La protostoria del Vicino Oriente tratta il periodo in cui, tra i gruppi umani del Vicino Oriente, si diffusero e affermarono nuove tecniche di produzione del cibo e del vestiario, con l'avvento dell'agricoltura, dell'allevamento e della tessitura. La fase, collocata a partire dal 15.000 a.C., è detta protostorica in quanto priva della scrittura.

Nel paleolitico, gli esseri umani avevano vissuto secondo un modello detto di caccia e raccolta, che consisteva nella raccolta di risorse alimentari e nella migrazione, allorquando tali risorse si esaurivano. Caccia, pesca e raccolta di molluschi si integravano con frutta, semi e radici. Non è chiaro perché gli esseri umani si siano progressivamente rivolti ad un modello diverso, fondato sull'agricoltura ed una vita stanziale. Gli studi etnografici sembrano infatti indicare che la vita dei primi coltivatori fosse più impegnativa di quella dei cacciatori-raccoglitori. Secondo alcune ipotesi, è possibile che il desiderio di vivere in comunità più vaste abbia giocato un certo ruolo in questa scelta e alcuni siti archeologici mostrerebbero una sorprendente volontà di cooperare alla produzione di monumenti di vasta portata, forse di natura religiosa (un esempio notevole è Göbekli Tepe)..

Paleolitico medio e superiore

Vi sono pochi ritrovamenti risalenti al Musteriano (120.000-40.000 a.C.). Le prime tracce di presenza umana sono state trovate nel Monte del Precipizio (Palestina, 100000-90000 a.C.), a Shanidar (Iraq), nel nord-ovest dell'Iran e sul Monte Carmelo (Palestina), risalenti almeno a 60.000 anni fa (grotta di Kebara). Tutto il materiale finora pervenutoci, più che da veri e propri insediamenti (seppur temporanei), è stato ritrovato all'interno di grotte, frequentate stagionalmente, nei pressi delle varie catene montuose. Le grotte venivano anche usate come luogo di sepoltura (ad esempio, quelle del Monte Carmelo).

Epipaleolitico Caccia e raccolta

Una prima fase dell'epipaleolitico è stata definita da Robert John Braidwood «periodo di caccia e raccolta intensificata» (ca. 15.000-10.000).Lo schema di Braidwood può essere accolto per il Vicino Oriente con qualche distinguo: si presentano infatti casi di raccolta intensiva accompagnata da «produzione incipiente», di agricoltura non sedentaria, di neolitico aceramico (). Questa particolare situazione dà conto della varietà geografica del Vicino Oriente. Esistono, in definitiva, "comunità a diverso grado di avanzamento tecnologico ed economico" (). L'insediamento era ancora di tipo trogloditico (cioè in caverne) e le comunità erano formate da 40-50 individui al più. Vivevano seguendo gli animali che sostentavano la loro dieta. Gli uomini non avevano ancora sviluppato nessuna tecnica di produzione o conservazione del cibo e la sussistenza restava una sfida quotidiana..

Rispetto al paleolitico sussistevano però due differenze importanti: le specie cacciate erano di dimensioni minori (si trattava di gazzelle in Palestina, di ovini sui Monti Zagros e di caprini per tutta l'area). gli animali non venivano più abbattuti in modo indiscriminato: si tentava piuttosto di salvaguardare la consistenza del gregge, attraverso una forma che era di controllo, anche se non ancora diretto.

Interessanti furono anche gli sviluppi della raccolta di graminacee e leguminose: intensificandosi e specializzandosi in qualche modo, la raccolta dei semi produsse involontariamente una diffusione e una selezione dei semi.

L'industria litica si diresse verso il microlitismo. Apparvero i primi pestelli, che permisero di frantumare la dura gluma che ricopriva i chicchi delle graminacee spontanee.. Intorno al 10.000 a.C. fu addomesticato il cane..

Le culture di maggior rilevanza si trovano in Palestina (Kebara) e in Iraq (Zarzi).

Produzione incipiente Braidwood individua poi una seconda fase, detta «periodo della produzione incipiente» (ca. 10.000-7500). Iniziò in questa fase l'addomesticamento delle greggi, con il conseguente utilizzo di latte e lana, e i primi esperimenti di coltivazione.

L'uomo iniziò ad abbandonare gradualmente il nomadismo e si possono ipotizzare almeno insediamenti mobili prolungati. Questi erano situati, quasi totalmente, in zone di bassa montagna, così da avere a disposizione, a corto raggio, una certa gamma di unità ecologiche diverse che garantissero varietà di cibo (per mezzo di un loro sfruttamento in successione o contemporaneo), anche in diversi periodi dell'anno..

L'articolarsi di una relazione costante tra l'uomo e questi panorami ecologici raccolti e protetti (le vallate e i bacini intramontani) regolarizzò il nomadismo, rendendolo una sorta di "pendolarismo", finalizzato all'utilizzo di risorse diverse, collocate in contesti prossimi. Intorno al 10.000 a.C. il clima migliorò (si fece mediamente più caldo e più umido) e le precipitazioni furono sufficienti a sostenere una costante copertura erbacea e l'infittirsi della foresta (querce e pistacchi).È comunque solo intorno al VI millennio a.C. che le culture "ceramiche" tracimeranno, collocandosi tanto in bassa Mesopotamia quanto negli altipiani anatolico e iranico. Successivamente, alla fine del IV millennio a.C., Mesopotamia ed Egitto acquisteranno centralità storica ().

I siti guida della fase della «produzione incipiente» si trovano nella fascia pedemontana degli Zagros: Shanidar e Zawi Chemi, ma anche Kamir Shahir (nel Kurdistan), Ganjdareh e Asiab (nel Luristan) e Bus Mordeh (nel Khuzistan). Esiste però anche una sequenza "palestinese", rappresentata prima dalla cultura natufiana (in Palestina e nella Siria del medio Eufrate) e poi dal Neolitico preceramico A. La sequenza palestinese è ritenuta precoce rispetto a quella attestata sui monti Zagros..

Le abitazioni (abbandonate ormai le caverne) erano di due tipi: quelle stagionali, che dipendevano dallo spostamento della selvaggina, e quelle permanenti, attorno a cui iniziarono le coltivazioni. Le abitazioni permanenti erano costituite da capanne circolari con base seminterrata. Un'importante innovazione, che riguardò gli stanziamenti ormai stabili, fu quella dei sili: questi erano scavati e intonacati per la conservazione del cibo. Cominciò a diffondersi l'ereditarietà e la proprietà privata. Le sepolture riguardavano sia singoli che famiglie..

L'economia si basava essenzialmente su caccia e raccolta di frutti e piante, e pesca. Questo tipo di sussistenza proseguì anche durante l'inizio della produzione autonoma di cibo ("economia mista"), in quanto i primi tentativi di agricoltura (einkorn, farro, orzo e alberi da frutto) e allevamento (principalmente caprovini e bovini) davano risultati ancora troppo precari perché fossero adottati come unica fonte di sostentamento. La caccia e la pesca continuarono a migliorare grazie ai progressi litici, con la produzione di punte di freccia, ami e arpioncini, ma anche falcetti per la raccolta del cibo.

Se il progressivo addomesticamento andò a buon fine con alcuni piccoli ruminanti (che sviluppavano con gli uomini una sorta di seminale simbiosi), in alcuni casi (la gazzella, ad esempio), non fu superato questo stadio, che anzi retrocederà, in definitiva, al mero rapporto venatorio. Oltre all'uso del latte e del pelo, il mutato rapporto tra uomini e bestie si sostanziò anche di un'importante modificazione nell'approccio venatorio: progressivamente, vennero abbattuti solo gli esemplari maschi. L'addomesticamento in sviluppo è riscontrabile in evidenti modifiche morfologiche negli animali. Ad esempio, le pecore svilupparono un pelo lungo, utilizzabile per la tessitura, mentre i cani domestici accettarono progressivamente di mangiare cereali, cosa che i loro antenati non avrebbero mai fatto. Gli stessi uomini cambiarono: alcuni di essi svilupparono enzimi utili alla digestione di latte animale non processato.. Analoghe modifiche morfologiche si riscontrano nelle specie vegetali che entrarono in rapporto con gli uomini: i primi esperimenti di coltivazione possono essere stati indotti dai reiterati raccolti delle graminacee spontanee e dall'intervenuta abitudine di veicolare le semenze verso gli abitati.

Verso la fine di questa fase si hanno prove certe di coltivazione: l'esempio più clamoroso è quello di Mureybet (sul medio Eufrate), dove einkorn e orzo selvatici erano coltivati al di fuori della loro zona naturale di diffusione. Analogo sviluppo può essere rappresentato dal farro e dall'orzo di Gerico.

Neolitico Neolitico preceramico

L'agricoltura permise all'uomo neolitico di stabilirsi per lungo tempo nella stessa area. Le diverse culture archeologiche del periodo 9000-5000 a.C. mostrano una certa stabilità areale, mentre le comunità si ingrandirono, risultato della loro capacità di sfamare sempre più persone.. In buona parte del Vicino Oriente antico si praticava l'aridocultura, lì dove le precipitazioni raggiungevano almeno i 200 mm annui di pioggia. L'isoieta di 200 mm è nel Vicino Oriente un arco che va dal Levante al Golfo Persico. L'agricoltura pluviale è possibile solo con 400 mm annui di pioggia. A sud della isoieta di 400 mm, l'agricoltura era possibile solo con il supporto di corsi d'acqua..

Il periodo del neolitico preceramico (PPN: Pre-Pottery Neolithic), detto anche aceramico, (ca. 7500-6000 a.C.) può essere inteso come un neolitico pressoché "pieno". È in questa fase che si produsse la totale sedentarietà, in case di mattoni crudi o fango. La nuova struttura dell'abitazione, sviluppata a partire dal IX millennio, era quadrangolare: rispetto alla capanna circolare, che rappresentava l'abitato di un nucleo senza prospettiva di ampliamento, questo nuovo formato era intrinsecamente aperto a nuovi aggregati. Questi potevano accentrarsi su un cortile o disporsi a scacchiera (di quest'ultima tipologia sono gli abitati di Gian Hasan III in Anatolia o di Buqros sul medio Eufrate).. La casa è, tra gli elementi della vita sedentaria, quello più riconoscibile al livello archeologico. È possibile associare il passaggio dall'abitazione circolare a quella rettangolare al formarsi di una gerarchia sociale e all'uso specializzato delle stanze.

Molto importante era in questa fase la cooperazione interfamiliare all'interno dei villaggi, che arrivavano a contare anche 250-500 individui. Caso clamoroso di cooperazione interfamiliare sono le fortificazioni di Gerico.Per questa ragione, Gerico è stata tradizionalmente indicata come "la prima città", anche se questa enfasi è metodologicamente scorretta (). Sempre a Gerico si riscontrano "chiare espressioni ideologiche della struttura patriarcale": i crani degli antenati venivano conservati e i lineamenti del volto ripresi sul teschio mediante l'uso di argilla.

Villaggi con abitati quadrangolari, coltivazione di graminacee e leguminose, allevamento di caprovini e suini (e più avanti anche di bovini) sono quelli appartenenti al Preceramico B in Siria e Palestina, oltre a Çayönü e Giafer Hüyük nella zona pedemontana del Tauro, Giarmo nel Kurdistan, Tepe Guran nel Luristan e Ali Kosh nel Khuzistan.

I villaggi risentirono positivamente dei nuovi risvolti (proprietà dei mezzi di produzione e trasmissione ereditaria): le comunità natufiane si installavano in superfici di circa 2–3000 m²; nel Preceramico A si passò a 2-3 ettari, che diventeranno in media 10 nel Preceramico B.Vi erano anche centri più arretrati: Beidha (in Transgiordania) era un villaggio sedentario che però ricorreva ancora massivamente alla caccia. Nel Negev e nel deserto di Giuda si trovavano ancora solo "campi di caccia" (). I nuclei abitati erano del tutto autonomi, ma i contatti si ampliarono e arrivano a coprire anche distanze di discreta lunghezza, come testimonia la reperibilità di certi materiali (pietre dure, metalli, conchiglie): in particolare, si sviluppò un commercio dell'ossidiana (dall'Anatolia e dall'Armenia), mentre le conchiglie giungevano dal Mediterraneo, dal Mar Rosso, dal Golfo Persico. Ci si scambiava insomma materiali di pregio e di poco ingombro (non il cibo, dunque)..