Il gioco della pelotaConosciuto come juego de pelota in spagnolo, come pitz in lingua Maya e come ullamaliztli in Nahuatl è uno sport con forti connotati rituali praticato per oltre anni da popoli della mesoamerica precolombiana. Nel corso dei secoli sono esistite molte varianti di questo sport nei diversi luoghi in cui è stato praticato e sue versioni moderne, il tlachtli e l'ulama, continuano ad essere giocate dagli indigeni del centroamerica.

Sono stati trovati campi da gioco in tutta l'America centrale, a partire dal Nicaragua a sud fino ad arrivare, anche se in questo caso l'associazione con il gioco mesoamericano è discussa, all'Arizona.La tesi che identifica campi per questo sport tra gli Hohokam non è accettata da tutti i ricercatori, e anche quelli che la propongono ammettono che i campi da gioco degli Hohokam sono significativamente diversi da quelli mesoamericani: hanno infatti una forma oblunga e la superficie è concava anziché piatta. Vedere l'. Le dimensioni di questi campi sono considerevolmente diverse, ma tutti presentano un corridoio centrale lungo e relativamente stretto con muri sui due lati sui quali la palla poteva rimbalzare.

Le regole del gioco non sono conosciute. In base alle caratteristiche del suo tardo discendente, chiamato "ulama", s'ipotizza che fosse simile a sport come la pallacanestro, la pallavolo o il racquetball, in cui lo scopo è tenere la palla in gioco. I cerchi in pietra sui muri laterali, nei quali la palla doveva essere fatta passare, furono aggiunti al gioco solo in epoca successiva.

Nella versione più diffusa di questo sport i giocatori dovevano colpire la palla con le anche, altre varianti permettevano l'uso degli avambracci o addirittura l'impiego di racchette o bastoni. La palla era fatta di solida gomma e arrivava a pesare anche oltre 4 chilogrammi. Le sue dimensioni variavano fortemente a seconda del periodo storico o della versione del gioco che veniva praticata.

Nonostante questo gioco venisse praticato anche per semplice divertimento, anche dai bambini e forse dalle donne, esso aveva importanti connotati rituali e ripercussioni politiche, e le partite più importanti erano considerate veri e propri eventi religiosi, e prevedevano spesso il sacrificio umano dei perdentiDavid Graeber, David Wengrow, L'alba di tutto. Una nuova storia dell'umanità, pag. 406 Sulla politica come sport: il caso olmeco, trad.Roberta Zupper, Rizzoli, 2022, ISBN 978 8817 15882 4.

Origini

Non è noto con precisione dove e quando il gioco della palla ha avuto origine, è probabile tuttavia che venisse praticato già prima del 1400 a.C. nelle basse zone tropicali dimora dell'albero della gomma.

Un candidato ad essere il luogo di nascita del gioco è la zona costiera di Soconusco, lungo l'Oceano Pacifico.. Qui, precisamente a Paso de la Amada, gli archeologi hanno ritrovato quello che è il più antico campo da gioco scoperto finora, datato approssimativamente al 1400 a.C. e .

L'altra principale candidata è la terra degli Olmechi, nella zona dell'Istmo di Tehuantepec che si affaccia sul Golfo del Messico.. Gli Aztechi indicavano i loro contemporanei postclassici che abitavano la regione come Olmeca (popolo della gomma) in quanto la regione era strettamente associata alla produzione di lattice.Questi abitanti della costa del Golfo del Messico, gli Olmeca-Xicalanca, non vanno confusi con gli Olmechi, nome dato dagli archeologi del XX secolo alla civiltà che dominava quella regione 3000 anni prima. Le più antiche palle di gomma conosciute provengono dalla palude sacrificale di El Manatí, un sito associato agli Olmechi nei dintorni del bacino del fiume Coatzalcoalcos. Gli abitanti dei villaggi, e gli archeologi di conseguenza, hanno scoperto una dozzina di palle di gomma, con diametri variabili tra i 10 e i 22 centimetri, nelle sorgenti della zona. Cinque di queste palle sono state datate al primo periodo conosciuto di occupazione del sito, approssimativamente tra il 1700 e il 1600 a.C.. Queste sfere di gomma sono state trovate sepolte insieme ad altre offerte rituali, e indicano che già in tempi così antichi possedevano connotati religiosi e rituali. Nello stesso sito sarebbe stato trovato da indigeni locali un "giogo" in pietra, dello stesso tipo di quelli solitamente associati al gioco della palla, lasciando aperta l'ipotesi che le palle di gomma non fossero semplicemente una forma di offerta votiva, ma venissero usate già in quel tempo per la pratica del gioco.; anche in cui si indaga su questa possibile relazione.

Gli scavi nel vicino sito olmeco di San Lorenzo Tenochtitlán hanno portato alla luce anche un buon numero di statuine rappresentanti giocatori, che sono state datate con il metodo del radiocarbonio intorno al 1250-1150 a.C. È stato identificato anche un campo da gioco rudimentale, datato però ad una successiva occupazione del sito, intorno al 600-400 a.C.

Dalle basse terre tropicali il gioco si diffuse fino al Messico centrale. A partire dal 1000 a.C., forse anche in tempi precedenti, furono interrate statuette raffiguranti giocatori nelle sepolture del sito di Tlatilco e statuette simili per stile e periodo sono state ritrovate nel vicino sito di Tlapacoya.. È sempre intorno a questo periodo che a Puebla vengono scolpite statuette di giocatori nello stile cosiddetto Xochipala. Nonostante in questi siti non siano stati trovati campi risalenti a quest'epoca, è possibile che il gioco fosse già praticato, su campi in materiale deperibile o provvisori..

Intorno al 300 a.C. le prove della diffusione del gioco sono evidenti nella maggior parte dei ritrovamenti archeologici del Centro America, ad esempio quelli nella valle centrale del Chiapas, con i più antichi campi da gioco dopo quello di Paso de la Amada,. Tavole di ceramica con scene del gioco sono state trovate nel Messico centrale e altri campi nella valle di Oaxaca.

Il gioco

Come ci si può aspettare da un gioco praticato per un periodo di tempo così lungo e da culture diverse, i dettagli cambiano a seconda dei tempi e dei luoghi, tanto che è più giusto parlare di una famiglia di giochi. Nelle diverse varianti la palla poteva essere colpita con le anche, con le braccia, con le mani o con bastoni. La dimensione della palla era diversa e caratteristica di ciascuna versione, così come erano diversi i campi da gioco, le attrezzature e le regole. Quello che è generalmente conosciuto come "il" gioco della palla è tuttavia quello in cui la pesante sfera di gomma veniva colpita con le anche.. Gli studiosi ritengono che essa sia stata la prima, o forse addirittura l'unica variante giocata nei campi da gioco affiancati da muri..

Le partite venivano giocate tra due individui o tra due squadre. Alcune si giocavano su campi provvisori per semplice divertimento, altre invece erano spettacoli rituali formalizzati, si svolgevano su larghi campi costruiti in pietra e si concludevano a volte con sacrifici umani.

Anche senza il sacrificio umano, il gioco era decisamente brutale, e la solida e pesante palla di gomma provocava spesso seri infortuni. Gli odierni giocatori di ulama sono "perpetuamente pieni di lividi" mentre il cronista spagnolo di 500 anni fa Diego Muñoz Camargo riporta che alcuni lividi erano tanto gravi da dover essere aperti con un coltello. Questo doveva certamente avere un significato nei rituali di sacrifici e salassi che accompagnavano spesso le partite. Fonti spagnole del XVI secolo raccontano che alcuni giocatori rimanevano uccisi da un colpo della palla ricevuto in punti particolarmente vulnerabili.

Le regole Le regole del gioco della palla, senza considerare le varie versioni, non sono conosciute nei dettagli. La sua derivazione moderna, l'ulama, assomiglia ad una pallavolo senza rete,. con ciascuna squadra confinata in una metà del campo. La palla viene colpita avanti e indietro finché una delle due squadre non fallisce nel tentativo di ribattuta oppure la palla esce dai confini del campo.

Nel periodo postclassico i Maya cominciarono a piazzare degli anelli di pietra disposti in verticale su ciascun lato del campo da gioco, l'obiettivo era quello di far passare la palla attraverso di essi. Molti di questi anelli erano disposti abbastanza in alto, a Chichén Itzá per esempio si elevano 6 metri sopra il livello del campo.

Nel gioco praticato dagli Aztechi nel XVI secolo, del quale abbiamo testimonianze spagnole, perdeva un punto il giocatore che lasciava rimbalzare la palla più di due volte prima di ribatterla verso l'altra squadra, chi lasciava che la palla finisse oltre i limiti del campo e chi falliva nel tentativo di far passare la palla attraverso i cerchi di pietra disposti lungo i lati del campo., che fa ulteriore riferimento a Diego Durán e Bernardino de Sahagún.

Abbigliamento ed equipaggiamento Dipinti, disegni, bassorilievi e statuette sono le fonti primarie per la nostra conoscenza dell'abbigliamento dei giocatori precolombiani. Queste fonti mostrano un'immensa varietà, quasi ogni capo di vestiario può essere ritrovato nelle raffigurazioni dei giocatori, inclusi mantelli (trovati su diverse incisioni a Dainzú, nella valle di Oaxaca), e maschere (come nel caso di Yax Pac da Copán, sottolineando la funzione rituale del gioco).

L'abbigliamento di base consisteva in un panno che copriva la parte inferiore del corpo, che era, a volte, rinforzato con protezioni per le anche in pelle. Questi indumenti possono essere riscontrati nelle prime statuette raffiguranti i giocatori, trovate a Tlatilco, Tlapacoya, e nella cultura olmeca, si vedono nei disegni di Weiditz del 1528, e, con rinforzi sulle anche, sono tuttora l'abbigliamento dei moderni giocatori di ulama a distanza di 3000 anni.

In molte culture una protezione ulteriore veniva fornita da una sorta di cintura rigida, probabilmente in legno o in paglia ricoperta con tessuto o pelle. Data la deperibilità dei materiali non ci è pervenuta nessuna di queste cinture, tuttavia ne sono stati ritrovati esemplari in pietra. I primi archeologi che vi si sono imbattuti li avevano chiamati gioghi a causa della loro somiglianza con quelli usati con gli animali, e si ritiene che fossero troppo pesanti per essere usati realmente durante le gare, e che quindi fossero riservati ai contesti rituali.. Oltre a fornire protezione supplementare queste cinture permettevano di colpire la palla con più forza, imprimendo quindi maggior propulsione.

Anche le ginocchiere si possono vedere su giocatori di varie epoche e aree geografiche, e sono ancora oggi usate dai giocatori di ulama. Una specie di giarrettiera, indossata appena sotto il ginocchio o attorno alla caviglia, è abbastanza comune nella raffigurazioni, anche se non è conosciuta la sua reale funzione. Si vedono spesso caschi (con funzioni di protezione) e acconciature elaborate (probabilmente usate solo in occasioni rituali); queste ultime sono particolarmente comuni sui vasi maya e nelle statuette di Jaina Island. In molte rappresentazioni del periodo classico il giocatore indossa una ginocchiera alla sola gamba destra, e una protezione avvolta attorno al braccio destro.

Le palle di gomma

Non sono noti con certezza le dimensioni e il peso delle palle effettivamente usate nel gioco. Le dozzine di sfere che sono state ritrovate provengono da offerte votive depositate in una palude o una sorgente sacra, e non abbiamo prove che siano quelle realmente utilizzate. Molte di queste sono anzi state realizzate specificatamente come oggetti votivi.