LOsservatorio astronomico d'Abruzzo (già osservatorio astronomico di Teramo "Vincenzo Cerulli") sito in località Collurania a Teramo, è uno degli osservatori astronomici pubblici italiani. Insieme agli altri osservatori, cinque ex-istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e il telescopio nazionale Galileo, è parte dell'Istituto nazionale di astrofisica (INAF) e gestisce direttamente anche la Stazione osservativa di Campo Imperatore (AQ). Ha assunto l'attuale denominazione a partire dall'11 settembre 2017, a seguito della deliberazione del consiglio di amministrazione dell'INAF del 23 giugno 2017 n. 46.
Fu fondato dall'astronomo Vincenzo Cerulli, al quale è stato in seguito dedicato: questi, infatti, tra il 1890 e il 1893, fece costruire la struttura in località Collurania (da Collis Uraniæ), sui rilievi collinari antistanti la città di Teramo, in terreni di proprietà della famiglia. La costruzione dette poi il nome all'intera frazione sulla quale sorge. Circondato da un ampio parco con pini, cipressi e abeti, l'osservatorio, con l'inconfondibile cupola bianca del padiglione principale, rappresenta uno dei tratti più caratteristici del paesaggio locale.
Il suo codice IAU è 037.
Fondazione La struttura dell’osservatorio venne progettata dall’ing. Carlo Maria Viola, nato a Zara nel 1855, da famiglia irredentista, e morto a Bologna nel 1925. Geologo eccellente, godette di profonda stima e ampia fama a livello anche internazionale. Viola iniziò gli studi accademici presso l’Università di Vienna e li proseguì successivamente nella Scuola di Applicazione di Roma. Si trasferì quindi a Berlino, dove conseguì la specializzazione all'interno dell’Accademia Montanistica di Berlino e dove operò per un ulteriore biennio presso l’Istituto Geologico berlinese. Rientrato in Italia, tra il 1888 e il 1894 provvide al rilevamento geologico dell’intera parte centrale e meridionale del territorio nazionale. Dal 1905 al 1925, anno della sua morte, venne nominato docente di mineralogia presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Parma.
La sua firma compare sul progetto per l’edificazione dell’osservatorio astronomico teramano: vi lavorò, in stretto contatto con Vincenzo Cerulli, committente e proprietario della struttura, dal mese di aprile 1890 al mese di agosto 1893, quando l’edificio poteva ormai dirsi completato. Fu proprio lui, assieme a Vincenzo Cerulli, ad attribuire il nome Collurania alla collina sulla quale sorge l’osservatorio. Ancora oggi tale località porta difatti questo nome.
In base ai progetti elaborati dall’ing. Viola, al centro del padiglione principale dell’osservatorio venne innalzato un grande pilastro, alto più di 15 metri, con lo scopo di sorreggere, allora come oggi, il mastodontico telescopio rifrattore Cooke da 39 centimetri, che dà il nome all'intero padiglione. Senza questo pilastro, il telescopio, posto al centro della sala di osservazione all'ultimo piano, sprofonderebbe nel pavimento.
Sensibilmente diverso nell’aspetto e nelle dimensioni rispetto a come lo si può osservare oggi, il padiglione principale dell’osservatorio era in origine dotato di un’ampia fessurazione verticale nell’ala destra, aperta nel 1892, che serviva ad alloggiare il telescopio zenitale fatto realizzare nel 1890 a Londra, su richiesta di Vincenzo Cerulli, dalla ditta Troughton & Simms. Questo strumento in acciaio, ottone dorato e legno aveva l’obiettivo di misurare la distanza fra gli astri. Venne utilizzato fino al 1922. Fu quindi smontato, risistemato nel 1945 e in seguito posto definitivamente in disuso.
Nel 1919 la fessurazione verticale venne murata e il padiglione principale, anche grazie ad una parziale sopraelevazione, assunse l’aspetto attuale. Nel progetto originario, una analoga fessurazione, ma in senso orizzontale, era prevista nell’ala sinistra dello stesso padiglione. Avrebbe avuto lo scopo di ospitare una serie di strumenti per le rilevazioni del tempo, ma non venne tuttavia mai realizzata.
La cupola e il telescopio rifrattore Cooke
La cupola del padiglione principale, distintamente visibile anche dal centro della città di Teramo sulla sommità della collina sulla quale sorge l’osservatorio, ha una storia autonoma: oggi presente a Teramo, un tempo invece era situata nel Regno Unito.
Nella città di Scarborough, in prossimità dell’intersezione fra due strade urbane, l’astronomo James Wigglesworth edificò un suo personale osservatorio, dotandolo di una cupola in cartone pressato di 9,5 metri di diametro e di un telescopio della ditta Cooke & Sons, di cui lo stesso Wigglesworth era azionista per il ramo ottico. Cupola e telescopio, entrambi forniti nel 1885 dalla Cooke & Sons, erano dunque coevi. Il 1 settembre 1885 l’osservatorio di Scarborough era ufficialmente in funzione e vi presero servizio il proprietario, James Wigglesworth, e il suo astronomo assistente, Gerhard Lohse. Alla morte del costruttore, avvenuta nel 1888, gli eredi decisero di chiudere e smantellare il suo osservatorio. Il materiale in esso contenuto, cupola e telescopio Cooke in particolare, vennero quindi smontati e venduti all’astronomo italiano Vincenzo Cerulli. Era il 30 giugno 1890.
Cupola e telescopio arrivarono quindi a Teramo, dove furono rimontati e dove si trovano ancora oggi. La cupola, nel 1960, è stata oggetto di un completo rivestimento: zinco e titanio all’esterno, legno e polistirolo espanso all’interno. Nel 2016 la cupola, già sottoposta a vincolo quale bene storico, è stata restaurata e riportata al colore bianco candido, corrispondente al suo aspetto originario che aveva a Scarborough. Anche la coibentazione termica interna ha subito un totale rifacimento, al fine di rispettare le vigenti norme di sicurezza.
Prime attività scientifiche Le osservazioni, effettuate utilizzando il telescopio Cooke, iniziarono nel 1893 e furono dedicate principalmente all'osservazione del pianeta Marte e dei cosiddetti "canali marziani", la cui scoperta, nel 1877, ad opera di Giovanni Virginio Schiaparelli, aveva animato il dibattito astronomico in quegli anni. Il Cerulli, sulla base delle osservazioni effettuate, giunse alla conclusione che i supposti canali altro non fossero che illusioni ottiche dell'osservatore dovute a un'ingannevole integrazione compiuta dallo stesso Schiaparelli, raccordando tra loro macchie scure al limite della visibilità: tale teoria fu poi confermata dallo stesso Schiaparelli. In quegli anni le osservazioni furono dedicate anche a Venere, nonché ad asteroidi, comete e stelle doppie.
Lungo il viale che conduce al padiglione principale, oggi noto come Viale Mentore Maggini, venne realizzato da Vincenzo Cerulli, in quota leggermente inferiore rispetto al fabbricato Cooke, un ulteriore edificio: si tratta della cosiddetta specoletta, innalzata nel 1900 e destinata, oltre che ad alloggio, ad ospitare sulla sua terrazza la camera fotografica del telescopio rifrattore Salmoiraghi. Era difatti in questo piccolo padiglione che fu alloggiato tale strumento scientifico, assemblato nel 1900 con ghisa, ferro, ottone, argento e legno di noce.
Scoperta dell'asteroide Interamnia Ribattezzato non a caso cercatore di comete, fu proprio con questo strumento che Vincenzo Cerulli la notte del 2 ottobre 1910 scoprì il quinto asteroide più grande del sistema solare, con i suoi 350x304 km di diametro, al quale, in onore della sua città, volle attribuire il nome di Interamnia.
Tale scoperta avvenne tuttavia non all’osservatorio, ma sul tetto del palazzo di famiglia dei Cerulli, nel centro storico di Teramo, dove era stato provvisoriamente spostato nel 1902 questo telescopio rifrattore Salmoiraghi, a causa dell’assenza di acqua corrente a Collurania. Nel palazzo di famiglia, al secondo piano, esisteva difatti una camera dotata di tetto scorrevole che, una volta aperto, permetteva l’osservazione diretta del cielo notturno. In questa camera, la notte del 2 ottobre 1910, Vincenzo Cerulli scoprì l’asteroide che consolidò internazionalmente la sua fama.
Nel 1917, in concomitanza con la donazione del complesso allo Stato, il cercatore di comete farà ritorno all’osservatorio, dove ancora oggi si trova.
Donazione allo Stato L’intero complesso dell’osservatorio venne donato da Vincenzo Cerulli allo Stato italiano con atto sottoscritto il 28 giugno 1917, volendo dimostrare il fondatore «tutto il suo attaccamento alla scienza e alla pubblica istruzione, gran leva del progresso e del vivere civile, al fine di mettere altresì in attuazione uno dei desiderati della scienza che le specole dette autonome, non legate cioè all’insegnamento universitario, ma impegnate direttamente in ricerche scientifiche, vengano edificate non nelle grandi città ma in luoghi lontani dai centri molto popolati e che godano quindi di una perfetta trasparenza atmosferica».
Il contratto di donazione, rogato dal dott. Luciano Foschini, così si apriva: «Regnando Sua Maestà Vittorio Emanuele III, per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’Italia, l’anno millenovecentodiciassette, il giorno ventotto del mese di giugno, in Roma, nel palazzo dell’Intendenza di Finanza, il signor Vincenzo Prof. Cerulli, fu Serafino, proprietario, nato e domiciliato in Teramo e residente in Roma, dona al demanio dello Stato l’Osservatorio Astronomico di sua proprietà, sito in contrada Collurania nel comune di Teramo, con tutti gli strumenti, il macchinario e ogni altro materiale scientifico ivi esistente, nonché quelli che si conservano nella casa paterna del donante». La donazione venne subordinata alla condizione che «non potrà essere data altra finalità all’osservatorio: se ciò avvenisse, la proprietà degli immobili e degli strumenti scientifici passerà ipso facto agli eredi legittimi del donante». Per precisa disposizione contrattuale e per il resto della sua vita, Vincenzo Cerulli conservò «il diritto di accedere nei locali dell’Osservatorio, di compiervi studi e ricerche, avvalendosi del materiale scientifico esistente».
«Il Regio Osservatorio Astronomico "Vincenzo Cerulli" di Collurania è eretto in ente morale sotto la vigilanza del Ministero dell’Educazione Nazionale». Con queste parole si apriva la legge 25 giugno 1931 n. 926, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 7 agosto 1931 n. 181. Questa legge, tra le altre cose, approvò formalmente e rese esecutiva la convenzione stipulata il 4 giugno 1929 fra lo Stato e l’erede di Vincenzo Cerulli, Carmela Fioretti, con la quale si provvide alle ultime volontà dell’astronomo fondatore: acquistare, a spese della famiglia e senza oneri per lo Stato, una serie di nuovi strumenti scientifici da questi ordinati poco prima della sua morte e costruire, nei pressi del padiglione principale, un nuovo edificio destinato ad ospitare l’abitazione del Direttore dell’osservatorio.
Questo nuovo fabbricato, redatto dal «Corpo Reale del Genio Civile di Teramo», vide compimento definitivo nel 1931 e fu dunque unito al vicino padiglione Cooke grazie ad un passaggio sopraelevato coperto, presente ancora oggi. Fortemente voluto, appunto, dallo stesso Vincenzo Cerulli, il nuovo edificio fu previsto nella stessa convenzione stipulata il 4 giugno 1929 fra lo Stato e «la signorina Carmela Fioretti, erede universale delle sostanze del Cerulli, come da suo testamento olografo datato 1 luglio 1925 e depositato presso il notaro Bernardo Striglioni ne’ Tori, in Teramo». Nella convenzione in oggetto, Carmela Fioretti dichiarò «di essere pronta a soddisfare, senza eccezioni o condizioni, l’obbligo impostole col testamento del defunto di far costruire in Collurania la palazzina per la dimora del Direttore, impegnandosi a pagare al Ministero della Pubblica Istruzione la somma di lire italiane duecentocinquantamila».