Era il fratello di Stephen Flemmi, anch’egli mafioso e collaboratore delle autorità federali e di Michael Flemmi.

Biografia Vincent Flemmi nacque nel 1935 da Giovanni Flemmi (1892–1991), immigrato italiano, e da Mary Irene Misserville (1912–2000), di origini irlandesi. Crebbe in un complesso popolare di Orchard Park, al 25 di Ambrose Street, nel quartiere di Roxbury, Massachusetts. Suo padre, muratore di professione, aveva prestato servizio nell’Esercito Reale Italiano durante la Prima guerra mondiale, come ricordato dal mafioso Kevin Weeks. La madre, invece, si dedicava interamente alla famiglia.

Carriera criminale Alla fine degli anni Cinquanta, Vincent Flemmi e suo fratello Stephen entrarono a far parte della Roxbury Gang, guidata dai fratelli Walter, William ed Edward “Wimpy” Bennett, che gestivano scommesse clandestine e traffici di droga nei quartieri di Roxbury e del South End di Boston.

Durante le guerre tra bande degli anni Sessanta, Vincent, insieme a Joseph Barboza, divenne così temuto che i fotografi dei quotidiani cittadini, quando scattavano le loro foto segnaletiche, erano soliti scrivere sul retro una nota insolita: “Nessun credito sulla fotografia”, per evitare che il loro nome venisse associato a quegli scatti.

Informatore per l'FBI Poiché Vincent Flemmi incuteva timore persino ai suoi stessi alleati, Frank Salemme chiese a Raymond Patriarca di intervenire per fermare la sua scia di omicidi. Patriarca accolse la richiesta e, in una conversazione intercettata dall’FBI, dichiarò:

Se gli omicidi non cessano, dichiarerò la legge marziale.

La violenza incontrollata di Flemmi arrivò al punto che Gennaro Angiulo fu costretto a convocarlo per un incontro riservato in una stanza di Tremont Street, già sorvegliata dall’FBI con microspie. In quell’occasione Angiulo gli impose che, da quel momento in poi, ogni suo “contratto” dovesse ricevere l’approvazione personale di Patriarca, come già accadeva con Joseph Barboza. Nonostante ciò, Patriarca continuava a stimare Flemmi, considerandolo un sicario abile e affidabile.

Nel marzo 1965, l’agente H. Paul Rico propose di arruolare Vincent come informante di livello Top Echelon per l’FBI. Il 10 marzo 1965, Rico presentò un rapporto in cui citava un confidente: secondo quest’ultimo, Flemmi stava pianificando l’omicidio di Edward “Teddy” Deegan, aggiungendo che era già stata effettuata una sorta di prova generale e che un conoscente vicino a Deegan si era detto disposto a tendergli una trappola.

Due giorni dopo, nonostante la consapevolezza dell’omicidio imminente, l’ufficio dell’FBI di Boston approvò ufficialmente Flemmi come informatore, affidandolo proprio a Rico, l’agente che lo aveva reclutato. L’arruolamento avvenne benché Flemmi fosse già sospettato di aver ucciso almeno sei persone e che aspirasse dichiaratamente a diventare il killer di riferimento del New England.

L'omicidio di Edward Deegan La sera del 12 marzo 1965, Edward Deegan venne assassinato in un vicolo di Chelsea, Massachusetts, crivellato di colpi da Vincent Flemmi, Joseph Barboza e altri complici.

Nel giro di poche ore, sulla scrivania di J. Edgar Hoover arrivò un rapporto dell’ufficio dell’FBI di Boston che identificava con precisione i veri responsabili della sparatoria. Nonostante ciò, nel 1968, quattro uomini innocenti furono condannati per quell’omicidio sulla base della falsa testimonianza di Barboza. Il conduttore radiofonico Howie Carr avrebbe poi osservato:

Per l’FBI era più importante mantenere Vincent, e in seguito Joseph Barboza, liberi di agire come informatori piuttosto che impedire l’incarcerazione di uomini innocenti. Anzi, l’incriminazione dei quattro servì a un duplice scopo: da un lato permise a Flemmi e Barboza di sfuggire a una condanna per un omicidio che avevano realmente commesso, dall’altro eliminò dalla scena criminale alcuni membri o affiliati della famiglia Patriarca, che l’FBI non era riuscito a colpire con mezzi legali.

Deegan era stato attirato nella trappola dopo che un amico gli aveva parlato di una rapina in banca a Chelsea; in quell’occasione si incontrò con alcuni uomini all’Ebb Tide, un locale gestito dalla mafia a Revere Beach. Alla spedizione armata partecipò anche Joseph Barboza, affiliato alla malavita e complice di Flemmi.

Teddy Deegan era inoltre nipote, dal lato materno, dei capi della famiglia Bonanno Alphonse Indelicato e Anthony Indelicato.

L'omicidio di Francis Benjamin Il 4 maggio 1964, la polizia rinvenne il corpo di Francis Regis “Frank” Benjamin. Secondo Kevin Weeks, storico associato del fratello di Flemmi, Stephen:

L’omicidio di Francis Benjamin, per il quale “The Bear” fu condannato all’ergastolo, fu particolarmente brutale. Dopo avergli sparato alla testa con una pistola appartenente a un poliziotto, Flemmi gli recise il capo per impedire che eventuali analisi balistiche potessero collegare l’arma al delitto. Nonostante ciò, riuscirono comunque a incastrarlo.

Morte Negli anni Sessanta Vincent Flemmi cadde nella dipendenza da droga.

Nel 1975, mentre stava scontando una pena da undici a diciotto anni per tentato omicidio, ottenne uno dei primi permessi premio del fine settimana concessi dallo Stato. Appena rilasciato, però, fuggì e rimase latitante per quasi tre anni, fino al suo arresto a Baltimora, Maryland, con l’accusa di aggressione a una donna. Estradato in Massachusetts, fu ricondotto nel carcere di Walpole.

Il 16 ottobre 1979, Flemmi morì per overdose di droga all’interno del penitenziario statale di Norfolk, Massachusetts.

Conseguenze Secondo il mafioso di South Boston Kevin Weeks:

Quando il fratello di Stevie, Jimmy the Bear, morì di overdose di eroina mentre stava scontando l’ergastolo al MCI Norfolk per l’omicidio di Francis Benjamin, io e Jimmy andammo al funerale. Mentre osservavamo il corpo nella bara, Stevie era lì accanto ai suoi genitori e a Michael. A un certo punto, Mary si avvicinò a Jimmy e, in lacrime, disse: “Vincent era un bravo ragazzo. Non ha mai fatto del male a nessuno”. Stevie la guardò e rispose: “Basta, mamma. Ha ucciso tutti".

Note

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