugno e nella seconda metà d'agosto.

Centro abitato e aree sotto i 1000 metri d'altitudine L'abitato di Serra San Bruno è interessato da un microclima endemico: la vegetazione che circonda il paese denota un ecosistema unico nel suo genere. È infatti molto raro incontrare boschi di faggio e abete bianco sugli appennini a soli 800 metri d'altitudine (quota alla quale generalmente domina il castagno).

Umidità e piovosità abbondanti e clima estivo relativamente fresco permettono invece lo sviluppo di queste specie circa 200 metri al di sotto della loro altitudine tipica.

Territorio comunale sopra i 1000 metri Le zone più alte del Comune, poste ad altitudini sopra i 1000 metri d'altezza, sono caratterizzate da condizioni climatiche tipiche dell'Appennino (fagetum) con una piovosità un po' più abbondante del normale.

L'inverno è nevoso e rigido, con le nevi che rimangono al suolo da fine dicembre fino a marzo (specialmente la fascia tra la Pietra del Caricatore e Monte Pecoraro). Le estati sono fresche e umide.

Origini del nome Sull'origine del toponimo Serra il dibattito storiografico e linguistico propone diverse ipotesi:

La tradizione delle segherie e dei boscaioli: Una diffusa tradizione storiografica e popolare locale collega il nome all'attività di trasformazione del legno avviata all'epoca della fondazione della certosa da parte di maestranze e segantini giunti da Stilo. A seguito del rinvenimento, nel 1840, di residui di segatura e di un attrezzo idraulico (il cosiddetto minaturi) nelle fondamenta di Palazzo Tedeschi, si diffuse la convinzione che il toponimo derivasse dalla prima segheria ad acqua (detta in dialetto serra) sorta per rifornire il cantiere bruniano. Tuttavia, studi successivi hanno evidenziato come le primitive segherie idrauliche fossero più verosimilmente dislocate a monte, verso l'area boschiva di Archiforo, considerando il toponimo legato alla segheria una suggestiva congettura della memoria orale. L'ipotesi orografica: La toponomastica accademica e la linguistica ricollegano invece il nome al sostantivo latino e tardo-latino serra (affine allo spagnolo sierra), impiegato come oronimo per indicare una dorsale o catena montuosa dai profili dentellati, fisionomia tipica delle Serre calabresi, oppure al valore di "luogo chiuso" o conca montuosa (dal verbo serrare).

La denominazione formale Serra San Bruno venne assunta con regio decreto del 22 gennaio 1863 su disposizione di Vittorio Emanuele II, per rendere omaggio al fondatore della Certosa, san Bruno, e per distinguere l'ente da altri comuni omonimi del Regno d'Italia.

Storia Origini Il centro abitato sorge a circa 800 metri d'altitudine all'interno di una conca che in epoca quaternaria costituiva un bacino lacustre, cinta da boschi montani e attraversata dal corso dell'Ancinale.

La nascita del primo insediamento civile è legata alla fondazione della certosa di Santo Stefano e dell'eremo di Santa Maria voluta da san Bruno, il quale ottenne i terreni montani dal conte normanno Ruggero I d'Altavilla. In seguito alla consacrazione della prima chiesa di Santa Maria del Bosco nell'agosto del 1094, il conte Ruggero dispose con diploma del settembre dello stesso anno il trasferimento di dieci famiglie di maestranze e operai da Stilo, affinché provvedessero alla manodopera per la costruzione delle celle e al reperimento dei materiali. Nel 1097 una seconda assegnazione di famiglie coloniche e artigiane dall'area stilese di Arsafia andò a formare il primo nucleo abitativo stabile da cui si sviluppò il borgo.

La presenza del monastero influenzò nel tempo lo sviluppo urbano ed economico del comprensorio, favorendo la nascita di maestranze artigiane dedite alla lavorazione del legno, del granito e del ferro battuto. L'abitato è storicamente diviso dall'Ancinale nei due nuclei di "Terravecchia" (l'antico centro a nord) e "Spinetto" (sorto a sud a seguito del sisma del 1783).

XVII Secolo e terremoto del 1783 Il periodo tardo-barocco, unito al neoclassicismo, portò ulteriori modifiche al borgo: il paese iniziò ad assumere uno stile urbanistico più lineare e i nuovi edifici furono influenzati da questa fase, come è testimoniato dallo stile di costruzione delle prime chiese.

Il terremoto del 1783 distrusse la cittadina e la Certosa; il centro storico, a causa di questo avvenimento, visto le condizioni in cui versava, venne denominato "Terra Vecchia", successivamente venne costruito un altro quartiere, chiamato Spinetto (spineto), per l'enorme presenza di spine nel luogo dove iniziò l'edificazione. La ricostruzione è stata possibile in quanto la zona, sulla sponda opposta dell'Ancinale, era ricca di risorse come legno, ferro e granito, che i mastri d'arte dell'epoca sfruttarono anche per creare opere d'arte per decorare le chiese e il paese.

La chiesa dell'Assunta di Terravecchia fu ricostruita dopo il terremoto del 1783 con pezzi di granito provenienti dalla Certosa, mentre la chiesa dell'Assunta di Spinetto fu interamente edificata in seguito al sisma. La facciata di quest'ultima fu realizzata dalla bottega dei Pelaggi: il progetto fu firmato dallo scalpellino Biagio Pelaggi nel 1878 e uno dei relativi disegni fu presentato alla confraternita dal poeta scalpellino mastro Bruno Pelaggi nell'agosto del 1883. Nel XVIII scolo venne costruita la chiesa dell'Addolorata, in stile tardo-barocco, che vanta eleganti stucchi e custodisce pregevoli opere d'arte.

In origine il patrono della città era san Biagio (nella chiesa Matrice sono conservate alcune sue reliquie) poi solo successivamente il titolo di patrono è stato attribuito a san Bruno.

Dal 1806 - Il decennio francese e il brigantaggio Il 19 maggio del 1807, i francesi fecero della cittadina della Certosa una sede di governo comprendente i luoghi di Fabrizia, San Rocco, Isca, Spadola, Brognaturo e Simbario. Successivamente, un decreto del 4 maggio del 1811 la rese capo di un circondario che racchiudeva Spineto, Simbario, Spadola, Brognaturo, Fabrizia e Mongiana.

Quel periodo a Serra, come in tutto il meridione, fu molto turbolento, a causa dell'occupazione delle truppe di Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, che proibì qualsiasi culto religioso, chiuse le chiese del Paese e mandò in esilio i sacerdoti. Inoltre i soldati sparavano a vista a chiunque osasse praticare qualsiasi atto religioso, come il segno della croce.

Questa ostilità era dovuta soprattutto al fenomeno in emergenza del periodo, il brigantaggio. Serra divenne un rifugio importante di bande di briganti provenienti dalle zone circostanti, favoriti dalla natura del territorio. Molti venivano ospitati nelle case dei serresi offrendo loro aiuto durante la ribellione contro i francesi. In seguito, però, alcuni briganti divennero dei veri e propri fuorilegge, compiendo assassini e saccheggi, come quelli praticati ai danni degli stessi cittadini serresi nel 1807.

Alluvione del 1935 Nel 21 novembre del 1935 Serra fu vittima di una violenta alluvione causata dall'esondazione del torrente Ancinale, che causò anche alcuni morti e la perdita di molti beni: il livello dell'acqua nelle zone più basse del paese raggiunse i 2 metri di altezza, come testimonia una targa presente all'ingresso della chiesa matrice.

Testimonianze dell'epoca riportano che la pioggia iniziò a cadere nel tardo pomeriggio e molte delle persone che si trovavano in giro, sorprese dalla forte tempesta, si ripararono a casa di amici o presso alcuni negozi, dove trascorsero tutta la notte. La caduta dei pali dell'elettricità oscurò le luci del paese, pertanto le case si illuminarono usando delle candele. Chi poté si riparò nei piani alti o sui mobili. La pioggia iniziò a cessare nelle prime ore del mattino successivo.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Sono presenti sul territorio nove chiese, che testimoniano l'attività delle confraternite locali. Chiesa matrice, dedicata al protettore san Biagio. Chiesa di Maria Santissima dei Sette Dolori o dell'Addolorata Chiesa di Maria Santissima Assunta in Cielo nel quartiere Terravecchia Chiesa di Maria Santissima Assunta in Cielo nel quartiere Spinetto (La storia delle due chiese omonime è caratterizzata da una lunga e aspra rivalità tra le due rispettive confraternite) Chiesa di San Gerolamo Chiesa di San Rocco Cosiddetta chiesuledha ("piccola chiesa") Certosa di Serra San Bruno Santuario regionale di Santa Maria nel Bosco, nel territorio compreso tra la Certosa e l'eremo.

Aree naturali

La principale attrattiva di Serra, oltre ai luoghi di San Bruno, sono le foreste. Il comune è caratterizzato dalla presenza di numerose specie vegetali tra cui le più diffuse sono: il faggio, il castagno e l'abete bianco, con esemplari di piante gigantesche, secolari, che formano un manto boschivo molto fitto.

Tra le abetine più lussureggianti vi sono quelle del grande bosco di Archiforo e quelle del bosco di Santa Maria.

Il territorio forestale, facente parte del parco naturale regionale delle Serre è attraversato dal sentiero Frassati. Altro luogo di interesse naturalistico è anche la località Rosarella famosa per il suo laghetto.

Società

Evoluzione demografica Negli anni sessanta Serra San Bruno subì un grave spopolamento, migliaia sono stati i serresi costretti a emigrare, specialmente in Nord America e Germania.

Negli ultimi anni, a causa soprattutto delle condizioni generali del sud Italia, Serra, così come altri comuni dell'entroterra, sta subendo un nuovo flusso emigratorio ad opera per lo più di giovani, verso il nord Italia e Paesi esteri.

Etnie e minoranze straniere I cittadini stranieri residenti a Serra San Bruno sono 139 pari all'1,99% della popolazione. Le comunità nazionali più numerose sono:

Romania, 30 Albania, 25

Lingue e dialetti Nel paese si parla un dialetto locale denominato “serrese”.

Religione Serra San Bruno ha ospitato papa Giovanni Paolo II il 5 ottobre del 1984 e papa Benedetto XVI il 9 ottobre 2011. Il 6 Ottobre di ogni anno si festeggia la festa del Santo Patrono, Bruno di Colonia. La festa si svolge con una processione, il giorno prima, nella quale il busto argenteo del Santo viene portato in processione fino alla Chiesa Matrice. Il giorno dopo, 6 Ottobre, il busto viene portato in processione per le vie della cittadina. Il 30 Ottobre viene festeggiato San Gerolamo. Il 3 Febbraio è il giorno della festa del co-patrono San Biagio.